Nederlands/Vlaams Deutsch Francais English language Spanish language Portuguese language Italiano
Catalan Czech Esperanto Greek Igbo Japanese Korean Latin Malay language Norwegian Polish Swahili Tagalog
Home Page!

Il sangue femminile

Il sangue femminile

di Uta Ranke-Heinemann

da Eunuchs for Heaven (Eunuchi per il Paradiso), Edizione tedesca Hoffmann und Campe Verlag, Hamburg 1988; edizione inglese di André Deutsch, London 1990, pp. 12-17. Non sono riuscito a localizzare l'editore.

Capitolo Due. Il sangue femminile: l'antico tabù e le sue conseguenze sulla cristianità

Avere rapporti con un donna durante il periodo mestruale era un particolare tabù del mondo antico, adottato anche dal cristianesimo. Come, ad esempio, dal medico Sorano di Efeso (secondo secolo d.C.), il quale credeva che il concepimento non potesse avvenire durante il periodo delle mestruazioni e che il rapporto con una donna in quel periodo fosse impossibile. Essendo l'utero umido di sangue mestruale fresco, "l'umidità non solo insidia la vitalità del seme, ma la neutralizza completamente". (De legibus specialibus, 3, 6, 32). Filone giustificava così la proibizione dell'Antico Testamento contenuta nel Levitico 20: 8 (il Signore aveva detto a Mosè che, se un uomo si fosse giaciuto con una donna nel suo periodo mestruale, entrambi avrebbero dovuto essere espulsi dalla comunità). Il Levitico non adduce motivazioni a questo drastico decreto, pur affermando (15: 19f.) che una donna in periodo mestruale rimane sporca per sette giorni: tutto ciò che tocca è sporco, così com'è sporco chiunque la tocchi, o tocchi qualcosa che lei ha toccato o che sia stato toccato da qualcuno che è stato in contatto con lei. Nel mondo antico, gli Ebrei e i pagani erano ugualmente convinti delle proprietà nocive del sangue mestruale. Mentre Filone credeva che gli effetti virulenti del sangue mestruale sul seme fossero tali da rendere impossibile il concepimento, il naturalista romano Plinio (morto nel 79 d. C.) condannava i rapporti sessuali con una donna in periodo mestruale in quanto ogni bambino concepito durante le mestruazioni sarebbe stato malaticcio, afflitto da siero sanguigno purulento, o sarebbe nato morto (Historia naturalis, 7, 15, 87).

Nell'opinione di padri della Chiesa come Clemente Alessandrino, Origene (c. 200) e Girolamo (c. 400), i figli concepiti durante le mestruazioni sarebbero stati degli handicappati. Dice Girolamo: "Se un uomo ha rapporti con la moglie in quel periodo, da questo concepimento nasceranno figli lebbrosi idrocefali, e l'effetto del sangue contaminato è tale, che i corpi infetti di entrambi i sessi saranno o troppo piccoli o troppo grandi" (Commentario a Ezechiele, 18, 6).

"Colui che ha rapporti con la moglie durante il periodo - avvertiva l'Arcivescovo Cesario di Arles (m. 542) - sarà padre di bambini lebbrosi, epilettici, o posseduti dal Demonio"' (PETER BROWE, Beiträge zur Sexualethik des Mittelalters, p. 48). Isidoro di Siviglia (m. 636), le cui enciclopediche Origines furono molto lette per secoli, scriveva del sangue mestruale: "Venuti in contatto con esso, i frutti non germogliano, i fiori appassiscono, l'erba si secca […] il ferro arrugginisce, il bronzo annerisce, e i cani che lo toccano contraggono la rabbia" (Ivi, p. 2). Come Filone, egli credeva che le mestruazioni "contaminassero" lo sperma a tal punto, da precludere il concepimento. L'Abate Regino di Prüm (m. 915) e Burchard di Worms (m. 1025) disposero che i preti, nel confessionale, facessero domande ai penitenti in merito ai rapporti durante il periodo mestruale.

Grandi teologi del tredicesimo secolo, come Alberto Magno, Tommaso d'Aquino e Duns Scoto, condannarono i rapporti con una donna durante le mestruazioni come peccato mortale a causa del loro effetto dannoso sui figli. Bertoldo di Ratisbona (m. 1272), il predicatore più celebrato del tredicesimo secolo, lo spiegò dettagliatamente: "Quanto ai figli concepiti in quel periodo, non trarrete diletto da alcuno di loro, perché saranno o posseduti dal Demonio, o lebbrosi, o epilettici, o gobbi, o ciechi, o malformati, o deboli di mente, o con teste deformi […]. Anche dopo un'assenza di quattro settimane, o addirittura di due anni, guardatevi dal desiderarla […]. Da popolo onesto quale siete, voi ben sapete che lo spregevole ebreo soffre molto per l'astinenza nel periodo in questione" (F. GÖBEL, Die Missionspredigten des Franziskaners Berthold von Regensburg, p. 354f.). Bertoldo menziona gli Ebrei ("spregevoli" Ebrei in accordo con l'antisemitismo cristiano) perché il fatto che così pochi di loro contraessero la lebbra era spesso attribuito, durante il Medio Evo, alla loro scrupolosa osservanza del divieto di rapporto con donne nel periodo mestruale. Il fatto che, al contrario, la lebbra e altre afflizioni fossero specialmente diffuse tra i contadini, è attribuita da Bertoldo alla loro consuetudine di copulare con le mogli durante il periodo mestruale (BROWE, op. cit., p. 4). John Hus (m. 1415) riteneva che i figli nati da rapporti con donne in periodo mestruale avessero buone probabilità di essere gobbi, orbi, epilettici, zoppi, e posseduti dal Demonio (ivi, p. 5).

Nei secoli successivi, la credenza che i figli handicappati fossero stati concepiti durante le mestruazioni fu gradualmente scalzata dai progressi della scienza medica. Il Cardinale Cajetano (sedicesimo secolo), oppositore di Lutero, classificò i rapporti mestruali semplicemente tra i "peccati veniali" (Matrimonium, in Summula peccatorum, 1526). Tommaso Sanchez (morto nel 1610), autorità riconosciuta in materia di questioni coniugali e la cui influenza durò per secoli, scrisse che molti teologi avevano smesso di considerare i rapporti mestruali come un vero e proprio peccato e che la maggior parte di essi lo riteneva invece un peccato veniale, per il fatto che era cosa "sconveniente" e segno di insufficiente autocontrollo. Egli non credeva più che questi rapporti danneggiassero i figli, perché i loro effetti dannosi potevano essere provati molto raramente. Di fatto, il rapporto con una donna durante le mestruazioni poteva essere, a volte, completamente esente da peccato, quando giustificato da una ragione sufficiente, come, ad esempio, una smodata tentazione carnale o una lite domestica (De sancto matrimonii sacramento lib.9,disp.21, n.7)

Una diversa opinione fu esposta da alcuni teologi della setta giansenista (una ripresa, nel diciassettesimo secolo, del rigido agostinismo). Sebbene la maggior parte dei giansenisti li classificasse come peccati veniali, il belga Laurentius Neesen (morto nel 1679) considerava i rapporti con la moglie in periodo mestruale un peccato mortale da parte del coniuge che li iniziasse (HEINRICH KLOMPS, Ehemoral und Jansenismus, p. 190). Alfonso de' Liguori (morto nel 1787), l'eminente teologo morale del diciottesimo secolo la cui influenza perdurò fino ai primi anni del ventesimo, si rifece a Tommaso Sanchez. Fino all'inizio del nostro secolo, quindi, il rapporto durante le mestruazioni era generalmente considerato un peccato veniale, sulla base della sua "sconvenienza" e della mancanza di autocontrollo (DOMINIKUS LINDNER, Der Usus matrimonii, p. 218).

Se alle donne si dovesse o meno concedere di ricevere la comunione durante il periodo mestruale fu argomento costantemente discusso per tutto il Medio Evo, essendo la Chiesa d'Oriente di vedute anche più ristrette rispetto a quella d'Occidente. Il Patriarca Dioniso d'Alessandria (morto nel 264 o nel 265), allievo di Origene, dichiarò che non era neanche il caso di porsi il problema dell'ammissibilità, perché non sarebbe mai successo che una donna pia e devota toccasse la sacra tavola della Comunione o il corpo e il sangue del Signore (Epistolae can. 2, PG10, 1281A). Il cardinale Humbert, il legato papale che concluse formalmente il Grande Scisma tra le Chiese d'Oriente e d'Occidente a Costantinopoli nel 1054, rimproverava la Chiesa Greca di discriminare le donne sotto questo aspetto. Teodoro di Balsamo (morto dopo il 1195), celebrato canonista greco ortodosso e patriarca di Antiochia, favorì la pratica della discriminazione, così come fece Cirillo III, patriarca copto di Alessandria (morto nel 1243). I Maroniti non la abolirono fino al 1596.

L'Occidente adottò una posizione più moderata. Papa Gregorio Magno (morto nel 604), pur non proibendo alle donne in periodo mestruale di entrare in chiesa e di ricevere la Comunione, encomiava quelle che evitavano di comunicarsi in quei giorni. Egli considerava le mestruazioni una conseguenza del peccato: ad una donna non dovrebbe essere "proibito di ricevere il mistero della santa comunione durante quei giorni. Se, tuttavia, per grande rispetto, ella non osa riceverla, deve essere lodata. Il mestruo in una donna non è un peccato, visto che succede per natura; tuttavia, questa natura è stata così corrotta da risultare inquinata anche al di là della volontà umana" (Lettera di risposta al vescovo Agostino di Inghilterra, decima risposta).

Questa incoerenza dette origine, in Occidente, ad una legislazione canonica ambigua: in alcuni luoghi, alle donne in periodo mestruale fu proibito di ricevere la comunione, mentre fu permesso in altri. Il canonico Matteo di Janov (morto nel 1394), per esempio, inveì contro i preti che escludevano queste donne dalla comunione e dichiarò che dovevano evitare di fare domande su queste cose nei confessionali, non essendo "né necessario, né utile, né opportuno" (BROWE, op. cit., p. 14). Ancora nel 1684, tuttavia, i registri parrocchiali di Deckenpfronn, un villaggio della Foresta Nera, annotavano che le donne in periodo mestruale "si fermano fuori dalla porta della chiesa, senza entrare, restandosene là come alla gogna" (ibid.).

Le mestruazioni si rivelavano particolarmente disastrose per le donne che volessero officiare in chiesa. Teodoro di Balsamo scriveva: "L'ordine delle diaconesse era famoso un tempo e aveva accesso all'altare. Tuttavia, in conseguenza del loro flusso mensile, il loro ordine fu allontanato dall'ambito rituale e dal sacro altare. Sebbene si eleggano ancora diaconesse nella venerabile Chiesa di Costantinopoli, esse non sono più ammesse all'altare" (Responsa ad interrogationes Marci [Intern 35]; cfr. IDA RAMING, Der Ausschluss der Frau vom priesterlichen Amt, p. 39).

Il sangue delle partorienti era considerato ancor più nocivo del sangue mestruale. Le puerpere rappresentavano un problema aggiuntivo per la sessuofoba Chiesa Cristiana, come, ad esempio in caso di sepoltura. A differenza dalle donne in periodo mestruale, si supponeva che le puerpere si fossero abbandonate al piacere carnale, e il piacere carnale - in maniera pressoché invariata in Agostino e in molti dei suoi successori - era associato al peccato. Fu persino stabilito dal Sinodo di Treves (c. 8; 1227) che le puerpere necessitavano di una riconciliazione con la chiesa, e non potevano essere riammesse ad un luogo di culto se non dopo tale riconciliazione. Questa pratica di "riconciliazione" combinava le leggi di purificazione ebraiche (Maria stessa aveva dovuto aspettare quaranta giorni prima di poter rientrare nel Tempio, dopo la purificazione rituale) con la condanna cristiana del piacere carnale e con il disprezzo del sesso femminile. Alle madri che morivano di parto "non riconciliate" con la chiesa era spesso negata la sepoltura nei campisanti. Diversi sinodi, in particolare quelli di Rouen (1074) e Colonia, (1279) si opposero a questa pratica e sostennero che queste donne dovevano essere sepolte come ogni altro cristiano (BROWE, op. cit. p. 20). Scrivendo a Giovanni, Elettore di Sassonia, in concomitanza con la Dieta di Augsburg (1530), Lutero accenna al fatto che nella Chiesa papale le donne che morivano di parto venivano seppellite con "apposita cerimonia": le loro bare, invece di essere collocate al centro della chiesa come quelle degli altri parrocchiani, venivano lasciate appena dentro il portale (Corrispondenza 7 Calw/Stuttgart 1897, p.258). Nella diocesi di Ghent, nel 1632, un convegno di decani prescrisse che le donne che morivano di parto senza essere state riconciliate dovevano essere sepolte in segreto (BROWE, op. cit., p. 21).

Ma le puerpere dovettero combattere più a lungo per il diritto di riammissione nella chiesa che non per quello ad una sepoltura normale. Il 13 gennaio 1200, Papa Innocenzo III pose la Francia sotto interdetto a causa del matrimonio del re francese con la sua amante Agnese di Merano, che fu dichiarato nullo. Questa interdizione disponeva che tutte le chiese di Francia restassero chiuse, eccetto che per i battesimi. Il papa vietò "severamente" alle donne che avessero appena partorito di entrare in chiesa a scopo di purificazione, e, essendo ancora impure, gli si vietava anche di assistere al battesimo dei propri figli. Esse non furono riammesse finché il re non ripudiò Agnese, e l'interdetto fu tolto più di un anno dopo. Tutto ciò rivelava una certa incoerenza. Nel 1198, alla domanda dell'Arcivescovo di Armagh se la Legge mosaica riguardante le puerpere fosse ancora valida, Innocenzo III aveva risposto di no, "ma, se le donne, per rispetto, desiderano assentarsi dalla chiesa per un po', non ci sentiamo di biasimarle" (Ep. 1, 63; BROWE, op. cit., p. 26). Ovunque ci sia stata discriminazione nei confronti delle donne, è sempre stato opportuno tenere i piedi su due staffe.

La pratica di riconciliazione delle donne con la chiesa è durata fin quasi ai nostri giorni. L'enciclopedia cattolica di Wetzer-Welte (1886) la descrive così: "Come i catecumeni e i penitenti, le puerpere inizialmente devono restare in piedi, o addirittura in ginocchio, fuori della porta della chiesa. Solo dopo esser state purificate con l'acqua santa e con la preghiera del sacerdote, questi le condurrà dentro la chiesa, alla maniera dei catecumeni prima del battesimo e, nei tempi antichi, dei pubblici penitenti il Giovedì Santo" (WETZER-WELTE, I, p. 1711). Questa pratica è stata osservata strettamente fino al 1960 circa. Nel 1987, una donna mi scrisse: "Ricordo che mia madre rimase molto imbarazzata una volta. La mia sorella più piccola è nata nel 1960, e mia madre non poté essere presente al suo battesimo perché non era stata ancora 'riconciliata'. Un pomeriggio di qualche tempo dopo, ella si infilò di propria iniziativa dentro la chiesa. Il prete la riconciliò, e solo da allora poté ricominciare ad assistere ai servizi divini".

Tradotto da Serenella Bischi

Rassegna della sezione Corpo, Sesso & Genere
  Il mito della Caduta
Eva nella tradizione cristiana  
  Le donne nel Diritto Canonico
Il corpo maschile e il corpo femminile    
  Linguaggio sessista  
La violenza contro le donne    
Vuoi sostenere la nostra campagna per il sacerdozio femminile?

Cercate contatti nei paesi del mondo intero! Rendete questo uno dei vostri siti preferiti Consiglio questo sito ad un amico/a Mandateci le vostre idee e suggerimenti Create un bottone e collegatevi al nostro sito dalla vostra Consulto continuo per le donne per via dell'internet Gli «amici»» ci danno un contributo regolare Abbiamo bisogno del vostro aiuto finanziaro!

Nè Eva, nemmeno Maria

L’ordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica

Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G. Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN: 88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.

Per favore, accredita questo documento
come pubblicato da www.womenpriests.org!