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di John Wijngaards
da MISSION TODAY, Summer 1995, pp. 12 - 13.
Dopo una liturgia del Venerdì Santo, qualcuno mi chiese in tutta
confidenza se il crocifisso che usavamo era fedele alle Scritture,
poiché aveva imparato a scuola che Gesù era morto nudo sulla
croce.
In realtà, non è facile stabilire con certezza cosa
successe a questo proposito quando Gesù fu crocifisso. Il Vangelo di
Nicodemo, apocrifo, afferma che Gesù indossava un panno attorno ai
fianchi (Nicod 1:10). Questo Vangelo, tuttavia, fu scritto secoli dopo
levento, e non è affidabile. Esso trae la descrizione della
crocifissione da una fonte devozionale ma leggendaria: i cosiddetti Atti di
Pilato, composti verso la fine del secondo secolo.
Alcuni studiosi della Scrittura ritengono che questo panno sui fianchi
fosse una speciale concessione fatta dai Romani ai Giudei per non urtare la
loro sensibilità. La somministrazione di droghe anestetizzanti prima
della crocifissione poteva essere unaltra concessione di questo tipo.
Anche a Gesù ne fu offerta una, ma egli rifiutò di berla (Matt.
27:34; Marco 15:23).
Non abbiamo, però, alcuna specifica conferma di una simile
concessione riguardo alla nudità. Dai quattro Vangeli si ha
limpressione che i soldati togliessero a Gesù tutti i vestiti e se
li dividessero come bottino.
Come trattavano, i Romani, quelli che venivano crocifissi? Dalle
descrizioni lasciateci da scrittori contemporanei come Artemidoro e Arnano si
deduce che le disgraziate vittime, in effetti, fossero lasciate completamente
nude. Le meditazioni di alcuni Padri della Chiesa, come S. Cipriano e S.
Agostino, sulla nudità di Gesù mostrano la loro convinzione che
la nudità totale fosse una delle umiliazioni inflittegli. Soppesando le
testimonianze, ritengo molto probabile che Gesù non indossasse un panno
attorno ai fianchi.
E comprensibile che si eviti un realismo estremo nelle nostre
crocifissioni e in altre rappresentazioni della passione, ma questo non
dovrebbe farci dimenticare gli orrori della crocifissione. Per amor nostro,
come dice Paolo (Fil 2:7), Gesù rinunciò a tutto ciò che
possedeva. Insieme al dolore fisico, egli soffrì anche latroce
umiliazione di essere esposto pubblicamente, nudo e vulnerabile, alla "colonna
infame". Questo non vale forse, di per sé, una meditazione e una parola
di ringraziamento?
Ma può essere importante, poi, prendere in considerazione anche
la nudità. A causa del nostro passato vittoriano e puritano, nella
nostra spiritualità abbiamo ancora tracce di sentimenti ostili al corpo.
Ricordo che una volta uninfermiera mi riferì che, mentre faceva il
bagno ad un paziente cattolico, questi le disse: "Sorella, devesser duro
per lei vedere tanto peccato".
""Che cosa vuole dire?", gli chiese
lei.
"Beh, toccare il corpo e roba del genere".
Losservazione celava probabilmente un complesso di nozioni errate:
quasi che una parte del nostro corpo fosse meno santa o rispettabile di altre;
come se la nostra sessualità fosse semplicemente tollerata da Dio come
male minore; o quasi che, come ho sentito da alcuni, il peccato originale si
trasmettesse attraverso il rapporto sessuale. Figuratevi: il legame più
meraviglioso al mondo, attraverso il quale marito e moglie cooperano alla
creazione divina, visto come canale del peccato!
Nella nostra cultura, in cui del sesso si parla più apertamente,
e in cui al tempo stesso la nudità è spesso sfruttata dai media a
scopi commerciali, troviamo fianco a fianco lantica vergogna puritana del
corpo, uninsana preoccupazione per il sesso, e la ricerca di una
libertà responsabile. Oggi è essenziale che noi cristiani
ri-affermiamo le nostre convinzioni sul corpo.
Il corpo umano è bello. In esso non cè niente che
sia peccato, o di cui dobbiamo vergognarci. Il corpo mantiene la sua
dignità e bellezza anche nella vecchiaia. Ai tempi di Gesù la
gente era molto più naturale di noi sotto questo aspetto: Pietro era
nudo quando lavorava sulla sua barca (Giov. 21:7); i Greci e i Romani
praticavano i loro sport senza vestiti (la parola greca gymnos significa
nudo, e la troviamo ancora in termini come ginnastica e
ginnasio).
Possiamo provare un pudore sano e prudente nei confronti della nostra
nudità, ma abbiamo anche ereditato un pudore sbagliato: come se fossimo
Adamo ed Eva che, dopo aver peccato, dimprovviso scoprono di essere nudi
(Gen 3:7). Una buona educazione cristiana dovrebbe aiutarci a scoprire la vera
bellezza del corpo umano e del sesso. E proprio per il nostro profondo
rispetto del corpo, tempio dello Spirito Santo, che dobbiamo evitare di farne
un semplice strumento di piacere (1 Cor 6:18-20).
Trovo che la nudità di Gesù sulla croce sia significativa
in questo contesto. Nel suo corpo Gesù ha portato tutte le cicatrici del
nostro mondo, incluse la nostra smania e le nostre aberrazioni sessuali. Ci ha
redento, e attraverso il suo corpo risorto ci permette di portare il nostro con
un rinnovato senso di felicità e rispetto. "Questo sono io, è il
mio corpo", ci dice quando riceviamo la santa comunione. Allora si riversano in
noi la sua passione e la sua umiliazione, ma anche la sua resurrezione.
traduzione di Serenella Bischi


Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.
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