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L’ordinazione delle donne nella Chiesa Cattolica

L’ordinazione delle donne nella Chiesa Cattolica

Donne Sacerdote nella Chiesa Cattolica?

Benvenuti nel più completo dei siti web internazionali dedicati alla ordinazione delle donne. Siamo teologi cattolici che credono fermamente che la discussione sul sacerdozio femminile debba essere lasciata aperta.
Amiamo la nostra famiglia, la Chiesa cattolica. Accettiamo pienamente l’autorità del Santo Padre . Rispettiamo la sua integrità personale come eminente guida spirituale. Ma siamo convinti che il Santo Padre ed i suoi collaboratori in Roma facciano un grave errore nel rifiutare il sacerdozio alle donne. E ci sentiamo obbligati in coscienza a far conoscere tutte le nostre ragioni.

“Sia riconosciuta ai fedeli, tanto ecclesiastici che laici, una giusta libertà di ricercare, di pensare e di manifestare con umiltà e coraggio la propria opinione ” Consilio Vaticano II Gaudium et Spes, no 62.

Vi proponiamo oltre 1000 documenti relativi alla ordinazione delle donne. Essi includono i decreti dei concili e dei sinodi, le dichiarazioni dei Padri della Chiesa e dei teologi medioevali, documenti storici, articoli degli studiosi contemporanei, pubblicazioni classiche, discussioni sulla scrittura, la tradizione ed il magistero, gallerie e molto altro.

Nove studiosi cattolici su dieci nel mondo sostengono l’ordinazione delle donne

Leggi qui i testi completi di oltre 130 teologi cattolici contemporanei che espongono i loro pareri a favore del sacerdozio femminile.

Il nostro sito è l’unico che pubblica per intero tutti i documenti Vaticani che vietano l’ordinazione delle donne

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* L’AUTORITA’ DOTTRINALE Perché osiamo e dobbiamo sfidarla .   * SETTE RAGIONI PER CUI – Sette irrefutabili argomenti a favore dell’ammissione delle donne al ministero sacerdotale
* LA NOSTRA DISPUTA CON ROMA Perché il Papa e la Congregazione per la Dottrina respingono il sacerdozio alle donne?

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Anne Brown

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La mia vocazione di ministro e profeta

C'est mon devoir de parler!

Era il 22 luglio, festa di Maria di Magdala. Siamo nel 1987 a Taizè, in Francia, là dove si trova la comunità ecumenica che attira ogni anno migliaia di pellegrini, soprattutto giovani. Ero nella cripta della chiesa alla fine di un funzione eucaristica cattolica. Mentre guardavo la dozzina di sacerdoti di diverse nazionalità intorno all'altare, ho avuto l'intuizione che, se essi erano tutti uomini, delle donne li avrebbero raggiunti in avvenire, e che io ero una di queste donne. In quel preciso momento, Dio ha cambiato radicalmente la mia vita. Questa fu una svolta importante ( se guardo al passato come al futuro) a partire dalla quale ho potuto vedere la mia vita e ( finalmente) me stessa sotto una nuova prospettiva.

C'era molta gente in quel momento a Taizè cosa che, assieme ad altre considerazioni, ivi compreso il fatto che un amico avrebbe potuto aspettarmi fuori, spiega il perchè non potevo continuare così a meditare all'infinito, in contemplazione silenziosa nella quiete della cripta; c'erano dei messaggi discutibili che potevano essere trasmessi durante una concelebrazione eucaristica; dei giovani cattolici tedeschi che, quando all'indomani li feci partecipi della mia esperienza, mi hanno chiesto di invitarli alla mia ordinazione; il sacerdote della nostra parrocchia, il celebrante principale, che avrebbe sopportato il peso della mia agonia e che sarebbe stato di ritorno a Taizè l'anno successivo per celebrare la sua ultima eucaristia come sacerdote, prima di lasciare il ministero per sposarsi.

Pensando al mio percorso successivo, voglio sottolineare l'eccellente compagnia spirituale che mi ha aiutato a percepire l'opera di Dio nella mia vita, in particolare quando essa si è trasformata in un paradosso assoluto. Ho scoperto che era possibile, anche se penoso, continuare a rimanere membro della mia Chiesa. La questione è che questa chiamata mi è giunta in un certo contesto. Ho avuto questa visione in una prospettiva ecumenica ma io facevo parte di una parrocchia cattolica . Per sua natura, il fatto di appartenere ad una parrocchia mi faceva anche membro di una Chiesa storica ed universale. Vi sono dei momenti in cui un sentimento di solidarietà con i Cristiani delle altri parti del mondo sembra la ragione migliore per restare cattolica romana e altri momenti in cui certe dichiarazioni del Vaticano , destinate alla Chiesa universale, rendono la mia scelta di restare cattolica la cosa più ridicola del mondo ! Studiando il significato della chiamata a quello che viene detto 'ministero ordinato' , ho scoperto come sia importante che le donne si impegnino a profitto della Chiesa intera. Io considero anche che l'accesso all'ordinazione per noi, le donne, è una questione di giustizia. Sebbene alcuni cristiani credano che l'Eucaristia non debba essere necessariamente celebrata da una persona specificatamente ordinata per questo ministero, io penso che la prosecuzione della tradizione e l'esercizio di ministeri particolari non dovrebbero essere respinti sotto il pretesto della eguaglianza di tutti davanti a Dio. Io sogno una Chiesa in cui gli uomini e le donne , celibi e sposati, possano essere ordinati ( anche per periodo limitati) affinchè possano celebrare l'atto centrale della vita e dell'amore: Gesù, spezzato, condiviso, Dio che si è fatto uno di noi. .Io vedo anche, in maniera imprecisa come attraverso una lente, che delle strade ecumeniche si apriranno e ci permetteranno di andare avanti. Io condivido la pena di numerosi cristiani che si chiedono come un Corpo di Cristo diviso possa predicare il Vangelo. Esploriamo delle strade nuove lungo le quali camminare assieme.

Dopo alcuni anni, seppi che la diocesi anglicana dove vivo offriva un corso di preparazione all'ordinazione a tempo parziale e che accoglieva anche dei Metodisti ed alcuni membri delle Chiese Riformate. Così decisi di informarmi della possibilità di seguire questo corso. Sono stata bene accolta dalla direttrice , ma le chiesi che mettesse su un processo di discernimento per verificare l'autenticità della mia vocazione in modo che anche gli altri comprendessero se io fossi veramente chiamata ad un ministero ordinato. Attualmente, seguo il secondo dei tre anni, dibattendomi per riuscire a fare le letture imposte, redigere i lavori, seguire i corsi speciali, partecipare alle sessioni domenicali ed estive, compiere uno 'stage pastorale' in una parrocchia anglicana vicina...adoro queste cose. Sono stata accettata ed accolta da tutti, compresi gli altri studenti, degli Anglicani di origine diversa. Ho avuto degli ostacoli da superare e molta sofferenza, specialmente nel cercare come poter essere inclusa nella liturgia eucaristica di un'altra Chiesa dato che io voglio rimanere fedele alla mia identità di cattolica romana.

Nel titolo di questo articolo ho messo la parola 'profeta'. Io penso che, come cristiani, noi siamo tutti chiamati ad essere profeti, a prendere posizione in maniere diverse. Negli anni '80 mi sono impegnata ( con molti altri) nel movimento pacifista e per quanto duro ciò possa essere stato, avrei preferito che il mio ministero profetico primario fosse quello di continuare a combattere le gravi ingiustizie che regnano nel mondo. Ma sono stata spinta a capire , contro il mio volere( credo che i profeti sono normalmente reticenti ad esercitare la loro missione) , che la chiamata ad un ministero ordinato che Dio mi ha fatto è un appello ad essere profeta. Nella mia attuale situazione, io vivo inevitabilmente questo appello, mostrando ad esempio che i cattolici possono seguire una formazione che li prepari ad un ministero, che una tale formazione può essere ecumenica e che esistono delle alternative ai modelli classici del seminario o del collegio teologico, alternative meglio integrate alla vita ( che comprende la famiglia, la parrocchia, il lavoro, ecc.) e che sono più adatte ad assicurare una formazione che prepari a giocare un ruolo pastorale. Fedeli di tutte le Chiese e persone che non appartengono a nessuna, mi chiedono di quello che faccio, mi spingono ad essere insieme sincera e crativa rispondendo ad ognuno in modo appropriato. Suscito una gamma varia di reazioni, compresi gli sguardi di disapprovazione. Io devo comunqie affrontare il rifiuto , cosa che non mi impedisce di essere riconoscente per il sostegno e gli incoraggiamenti che mi danno molte persone, alcuni persino a dispetto di se stessi. Prego perchè lo Spirito mi dia il dono della speranza affinche io sappia come comportarmi quando gli altri saranno ordinati, perchè abbia il coraggio di continuare a rispondere a questa chiamata ad essere profeta.

Se altre donne nella stessa situazione desiderano incontrarmi per un aiuto reciproco, sono pronta ad organizzare un gruppo nella mia regione, la diocesi di Lancaster. Contattatemi : 14 Belmont, Kendal, Cumbria LA9 4JP, Regno Unito

3 dicembre1995 ---- Anne Brown

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Una donna di carattere

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Una donna di carattere

Maria di Magdala. Meditazione -1° giorno

Analisi dell'immagine

Questa pala medioevale ritrae una Maria di Magdala in età matura.L'iscrizione sulla pergamena indica che essa era peccatrice ma che è ormai una santa .

Sullo sfondo, vediamo quattro scene che appartengono alla storia tradizionale di Maria di Magdala :

  • una Maria pentita che asciuga i piedi di Gesù con i suoi capelli (in alto a sinistra) ;
  • Gesù resuscita Lazzaro dalla tomba (in alto a destra) ;
  • Maria incontra Gesù dopo la resurrezione (in basso a sinistra) ;
  • Maria predica la Buona Novella (in basso a destra)

Nel corso dei secoli, Maria di Magdala è servita da modello per numerose donne

Una pittura medioevale di Maria di Magdala.


Cliccate qui per ingrandire l'immagine

Riflessione

Quando si sente il nome di Maria di Magdala, la prima immagine che viene in mente è probabilmente quella in cui Maria versa del profumo sui piedi di Gesù. Una donna generosa, debordante d'amore.Una immagine magnifica, piena di tenerezza...Ma in realtà, che era Maria di Magdala ?

Il Vangelo di Luca ci dice per due volte che Maria ha un passato di peccatrice. Qualunque sia il suo passato- chi di noi è esente da colpe? - il suo comportamento dopo il primo incontro con Gesù lascia supporre una persona di cuore e fiera, molto sicura di sè stessa. Ecco una donna che non fuggì quando lo stato decise di perseguitare Gesù e i suoi discepoli. Essa lo seguì nel suo cammino verso il Calvario e si trovò ai piedi della croce. E' un modello di capo. Traspare chiaramente dai Vangeli che essa fu in grado di organizzare un gruppo di donne intorno ad essa quando decise di seguire il Rabbi Gesù. I quattro evangelist sono unanimi a sottolineare quanto sia stata grande la sua fede, come essa fosse vicina a Gesù e pronta a testimoniare per lui.

Suor Theresia Saers


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Gesù conosceva tutto?

Gesù conosceva tutto?

Gesù conosceva tutto ?

Regole per una interpretazione corretta della Sacra Scrittura
Il ‘senso letterale’
La portata limitata
I generi letterari
Razionalizzazioni

Riflessione sul significato reale di Incarnazione

Tempo fa, durante una raccolta per i bambini, mi venne chiesto quale lingua parlasse Gesù : “Il suo linguaggio era l’aramaico, risposi, ma probabilmente aveva qualche nozione di greco, come la maggior parte dei Giudei del suo tempo Ma è certo che comprendesse l’inglese ? “

Giuliano, un ragazzo di Goa, fu particolarmente turbato da questa risposta: ” Gesù era Dio, ha protestato. Era onnisciente. Sapeva tutto. Dunque doveva conoscere l’inglese. Probabilmente avrebbe impiegato meno di cinque per fare le parole crociate sul Times . Aveva tutto in testa. !”

Giuliano non è il solo tra di noi che non ha ancora compreso ciò che l’ incarnazione , Dio fatto uomo, significhi realmente. Non crediamo che Gesù era veramente Dio e veramente uomo. Ciò che non afferriamo , è che essere uomo significa realmente essere uomo. Negare l’umanità di Gesù è sbagliato come negare la sua divinità.

Spinto da me, Giuliano finì coll’ammettere contro voglia che Gesù doveva usare i suoi piedi e le sue gambe per andare da un punto all’altro , come chiunque altro. Non si può dire che egli fosse il più grande velocista dei suoi tempi. Gesù poteva essere affaticato ed aver fame, ed aveva bisogno di riposarsi di tanto in tanto. (Giovanni 4, 6). Giuliano non si era reso conto che i limiti umani si applicano anche al cervello di Gesù. Che Gesù, come i suoi contemporanei , era incapace di immaginare a cosa rassomigliasse un treno elettrico, un’auto o un aereo. Egli poteva imparare cose nuove (Luca 2, 52) ed essere sorpreso (Matteo 8, 10).

Lo choc che sentiamo quando afferriamo queste cose fu sentito anche dai primi cristiani. Per essi , era lo scandalo di Nazareth. Nazareth non era, dopo tutto, che un insignificante villaggio, un minuscolo villaggio con , al più, venti case, come ci ha rivelato l’archeologia. Così non bisogna meravigliarsi se , rispondendo a Filippo, Natanaele si meraviglia: ” Da Nazareth, può uscire qualcosa di buono ?” (Giovanni 1, 46).

Inoltre, Gesù era un carpentiere, uno che – ben tradotto – era il tuttofare nel villaggio (Marco 6, 3). Riparava i carri, chiudeva le fessure dei tetti, fissava i montanti delle porte, costruiva le staccionate dei campi e dava una mano con le messi.Come essere umano, assomigliava a tanti altri, e ciò era quello che voleva. Lui stesso si definiva ” Figlio dell’uomo” , una espressione aramaica per indicare ” una persona ordinaria”.

Immaginate di essere uno scriba ben formato dell’epoca di Gesù . Voi lo avreste guardato dall’alto in basso – penso – come un uomo di campagna senza educazione.

Si, egli apprese l’alfabeto ebraico, come la maggior parte dei ragazzi delle famiglie ferventi, di modo che egli poteva a sua volta leggere le Scritture (Luca 4, 16). Ma egli aveva un accento galileo poco elegante (Giovanni 7, 52) ed il suo temperamento di Galileo lo faceva bollire di collera in alcune occasioni (Marco, 3, 5 ; Matteo 21, 12-13 ; Marco 11, 12-14).

Egli poteva inoltre commettere errori banali come il dire che Abiatar era il grande sacerdote quando Davide mangiò i pani consacrati (Marco 2, 26), mentre noi leggiamo nel Libro dei Re che il grande sacerdote era Abimelech (1 Samuele 21, 1-6). Abiatar divenne grande sacerdote solo dopo (1 Samuele 22, 20-30).

Poichè Gesù non disponeva di una copia personale delle Bibbia , egli doveva tenere a mente i testi , a partire da ciò che aveva sentito durante le letture del sabato. Confondere i nomi di Abiatar e di Abimelech è il genere di errore che ognuno può commettere . E questo non cambia per nulla l’idea che Gesù voleva far passare. Era semplicemente un comportamento molto umano.

Gesù era, evidentemente, molto intelligente e ricevette delle rivelazioni particolari da suo Padre (Luca 10, 22). Ma, in quanto essere umano, non era onnisciente.E non era (come sostenuto durante i primi secoli da alcune sette eretiche come i Docetisti) una sorta di fantasma divino che utilizzava la natura umana come mascheramento. No, per essere veramente uomo , Dio Figlio ha dovuto ” spogliarsi di se stesso” (Filippesi 2, 7). Ha dovuto abbandonare, per così dire, la sua onnipotenza, la sua onniscienza e la sua immortalità.

Perchè Dio ha fatto tutto questo ? Come dice il Credo, ” per noi, uomini, e per la nostra salvezza”. Non per la sua gloria, nè perchè ne aveva bisogno, ma semplicemente per noi, perchè ci ama e vuole guarirci di dentro, come appartenente alla razza umana, come uno di noi.

Evidentemente Gesù è Dio, e quando noi oggi preghiamo il Cristo resuscitato , noi possiamo avvicinarci a lui in qualsiasi lingua . Ma quando ci avviciniamo a lui non ci dà maggiore fiducia il sapere che egli conosce per esperienza la debolezza umana ? Che egli sa quali sono le nostre inclinazioni, i nostri desideri e le nostre angosce ?

” Non abbiamo infatti un sommo sacerdote che non possa compatire le nostre debolezze, ma invece è stato provato in tutto a somiglianza di noi, salvo il peccato.” (Ebrei 4, 15).

Estratto da “Did Jesus Know Everything ?” [“Gesù conosceva tutto ? “], John Wijngaards in Mission Today, 19 marzo 1999.

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una donna può agire in persona christi

Anche una donna può agire  In Persona Christi perchè la donna e l’uomo sono eguali in Cristo 

L'imagine di Cristo

Anche le donne sono a immagine del Cristo Una donna rappresenta il Cristo nei suoi tratti      femminili Le donne agiscono già come 'un altro Cristo' Una donna può rappresentare l'amore      del Cristo La donna e l'uomo sono eguali in Cristo

Roma ritiene che le donne non possono essere ordinate sacerdoti perché, essendo di sesso femminile, non possono rappresentare il Cristo che era un uomo.

“ " I segni sacramentali - dice San Tommaso - rappresentano ciò che significano per una naturale rassomiglianza ". Ora, questo criterio dì rassomiglianza vale, come per le cose, così per le persone: allorché occorre esprimere sacramentalmente il ruolo del Cristo nell'Eucaristia, non si avrebbe questa " naturale rassomiglianza ", che deve esistere tra il Cristo e il suo ministro, se il ruolo del Cristo non fosse tenuto da un uomo: in caso contrario, si vedrebbe difficilmente in chi è ministro l'immagine di Cristo. In effetti, il Cristo stesso fu e resta un uomo” Inter Insigniores § 5.

Le donne sono degli esseri inferiori

La prima ragione per la quale questo argomento è contestabile è che la filosofia che lo presuppone è erronea. La Scolastica , alla quale questo documento fa riferimento come sorgente delle sue argomentazione, propose una teoria dei sessi che oggi non può essere difesa da nessun cristiano. Per Tommaso d'Aquino , la donna non è che 'un maschio incompleto ' è quindi ' non può significare una posizione eminente ' . Quindi ,concluse San Tommaso, essa non può 'rappresentare ' il Cristo o essere sua 'immagine' . Ma è certo che un tale ragionamento contraddice la stessa Scrittura, e la filosofia della dignità umana .

Leggiamo quello che disse Tommaso :

Il sesso femminile non può rappresentare una posizione eminente

L’incapacità della donna ad essere ordinata si fonda su una triplice inferiorità della donna :

A. La donna è inferiore dal punto di vista biologico .. Adottando la concezione aristotelica della procreazione , Tommaso d'Aquino crede che la donna nasce in seguito ad un errore durante il processo di riproduzione . La donna è un 'maschio incompleto' . Il suo stato biologico secondario è evidente poichè si credeva all'epoca che solo il seme maschile contenesse il potere di generare. La madre non forniva altro che un ventre in cui nutrire il seme (feto). Questa idea era comune tra i Padri della Chiesa .

B. La donna è inferiore dal punto di vista sociale . Una donna è per natura sottomessa all'uomo , poichè la ragione, sebbene comune all'uomo ed alla donna, predomina nel maschio.

C. La donna è stata creata per l'uomo. L’uomo è stato creato per primo. Benchè l'uomo e la donna sono immagine di Dio per ciò che concerne la loro natura intellettuale, l’uomo è a immagine di Dio in un modo particolare.

Tommaso d'Aquino sostiene che, tenendo conto di questi difetti inerenti alla sua natura, la donna non può significare una posizione eminente e non può, di conseguenza , rappresentare il Cristo come ministro ordinato .

Conclusione : poichè noi sappiamo che la donna e l'uomo sono eguali , sia a livello biologico che sociale e sono eguali nell'ordine della creazione , l'argomento non ha fondamento . Infatti, questo argomento poggia sui pregiudizi culturali e sociali di quel tempo.

Ecco l'opinione di un teologo contemporaneo :

“

Tommaso d'Aquino ha dato prova di saggezza in molti punti , tuttavia è stato espressione dei suoi tempi. Nella sua Summa Thelogicae leggiamo che " poichè non è possibile per la donna significare una posizione eminente, visto che la donna è in stato di soggezione, ne deriva che essa non può ricevere il sacramento dell'Ordine ". Ciò che è peggio, è che questa soggezione della donna non è dovuta alle condizioni sociali . Trattando della questione di sapere se la schiavitù è un impedimento per l'Ordinazione, Tommaso d'Aquino scrive nella Summa che " i segni sacramentali hanno un senso in ragione della rappresentazione naturale . Una donna è soggetta per natura , mentre uno schiavo non lo è " . Tommaso d'Aquino pensa inoltre che nelle donne non c'è sufficiente forza di carattere per resistere alla concupiscenza ". Si può certo avere dei dubbi in quanto all'ordinazione di una creatura così poco dotata. Non possiamo giudicare Tommaso d'Aquino. Ma noi ne sappiamo più di lui.

“Sappiamo che la donna non è inferiore all'uomo ( Vedi la lettera apostolica di Giovanni Paolo II del 1988, Mulieris Dignitatem). Sappiamo che la donna non è per natura soggetta all'uomo . Le ragioni di Tommaso d'Aquino non possono essere più invocate per rifiutare l'ordinazione alle donne. Nè nessun'altra ragione fondata sulla inferiorità per statuto . Farlo sarebbe in contraddizione con ciò che sappiamo oggi essere la buona novella di Cristo "

Rose Hoover, Estratto da “Consider Tradition : the case for Women’s Ordination” (“Consideriamo la Tradizione: la questione dell'ordinazione delle donne”) in Commonweal 126 (26 gennaio 1999) pg. 17-20.

Un simbolo non è una rassomiglianza materiale

Il secondo difetto del ragionamento di Tommaso d'Aquino è che egli stabilisce una equazione tra " somiglianza naturale " e "simbolo". Il sesso di Gesù può avere importanza quando se ne dipinge un quadro, e non quando egli è rappresentato attraverso un segno sacramentale che è un simbolo.

• La confusione è già appariscente quando Tommaso d'Aquino parla dell'Eucaristia come il segno della Passione di Cristo . Benissimo, ma egli la paragona ad un ritratto ! L'Eucaristia, però, non è il ritratto della Passione. Essa rappresenta la Passione in modo del tutto simbolico

• Tommaso d'Aquino indica una altro simbolo: : l’altare. Questo, dice, rappresenta la croce .Qui egli indica un vero simbolo. Poichè, per somiglianza naturale, il crocifisso al di sopra dell'altare è molto simile alla croce. L'altare non ha l'apparenza della croce ma simboleggia la croce poichè, così come il Pane ed il Vino consacrati sono sull'altare, il Cristo è sospeso sul legno della croce.

• A proposito del sacerdote , Tommaso d'Aquino disse: " il sacerdote è anche immagine del Cristo per il quale ed al nome del quale egli pronuncia le parole della Consacrazione "

Conclusione : Tommaso d'Aquino avrebbe dovuto comprendere che, per un sacerdote soprattutto, non è la rassomiglianza naturale che conta, ma l'atto sacrificale del Cristo. Il sacerdote è, anche lui, un 'simbolo' .

Ecco cosa dice a proposito Eric Doyle :

“Confrontiamo questi due testi : Summa Theologicae III, q. 83, art : I, ad 2 ; “Come la celebrazione del sacramento è una immagine che rappresenta (imago repraesentiva) la Passione del Cristo, così l'altare rappresenta la croce sulla quale il Cristo fu crocifisso con la sua forma e con la sua persona . San Tommaso distingue chiaramente da una parte. imago repraesentativus e l'altare come repraesentativam della croce e, dall'altra , il sacrificio del Cristo in propria specie.

Poi, sulla medesima questione e nello steso articolo: ad 3 " E per la medesima ragione il sacerdote egualmente è ad immagine di Cristo (gerit imaginem Christi) per il quale ed in nome del quale pronuncia le parole della Consacrazione, come abbiamo mostrato. E così , in una certa misura, il sacerdote e la vittima non sono che uno" La Dichiarazione Inter Insigniores ne viene a concludere dal confronto tra ad 3 e ad 2 che il sacerdote deve essere di sesso maschile . Ma questa , in realtà, è una conclusione che non può essere tratta da questo confronto. In effetti, se ad 3 : gerit imaginem Christi non si riferisce alla mediazione del Cristo in maniera simbolica , il parallelo con ad 2 diventa ridicolo.”

“La celebrazione dell'Eucaristia è l’imago repraesentativa della Passione del Cristo e l'altare il simbolo della croce. Nè la doppia conscrazione nè l'altare sono una rassomiglianza materiale o una riproduzione fotografica del sacrificio di Cristo sulla croce .Allora, come dei veri simboli, essi hanno una rassomiglianza naturale (interiore) con quello che rappresentano. Nell'Eucaristia , il sacrificio di Cristo è sacramentale, è in genere signi, è simbolico. Se, dunque, il sacerdote rappresenta l'immagine del Cristo (gerit imaginem Christi) ,come dice la Dichiarazione, “ allo stesso modo come la celebrazione di questo sacramento è l'immagine che rappresenta la croce del Cristo [ san Tommaso dice 'la passione'], allora , questo non può essere un affare di rassomiglianza materiale ma di rassomiglianza naturale, interiore , vale a dire la rappresentazione simbolica del Cristo mediatore. San Tommaso non ha cambiato la sua nozione di 'immagine' nel testo di ad 3 nè gli ha dato un senso diverso , come la Dichiarazione sembra dire. San Tommaso afferma : : “Come la celebrazione di questo sacramento è un'immagine che rappresenta la Passione del Cristo ...così , il sacerdote è immagine del Cristo...”

“La celebrazione della Messa non è una fotocopia dell'Ultima Cena o del Calvario. Se la rassomiglianza naturale tra il ministro dell'eucaristia ed il Cristo riguarda formalmente la mascolinità di Cristo , allora, strettamente parlando dovrebbe essere fatto tutto per rendere il sacerdote di oggi il più possibile somigliante a quello che sappiamo essere le apparenze di un giudeo del primo secolo. Ciò non appaia irriverente; è solo il corollario logico dell'argomento presentato dalla Dichiarazione. Se rassomiglianza naturale significa similarità materiale, allora per la necessità di rendere un'immagine perfetta , il sacerdote dovrebbe, durante la messa, vestirsi come un giudeo del primo secolo. In realtà, durante la messa, il sacerdote indossa vestiti che servono a nascondere la sua mascolinità ed a sottolineare che il suo ministero è un'immagine rappresentativa, un simbolo, della sua umanità di Cristo Mediatore. .Ne deriva che ciò che la Dichiarazione dice dell'Eucaristia “ Il sacerdote...agisce..... in persona Christi, ha il ruolo di Cristo, al punto di esserne veramente l'immagine, quando pronuncia le della Consacrazione “, può essere detto per tutti gli altri sacramenti : Si può dire parallelamente a proposito di una donna che amministra il battesimo :" Essa agisce..... in persona Christi, al punto di esserne veramente l'immagine, quando pronuncia le parole del battesimo .”

Eric Doyle,”The Question of Women Priests and the Argument In Persona Christi” , Irish Theological Quarterly 37 (1984) pp. 212 - 221, pp. 217 - 218.

Molto links all'interno delle pagine sono in via di traduzione. Possono essere lette nella versione originale in inglese o in francese.

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L’Apostolato delle Diaconesse

L’Apostolato delle Diaconesse

L’Apostolato delle Diaconesse

Interpretazione corretta della Tradizione
* tradizione scritturale
* tradizione ‘dinamica’
* tradizione ‘latente’
* tradizione ‘matura’

La diaconessa condivideva col diacono la cura degli infermi e dei bisognosi nelle parrocchie.

“Il diacono sia senza macchia, come lo deve essere il vescovo, ma più attivo, in numero consono all'ampiezza della Chiesa, in modo che possa amministrare gli infermi e i bisognosi. Così la diaconessa sia diligente nella cura delle donne; ed entrambi siano pronti nel portare il messaggio, nel viaggiare, amministrare e servire, come ha detto Isaia riguardo al Signore :"Sostieni il giusto, che serve tutti". Ciascuno perciò conosca il proprio ruolo, e lo assolva diligentemente come è consentito, con intelligenza..... a somiglianza del Signore Gesù Cristo nostro Dio che non è venuto per essere servito, ma per servire e a dare la sua vita per la salvezza di tutti" Costituzioni Apostoliche 3, no 19.

Una particolare responsabilità delle diaconessa era quella della cura delle 'vedove', che in questo periodo rappresentava una classe di donne anziane che riceveva il sostegno economico della comunità e che aveva servito la Chiesa .

“Le vedove perciò siano serie, obbedienti al proprio vescovo, al proprio sacerdote , al proprio diacono , ed alle proprie diaconesse , con pietà, riverenza e timore, non siano ribelli all'autorità , non siano desiderore di fare qualcosa senza il consenso del diacono: come,ad esempio, andare da qualcuno e mangiare e bere con lui, o ricevere qualcosa da qualcuno.Ma se senza permesso fa qualcuna di queste cose , venga punita con il digiuno, o sia allontanata a causa della sua avventatezza..” Costituzioni Apostoliche 3, no 7

III, no 14. Ma quelle vedove che non vivranno secondo il comando di Dio, sono ansiose ed indagano sulla diaconessa che fa la carità e che ha la cura delle vedove: E quando hanno conosciuto qualcosa , mormorano della diaconessa che distribuisce la carità...e dicono.. perchè hanno preferito lei a me ? Dicono queste cose scioccamente, e non comprendono che ciò non dipende dalla volontà degli uomini, ma dal comando di Dio...e dovrebbero capire che ciò è fatto secondo questa regola, e per tenere la loro pace, non mormorino della diaconessa che distribuisce la carità, ma entrino nella sua casa e si gettino prostrate a lei supplicando Dio che perdoni il loro peccato.Per volere di Dio sono comandate le diaconesse.... Costituzioni Apostoliche 3,14

Le diaconesse avevano un compito speciale nella evangelizzazione degli uomini e delle donne nelle loro case.

Questa era una delle ragioni principali per coinvolgimento delle donne nell'apostolato, come si legge in Clemente di Alessandria: “ Gli apostoli lavorarono senza tregua alla predicazione evangelica come si confaceva al loro ministero, presero con loro le donne, non solo le mogli ma anche le sorelle, per coinvolgere nel loro ministero le donne che vivevano con loro; per mezzo di esse l'insegnamento di Dio raggiunse le altre donne nelle loro case senza destare sospetto.’”. Stromata Libro 3, cap. 6, 53.

Un esempio di questo apostolato è dato da Teodoro di Ciro (466 D.C.) che racconta la storia di una diaconessa in Antiochia che istruì e convertì il figlio di un sacerdote pagano nella fede cristiana. Per convenienza, o forse per ragioni dell'incolumità, è nota come` Anonima.' Questo era il periodo delle persecuzioni sotto l'imperatore Giuliano (361-363 D.C.). Dopo aver preparato il giovane per il battesimo, lo aiutò a scappare dalla casa di suo padre in modo da unirsi alla comunità cristiana in una località più sicura. (I dettagli in Anna Jensen, Gottes selbstbewusste Töchter: Frauenemanzipazion im frühen Christentum, Freiburg 1992, pp. 49-50.

Cristo ha Escluso le Donne dal Sacerdozio?’ - titolo di un libro classico.
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accuso l’uomo

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accuso l’uomo

abbiamo permesso
che ciò accadesse,
che la dominazione maschile
degenerasse in avarizia e abuso di potere,
Che il Tiranno potesse sfruttare la gente
senza problema,
che un’economia distruttrice
dei modi di vivere
si giustificassero .

abbiamo permesso
che il maschio
abusasse della sua energia creatrice
per distruggere ,
gli abbiamo permesso di depredare la terra
fino allo sfinimento
e di opprimere i suoi simili

we allowed male domination  .  .  .
ma il mandato che abbiamo ricevuto
non ci è stato mai ritirato.
noi, uomini e donne, dobbiamo farcene carico ,
proteggere e conservare la terra
che è stata affidata agli uni ed alle altre .
© Tina van Lieshout
translation John Wijngaards
The text and art work are free for personal use
but, please, ask for permission to publish.


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Concilio Vaticano I; ‘Pastor Aeternus’

Concilio Vaticano I; ‘Pastor Aeternus’

Concilio Vaticano I

Costituzione Dogmatica ‘Pastor Aeternus’, Capitolo 4

18 luglio 1870

Sull'infallibilità del Romamo Pontefice

First Vatican CouncilQuesta Santa Sede ha sempre ritenuto che nello stesso Primato Apostolico, posseduto dal Romano Pontefice come successore del beato Pietro Principe degli Apostoli, è contenuto anche il supremo potere di magistero. Lo conferma la costante tradizione della Chiesa; lo dichiararono gli stessi Concili Ecumenici e, in modo particolare, quelli nei quali l’Oriente si accordava con l’Occidente nel vincolo della fede e della carità.

Proprio i Padri del quarto Concilio di Costantinopoli, ricalcando le orme dei loro antenati, emanarono questa solenne professione: "La salvezza consiste anzitutto nel custodire le norme della retta fede. E poiché non è possibile ignorare la volontà di nostro Signore Gesù Cristo che proclama: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa", queste parole trovano conferma nella realtà delle cose, perché nella Sede Apostolica è sempre stata conservata pura la religione cattolica, e professata la santa dottrina. Non volendo quindi, in alcun modo, essere separati da questa fede e da questa dottrina, nutriamo la speranza di poterci mantenere nell’unica comunione predicata dalla Sede Apostolica, perché in lei si trova tutta la vera solidità della religione cristiana" [Ex formula S. Hormisdae Papae, prout ab Hadriano II Patribus Concilii Oecumenici VIII, Constantinopolitani IV, proposita et ab iisdem subscripta est].

Nel momento in cui si approvava il secondo Concilio di Lione, i Greci dichiararono: "La Santa Chiesa Romana è insignita del pieno e sommo Primato e Principato sull’intera Chiesa Cattolica e, con tutta sincerità ed umiltà, si riconosce che lo ha ricevuto, con la pienezza del potere, dallo stesso Signore nella persona del beato Pietro, Principe e capo degli Apostoli, di cui il Romano Pontefice è successore, e poiché spetta a lei, prima di ogni altra, il compito di difendere la verità della fede, qualora sorgessero questioni in materia di fede, tocca a lei definirle con una sua sentenza". Da ultimo il Concilio Fiorentino emanò questa definizione: "Il Pontefice Romano, vero Vicario di Cristo, è il capo di tutta la Chiesa, il padre e il maestro di tutti i Cristiani: a lui, nella persona del beato Pietro, è stato affidato, da nostro Signore Gesù Cristo, il supremo potere di reggere e di governare tutta la Chiesa".

Allo scopo di adempiere questo compito pastorale, i Nostri Predecessori rivolsero sempre ogni loro preoccupazione a diffondere la salutare dottrina di Cristo fra tutti i popoli della terra, e con pari dedizione vigilarono perché si mantenesse genuina e pura come era stata loro affidata. È per questo che i Vescovi di tutto il mondo, ora singolarmente ora riuniti in Sinodo, tenendo fede alla lunga consuetudine delle Chiese e salvaguardando l’iter dell’antica regola, specie quando si affacciavano pericoli in ordine alla fede, ricorrevano a questa Sede Apostolica, dove la fede non può venir meno, perché procedesse in prima persona a riparare i danni [Cf. S. BERN. Epist. CXC].

Gli stessi Romani Pontefici, come richiedeva la situazione del momento, ora con la convocazione di Concili Ecumenici o con un sondaggio per accertarsi del pensiero della Chiesa sparsa nel mondo, ora con Sinodi particolari o con altri mezzi messi a disposizione dalla divina Provvidenza, definirono che doveva essere mantenuto ciò che, con l’aiuto di Dio, avevano riconosciuto conforme alle sacre Scritture e alle tradizioni Apostoliche. Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede. Fu proprio questa dottrina apostolica che tutti i venerabili Padri abbracciarono e i santi Dottori ortodossi venerarono e seguirono, ben sapendo che questa Sede di San Pietro si mantiene sempre immune da ogni errore in forza della divina promessa fatta dal Signore, nostro Salvatore, al Principe dei suoi discepoli: "Io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede, e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli".

Questo indefettibile carisma di verità e di fede fu dunque divinamente conferito a Pietro e ai suoi successori in questa Cattedra, perché esercitassero il loro eccelso ufficio per la salvezza di tutti, perché l’intero gregge di Cristo, distolto dai velenosi pascoli dell’errore, si alimentasse con il cibo della celeste dottrina e perché, dopo aver eliminato ciò che porta allo scisma, tutta la Chiesa si mantenesse una e, appoggiata sul suo fondamento, resistesse incrollabile contro le porte dell’inferno.

Ma poiché proprio in questo tempo, nel quale si sente particolarmente il bisogno della salutare presenza del ministero Apostolico, si trovano parecchie persone che si oppongono al suo potere, riteniamo veramente necessario proclamare, in modo solenne, la prerogativa che l’unigenito Figlio di Dio si è degnato di legare al supremo ufficio pastorale.

Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa.

Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema.

Dato a Roma, nella pubblica sessione celebrata solennemente nella Basilica Vaticana, nell’anno 1870 dell’Incarnazione del Signore, il 18 luglio, venticinquesimo anno del Nostro Pontificato.

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