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di Anne Baring (vedi referenze)e Jules Cashford (vedi
referenze)
Chapter 13b from The
Myth of the Goddess: Evolution of an Image di Anne Baring e Jules
Cashford (Penguin Books, 1991) pp. 486-513; copyright © Anne Baring and
Jules Cashford, 1991. Riprodotto con il permesso di Penguin Books Ltd.
Il
libro di John Phillips Eve The History of an Idea [Eva: la storia di
unidea] è una magistrale analisi del mito di Eva e della
sua eredità: i modelli distruttivi che esso riflette e incoraggia nella
nostra cultura, soprattutto, naturalmente, per quanto riguarda il principio
femminile. Come afferma Phillips, visto il modo in cui Adamo ed Eva sono
caratterizzati, la storia umana e le relazioni sociali sono ordinate in modo
tale da escludere determinate possibilità (44). Egli mostra come
il deprimente tema della colpevolezza di Eva e della donna si possa
rintracciare attraverso tutta la cultura cristiana, addirittura fino al teologo
contemporaneo Karl Barth. Per la stesura di questo capitolo siamo stati
notevolmente aiutati dalla ricerca di Phillips, verso il quale riconosciamo il
nostro debito.
Il
cristianesimo non ha sanato la ferita inferta allimmagine della donna
dallinterpretazione letterale della storia di Genesi 2 e 3, da cui si
è desunto che Adamo se ne stesse beato e felice da solo nellEden,
fino al sopraggiungere di Eva: con la sua comparsa, per lui cominciarono i
guai. Per dirla con Lutero, che segue una tradizione ben consolidata: se il
serpente avesse assalito Adamo, la vittoria sarebbe stata di questultimo
(45).
Nonostante il fatto, pur cruciale, che nel Vangelo
Gesù non faccia riferimento al peccato originale né
equipari la sessualità al peccato, questa divenne una delle pietre
fondanti dellinsegnamento cristiano. Il primo uomo a porla fu Paolo,
seguito poi dai Padri cristiani, in particolare da Agostino, il quale
dichiarò che le donne non avevano unanima (46).
Paolo
non si mantiene coerente alla sua grandiosa affermazione che Ebrei e Greci,
schiavi e liberi, maschi e femmine, sono tuttuno in Cristo
Gesù (Gal. 3:28). Altrove egli traccia distinzioni definitive tra
i rispettivi valori di uomini e donne agli occhi di Dio. E la ragione del
dominio sulle creature di Dio è ancora la Sua sacra parola nella Genesi:
Voglio [
] che le donne si adornino di abiti modesti, in
pudore e sobrietà; non di complicate acconciature, di oro o perle, o di
vesti sontuose, ma di opere buone, come si addice a donne che
professano lamore di Dio. Che imparino in silenzio, in tutta
sottomissione. Non concedo ad una donna di insegnare, né di scavalcare
luomo in autorità, ma se ne stia in silenzio. Perché per
primo fu creato Adamo, e poi Eva. E non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la
donna a trasgredire, essendosi lasciata ingannare. (1 Tim.
2;8-14)
In una
delle sue lettere agli Efesini, egli scrive ancora:
Mogli, sottomettetevi ai vostri mariti come al Signore.
Perché il marito è il capo della moglie , proprio come Cristo
è capo della chiesa, e salvatore del suo corpo. Perciò, come la
chiesa è soggetta a Cristo, così siano le mogli soggette in tutto
ai propri mariti. (Ef.5:22-4)
La
moglie cristiana seguì il ruolo della moglie ebrea, così come la
Chiesa assunse rispetto a Cristo il ruolo di Israele rispetto a Geova. Nella
lettera ai Colossesi è ingiunto ai mariti di amare le proprie mogli, ma
alle mogli è detto: siate sottomesse ai vostri mariti, come si
conviene nel Signore! (Col.3:18). Nella lettera di Paolo ai Corinzi, ad
ogni uomo è permesso di profetizzare, perché tutti possano
imparare e ognuno possa trovare conforto (1Cor.14:31), ma le donne devono:
[
] osservare il silenzio in chiesa, poiché
non è loro consentito parlare ma devono restare in obbedienza, come
afferma anche la legge. E, se vogliono imparare qualcosa, che chiedano a casa
ai propri mariti, perché è una vergogna per le donne parlare in
chiesa (1Cor.14:34-35).
Così, nonostante il fatto che in chiesa fosse
consentito agli uomini e alle donne cristiani di sedere accanto, anziché
segregati gli uni dalle altre come nella sinagoga, la pratica giudaica era
perpetuata. Le contorsioni della teologia trovano ulteriore espressione in
unaltra delle lettere di Paolo, in cui egli si preoccupa che le donne
portino il velo in chiesa. Anche qui, Paolo trae la sua autorità dalla
storia della costola, con lidea della donna come creazione secondaria,
argomentando che il capo di ogni uomo è Cristo; il capo della
donna è luomo; e il capo di Cristo è Dio (1
Cor.11:3). Ne consegue che la donna deve coprirsi il capo, mentre luomo
addirittura deve scoprirlo:
Luomo non deve coprirsi il capo, in quanto egli
è immagine e gloria di Dio: la donna, invece, è gloria
delluomo. Infatti, non è luomo della donna, ma la donna
delluomo. Né luomo è stato creato per la donna, ma la
donna per luomo (1Cor.11:7-9).
Che
questi passaggi siano stati scritti o meno da Paolo di proprio pugno, essi
riflettono gli atteggiamenti della primitiva classe sacerdotale cristiana verso
le donne, e sono questi i punti citati nel passato (e nel presente) per tenerle
al loro posto (47).
Eva e Pandora
Quando
gli antichi Padri formularono la dottrina cristiana, essi attinsero a tre fonti
esterne al Libro della Genesi: gli scritti di Paolo, i testi giudaici non
scritturali (come il Libro Segreto di Enoch, lApocalisse di Mosè e
i Libri di Adamo ed Eva) e il mito greco di Pandora. Nonostante
questultimo fosse pagano, e quindi, di fatto, non pertinente, i paralleli
tra Pandora ed Eva si rivelarono irresistibili.
E strano che un mito greco, trascritto nel periodo
in cui apparve il mito di Eva, dovesse recare lo stesso tipo di infezione.
Esiodo, nelle Opere e i giorni e nella Teogonia, scritti intorno
al 700 a. C., racconta la storia di come Pandora fosse creata da Zeus per
punire la razza umana, alla quale Prometeo aveva fatto dono del fuoco rubandolo
agli dei:
Ma io darò agli uomini, come prezzo del
fuoco, un male di cui tutti loro possano rallegrarsi in cuore, pur abbracciando
la propria distruzione. Così disse il padre degli uomini e degli
dei, e rise forte. E ordinò allinclito Efesto di affrettarsi ad
impastare terra ed acqua, infondendovi la voce e la forza del genere umano, e a
modellare una forma femminile dolce ed amabile, simile in volto alle dee
immortali; ordinò ad Atena di insegnarle il cucito e la tessitura di
varie trame; ordinò allaurea Afrodite di effondere sul suo capo la
grazia, il desiderio crudele, e le ansie che fiaccano le membra. E
incaricò Ermes la guida, lUccisore di Argo, di porre in lei una
mente spudorata e una natura ingannevole [
]. E chiamò questa donna
Pandora, perché ognuno che dimorava sullOlimpo le recò un
dono, sventura ai mortali che si nutrono di pane (48).
Ermes
porta quindi la sua trappola ad Epimeteo, il cui nome significa
colui che vede dopo, come regalo di Zeus, ed Epimeteo
laccetta, dimenticando lavvertimento del fratello Prometeo, il cui
nome significa colui che vede in anticipo. Fino ad allora, la razza
umana non conosceva fatica, malattia o morte, ma con lapertura del
misterioso pithos, vaso o urna di Pandora, tutto questo si
riversò sul mondo:
Ma la donna tolse di suo pugno dal vaso il grande
coperchio, disperdendo tutte queste cose, e la sua idea causò agli
uomini sofferenza e danno. Solo la Speranza non volò via verso la porta,
restandosene in una cavità infrangibile posta sotto lorlo del
grande vaso... Ma il resto, innumerevoli piaghe, vaga tra gli uomini, e la
terra e il mare sono pieni di mali.(49).
Pandora, come Eva, fu accusata della mortalità
umana e di tutte le pene che affliggono lumanità, nonostante il
fatto che ella non fosse la madre di tutti i viventi ma solo la
Madre della razza delle donne e del genere femminile (50): Zeus,
come Geova, aveva inflitto una punizione alla razza umana per mezzo della
donna. Lo stesso tipo di inversione presente nella vicenda di Eva è
rintracciabile nel momento storico in cui gli dei patriarcali stabiliscono la
loro supremazia sulla precedente cultura della dea. Questa inversione si
riscontra nellimmagine della dea originaria che sta a monte
dellimmagine di Pandora, dal cui appellativo di tutti i doni
(in greco pan significa tutto, dora significa
doni) traspare lantico significato di Colei che dona
ogni cosa. Harrison commenta che Zeus si assume persino la
creazione della Madre Terra, esistente sin dagli inizi (51). La cosa
è confermato dal modo in cui Esiodo descrive labito argenteo e il
velo ricamato di cui Atena riveste Pandora, nonché la raffinata corona
che Efesto forgia per lei:
E
locchio-cilestrina Atena la cinse e la vestì di un abito argenteo,
di propria mano le sciolse dal capo un velo ricamato, meraviglia a vedersi; ed
ella, Pallade Atena, la incoronò di graziose ghirlande, fiori di giovani
virgulti. E le pose in capo una corona doro, che linclito Dio
claudicante aveva forgiato e decorato di sua mano come favore a Zeus suo padre.
Un fregio singolare la adornava, meraviglioso a vedersi: infatti, delle molte
creature che la terra e il mare allevano, egli vi pose mirabili cose, come
esseri viventi dotati di voce, e grande bellezza irradiava da essa
(52).
Ma la
bellezza di questa creazione era un inganno al genere umano. Efesto, dopo aver
forgiato Pandora dalla terra e dopo averla adornata, la conduce di fronte agli
dei:
Dopo aver creato il bellissimo male come prezzo della
benedizione [del fuoco], la condusse fuori [
] al luogo in cui erano gli
altri dei e gli uomini. E la meraviglia si impossessò degli dei
immortali e degli uomini mortali quando videro ciò che era mero inganno,
a cui gli uomini non avrebbero potuto resistere (53
).
I
Padri cristiani Origene e Tertulliano fanno riferimento entrambi al mito di
Pandora, e lassociazione di Tertulliano tra Pandora ed Eva è degna
di nota:
Se mai sia esistita una certa Pandora, che Esiodo cita come prima donna, sua fu
la prima testa che le grazie incoronarono di un diadema; ella, infatti,
ricevette doni da tutti e per questo fu chiamata Pandora; ma a noi
Mosè [
] descrive la prima donna, Eva, più opportunamente
cinta di foglie intorno alla vita che non di fiori attorno alle tempie
(54).
Figura 15.Clicca sul bottone per ingrandire.

Nella
figura 15, la suggestiva nudità della donna che tiene una mano sul
teschio della morte e laltra sullurna di tutti i mali ha la chiara
intenzione di alludere alla sessualità come causa di entrambi. Il
retaggio di ambedue i miti, combinati nella prosa antitetica di Giovanni
Crisostomo, del quarto secolo d.C., dimostra quanto questi fosse compreso
dellidea di Esiodo della donna come bellissimo male (in
greco: kalon kakon): Che altro è la donna se non nemico
dellamicizia, punizione inevitabile, male necessario, tentazione
naturale, calamità desiderabile, pericolo domestico, danno dilettevole,
natura maligna dipinta di bei colori?(55).
Phillips rileva che esiste un indizio
tentatore in una versione del mito precedente a quella di Esiodo e che
presentava un uomo o una donna con due vasi, uno contenente kalon
(il bene), e laltro kakon (il male), lasciando la scelta
allumanità. Al tempo di Esiodo, o forse per sua stessa mano, i due
vasi erano divenuti uno e Pandora era divenuta un kalon kokon.
(56). Limmagine della figura femminile con due vasi, o urne, può
rappresentare la stessa idea della dea minoica con due serpenti, e lurna
usata per conservare olio o vino, o come urna funeraria, si trova ovunque a
Creta e nellantica Grecia (57). Il puntuale contrasto tra colui che
vede in anticipo e colui che vede dopo nei nomi dei due
fratelli convalida questa ulteriore ipotesi di una scelta tra opposti, e, di
fatto, Origene paragona esplicitamente la storia del vaso proibito a quella del
frutto proibito (58). Ed Ermes, guida delle anime e fraudolento dio
dellimmaginazione e della curiosità divine, che dà a
Pandora il nome, la voce e la natura scaltra, gioca un ruolo simile a quello
del serpente nello sconvolgere lo status quo e nel precipitare il cambiamento.
Tuttavia, in entrambi i casi, non è liniziazione alla coscienza
morale della scelta ad essere accentuata (anche se, forse, poteva esserlo nella
storia originale greca), ma la comparsa del dolore e della morte a causa della
donna.
Fu
Erasmo che, anticipando esattamente la nozione di lapsus freudiano,
trasformò pithos, vaso o urna, in pyxis, scatola (che nel
linguaggio popolare erano i genitali femminili), imponendo così al vaso
originario un tempo sacro corpo della madre dea, contenitore e
dispensatore di tutti i doni della vita e della morte - unindelebile
allusione sessuale (59). Dora e Erwin Panofsky hanno avanzato
linteressante ipotesi che lerrore di Erasmo fosse una
fusione, o confusione, tra Pandora e Psiche, sposa di Cupido (il greco Eros),
figlio di Venere (la greca Afrodite), nella storia di Cupido e Psiche
dellAsino doro di Apuleio (60). A Psiche, nellultimo
dei compiti affidatigli da Venere, è consegnata una pyxis, che
ella dovrà portare nellAde e riempire con un po della
bellezza di Persefone. Psiche riesce a riempire e sigillare la
pyxis, ma non sa resistere alla tentazione di aprirla, è
sopraffatta dai vapori che ne esalano e sviene, per essere salvata in extremis
da Cupido. Il punto dellanalogia che probabilmente attrasse Erasmo,
già imbevuto della tradizione di Eva, fu la tendenza femminile a
soccombere alla tentazione e ad anteporre così il desiderio soggettivo
al comando oggettivo. In ogni caso, il passaggio dallurna della vita e
della morte alla scatola, e la follia della sua apertura, comuni ad entrambe le
storie, attuano ancora, insidiosamente, quella cruda analogia tra il sesso di
una donna e la sua inferiorità morale. La congenialità di questa
idea con il pensiero dei Padri cristiani deve spiegare la loro deviazione su
sentieri pagani allo scopo di raccogliere prove a convalida del caso.
Eva come creazione secondaria
Come
abbiamo visto, le implicazioni della storia della costola per il pensiero
cristiano sono state di vastissima portata. Eva era una creazione secondaria,
non fatta ad immagine di Dio, e perciò di sostanza inferiore, un vaso
più debole, meno razionale, più soggetto a soccombere alle
tentazioni del serpente: in pratica, un essere umano moralmente inferiore.
Così Tommaso dAquino fa eco a Paolo: In senso secondario,
limmagine di Dio si trova nelluomo, e non nella donna: luomo
è inizio e fine della donna, come Dio è inizio e fine di ogni
creatura (61). Da cui, in base ad un assunto di Dio come Ragione Suprema,
segue che, per una sorta di subordinazione, la donna è per natura
soggetta alluomo, perché nelluomo il discernimento della
ragione predomina (62). Come Milton lo esprime nel Paradiso Perduto,
Egli per Dio solo, ella per Dio in lui (63), il che è
direttamente tratto dalla maledizione inferta da Geova alle donne. Per prima
cosa, ella soffrirà la pena del parto, in secondo luogo
dovrà relazionarsi in via primaria attraverso Adamo: Il tuo
desiderio sarà rivolto a tuo marito, e lui governerà su di
te (Gen.3:16). Questo implica che la sua prima azione indipendente
dovrà essere anche la sua ultima. Quanto ad Adamo, egli è
maledetto per due ragioni, la prima delle quali è presto detta:
Hai dato ascolto alla voce della tua sposa (Gen. 3:17). E
sorprendente che, per uno che ha un rapporto così diretto col suo
creatore, la seconda ragione non venga per prima, cioè il fatto che egli
abbia mangiato dellalbero da cui Dio gli ha ordinato di non mangiare.
Ciò implica, ancora, che il semplice dare ascolto e assenso
alla moglie equivale alla rottura del comandamento divino.
James
Hillman, nel suo libro The Myth of Analysis [Il mito
dellanalisi], riassume la storia psicologica della relazione
maschio-femmina come una serie di note a piè di pagina alla storia
di Adamo ed Eva secondo il modello prima Adamo, poi Eva:
Tutto ciò che è divino in Eva le viene
di seconda mano attraverso la sostanza di Adamo [
]. Anzitutto, il maschio
è primo in ordine di tempo in quanto creato per primo. In secondo luogo,
il maschio è superiore, poiché è detto che solo lui
è stato creato ad immagine di Dio. Terzo, il maschio ha una coscienza
superiore, perché Eva è stata estratta dal sonno profondo di
Adamo, dalla sua incoscienza [
] Il risultato del suo sonno è Eva:
Eva è il sonno delluomo. Quarto: Adamo è
superiore nella sostanza, poiché Eva è preformata in Adamo come
parte del tutto [
] . Lesistenza, essenza e sostanza materiale di
Eva dipendono da Adamo. Lui è la sua causa formale, poiché lei
è fatta dalla sua costola; e lui è la sua causa finale,
poiché il fine e lo scopo di lei sono di essere un aiuto per lui.
Luomo è precondizione della femmina e fondamento della sua
possibilità (64).
Da questa immagine deriva largomentazione che, come
Adamo ed Eva, così luomo e la donna hanno una relazione
fondamentalmente diversa con il loro creatore divino: la relazione
delluomo è diretta, come quella di Adamo; quella della donna
è indiretta e dipendente dal suo Adamo, come quella di Eva
(tra parentesi, ci si domanda come faccia se non ha un Adamo
attraverso cui relazionarsi). Persino un teologo contemporaneo, Claus
Westermann, può scrivere dellordine di relazioni stabilito come se
fosse dato da Dio: La donna ha sempre avuto la realizzazione
del suo essere, la propria rispettabilità nella comunità,
nellappartenenza alluomo e nella maternità (65)
Lidea che la donna appartenga alluomo
piuttosto che a se stessa e a Dio appare qui così profondamente radicata
da sembrare oltre la storia, eppure risale non oltre lEtà del
Ferro, precisamente alle credenze e alla struttura tribale degli Ariani e dei
Semiti nomadi di un tempo.
Figura 16.Clicca sul bottone per ingrandire.

Nella
tenera immagine dalle Heures de Rohan della Figura 16, Dio trae
dolcemente Eva dal fianco di Adamo dormiente, ma essa è
contemporaneamente forma rimpicciolita di bambina e figura di donna
perfettamente adulta, esatta immagine dello squilibrio a cui si riferisce
Hillman.
Eva come sostanza inferiore
Essendo stata creata per seconda, dal corpo di Adamo,
Eva era ritenuta di sostanza inferiore, e il divino era riflesso in lei solo
attraverso la sua rifrazione da Adamo: creazione secondaria e sostanza
inferiore sono, così, ununica e identica cosa. Questo non si
estendeva solo al carattere morale di Eva, e quindi di tutte le donne, ma anche
ad Eva nella sua funzione di femmina, e quindi a tutte le femmine.
Lidea dellinferiorità femminile, derivante dallEva
della tradizione giudaico-cristiana, inevitabilmente pregiudicava le ipotesi e
interferiva nelle osservazioni empiriche sul mistero ultimo della natura: la
creazione di nuova vita dalla vecchia. Così, la donna era considerata
inferiore alluomo nella sua capacità di contribuire alla nascita
di un figlio. Questo punto di vista era stato in origine formulato da
Aristotele, i cui scritti avevano raggiunto lEuropa nel dodicesimo secolo
ed ebbero grande influenza su Tommaso dAquino. Aristotele, nella sua
opera Generazione degli animali, sostiene che la femmina non
apporta seme alla procreazione ma solo il sangue mensile, vale a dire,
sangue non trasformato. Lo sperma, invece, è sangue che ha subito un
processo di trasformazione chiamato pepsis: Se, quindi, il
maschio rappresenta il principio efficiente ed attivo, e la femmina,
considerata in quanto femmina, quello passivo, ne consegue che ciò che
la femmina apporta allo sperma del maschio non è seme, ma la materia su
cui il seme agisce (66).
Per
Tommaso dAquino, che segue Aristotele, la donna non è la creatrice
del figlio ma solo il veicolo passivo che lo porta alla nascita, essendo il
maschio la funzione attiva e vitale della procreazione. Il concepimento di una
figlia femmina era, inoltre, il risultato di un processo difettoso, le cui
cause potevano essere anche di ordine atmosferico:
Infatti, il potere attivo del seme maschile tende a
produrre qualcosa di simile a sé stesso, perfetto nella virilità;
mentre la procreazione di una femmina è il risultato di una debolezza
del potere attivo, di un qualche difetto della materia o di mutazioni provocate
da influenze esterne, come, ad esempio, il vento umido del sud
(67).
La
combinazione tra Aristotele e il mito della Genesi fu decisiva per Tommaso
dAquino, e nei suoi scritti, che saranno centrali per la teologia
cattolica, egli presentò la donna come essere su un piano inferiore
rispetto alluomo, ignobilior et vilior, secondo le sue parole.
Questa visione è paragonabile allinsegnamento brahmanico indiano
che la donna sia destinata a reincarnarsi ad un livello più basso di
quello delluomo, data la sua inferiorità di natura (68). E
unidea che si trova anche, sorprendentemente, nel Timeo.69 di
Platone (67). In Occidente questa credenza trova espressione
nellimbarazzante dibattito medievale: Habet Mulier
Animum?: la donna ha un anima?.
Il
residuo di queste idee è sopravvissuto nella medicina fino al
diciannovesimo secolo, quando lo sperma era ancora considerato superiore al
sangue, e il ruolo del maschio nella procreazione superiore a quello della
femmina, che si riteneva fornisse semplicemente lutero. Per analogia con
la relazione tra la Vergine Maria e lo Spirito Santo, la donna era il vaso
contenitore del seme attivo, divino. Semplicemente non si cercava lovulo
femminile, non essendovi ragione per cui dovesse esistere; o, più
esattamente, essendovi tutte le ragioni perché non dovesse esistere.
Lassunto dellinferiorità femminile è stato talmente
pervasivo da strutturare la percezione ad un punto tale che è persino
difficile scorgerlo.
In
Compendio di psicoanalisi, ad esempio, uno degli ultimi libri di Freud,
lidea dellinferiorità femminile è attribuita a tutte
le bambine con una sconcertante assenza di argomentazioni adulte. La
comprensione della psicologia femminile, egli scrive, deve basarsi sulla
convinzione che le bambine, confrontandosi con i maschietti, giungono
naturalmente a concludere che la loro anatomia è inferiore
e, sfortunatamente, la loro susseguente visione di sé non recupera
più loriginaria innocenza:
Una bambina, naturalmente, non deve temere la perdita
del pene; però essa deve reagire al fatto di non averne ricevuto uno.
Sin dallinizio essa invidia ai bambini il possesso di un pene; il suo
intero sviluppo si può dire abbia luogo sotto i colori dellinvidia
del pene. Essa [
] fa degli sforzi per compensare il suo difetto, sforzi
che alla fine possono portare ad un atteggiamento femminile normale. Se durante
la fase fallica essa tenta di raggiungere il piacere come un bambino, mediante
la stimolazione manuale dei propri genitali, spesso accade che non riesca ad
ottenere sufficiente gratificazione ed estenda il suo giudizio di
inferiorità dal suo abbozzo di pene a tutta se stessa (70).
Come
giustamente commenta Hillman: La fantasia freudiana sulla mente
della bambina diventa una fantasia freudiana nella mente della
bambina (71). Questa singolare definizione dellatteggiamento
femminile come risultato di sforzi per compensare un difetto fisico
è presentata addirittura come fatto di osservazione,
unosservazione che non dà semplicemente per scontata
la superiorità dei genitali maschili, ma dà per scontato anche un
modello gerarchico di relazione tra i sessi. Forse, losservazione ironica
di Jung che ognuno vede ciò che riesce a vedere (72 ) non
è qui del tutto fuor di luogo. Come contrasto rigenerante, ecco una
vecchia leggenda Africana:
Dio fece luomo e la donna e li mise assieme.
Quando si videro lun laltra, cominciarono a ridere. Allora Dio li
mandò nel mondo (73).
Eva, il serpente e il male
Se
accettiamo il concetto di creazione secondaria e di sostanza inferiore, ne
segue che in Eva è limmagine di un difetto nella creazione.
Rifacendoci alla storia dei capri espiatori e del sacrificio, possiamo
concludere che Eva abbia ricevuto quelle accuse di imperfezione che gli esseri
umani con inconsce pretese di perfezione non possono rivolgere a se
stessi e proiettano quindi allesterno, su una figura che possa essere
accusata al loro posto. Quanto più brutta si rende quella figura, tanto
migliori si sentono, per contrasto, gli accusatori: Perché guardi
la pagliuzza nellocchio di tuo fratello, e non guardi la trave che
è nel tuo? (Matt. 7:3).
Per
metterla in altro modo, Eva è stata così spesso alleata del
serpente e del male, come se fossero entrambi su uno stesso piano di
riferimento (seduti, per così dire, alla stessa tavola), che qualche
spiegazione si rende necessaria.
La
prima associazione tra Eva e il serpente ci viene dallaffinità dei
loro nomi, essendo lebraico Hawwah assai vicino alla parola araba
e aramaica che indica il serpente, elemento sottolineato dai primi commentatori
ebraici. Scrive Phillips:
Lassociazione tra Eva e il serpente, e tra il
serpente e Satana (il Sammael della leggenda ebraica e lo Shaitan di Iblis di
Quran) è continuamente riproposta nelle interpretazioni della
storia della creazione e della caduta dei primi umani [
]. Eva è
ritenuta portavoce del serpente, unintima di Satana. Talvolta essa stessa
è vista in certo modo come il frutto proibito, o il serpente del
paradiso, o addirittura la Caduta (74).
Figura 17.Clicca sul bottone per ingrandire.

Probabilmente era inevitabile che, una volta compiuta in
senso peggiorativo lassociazione tra Eva e il serpente (mentre il
rapporto tra la dea e il serpente era simbolico della vita), sarebbe seguita,
prima o poi, lassociazione tra il serpente e il male e tra il male ed
Eva. Mentre spesso il serpente appare tentare Eva eroticamente, alla fine
Satana apparirà nei dipinti europei come un serpente con la testa di
Eva, immagine implicitamente insinuante che ella abbia assunto il ruolo
tentatore del serpente nei confronti di Adamo. Lulteriore allusione fu
che la relazione tra Eva e il serpente non fosse del tutto come avrebbe dovuto
essere.
Lalacrità con cui certi scrittori cristiani
della fede abbracciarono come reale questa immagine richiede un tentativo di
comprensione di quanto accade quando spiritualità e sessualità
cadono in polarizzazione. Qui si vede come listinto sessuale, scisso
dallo spirito e depotenziato tramite la repressione, abbia trovato espressione
nellimmagine concreta di ciò che era al tempo stesso temuto e
desiderato: i genitali dissociati della femmina. Per dirla con Jung:
Ciò che è inconscio è proiettato; questa è la
regola (75).
Le
premesse generali della condanna teologica sono mirabilmente parodiate da
Milton, quando Adamo, nel Paradiso Perduto, identifica Eva con il
serpente:
Via dalla mia vista, serpente! Non cè
nome
Che più si adatti a te, che sei con esso
In lega, come
lui falsa ed odïosa.
Di serpente nullaltro ti manca che la forma,
Il suo colore, a rivelar la tua nascosta frode, Henceforth; lest that too
per mettere in guardia dora in poi
da te le creature tutte
Che non
le pren
da al laccio
La falsità infernale Del troppo bel
sembiante.
per
concludere che
[
] tutto non fu che posa
Più che salda
virtù,
Nientaltro che una costola
Storta dalla natura... .
. .(76)
Phillips sintetizza:
Il serpente era visto, consciamente o meno, come
potente simbolo del nesso tra male e sessualità. Sin da tempi remoti, la
trasgressione originale fu associata alla consapevolezza sessuale. Eva diviene
così il veicolo per lintrusione della libidine nellordine
creato [
]. Tutti gli uomini sono usciti dai genitali della Donna, e ai
genitali della Donna torna la maggioranza degli uomini. Psicologicamente,
allora, la donna deve essere considerata come colei che pone perpetuamente
luomo di fronte alla minaccia della non esistenza, e luomo elude
questo terrore capovolgendo il corso naturale (in realtà le donne sono
nate dagli uomini) o negando il proprio desiderio sessuale per il conforto
delloblio (le donne sono seduttrici). Così, lassociazione
tra la prima donna e il serpente-diavolo nella leggenda e nellarte non
dovrebbe sorprenderci: Eva deve essere la creazione di Satana, o creata da Dio
dalla sostanza di Satana, o posta sulla terra per eseguire gli ordini di Satana
(77).
Eva tentatrice e porta del male
Figura 18.Clicca sul bottone per ingrandire.

La donna è come una mela, amabile fuori,
marcia di dentro. Così recita il ciclo dei Mistery Plays di York,
del quindicesimo secolo. Il frutto proibito, ormai la mela, divenne simbolo del
rapporto sessuale. Istigatrice di tutta la faccenda era stata Eva, che con la
sua bellezza e i suoi adescamenti aveva sedotto Adamo e lo aveva indotto a
mangiare il frutto proibito. Il presupposto indiscusso del caso, comune alla
maggior parte degli scrittori cristiani, è che, creata per seconda e
dotata di natura inferiore, Eva era più incline di Adamo a cedere alla
tentazione, essendo un vaso più debole per la parola di Dio.
Così, ella è dipinta come moralmente debole, meno razionale, meno
disciplinata, vana, avida, stupida, astuta e adescatrice come il serpente.
Essendo più istintiva e meno leale, è più sessuale. La
sessualità era, quindi, contro Dio, cioè a favore del Diavolo. Da
lì a considerare Eva e quelle che condividevano il suo sesso come porta
dingresso per il Diavolo, il passo era breve.
Figura 19.Clicca sul bottone per ingrandire.

Nella
Figura 19, le gambe incrociate simboleggiano il coinvolgimento sessuale, e
Rubens dipinge linvito di Eva a mangiare dalla mela come un invito
sessuale. Un serpentello si attorciglia attorno al tronco dellalbero, la
coda quasi trasfigurante in un ricciolo dei capelli di Eva, e il corpo che
tocca la sua mano, curvantesi anchessa, serpentina, attorno ad un ramo.
Qui, Eva è il serpente del sesso:
Il diavolo tentò Eva al peccato, ma ella
sedusse Adamo. E, siccome il peccato di Eva non avrebbe portato la morte al
nostro corpo e alla nostra anima a meno che non fosse poi passato ad Adamo
che fu tentato ad esso da Eva e non dal diavolo - ella è
più amara della morte (78).
E
ancora:
Con ogni abito di penitenza potrebbe la donna riuscire
ad espiare ciò che le deriva da Eva: vale a dire, lignominia della
prima colpa e labominio della perdizione umana [
]. Non sapete che
ognuna di voi è unEva? [
] Siete la porta del diavolo; siete
le violatrici di quellalbero proibito; siete le prime disertrici della
legge divina; siete quella che ha persuaso colui che il diavolo non aveva
abbastanza coraggio per attaccare. Tanto facilmente avete distrutto
limmagine di Dio, luomo! A causa del vostro merito
cioè la morte persino il Figlio di Dio dovette morire
(79)
Questo
era Tertulliano, che scriveva nel terzo secolo d. C. Ogni donna è
unEva, quindi ogni uomo è un Adamo. Per di più, Eva
è il mezzo attraverso il quale il diavolo raggiunge Adamo e, attraverso
Adamo, la razza umana.
Figura 20.Clicca sul bottone per ingrandire.

Avendo
polarizzato Dio e lumanità, Tertulliano deve trovare buono Dio e
cattiva lumanità. Dal momento che argomenta egli il
male non può esistere nella natura di Dio, esso deve esser giunto ad
esistenza come risultato di qualcosa, quel qualcosa è senza dubbio
la materia (80) e il peggio della materia è la carnalità
del corpo. Eva e le donne, con la loro maggiore sensualità (come le
vedevano i Padri cristiani in astinenza), avevano il potere di creare il male
adescando gli uomini al peccato della lussuria e delle sue pratiche:
Luomo continua egli - è solidificato
nellutero, in mezzo ad ogni immondizia, ed esce attraverso le parti
della vergogna (81).
Figura 21.Clicca sul bottone per ingrandire.

Le implicazioni di tale giudizio non restarono
confinate alla Chiesa, né il loro scopo era limitato ad un confronto
teologico con la morte. Con molto maggior danno esse penetrarono nella
mentalità comune in maniera talmente radicale da divenire addirittura un
modo di esprimere lamore per Dio Unantica lamentazione irlandese ha
tutti i ritmi della devozione:
Io sono Eva, la moglie del nobile Adamo; fui io a
violare Gesù nel passato; fui io a derubare del cielo i miei figli; sono
io che a diritto avrei dovuto esser crocifissa. Avevo il cielo ai miei comandi;
sciagura la mala scelta di cui porto vergogna; sciagura la punizione per il mio
crimine, che mi ha invecchiata; ahimé, la mia mano non è pura.
Fui io a cogliere la mela; essa passò attraverso le strettoie della mia
gola; finché vivranno sotto la luce del sole, le donne non cesseranno di
impazzire per questo. Non ci sarebbe ghiaccio in alcun luogo; non ci sarebbe
bianco inverno ventoso; non ci sarebbe inferno, non ci sarebbe cupidigia, non
ci sarebbe terrore, se non fosse per me (82)
Il
carattere inconscio di queste proiezioni è straordinario quanto la loro
ininterrotta esistenza nella società cristiana. Solo in tempi molto
recenti è stata messa in discussione la legge sullo stupro, il cui
implicito presupposto era che la donna fosse largamente responsabile della
violenza carnale subita, avendo in certo modo indotto luomo a
credere che lo stesse invitando ad assalirla, o che (non sapendo neanche lei
cosa vuole), nel dire no volesse in realtà dire altro. Solo
recentemente le percosse fisiche da parte del coniuge sono state trattate come
offesa alla persona piuttosto che come accettabile punizione inferta dal un
marito alla propria moglie. Il mito della seduzione di Eva nei
confronti dellobbedienza di Adamo a Dio, e lidea che sia da
colpevolizzare lei per ciò che fecero
entrambi, può essere alla base di questi fenomeni altrimenti
incomprensibili.
Gli
arazzi delle Figura 20 e 21 sono in relazione tra loro: nella Figura 20, Dio
saluta Adamo, appena sorto dalla terra, come un fratello, unimmagine di
se stesso; nella Figura 21, la sostanza primaria, fatta ad immagine di Dio,
quindi giusta e che si presume educata da lui rimprovera Eva,
senza la minima consapevolezza del proprio contributo alla rottura del
comandamento del suo creatore.
Nel
quindicesimo secolo, due preti domenicani, Sprenger e Kraemer, furono
autorizzati dal Papa a formare una commissione di indagine sulla stregoneria e
a consegnare allInquisizione le donne che avessero trovato colpevoli.
Sprenger fu luomo che, nonostante il proprio odio per le donne, tenne la
Vergine in somma venerazione e formò nel 1475 la prima confraternita
laica per la recitazione del rosario (83). Il terrificante documento stilato da
questi due domenicani, chiamato Malleus Maleficarum (Il martello delle
streghe letteralmente: Il martello dei malvagi), pubblicato tra il 1487
e il 1489, diverrà il libro di testo dellInquisizione,
vedrà diciannove edizioni e larghissimo uso nei successivi 300 anni.
Esso fu responsabile della persecuzione, della tortura e dellassassinio
sul rogo o per impiccagione di migliaia di donne, inclusa Giovanna dArco,
definite streghe in combutta con il diavolo.
Linquisizione fondeva assieme tre categorie di
perseguitati: streghe, eretici e pazzi. Molte delle donne accusate erano malate
di mente e, dato che a quel tempo i malati mentali erano classificati tra i
posseduti dal demonio, la causa della loro possessione era, inevitabilmente, il
pensiero del sesso. Gli autori scrivono:
Ogni stregoneria viene dalla lussuria della carne, che nelle donne è
insaziabile. Ci sono tre cose che non sono mai soddisfatte, anzi: una quarta
cosa che non dice mai basta, cioè la bocca dellutero.
Perciò, pur di soddisfare le loro voglie, esse si associano persino con
il diavolo.(84)
Come
Lilith era esorcizzabile per mezzo di un amuleto, anche queste streghe
risparmiano i battezzati o chi porta addosso il segno della croce. Lilith non
è più uno spirito senza un corpo: si è
incarnata nelle donne, e può riconoscerla chi è
abbastanza santo per farlo.
Zilboorg, nella sua History of Medical Psychology
[Storia della psicologia medica], tracciando la storia del trattamento
della malattia mentale dai Greci ai tempi moderni, scrive:
Il Vecchio Mondo sembra essere insorto contro la donna, scrivendo questa
raccapricciante testimonianza della propria pazzia. Persino dopo averla
torturata e spezzata nel corpo e nello spirito, non si concedeva alla donna il
privilegio di guardare il mondo in maniera diretta: la strega, spogliata dei
suoi abiti, le ferite e i segni della tortura esposti, la testa e i genitali
rasati perché nessun diavolo potesse nascondersi nella sua peluria, era
condotta di fronte alla corte camminando allindietro, perché il
suo sguardo malefico non potesse posarsi sul giudice e stregarlo [
]. Mai
nella storia dellumanità la donna fu più sistematicamente
degradata. Essa pagava sette volte tanto per la caduta di Eva, e la Legge
assumeva un contegno di orgoglio e di soddisfazione, insieme alla falsa
certezza che il volere di Dio era stato compiuto
.(85)
Questopera, tuttavia, non fu confinata al solo
cattolicesimo, ma ripresa da Lutero, da Calvino, da Giacomo I e dai Puritani in
Massachusetts con limpiccagione delle streghe di Salem. Lultima
strega fu decapitata in Svizzera nel 1782. Né venivano bruciate solo le
donne, ma tutti quelli per cui fosse provata laccusa di
eresia. Tutti quelli che, come Giordano Bruno, minacciavano le credenze
assodate con affermazioni che contraddicessero la scrittura,
potevano essere eliminati. La compassione per laccusato era considerata
prova di complicità con il Diavolo, né lintelletto
rappresentava una protezione contro le esigenze della fede: Melantone (allora
noto come umanista) si congratulò con Calvino per il rogo del grande
medico Serveto, scopritore della circolazione polmonare del sangue. La sua
eresia era stata di andare in Terra Santa e di descriverla arida
anziché fluente di latte e miele, e per questo gli si strappò la
lingua prima di bruciarlo.
Lultimo commento deve essere lasciato a Montaigne:
E dare grande valore alle proprie congetture quando, per amor loro,
si è pronti a bruciar vivo un essere umano (86).
Eva e il corpo
Eva
giunse a rappresentare il Corpo e la Materia; Adamo, di conseguenza, divenne la
Mente e lo Spirito, o (per Tommaso dAquino) lAnima Razionale. Eva
era la Carnalità, e Adamo la Spiritualità. Data latavica
eredità patriarcale, sia ebraica che greca, dovette sembrare del
tutto naturale ai Padri Cristiani associare luomo alla Mente e la
donna al Corpo. Questa scissione tra mente e corpo può essere
ulteriormente vista come unaltra di quelle opposizioni derivanti dalla
separazione primaria tra il creatore e la creazione che contrassegnarono la
mitologia dellEtà del Ferro. La credenza che il corpo debba essere
controllato, mortificato, fatto soffrire per i suoi desideri, e in generale
posto in una relazione di assoggettamento alla mente, è radicata molto
profondamente nella psiche cristiana. Solo lAlchimia operava
sullassunto che spirito e materia fossero due aspetti di ununica
matrice di energia. Lidea che corpo e mente possano essere due aspetti o
prospettive dellanima, o che il corpo sia tempio dellanima e sua
espressione fisica, è stata sempre nota agli alchimisti e ai mistici, ed
è adesso avanzata dalle scoperte della fisica moderna. Le vecchie
distinzioni devono lasciare il passo allidea che tutta la materia, per
quanto solida allapparenza, è di fatto energia, ma le
implicazioni di queste scoperte per la teologia e la medicina stanno
cominciando ad essere esplorate soltanto adesso (87).
Lopposizione tra la mente e il corpo nella
dottrina cristiana trasse il suo sapore dal peccato di Eva, che
divenne lintrinseca peccaminosità della carne, in particolare di
tutti quegli organi corporei che avevano a che fare con lescrezione di
materia di scarto, con i rapporti sessuali e con la nascita. Marina Warner, nel
suo libro sulla Vergine Maria, Alone of All Her Sex [Unica di tutto il
suo sesso], commenta:
Nelle feci e nellurina (parole di Agostino) del
parto, si compendiava la vicinanza della donna a tutto ciò che è
vile, umile, corruttibile e materiale; nella maledizione del
mestruo essa si trovava più vicina alle bestie; il richiamo della sua
bellezza non era altro che un aspetto della morte da lei apportata con la
seduzione di Adamo nel giardino dellEden. S. Giovanni Crisostomo
avvertiva: Lintera sua bellezza fisica altro non è che
flegma, sangue, bile, reuma, e il fluido del cibo digerito
(88)
Confrontate con Yeats:
Lamore è tutto ciò Di inappagato
Che non riesce ad avere per interi
Il Corpo e lAnima;
E
questo è ciò che ha detto
Jane.(89)
Warner
sottolinea largomento teologico cristiano che la donna era
lutero, e lutero era il male:
Quando Agostino, Ambrogio e Girolamo approvavano la
verginità per la sua speciale santità, erano gli eredi e
rappresentanti di una mentalità assai diffusa nellimpero romano di
allora. E, in questa battaglia tra la carne e lo spirito, il sesso femminile
era collocato decisamente dalla parte della carne. Perché, essendo il
parto la funzione specifica delle donne e le sue doglie la pena specifica
decretata da Dio dopo la Caduta, ed essendo il figlio che essa generava nel suo
utero macchiato dal peccato dal momento del suo concepimento, i mali del sesso
erano identificati in particolare con la femmina. La donna era lutero e
lutero era il male: questo insieme di idee endemico al cristianesimo non
è che lestensione dellargomentazione di Agostino sul peccato
originale (90)
Hillman sottolinea che, finché il corpo fisico e
la materia rappresenteranno comunemente il principio femminile, tutto
ciò che è fisico continuerà a ricevere proiezioni
misogine, e la materia, il male, le tenebre e il femminile continueranno ad
essere concetti intercambiabili. Il corpo femminile in particolare avrà
una fisionomia doppiamente negativa:
Laspetto materiale del femminile,il suo
corpo umano, la cosa più soggetta alla volgare corruzione della
carne(espressione dalla bolla papale che stabilì il dogma
dellAssunzione della Vergine Maria nel 1950) avrà una fisionomia
doppiamente negativa. Più femminile sarà la materia, più
sarà malefica; più materializzato sarà il femminile,
più sarà oscuro. Sul corpo fisico della femmina le fantasie
dellinferiorità femminile si fanno più floride,
poiché proprio qui prende forma il lato abissale della corporeità
maschile con le sue passioni animali e la sua natura istintuale
.(91)
Un
altro aspetto del rifiuto del corpo era il comportamento dei santi cristiani,
che gli infliggevano ogni sorta di tortura e sofferenza, dal digiuno alla
flagellazione. Lascetismo, la castità e il celibato divennero il
segno distintivo dei virtuosi, degli uomini e donne consacrati ad una vita di
santità. La verginità divenne la porta
dingresso allimmortalità: Dobbiamo amare la
castità sopra ogni cosa scriveva Agostino - perché
è gradita a Dio, come mostra il fatto che Cristo ha scelto la modestia
di un utero vergine. Così Agostino, come scrive Warner,
legò tre idee in una catena causale: peccaminosità del sesso,
nascita virginale, e bene della verginità .(92)
In
questo modo, la vita spirituale veniva irrevocabilmente scissa da quella
naturale, lamore per Dio non poteva nascere dallamore per la vita.
Al contrario, il vergine e il martire offrivano il proprio corpo a Cristo nella
convinzione che la verginità e il martirio li avrebbero avvicinati
maggiormente a Dio. Il corpo doveva essere sacrificato allo spirito, nella
convinzione che in tal modo il male sarebbe stato vanificato: Radice e
fiore della verginità è una vita crocifissa, scriveva
Giovanni Crisostomo.(93)
Daltra parte, lascetismo di certi santi
cristiani devessere collocato nel contesto dellesperienza
sciamanica, poiché lo scopo di entrambi è di trascendere i limiti
che tengono legati gli uomini ai bisogni e alle preoccupazioni terrene
precludendoli ad un altro genere di percezione, da sempre definita
visionaria (94). Il ritiro nel deserto, modello stabilito da
Gesù stesso, o il digiuno volontario degli asceti cristiani, possono
essere intesi come attuazione del sacrificio, o morte alla vecchia vita, che in
ogni tradizione mistica segna lentrata in una comprensione più
profonda. In tutte le tradizioni, liniziazione ai misteri profondi della
vita richiede la celebrazione di un rituale che separi dal quotidiano nel
mondo e permetta di sperimentare una seconda nascita ad un
nuovo genere di vista e di udito, risultato di ciò che gli alchimisti
chiamavano Opus Contra Naturam.
Qui,
ovviamente, è cruciale distinguere tra la denigrazione del corpo e
dellintera vita fisica e istintuale, e il plasmare e ordinare il corpo e
la vita fisica in vista della completezza individuale. Forse non è mai
stato daiuto distinguere gli elementi della questione in termini di
spirito e materia, ma di certo non è utile
polarizzare le due parti di un conflitto in due generi distinti di
entità e renderne uno superiore allaltro. Anche se, in via
provvisoria, accettiamo una distinzione tra spirito e
materia (almeno nella nostra lingua), il compito di conferire
armonia a questi due elementi è reso quasi impossibile ove
sussista un pregiudizio intrinseco nei confronti delluno o
dellaltro. Ciò che forse è meno ovvio è il fatto che
sono le immagini psichiche del maschile e del femminile ad esser celate, spesso
invisibili, dietro a più vistose affermazioni su cosa debba o non debba
essere una vita di valore. Lanalisi di Hillman è centrale:
La relazione materia-spirito e le difficoltà alla
loro armonia riflettono a monte, dal punto di vista psicologico,
difficoltà allarmonia di quegli opposti che chiamiamo mente e
corpo o, ancor più in profondo, maschile e femminile [
]. In altre
parole, la visione uniforme del mondo dipenderà dalle immagini psichiche
di maschile e femminile, perché anche le visioni del mondo sono in parte
fenomeni psicologici [
]. La trasformazione della nostra visione del mondo
necessita di una trasformazione della visione del femminile. Luomo cambia
la sua visione della materia quando cambia la sua visione del femminile
[
]. Luniforme visione del mondo in metafisica richiede
luniformità dellimmagine di sé in psicologia, un
congiungimento di spirito e materia rappresentato da maschile e femminile.
Lidea dellinferiorità femminile è quindi
paradigmatica di una serie di problemi che divengono manifesti al tempo stesso
in campo psicologico, sociale, scientifico e metafisico .(95)
IL PECCATO ORIGINALE
Lidea dellinferiorità femminile
può essere anche paradigmatica del concetto di peccato
originale. Cosa ci dice sulla relazione tra le immagini psichiche di
maschile e femminile limmagine del mondo offerta dalla Genesi? Che le
immagini maschili hanno valore, quelle femminili no. Il primo a valutarle
è, naturalmente, Dio Padre, che con la sua parola crea cielo e terra
come qualcosa di separato da sé. Il mondo creato prende allora su di
sé limmagine femminile di inferiorità, in quanto la
creazione non è della stessa sostanza del creatore. La natura, e la
natura umana come parte della creazione, non sono divine, in quanto il divino
le trascende, in rapporto al divino esse sono imperfette. Adamo in rapporto a
Dio è femmina, plasmato dallargilla e infuso del Suo soffio
vitale, ma maschio in rapporto ad Eva, che è tratta dal suo corpo, senza
aver ricevuto lalito di vita. Eva, allora, è femmina in relazione
ad Adamo e doppiamente femmina in relazione a Dio. Lumano
femminile, come nota Hillman, è doppiamente imperfetto, cosicché,
attraverso la donna, si palesa limperfezione intrinseca dellintera
creazione.
Il
respiro della vita è maschio perché procede da Dio ad Adamo, ma
non ad Eva, e largilla che viene dalla natura è femmina. In
latino, respiro è spiritus (che viene dal padre);
natura viene da natus; e la materia viene dalla madre,
Matrix: Madre Natura. Lo spirito è maschile e la natura, o
materia, è femminile: inferiore, caduta. La natura umana, essendo
femmina in relazione a Dio, è caduta, colpevole. Eva, in quanto
doppiamente caduta, doppiamente colpevole, non può obbedire a Dio. Adamo
avrebbe potuto, ma a causa di Eva non lo fa.
Crediamo che questo falso ragionamento derivi dal fatto
che le immagini femminili e quelle maschili sono sbilanciate nella psiche
umana, e in qualche punto sono addirittura in opposizione diretta. Nessun
congiungimento o armonia è possibile tra loro finché sono
rapportate ad una visone del mondo ritenuta vera: la disarmonia tra
trascendenza (maschile) ed immanenza (femminile) non sarà sperimentata
come disequilibrio su cui riflettere, ma come ordine necessario delle cose.
Studiando gli scritti degli uomini che hanno formulato la dottrina del peccato
originale, possiamo scorgervi il dramma delle immagini maschili e femminili che
ne è alla base.
Il
pensiero dottrinale cristiano ha continuato lopposizione tra umano e
divino e tra natura e spirito interpretando la natura di Cristo in termini di
redenzione dellumanità: Cristo doveva essere il Secondo Adamo, che
aveva rimosso, attraverso la propria morte e resurrezione, la maledizione
lanciata sul primo. Secondo le parole di Paolo, come per mezzo di un uomo
è venuta la morte, così per mezzo di un uomo è venuta la
resurrezione dei morti. Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo
tutti resusciteranno. (1 Cor. 15:21-2) E come credere che,
denigrando luno, si magnifichi laltro.
Lidea della Caduta, associata a quella del peccato
originale, è stata quindi centrale per il cristianesimo come non lo era
per il giudaismo, in quanto forniva la base per il contrappunto: la Redenzione.
La dottrina del peccato originale è principalmente una creazione dei
Padri cristiani, che consideravano Eva la peccatrice originale, o un essere
affatto incapace di peccare, non essendo capace di scelte morali. Essi
svilupparono questa dottrina nel terzo e quarto secolo d.C., costruendo le loro
teorie sul secondo e terzo capitolo della Genesi, ed estendendo non le idee di
Gesù ma quelle di Paolo, il quale aveva scritto sul peccato nello stesso
spirito che sulla morte: Perciò, come il peccato è entrato
nel mondo per mezzo di un uomo e la morte per mezzo del peccato, così la
morte è passata a tutti gli uomini, perché tutti loro hanno
peccato (Rom. 5:12). Essi giunsero a credere che il peccato
di Adamo nel disobbedire al comandamento di Dio (Eva qui è esclusa)
avesse guastato un mondo che era stato creato perfetto.
Origene (terzo secolo d.C.), il più erudito e
prolifico scrittore tra tutti i Padri, credeva invece che la Caduta non avesse
deteriorato un mondo già esistente, ma che lo avesse portato
allesistenza di fatto. Così, seguendo Filone, egli riteneva che
gli involucri di pelle con cui Dio aveva rivestito la nudità di Adamo ed
Eva fossero i corpi reali che rivestirono lanima espulsa dal suo regno
soprasensibile. Tuttavia, come vediamo di seguito, ciò lo portava a
considerare lintero mondo materiale come intrinsecamente contaminato:
(96)
Si dice che chiunque entra nel mondo è affetto
da una sorta di contaminazione. Per il fatto stesso che è posto
nellutero di sua madre, e che la fonte da cui trae la materia del suo
corpo è il seme del padre, si può dire che sia contaminato nel
padre e nella madre [
]. Così, ogni uomo è inquinato nel
padre e nella madre, e solo Gesù mio Signore è nato senza
macchia. Egli non fu inquinato nella madre, poiché entrò in un
corpo non contaminato (96).
Forse,
laffermazione ultima sul peccato originale possiamo lasciarla a Calvino,
che nel 1559, circa 1.300 anni dopo Origene, scriveva:
Il peccato originale è, quindi, una
depravazione e corruzione ereditaria della nostra natura, diffusa in ogni parte
dellanima [
]. Perché la nostra natura non è
semplicemente orba del bene, ma è così produttiva di ogni genere
di male che non può restare inattiva. Quelli che lhanno chiamata
concupiscenza hanno usato una parola nientaffatto inesatta, se si
aggiunge (e questo è ciò che molti non ammettono) che tutto
quanto è nelluomo, dallintelletto alla volontà,
dallanima alla carne, è insozzato e infarcito di concupiscenza; o,
per dirla brevemente, che luomo intero è, in se stesso,
nientaltro che concupiscenza . . .(98)
E stato Agostino (35-430 d.C.), tuttavia, il
principale formulatore della dottrina del peccato originale (99). Come sostiene
Elaine Pagels nel suo libro Adam, Eve and the Serpent, Agostino ha
effettivamente trasformato molta parte dellinsegnamento della fede
cristiana: anziché sulla libertà del volere e
sulloriginaria regale dignità delluomo, Agostino pone
laccento sullasservimento dellumanità al peccato.
Lumanità è malata, sofferente e disperata, irreparabilmente
danneggiata dalla caduta, per quella colpa originale. (100).
Il
risultato di queste riflessioni fu che i teologi ritennero la vita sulla terra
una maledizione trasmessa da Adamo a tutte le future generazioni per via
ereditaria. Il mezzo fatidico era quindi linvolontario impulso del
desiderio che portava allatto sessuale della procreazione. La logica
inflessibile di Agostino arrivò a definire un male in sé
limpulso sessuale, la libidine, e non latto, tollerabile a
stento persino allinterno del matrimonio: Non dobbiamo condannare
il matrimonio a motivo del male della libidine, né dobbiamo lodare la
libidine a motivo del bene del matrimonio (10l).
Warner
chiarifica la posizione di Agostino:
Agostino riteneva che linfezione ereditaria
fosse trasmessa attraverso i genitali maschili stessi durante il rapporto, e
che il corpo stesso, non lanima, fosse geneticamente guastato dalla
Caduta, ovvero che, non potendosi concepire un figlio al di fuori
dellamplesso sessuale, il quale necessariamente implica il peccato della
passione, il figlio fosse macchiato da quel momento. La premessa di questo
collegamento letterale tra rapporto sessuale e peccato originale era la nascita
virginale di Cristo: il figlio di Dio aveva scelto di nascere da una madre
vergine perché questo era il solo modo in cui un figlio potesse venire
al mondo senza peccato (l02).
Il
fatto che Agostino non riesca a concepire il divino senza concepire ciò
che egli chiama il diavolo, sembra essere una caratteristica del
suo pensiero:
Per una sorta di giustizia divina, la razza umana fu
consegnata al potere del demonio, dato che il peccato del primo uomo
passò al momento della nascita a tutti i nati da un rapporto tra i due
sessi, e il debito dei primi genitori vincolò tutti i loro posteri
[
]. Il metodo attraverso il quale luomo fu abbandonato al potere
del diavolo non deve essere inteso nel senso che esso fu un atto di Dio o il
risultato di un suo comandamento: egli non fece altro che permetterlo, ma lo
fece con giustizia. Quando Dio abbandonò il peccatore, listigatore
del peccato irruppe (l03).
Cercando ancora di spiegare come la morte e il male
fossero entrati in un mondo creato da un Dio buono e onnipotente, Agostino
imputa il peccato allumanità (così come fa anche
lautore geovista della storia del Diluvio nella Genesi, quando fa
rimuovere a Geova la maledizione che aveva lanciato sulla terra ma gli fa
ancora dire che limmaginazione del cuore umano è malvagia
sin dalladolescenza, [Gen. 8:21])
La
dottrina del peccato originale ha privato lumanità di ogni innata
natura divina, bollando anzi la donna e luomo come corrotti in sé
ed eternamente condannati al peccato: non cè alcun intrinseco bene
nel mondo naturale e nella natura umana. Ma gli esseri umani non possono
diffidare della propria natura e al tempo stesso aver fede nel divino,
perché il divino, qualsiasi altra cosa la parola significhi per chi le
dà un senso, è, se non altro, il nome della Fonte del nostro
essere, e se il nostro essere è contaminato, lo è anche la nostra
divinità. E questo è conforme alla premessa di Agostino, il
quale, avendo trovato la nostra natura corrotta sin dallutero
materno (104), non può immaginarla redenta da alcun ricorso ad
uninsita presenza divina, poiché non potremmo in alcun modo
riconoscerne la voce.
Noi
non dobbiamo, quindi, ascoltare la profondità del nostro essere e
affrontare la sfida di discriminare il vero dal falso, ma dobbiamo spostare la
nostra devozione su unautorità esterna, la Chiesa, che ci
connetterà a ciò che non siamo. Perché
ciò accada, dobbiamo credere alle sue dottrine e osservare i suoi
rituali, a cominciare dalla nascita, con il battesimo che cancella il peccato.
Inevitabilmente, da questo punto di partenza, lumanità ha bisogno
di un intermediario tra la propria innata colpevolezza e la bontà di
Dio: così, lastrazione della Chiesa sostituì
limmanenza dello Spirito Santo che dimora immediatamente (e senza bisogno
di interpretazioni) nella vita intera.
Se
lumanità è corrotta, la donna, a causa di Eva, lo è
ancor più. Qui la posizione di Agostino è svelata da ciò
che egli non dice:
Eva non avrebbe creduto al serpente, né Adamo
avrebbe anteposto il desiderio della moglie al comandamento di Dio [
]. La
trasgressione avvenne perché essi erano già il male; quel frutto
del male poteva venire solo da un albero del male, un albero divenuto
innaturalmente perverso attraverso uninnaturale perversione del volere
[
]. La gravità della caduta di Adamo fu in proporzione
allelevatezza della sua posizione. La sua natura era tale da esser capace
di immortalità se si fosse rifiutata al peccato; la sua natura era tale
da non dispiegare alcuna lotta o carne di contro allo spirito; la sua natura
era tale da non mostrare lotta alcuna contro il vizio, non perché egli
vi si arrendesse, ma perché non cera vizio in lui [
]. La
colpa di cui Dio accusò Adamo era una colpa da cui egli avrebbe potuto
astenersi [
] ed era una colpa di gran lunga peggiore di quella di tutti
gli altri uomini proprio perché egli era tanto migliore di tutti gli
altri. Per questo, la punizione che direttamente seguì il suo peccato fu
così severa da rendere inevitabile che egli divenisse mortale, anche se
era stato in suo potere essere libero dalla morte [
]. Quando questo
accadde, lintera razza umana fu nei suoi lombi. Ne
seguì che, in accordo con le potenti e misteriose leggi
dellereditarietà, coloro che erano nei suoi lombi ed erano
destinati a venire al mondo attraverso la concupiscenza della carne furono
condannati con lui [
]. E così, i figli di Adamo furono infettati
dal contagio del peccato e assoggettati alla legge della morte. Non importa se
bambini, incapaci di azione volontaria, buona o cattiva: a causa del loro
coinvolgimento con colui che ha peccato di sua propria volontà, essi
derivano da lui la colpa del peccato e la punizione della morte; proprio come
coloro che sono coinvolti in Cristo, pur non facendo niente di loro propria
volontà, ottengono di partecipare alla sua giustizia e ricevono la
ricompensa della vita eterna (l05).
Colpisce come in questo passaggio la parte di Eva nella
generazione della razza umana sia assente: è solo nei lombi
di Adamo che la razza umana esiste in potentia. Come osserva lo storico
della medicina Edelstein: La teoria del corpo umano è sempre una
parte della filosofia (106). Per di più, Eva è colpevole di
aver ascoltato un serpente, mentre Adamo cadde
dallelevatezza della sua posizione, essendo evidentemente il
solo tra i due capace di immortalità. Eva è accomunata ad un
rettile della terra (concretamente visualizzato), mentre Adamo è in
comunione con sua moglie comprensibilmente abbindolato (solo
per questa volta) nel supporla moralmente equivalente a lui ed è
in comunione con Dio, il quale ha fatto lui ma non lei. Adamo dà il nome
agli animali, come fa con sua moglie, ma non parla con loro. Di nuovo,
limplicazione non è difficile da scovare: Eva è più
vicina, vale a dire più simile, agli animali senzanima
e più lontana dalla peculiare condizione umana di coscienza e
autoconsapevolezza che Adamo incarna. Limmaginario della Genesi dipinge
Eva come essere istintivo e amorale: le piaceva laspetto
dellalbero, che era buono da mangiare, piacevole da
vedersi, e desiderabile per acquistare saggezza, come se
(donna che non era altro) supponesse la saggezza disponibile allistante
per il solo fatto di esser desiderata. Tuttavia, se prendiamo la storia non
letteralmente ma simbolicamente, questi significati si tramutano nel loro
contrario: simbolicamente, il principio femminile negli esseri umani di ambedue
i sessi è più recettivo alla saggezza istintiva ed intuitiva che
trascende i limiti di ogni punto di vista cosciente, ed è quindi
più vicino a Dio. Qui, il serpente è limmagine
di quella curiosità divina che turba lordine stabilito per
guidarci verso una comprensione più profonda. Allora, come il caduceo
dai serpenti attorcigliati, la magica bacchetta di Hermes, dio
dellimmaginazione, il serpente trasforma e risana i limiti di un punto di
vista esclusivamente cosciente, dogmaticamente sostenuto. Ma, interpretata alla
lettera, come donna che antepone la parola di un serpente allingiunzione
divina, Eva è più vicina al diavolo (doppiamente femminile).
Le
anomalie della trattazione agostiniana vengono al pettine quando leggiamo,
altrove, che Limmagine di Dio è nelluomo ed è
una. Le donne furono tratte dalluomo, il quale ha la giurisdizione da Dio
come se fosse suo vicario, essendo egli ad immagine dellunico Dio.
Perciò, la donna non è fatta ad immagine di Dio (l07).
Philip
Sherrard pone in prospettiva leredità agostiniana quando afferma
che è,
uno dei paradossi della tradizione cristiana
occidentale, ed una delle sue tragedie, che l'uomo che ha affermato con tanta
forza la presenza di Dio nelle profondità del proprio io, e quindi
lindipendenza ultima della personalità umana da tutte le categorie
terrene, sia responsabile, come teologo dogmatico, forse più di ogni
altro autore cristiano, di aver consacrato nel mondo cristiano
l'idea che la schiavitù dell'uomo e la sua debolezza siano dovute alla
perversione innata della natura umana a causa del peccato originale. In
occidente, è la teologia di S. Agostino che ha nascosto fino ad oggi la
rivelazione cristiana della filiazione divina, la rivelazione di chi è
fondamentalmente l'uomo (108)
Lidea dellinnata colpevolezza umana, pur
essendo nel nostro inconscio psichico da molti secoli, può essere
rivalutata, come ogni altra idea, una volta divenuta conscia. In qualsiasi
altra disciplina, potremmo chiederci: perché abbiamo bisogno di
questidea? Essa pretende di spiegare ciò che Antonio,
sullassassinio di Giulio Cesare, definisce il male che gli uomini
fanno e che vive dopo di loro (109). Ma, nello spiegare
questo, essa non spiega il bene che gli uomini fanno, che vive anchesso
dopo di loro. Al contrario, come ogni idea negativa, essa ha più
probabilità di creare e sostenere le cose che condanna. Le parole di
Blake LErrore, o la Creazione, si incenerisce nel Momento in cui
gli uomini cessano di guardarlo (1l0) possono essere utili a suggerire
che, perpetuando la credenza nel peccato originale, noi provochiamo le
condizioni che generano il peccato, poiché ci priviamo
dellabitudine a credere in noi stessi e a cercare una guida morale dentro
di noi. La convinzione fondamentale di Blake, al contrario, era che tutto
ciò che vive è Sacro. E triste che lintuizione
avuta da Agostino in tarda età non gli fosse arrivata in tempo per
redimere la sua convinzione sulla propria e umana colpevolezza: Tardi ti
ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova, sì, troppo tardi ti ho
amato. Ecco, eri dentro di me tu, ed io fuori: fuori di me ti cercavo
(111).
MARIA COME SECONDA EVA
Centrale nella dottrina cristiana dal quarto secolo d.C.
fu linsegnamento che, come Cristo era il Secondo Adamo, così Maria
era la Seconda Eva, che Maria, con la sua verginità, aveva redento
il peccato di Eva. Il paradiso perduto era adesso riguadagnato, perché
la trasmissione del peccato originale era stata finalmente interrotta dalla
nascita immacolata di Cristo. Come diceva Girolamo, Ora è spezzata
la catena della maledizione. La morte è venuta attraverso Eva, ma la
vita è venuta attraverso Maria (1l2). E Ireneo dichiarava:
Eva, con la sua disobbedienza, portò la morte su se stessa e su
tutta la razza umana. Maria, con la sua obbedienza, ha portato la
salvazione (1l3).
Fondamentalmente, è la verginità di Maria
la pietra dangolo della teologia cristiana, perché senza di essa
non potrebbe esserci nessun Figlio di Dio e nessuna sospensione
delle leggi di natura, manifeste nellessere umano come peccato originale
sin dallutero materno, dove lo collocava SantAgostino.
Gesù sarebbe stato un uomo come gli altri, e sarebbe stato impossibile
renderlo Cristo il Redentore dal peccato. Così, nella tradizione
cristiana è stato essenziale provvedere ad una dottrina
dellimmacolata concezione di Gesù, e ugualmente essenziale, in
seguito, è stato estendere lidea dellimmacolata concezione a
Maria stessa, in modo che anche lei fosse completamente libera da ogni macchia
di peccato originale, che indiscutibilmente era ormai la
sessualità umana. A rigor di logica, anche la madre di Maria, Anna,
avrebbe dovuto esser resa immacolata, e così pure a ritroso
lintera linea di antenate, fino ad Eva inclusa. Unorigine divina e
una nascita miracolosa sono comuni a tutte le tradizioni mitiche come mezzo per
riconoscere colui che diverrà leroe o il salvatore della
comunità (114), ma questo mito portava il carico unico della redenzione
dellintera natura.
Figura 22.Clicca sul bottone per ingrandire.

La
verginità di Maria fu definita in immagini che bandivano la
sessualità e la nascita come incarnazioni di un aspetto del divino.
Maria diviene la madre del Redentore e la madre di tutti i credenti, ma non
è più, comera Eva, la madre di tutti i viventi.
Così, i processi naturali della nascita, attraverso i quali tutte le
creature vengono ad esistenza, sono respinti come legami con la catena di
corruzione del peccato originale. Lutero di Maria, al contrario di quello
di Eva, è incorrotto dalla fecondazione umana o dai processi umani della
nascita. Nellimagerie del Cantico dei Cantici, esso è un
giardino recintato
. una sorgente chiusa, una fontana sigillata (C
dei C. 4:12).
Maria
è servita solo a peggiorare le cose per Eva. Come spiega Tertulliano
stesso, Eva ancor più diviene il male, essendo Maria la donna
perfetta. E ancora:
Eva credette al serpente, Maria credette a Gabriele;
luna ha peccato credendo, laltra, credendo, ha cancellato il
peccato. Ma Eva non concepì nulla nel suo utero dalle parole del
diavolo? Certamente sì. Perché la parola del diavolo fu per lei
il seme, cosicché dora in poi ella avrebbe partorito da esule, e
partorito nel dolore. Infatti partorì un diavolo che assassinò il
fratello; mentre Maria partorì uno destinato a portare la salvazione a
Israele (115).
Maria
fu fatta divenire vergine prima, durante e dopo la nascita del figlio
(aeiparthenos). Non poteva esservi alcun rito del passaggio
tanto di entrata quanto di uscita dal suo utero, che perciò era rimasto
incontaminato sia dallatto sessuale, sia dal sangue,
dallurina e dalle feci della nascita. Ogni associazione con
il naturale doveva essere rimossa da lei, essendo la natura legata
alla corruzione della sessualità e al decadimento della morte. La donna,
che era il mezzo della nascita, fu, con una logica inversa, il mezzo della
morte. Il coito, scrive Phillips, divenne il mezzo con cui i peccati dei
padri e delle madri ricadono sui figli e le figlie. Peccato, sessualità
e morte furono così intessuti nellarazzo che dipinge Eva;
obbedienza, verginità e vita eterna divennero i luminosi attributi di
Maria (116).
La
verginità fu identificata con la libertà dal peccato, che
implicitamente trasformava la sessualità in peccato primario. Tuttavia,
lassociazione della verginità alla libertà dal peccato, e
quindi alla promessa di vita eterna, portò i Padri cristiani alla
contraddittoria conclusione che la morte poteva essere vinta solo rinnegando i
processi naturali di ingresso alla vita. Evidentemente, la via per raggiungere
limmortalità era di non nascere affatto! Il principio teorico che
il cristianesimo non abbia svalutato la natura e che non ci sia un insito
dualismo nei suoi insegnamenti è totalmente scalzato dalla
logica di queste immagini.
Qualè stato, in particolare sulle donne,
leffetto di questa assoluta polarizzazione di spirito e natura, che
identificava luno con Maria immacolata e laltra con Eva la
peccatrice? Se non potevano emulare la verginità di Maria, le donne
erano condannate ad allinearsi con Eva. Non cera modo per loro di
combinare dentro di sé gli opposti ruoli di vergine e madre,
perché la loro maternità le avrebbe escluse dalleterna
verginità di Maria (limene inviolata), e la loro verginità
le avrebbe escluse dalla sua fortunata maternità. Perciò, esse
potevano identificarsi solo con Eva. Nella tradizione giudaico-cristiana delle
immagini mitiche le donne non avevano quella varietà di modelli che
esisteva in Grecia nelle Figura di Atena, Artemide e Afrodite, o di Demetra,
Persefone, Era e Hestia, dea del focolare e della casa. Come Maria o Eva, la
realtà delle donne era invece immaginata interamente in termini sessuali
o relazionali: come madre, moglie, vergine o prostituta. Persino Maria
Maddalena, che avrebbe potuto sfuggire ad una definizione convenzionale, era
chiamata prostituta penitente. Dovè limmagine
della donna indipendente dalla relazione con luomo o con il figlio, se
non, per chiudere il cerchio, in Lilith?
EVA NELLA TEOLOGIA PROTESTANTE
Con la
Riforma si sarebbe potuto sperare in una nuova interpretazione del mito della
Genesi e, con essa, in un mutato atteggiamento verso le donne e gli uomini. Le
vecchie idee, invece, non solo permasero, ma furono riaffermate da Lutero e dai
suoi successori. Sia Lutero che Calvino, nel sedicesimo secolo, cominciarono
dal seguire il primo capitolo della Genesi e dal dichiarare luguaglianza
di uomini e donne. Ma poi, elaborando le ragioni della Caduta, entrambi
giunsero alla conclusione che era stata lindipendenza di Eva a causare la
sua capacità di portare Adamo al peccato, determinando così che
la donna dovesse essere compagna accondiscendente delluomo, soggetta in
tutto al suo volere. Questa sottomissione è punizione per la sua colpa
ed espressione della giustizia divina, cosicché ogni rifiuto da parte
della donna ad accettare lordine sociale deve essere inteso come
ulteriore peccato: il rifiuto di accettare il giudizio di Dio (1l7). Il posto
della donna rispetto alluomo doveva essere basato su quello di Eva
rispetto ad Adamo. Nellatto maschile di inchiodare, essa è, scrive
Lutero, il chiodo conficcato nel muro:
A queste pene della gestazione e della nascita si
aggiunge il fatto che Eva è stata posta sotto il potere del marito
[
]. Anche questa punizione scaturisce dal peccato originale, e la donna
la sopporta tanto malvolentieri quanto quelle pene e quei disagi che sono stati
imposti alla sua carne. Il governo resta alluomo, e la donna è
costretta ad obbedirgli per comandamento di Dio. Egli governa la casa e lo
stato, intraprende guerre, difende i suoi possedimenti, ara la terra,
costruisce, pianta, ecc. Mentre la donna è come un chiodo conficcato nel
muro. Se ne sta in casa e [
] non va oltre i suoi doveri più
individuali [
]. Le donne sono generalmente riluttanti ad adattarsi a
questo fardello, e naturalmente cercano di riguadagnare ciò che hanno
perduto a causa del peccato. Se non sanno fare di meglio, si limitano a
mostrare la propria impazienza brontolando. Tuttavia, non possono svolgere le
funzioni degli uomini: insegnare, governare, ecc. Sono maestre nel procreare,
nel nutrire e nellallevare la prole. In questo modo Eva è punita;
ma, come ho detto allinizio, è una lieta punizione se considerate
la speranza di vita eterna e lonore della maternità che le sono
stati lasciati (1l8).
Questo
atteggiamento, che nella sua essenza non si discostava affatto dallideale
cristiano primitivo e medievale, si introdusse nellinsegnamento luterano,
calvinista e puritano. Non si può negare, scriveva
riluttante Calvino, che la donna sia stata creata secondo limmagine
di Dio, però in secondo grado (119). Lutero, commentando la
Genesi, attinse allantico immaginario delletà del ferro per
esprimere lo stesso concetto: Come il sole è superiore alla luna,
così la donna, per quanto bellissima opera di Dio, non era
lequivalente del maschio in gloria e prestigio (l20). Lidea
di donna è così equiparata allidea di donna caduta, ed ella
diviene, in sé, un rimprovero vivente alla peccaminosità della
propria natura, al fatto di aver meritato la punizione
dellassoggettamento.
Per
Calvino, la subordinazione delle donne agli uomini traeva la propria
giustificazione dallordine gerarchico che era nelle intenzioni di Dio,
rifletteva lordine sociale divinamente stabilito, nel quale luomo
doveva comandare e la donna obbedire. Come dice il Buon Libro: Il tuo
desiderio sarà rivolto a tuo marito, e lui governerà su di
te
Perché questo discorso, La tua
concupiscenza apparterrà a tuo marito, ha lo stesso valore che se
Egli le avesse negato ogni libertà personale e le avesse imposto di
essere soggetta al governo del marito per dipendere dal suo volere e piacere,
come se Egli dicesse:Non desidererai niente allinfuori del volere
del marito. E così che la donna, avendo perfidamente
oltrepassato i propri confini, è dominata e messa a
freno.(l21)
Questi
sentimenti informarono lopera dei successivi teologi protestanti,
finché nel nostro secolo, negli scritti di Karl Barth, un ultimo
chiodo fissa al loro posto le discendenti di Eva: La donna
non ha una sola possibilità allinfuori dellessere consorte
delluomo [
]. Essendo in sé il completamento
dellumanità delluomo, ella non ha altro bisogno di ulteriore
completamento per proprio conto (l22). Secondo la visione di Barth,
il comandamento del Signore non disonora o umilia nessuno, ma
mette uomini e donne al loro posto, che per la donna è di
essere donna: il punto essenziale è che la donna deve sempre e in
ogni circostanza essere donna, vedersi e comportarsi come tale, e non come un
uomo (123). Qui non si accenna affatto alla possibilità che
luomo sia un completamento dellumanità della donna, e non si
concepisce che luomo e la donna trovino il completamento della propria
umanità nella loro irripetibile individualità, o nella loro
relazione con la propria natura divina, e ancor più assente è
lidea eretica che attraverso gli esseri umani si possa esplorare
lumanità di Dio. Al contrario, la concezione di Adamo
ed Eva di Van Eycks (Fig. 23) non attua discriminazioni tra loro ma li ritrae
come compagni di relazione nel viaggio dellanima.
Figura 23.Clicca sul bottone per ingrandire.

Nella
continuità della storia di Eva possiamo leggere il risultato dello
squilibrio tra i principi maschile e femminile che era stato ratificato nella
storia dellEnuma Elish. Il mito, con le sue interpretazioni
ebraiche, cristiane ed islamiche, ha perdurato, ma la situazione storica e
lesperienza umana che lo avevano originato sono state dimenticate. Per di
più, il significato simbolico del mito come nascita della coscienza
è completamente oscurato agli occhi di chi lo assume come rivelazione
divina. Le ingenue frasi che esplorano le esperienze maggiormente cruciali
dellumanità, sono state astratte dal racconto, generalizzate al di
fuori del contesto, e distorte in forme che sostengono lordine sociale
dominante. La nervosa discordanza tra immagine e parola può
essere superata se il mito è letto simbolicamente come mito tragico che
tratta di una dimensione dellesistenza umana, il kathodos, o
caduta, e non dellanodos, lascesa alla visione mitica. Ma,
letta concretamente, limmagine è sacrificata
allinterpretazione della parola, cosicché la sua intrinseca
gioiosità non riesce a suscitare i sentimenti che dovrebbe. Ogni mito,
se preso alla lettera, confonde due livelli di comprensione, o modelli di
discorso, ed è perciò destinato a distruggere la vita, quando
invece è stato concepito per scoprirla. Sotto questo aspetto, la Genesi
non fa eccezione.
EVA E LA NATURA
Questa
costante frainterpretazione del mito nel corso degli ultimi 2.000 anni della
nostra tradizione mitologica ha adesso implicazioni particolarmente urgenti,
che influenzano in maniera assolutamente cruciale il nostro attuale
atteggiamento verso la natura e il corpo della Terra. Non
cè mai stata nel cristianesimo, comera invece nelle culture
della dea, una concezione della Terra come essere vivente, e ancor
meno la consapevolezza che Tutto è Sacro, poiché il credo
nellimmanenza divina fu respinto a livello dottrinale come credenza negli
spiriti. Le dee e dei delle culture pagane furono visti come demoni, e i valori
che essi esprimevano furono considerati demoniaci. Eppure, il Manoscritto
Oxyrhynchus riferisce le parole di Gesù in cui si dimostra che
lantica visione della sacralità della natura era parte integrante
del suo insegnamento:
Chi è che ci guida, allora, e quando verrà
il Regno dei Cieli?
Gli uccelli dellaria e tutte le bestie che stanno sotto la terra o sopra
la terra, e i pesci del mare, ecco chi vi guida. Il Regno dei cieli è
dentro di voi, e chi conosce sé stesso lo troverà. E, trovatolo,
saprete di essere figli ed eredi del Padre, lOnnipotente, e saprete che
voi siete in Dio e Dio è in voi.(l24)
Se la
natura non è vista come divina in sé ma solo fatta
dalla deità come qualcosa di separato dal tutto, e se i processi fisici
della nascita e della riproduzione sono sperimentati come una trasmissione
della colpa da una generazione allaltra, non ci si può sorprendere
che siano di fatto considerati meccanicistici. Di conseguenza, la natura
è stata progressivamente desacralizzata a cominciare da Agostino,
attraverso Tommaso dAquino, fino allo sviluppo della scienza dal
sedicesimo secolo ai nostri giorni. Fu Francesco Bacone a dire che la natura
dovrebbe essere braccata nei suoi movimenti [
] ridotta a servizio
[
] resa schiava. Prendendo a prestito il linguaggio
dellInquisizione, la natura doveva essere posta sotto
coercizione e lo scopo dello scienziato era di torturala per
estrarne i segreti (125). Anche Cartesio scrisse che il fine ultimo
dellumanità era di divenire Signori e Padroni della
Natura (126). Un linguaggio simile sarebbe inconcepibile in una cultura
che creda nellimmanenza divina.
Finché, molto recentemente, la materia è
stata considerata così svuotata di spirito da essere concepita come
inerte, addirittura morta. Jung disse:
Oggi noi parliamo di materia, ne
descriviamo le proprietà fisiche e conduciamo esperimenti di laboratorio
per dimostrare alcuni dei suoi aspetti. Ma la parola materia rimane
un concetto arido, inumano e puramente intellettuale, senza alcun significato
psichico per noi. Quanto era diversa lantica immagine della materia
la Grande Madre che poteva racchiudere ed esprimere il profondo
significato emotivo della Madre Terra (127).
La
scienza asserisce oggi che nella materia non cè niente di
morto: persino il corpo decomposto, ridotto ad atomi e molecole,
è vivo. Sebbene la dottrina cristiana abbia insegnato che
gli esseri umani hanno unanima e che sono ununità composta
di corpo ed anima, essa non ha insegnato, nella tradizione occidentale, che
proprio per questo il divino dimora in loro. Inoltre, lidentificazione
del corpo con il male, e dellanima con una condizione di peccato
primordiale ed ereditato, di fatto ha privato tanto la natura umana quanto la
natura in generale di ogni intrinseca divinità.
Aristotele fu fattore vitale in questo processo,
perché le sue opere, tradotte in latino dallinizio del dodicesimo
secolo, ebbero un effetto radicale sulla dottrina cristiana attraverso la loro
influenza su Tommaso dAquino. Fu a questo punto che andò perduta
limmagine platonica della grande catena dellessere, emanante dalla
fonte di vita della somma sfera pleromatica e discendente attraverso una
successione di stadi gerarchici che impregnava dellessere fin la
più bassa emanazione del mondo manifesto. Essa fu sostituita
dallidea aristotelica che luniversale non possa essere presente in
una sostanza o entità particolare, e la stessa nozione si ritrova negli
scritti di Tertulliano: La carne non diviene spirito né lo spirito
carne (l28). Attraverso linfluenza di Aristotele su Tommaso
dAquino, si sviluppa lidea che ci siano due ordini, uno
soprannaturale e uno naturale, e che lumanità appartenga
allordine naturale piuttosto che a quello soprannaturale. Lanima
umana è ridotta al principio razionale, poiché gli uomini non
possono conoscere Dio attraverso la partecipazione alla vita emanante dalla
fonte, ma solo imparare su Dio. Il conoscere dellanima non
è informato dellintelligenza attiva e delle intuizioni della
saggezza divina presente in essa o inerente ad essa, ma è qualcosa di
più simile allintelletto o allabilità della ragione,
che è creata da Dio ma non è parte di Dio.
Lanima, e ancor più il corpo, non è
quindi unemanazione del creatore, il quale è separato da entrambi
alla maniera in cui se ne separò alla creazione nella Genesi.
Leffetto di questa dottrina fu di scindere ancora una volta lo spirito
dalla natura, e la vita non manifesta da quella manifesta. Il pensiero di
Tommaso, impregnato della rigida distinzione tra universale e particolare
operata da Aristotele, si accordò con limpatto della dottrina del
peccato originale, stabilendo ancora una volta che nella natura e
nellumanità non poteva risiedere alcuno spirito divino.
Linsegnamento di Gesù che lumanità come figlio era
parte del Padre (proprio come nella cultura della dea lumanità era
stata figlia della Madre) avrebbe potuto superare questa grossa scissione. Ma
la dottrina dellIncarnazione di Cristo sviluppata dalla Chiesa non lo
permise, perché levento divino fu interpretato come qualcosa che
aveva avuto luogo una sola volta e in un solo uomo per il bene
dellumanità, e non nellintera umanità, né
nellintera creazione. Così, la rivelazione contenuta nelle parole
di Gesù nel Vangelo gnostico di Tommaso andò perduta, e la ferita
dellanima, anziché sanarsi, fu esacerbata .
Qui
Gesù crea unimmagine che va oltre la dualità, portando
significativamente a completa armonia le immagini maschile e femminile
dellanima:
Quando di due farete uno, quando dellinterno
farete lesterno, dellesterno linterno e del sopra il sotto,
quando di maschio e femmina farete una cosa sola, cosicché il maschio
non sarà più maschio e la femmina (non) sarà femmina
allora entrerete [nel Regno].(129)
E
ancora, egli offre unindimenticabile immagine di immanenza divina:
Spaccate un [pezzo di] legno, ed io sono là;
sollevate un sasso, e lì sotto mi troverete.(130)
Il
modo in cui guardiamo alla natura riflette le nostre idee sulla natura,
che a loro volta riflettono il modo in cui guardiamo alla natura umana.
Potremmo chiederci se la nozione di peccato originale sia stata generata da chi
non riusciva ad amare la vita nella sua interezza, poiché nessun mistico
di nessuna tradizione esclude una parte della vita dallintero. Allora, la
maledizione di Geova (presa alla lettera) non è piuttosto la
maledizione del geovista e dei suoi seguaci, la rabbia dellumanità
verso ciò che essa vede come il proprio annientamento? Al contrario,
Blake dirige i nostri pensieri verso linterno: Agli Occhi
dellUomo di Immaginazione, la Natura è lImmaginazione
stessa. Come un uomo è, così egli vede. Come un Occhio è
fatto, tale è il suo Potere (131). Come in tutte le culture, la
visione del poeta è una visione di unità:
Vasta catena dellessere! che originò da
Dio,
Della Natura etereo, umano, angelo, uomo,
Uccello, bestia, pesce,
insetto, e tutto ciò che nessun occhio può vedere,
A cui
nessuna lente può arrivare; dallInfinito a te,
Da te al nulla.
Su forze superiori
abbiamo dovuto appoggiarci, inferiori saremmo sulle
nostre;
O nellintera creazione lasciare un vuoto,
Dove, spezzato
un gradino, distrutta è la grande scala;
Colpisci un solo anello
nella catena della Natura,
Ed essa dieci ne spezza, o diecimila ancora.
(132)
Limmagine di un sentiero di discesa e di ascesa
per gli esseri angelici o le anime, che si trova nel sogno di Giacobbe sulla
scala che va dal cielo alla terra e che ispirò Blake (Fig.24),
può anche trasmettere lidea di unininterrotta catena di
relazioni nella creazione.
Figura 24.Clicca sul bottone per ingrandire.

Il
mito del giardino dellEden potrebbe anche essere inteso a simboleggiare
il ricordo di unintegrità originaria, dimenticata nel mangiare il
frutto dellAlbero della Conoscenza che ci ha introdotto nel tempo e nella
coscienza e ha fatto intraprendere a ciascuno di noi il viaggio individuale
dellesplorazione. Ma il frutto ingerito continua a vivere dentro di noi
come impulso a ricordare lo stato di unione prima dello smembramento nel tempo,
poiché la memoria persiste in indistruttibili echi e visioni che non
hanno spiegazione. L Anima Mundi e la Grande
Memoria di Yeats, lInconscio Collettivo di Jung e il
Sacro Cerchio del Mondo di Black Elk (133) possono derivare da
questa fonte, come pure la spesso vagheggiata memoria akashica e la
teoria platonica della Conoscenza come Reminiscenza, lAnamnesi.
Più vicina ai nostri giorni, lidea, nutrita dalla tradizione
neoplatonica, che lanima conservi il ricordo del suo luogo di origine ma
non riesca più a percepirlo, è espressa da Shakespeare attraverso
lamore di Lorenzo per Jessica:
Come si posa dolce su questo poggio il riflesso della
luna!
Ci siederemo qui, e lasceremo che larmonia dei suoni
Si
insinui nelle nostre orecchie; La notte con la sua dolce quiete
Saddice al tocco di armonie soavi.
Vieni, Jessica, e siedi. Guarda
come lalveo del cielo
è tutto intarsiato di patene
doro;
Non cè il più piccolo astro di quelli che
tu vedi
Che nel suo moto non canti come un angelo,
E non sunisca
in coro ai cherubini dai giovani occhi;
Questarmonia è
nellanima immortale;
Ma, finché questo caduco e rozzo
involucro dargilla
la riveste, noi non possiamo udirla.
(l34)
Note e Riferimenti bibliografici
Capitolo 13 (continuazione). Eve. The
Mother of All Living
44.
Phillips, op. cit., p 57
45.
Lutero, Lezioni sulla Genesi, Capitoli 1-5, p. 151, citato in PHILLIPs,
op. cit., p 58.
46.
Whitmont, op. cit., p. 124.
47.
Cfr. Peter Brown, The Body and Society, per la posizione delle donne
nella primitiva società cristiana.
48.
Esiodo, Le opera e i giorni, nella traduzione di H. G. Evelyn-White, pp.
55-77. Sul poema di Esiodo, Harrison commenta:
Attraverso la magia del poeta, rapito e affascinato egli
stesso dalla visione di una donna incantevole, balugina la vile malizia
dellanimus teologico. Zeus Padre non avrà una grande Dea-terra,
Madre e Fanciulla al tempo stesso . . . ma la sua figura esiste sin dai
primordi, così egli la rifà.
(Jane Harrison, Prolegomena to the Study of Greek Religion, p.285.)
49.
Esiodo, Works and Days, 94-100.
50.
Esiodo, Theogony, trs. H.G. Evelyn-White, 590.
51.
Jane Harrison, Pandoras Box, Journal of Hellenistic
Studies, 20: 108-9.
52.
Esiodo, Theogony, 573-90.
53.
ibid.,585-90.
54.
Tertulliano, De Corona Militis, citato in PHILLIPS, op. cit., p. 21.
55.
Giovanni Crisostomo (c. 347-407), In Mattheum Homili, xxxii, Ex
Capitae, xix (a), Migne, Patrologiae Graecae, Vol. 56, p. 803;
citato in PHILLIPS, op. cit., p. 22.
56.
Phillips, op. cit., p. 20.
57.
Una simile sintesi o astrazione si può riscontrare nel simbolismo
astrologico dellAcquario, il Portatore dAcqua, che nelle più
antiche figure zodiacali (cioè, lo zodiaco del secondo secolo d.C. del
Tempio di Denderah, e lo zodiaco di York dellundicesimo secolo in
Inghilterra) reca i due vasi della vita e della morte. Negli zodiaci più
tardi, il Portatore di Acqua reca un solo vaso, e la ricchezza del simbolismo
originale è perduta.
58.
Dora and Erwin Panofsky, Pandoras Box, p.12.
59.
Si confrontino le immagini del vaso sigillato della Vergine Maria, quella del
vaso, o giara dellolio, di Maria Maddalena, e quella del vaso alchemico:
tutte recano la stessa idea di contenitore, come lurna di Pandora.
60.
Apuleio, Lasino doro, pp. 14-26. PANOFSKY, op. cit., pp.
17-19.
61.
Tommaso dAquino, Summa Theologiae, I, 93, 4 ad.1; citato in MARINA
WARNER Alone of All Her Sex, p. 179.
62.
Tommaso dAquino, op. cit., 1a., 92, i; citato in PHILLIPS, op. cit., p.
35.
63.
John Milton, Paradise Lost, Bk. 4, 299.
64.
James Hillman, The Myth of Analysis, pp. 217-18. SIMONE DE BEAUVOIR,
sullo stesso tema, commenta:
Lumanità è maschio e luomo
definisce la donna non in sé stessa, ma in relazione a sé; essa
non è vista come essere autonomo [
] E definita e
differenziata in riferimento alluomo, e non lui in riferimento a lei; lei
è lincidentale, lui lAssoluto: lei è lAltro.
(Il secondo sesso. p 16)
65.
Claus Westermann, Genesis, 1-12, p. 357; citato in PHILLIPS, op. cit.,
p. 115.
66.
Aristotele, Sulla generazione degli animali, 729a, 22, citato in
HILLMAN, op. cit., p. 228.
67.
Tommaso d'Aquino, op. cit., 1a, 92, citato in Phillips, op. cit., p. 35.
68.
The Image of Man, London, Arts Council Publication, 1982, p. 180.
69.
Platone, Timeo, in R. D. Archer-Hind (a cura di), The Philosophy of
Plato and Aristotle, New York, Arno Press, 1973, 42, D.
70.
Freud, Compendio di psicoanalisi, SE, XXIII, pp. 193-4; citato in
HILLMAN, op. cit., p. 241.
71.
Hillman, op. cit., p. 243.
72. C.
G. Jung, Collected Works, Vol. 6, Tipi psicologici, paragr.
9.
73.
citato in PHILLIPS, op. cit., frontespizio.
74.
ibid., p. 41.
75. C.
G. Jung. Ci spiace di non essere in grado di fornire questo
riferimento.
76.
John Milton, Paradise Lost, Book 10, 867-95.
77.
Phillips, op. cit., pp. 44-5.
78.
H. Kramer e J. Sprenger, Malleus Maleficarum, p.47.
79.
Tertulliano, De cultu feminarum, citato in PHILLIPS, op. cit., p. 76.
80.
Tertulliano, Adversus Hermogenem, pp. 2-3, citato in H. BETTENSON (ed.),
Early Christian Fathers, p.108.
81.
Tertulliano, De Carne Christi, pp. 4-5, citato in BETTENSON, op. cit.,
p. 125.
82.
citato da Phillips, op. cit., p. 77.
83.
Marina Warner, Alone of All Her Sex, p.306.
84.
Kramer e Sprenger, op. cit., p. 43.
85.
Gregory Zilboorg, A History of Medical Psychology, New York, Norton,
1941, pp. 161-2.
86.
Montaigne, Essais, Vol. IX, p. 22, citato in Zilboorg, op. cit.
87.
Donnah Zohar, Quantum Self.
88.
Warner, op. cit., p. 58.
89.
W. B. Yeats, Crazy Jane on the Day of Judgement, Collected
Poems, p.291-2.
90.
Warner, op. cit., p. 57.
91.
Hillman, op. cit., p. 219.
92.
Warner, op. cit., p. 54.
93.
Giovanni Crisostomo, da De Virginitate, citato in unenciclica di
Papa Pio XII, 25 marzo 1954.
94.
Cfr. Mircea Eliade, Rites and Symbols of Initiation, p. 102.
95.
Hillman, op. cit., pp. 216-17.
96.
J. W. Trigg, Origen, p.109,
97.
Origen, Hom. in Leviticum, xii, 4, in Bettenson, op. cit., p. 220.
98.
Henry Bettenson (a cura di), Documents of the Christian Church, p. 213.
99.
Agostino concepì la dottrina del peccato originale in risposta
alleresia del monaco bretone Pelagio. Cfr. Elaine Pagels, Adam, Eve
and the Serpent, pp. 124-6. Si veda anche limportante libro di Uta
Ranke-Heinemann, Eunuchs for Heaven: The Catholic Church and Sexuality,
pubblicato troppo tardi per essere inserito in questa trattazione.
100.
Pagels, op. cit., p. 99.
101.
Agostino, De Nuptiis et Concupiscentia, 1, 8 (7), citato in Warner, op.
cit., p. 54.
102.
Warner, op. cit., p. 54.
103.
Agostino, De Trin, 13, citato in H. Bettenson (a cura di), The Later
Christian Fathers, p.220.
104.
Agostino, citato in Pagels, op.cit., p. 131.
105.
Agostino, de Civ. Dei, 14. 13, e Op. imp.c.Jul. 6. 22, citato in
Bettenson (a cura di), op. cit., pp. 196-7.
106.
Hillman, op. cit., p. 219.
107. Corpus Iuris Canonici, citato in E. and G. Strachan, Freeing the
Feminine, p. 122.
108.
Philip Sherrard, The Rape of Man and Nature, p. 21.
109.
William Shakespeare, Julius Caesar, III, ii.
110.
William Blake, A Descriptive Catalogue: Vision of the Last
Judgement, in Poetry and Prose of William Blake, a cura di
Geoffrey Keynes, p. 651.
111.
Agostino, Confessioni, Libro X, Capitolo 27.
112.
Lettera 22, in The Nicene and Post Nicene Fathers of the Christian Church
(trad. di Philip Schaff and Henry Wave), 6:30, citato in WARNER, op.
cit., p. 54.
113.
Irenaeus, Adversus Haereses, 111, xxii, 4, in Bettenson (a cura di),
The Early Christian Fathers, p. 74.
114.
Cfr. Otto Rank, The Myth of the Birth of the Hero, New York, I941, e
Joseph Campbell, The Hero with a Thousand Faces.
115.
Tertullian, De Carne Christi, p.17 in Bettenson (a cura di), The
Early Christian Fathers, p. 126.
116.
Phillips, op. cit., p. 135.
117.
Cfr. la trattazione di Rosemary Radford Ruether in Sexism and God-talk:
Towards a Feminist Theology, Boston, Mass., Beacon Press, 1983, pp.
97-9.
118.
Lutero op. cit., 69, 115, citato in Phillips, op. cit., p. 104.
119.
Giovanni Calvino, Commento alla Genesi, Libro ii. 9, citato in PHILLIPS,
op. cit., p. 99.
120.
Lutero op. cit., 69, 115, citato in Phillips, op. cit., p. 104.
121.
Calvino op. cit., capitolo 2, verso 18, citato in Phillips, op. cit., pp.
105-6.
122.
Karl Barth, Church Dogmatics, 3:2, p. 287.
123.
ibid., 3:4, p. 170
124.
citato dal Manoscritto Oxyrhynchus in Frank C. Happold, Mysticism, pp.
174-5.
125.
Francis Bacon,citato da Carolyn Merchant in The Death of Nature, p.169.
126.
Cartesio, citato in Maurice Ashe, New Renaissance, p. 59.
127.
C. G. Jung, Luomo e i suoi simboli, p. 85.
128.
Tertulliano, Adversus Praxean, 16, in Bettnson (a cura di), The Early
Christian Fathers, p. 122.
129.
Il Vangelo di Tommaso, Logion 22
130.
ibid., Logion 77.
131.
William Blake, Letter to the Revd Dr Trusler, 23-8-1799, in Geoffrey
Keynes (a cura di), Poetry and Prose of William Blake, p.835.
132.
Alexander Pope, An Essay on Man, versi 237-46.
133.
John G. Neihardt, Black Elk Speaks, p. 43.
134.
William Shakespeare, The Merchant of Venice, V, i.
Traduzione di Serenella Bischi


Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.