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da Movement, 1980, Student Christian Movement,
Wick Court, Wick, near Bristol, England. BS15 5RD.
Gli uomini non possono avere figli, e le
donne non possono essere preti. E molto
semplice
Parole come queste si sono udite in molte riunioni
pubbliche in cui si è discusso dellammissione delle donne entro i
ranghi del clero ordinato. Affermazioni di questo tipo generalmente provengono
da uomini che sono anche sacerdoti, e invariabilmente suscitano applausi,
risate o mormorii, a seconda della predisposizione dellauditorio. Esse
tendono anche ad esasperare alcuni sostenitori del sacerdozio femminile, che
giudicano questo genere di esternazioni emotive, illogiche e non attinenti al
problema in questione.
Chi liquida la differenza biologica tra uomini e donne
come irrilevante nella questione del sacerdozio femminile, comprende la sua
importanza di argomento forte contro lordinazione delle donne. Ma la
forza dellargomento non è nel suo appello razionale alle
differenze osservabili tra uomini e donne, bensì nel ricorso, più
subdolo, allantagonismo uomo-donna dovuto alle differenti funzioni
biologiche nella riproduzione della specie umana.
Le più profonde ragioni psicologiche
dellopposizione maschile allidea di donne sacerdoti risiedono in
questa invidia di fondo che molti uomini dimostrano verso la capacità
femminile di mettere al mondo figli. E cè anche unottima
ragione per questo sentimento: le donne hanno, nella maternità, un ruolo
belle pronto, non hanno bisogno di fare niente per sentirsi
sicure della propria importanza nella società. Devono solo
essere qualcuno, perché perpetuano se stesse semplicemente
essendo le madri della generazione seguente. Gli uomini, invece, non hanno una
parte così ovvia da svolgere nella creazione, e devono lasciare il loro
segno nella storia in modi più estrinseci. Fin dai primi anni di vita,
essi sanno che dovranno sempre lavorare fuori casa, che dovranno farsi largo se
vogliono riuscire, che dovranno provare la loro virilità nel coito, che
dovranno seppellire il loro seme nel corpo di una donna se vogliono vederne il
frutto in una nuova vita.
Fino a tempi molto recenti, la maggioranza degli uomini
è stata prigioniera del proprio ruolo sociale, il loro
essere è stato subordinato in importanza alle funzioni
sociali e allo status che potevano acquisire con il lavoro fuori casa. Avevano,
quindi, buone ragioni per sentirsi invidiosi del ruolo auto-certificato e di
per sé appagante delle donne, che non necessita alcuna convalida esterna
per assicurarle sul valore del loro essere.
La maggioranza degli uomini era inconsapevole della
propria invidia di base nei confronti delle donne, e certi uomini hanno
espresso questa invidia in maniere particolari verso singole donne, ma nelle
società patriarcali gli uomini hanno istituzionalizzato la loro invidia
insistendo a perpetuarsi attraverso la trasmissione del proprio cognome alla
prole e attraverso la discendenza patrilineare di titoli e proprietà.
Nelle società scioviniste maschili, ad esempio, è divenuta
consuetudine per una donna sposata chiamarsi Signora John Smith.
Queste donne mutuano la propria classe e posizione sociale dal marito, e nei
sistemi tributari delle società patriarcali le donne sposate
semplicemente non esistono come persone a sé stanti. Gli uomini e le
donne che vogliono sfuggire a questa gelosia istituzionalizzata se la passano
male quando cercano di andare contro al sistema che li schiavizza.
Il sacerdote come femmina
Fino a poco tempo fa, gli uomini che volevano
essere qualcuno piuttosto che fare qualcosa per
sentirsi utili alla società e alla razza umana, potevano sfuggire alla
schiavitù dellessere uomini in una società sciovinista
maschile diventando preti. Il sacerdozio è essenzialmente una
contraddizione per lo stile di vita maschile, è un ruolo
femminile. Il sacerdote fa nascere Cristo
nellazione simbolica della Messa, e acquisisce un ruolo auto-certificato
e di per sé appagante. E un ruolo in cui gli uomini hanno potuto
sentirsi a proprio agio perché potevano agire come le donne restando
uomini. Il fatto che alle donne fosse proibito diventare sacerdoti ha protetto
gli uomini in quel ruolo dalla perdita di unimmagine virile importante
per molti di loro.
Alcuni sacerdoti che si identificano strettamente col
proprio ruolo e pensano allordinazione in termini di
personaggio sacerdote più che di funzione, hanno senza
dubbio paura che le donne possano diventare preti, perché potrebbero
usurpare il loro personaggio e il loro ruolo, avere maggiore successo come
sacerdoti e portare nel proprio lavoro unabilità naturale, che gli
uomini hanno dovuto acquisire più faticosamente, anche se fino a poco
tempo fa non hanno dovuto competere con le donne. Tutto questo naturalmente non
lo dicono, essendo inconsapevoli del motivo della propria contrarietà al
sacerdozio femminile. Semplicemente ed istintivamente avvertono una minaccia al
proprio essere, al proprio status e addirittura al proprio impiego, e cercano
quindi di tenere le donne al loro posto il più a lungo
possibile.
Per combattere questo assunto che la biologia determini
la funzione, non si può usare unargomentazione razionale,
né lassunto va preso alla leggera. Esso riguarda i preti
più dei laici, e gli omosessuali più degli eterosessuali. Il solo
modo per aiutare gli uomini che considerano impossibile il sacerdozio femminile
perché a loro stessi è impossibile la
maternità è di aiutarli a capire che gli stereotipi
che confinano uomini e donne a ruoli sessualmente definiti secondo le loro
funzioni biologiche sono prigioni inutili per entrambi, e contrarie al volere
di Dio per chi è stato creato a Sua immagine. Quando gli
uomini capiscono che Gesù non aveva paura della sua natura androgina,
quando capiscono di poter essere contemplativi, intuitivi e introversi senza
perdere la loro virilità, e quando le donne capiscono di poter essere
attive, razionali ed estroverse senza perdere la loro femminilità,
allora la paura reciproca scompare e le reciproche barriere possono crollare.
ELECTRA COMPLEX
Laltra grande paura maschile riguardo al
sacerdozio femminile è radicata nella paura di molti uomini nei
confronti del potere che le donne possono esercitare su di loro.
Gli uomini, dal giorno della nascita, ingaggiano con la
madre una battaglia di amore/odio finalizzata al potere. Allinizio la
madre domina la vita dei figli, poi deve lasciarli andare. Le bambine sanno che
cresceranno per ereditare il potere biologico della madre sugli affetti e la
vita degli uomini, ma molti uomini si sentono minacciati dal proprio potenziale
bisogno della donna per il piacere sessuale.
Arrivati alla maturità, gli uomini devono
imparare a separarsi dalla madre, e generalmente lo fanno diventando
indipendenti e sviluppando una vita sessuale segreta, nascosta in particolare
alla persona che una volta conosceva ogni intimo dettaglio della loro anatomia
e delle loro funzioni fisiologiche. Possono rispondere al proprio bisogno di
dipendenza rifiutando la madre e fuggendo simbolicamente dalla sua influenza
col dominare altre donne, col tenerle sotto controllo e trattarle come oggetti
sessuali su cui sfogare la propria libidine o i propri sentimenti di odio. In
questo modo, sia gli uomini eterosessuali che gli omosessuali possono difendere
il proprio senso di autonomia e far finta che le donne non abbiano alcun peso
nella loro vita, se non per servire i loro bisogni e dare ascolto ai figli.
Non tutti gli uomini, naturalmente, si sentono
così nei confronti delle donne, e molti di loro imparano sia a
riconoscere il proprio bisogno di protezione e di amore, sia ad accettare le
donne come dipendenti, colleghe o datrici di lavoro. Sembra accertato,
tuttavia, che gli uomini insicuri temano lavvento delle donne in
posizioni di autorità più di quanto non lo temano gli uomini
sicuri, che hanno già realizzato con successo la propria indipendenza
dalla madre e che sono, quindi, capaci di sviluppare relazioni nuove, basate su
una collaborazione paritaria, anziché relazioni immature riprodotte sul
modello di quelle della propria infanzia.
MATERNITÁ SPIRITUALE
La donna sacerdote è strettamente identificata,
nel suo ruolo, con la maternità spirituale e con gli aspetti materni di
Dio. In uno dei suoi dibattiti durante la sua visita in Inghilterra
nellaprile del 1978, Canon Mary Michael Simpson affermò che gli
uomini, una volta superato il problema di raccontare alla madre i propri
peccati di sesso, trovavano molto utile andare a confessarsi da sacerdoti
donne. Lei stessa aveva ascoltato molte confessioni di uomini, e in particolare
di preti.
Essendo una brava psicoterapeuta oltre che un sacerdote,
è facile scorgere la sua abilità nello svolgere quel ruolo in
modo non intimidatorio. Donne meno brave potrebbero certo dissuadere molti
laici dallaccettare il loro ministero di sacerdoti, perché gli
uomini hanno difficoltà a separarsi dalla tirannia dellamore per
la madre naturale.
Questi due atteggiamenti psicologici non sono le uniche
radici della resistenza psichica maschile al sacerdozio delle donne, ma sono
forse i più importanti. Di sicuro sono meno documentati e compresi della
diffusa paura maschile nei confronti della sessualità e del potere
femminili. Quando, ad esempio, si fa riferimento a donne sacerdoti incinte,
può scapparci una risatina di imbarazzo, come se ci fosse qualcosa di
vagamente indecente nel mettere in relazione gravidanza e sacerdozio. Questa
risata è prevalentemente, sebbene non esclusivamente, maschile.
Le radici psicologiche della resistenza maschile al
sacerdozio femminile sono diverse da quelle delle donne sotto alcuni aspetti, e
simili in altri. I preti spesso incarnano in maniera particolare e simbolica
linsieme di paure di molti uomini e donne nei confronti di situazioni
poco familiari e potenzialmente minacciose verso una tradizione consolidata, e
talmente istituzionalizzata da essere stata accettata senza discussione per
molte generazioni. Questa può essere una delle ragioni per cui
lopposizione più forte al sacerdozio femminile viene dagli
ecclesiastici, specialmente dagli insicuri e da quelli incerti sul proprio
orientamento sessuale.
Questi sacerdoti, e gli uomini che nutrono gli stessi
atteggiamenti, divengono oppressori delle donne e di se stessi, perché
non riescono a liberarsi dalla propria schiavitù nei confronti della
paura e del pregiudizio finché non li affrontano nella persona di donne
sacerdoti, di ordinande e di colleghe laiche.
Uno dei compiti più urgenti della Chiesa
Cristiana oggi è quello di liberare uomini e donne da idee errate,
pregiudizi e paure nei confronti della sessualità e del suo scopo nella
creazione divina. Questo compito non può essere intrapreso fino a quando
uomini e donne non potranno intraprenderlo insieme, come figli e amici di Dio.
Il tempo e lopportunità sono giunti. Cè da sperare
che non manchino la perspicacia e il coraggio di seguire la guida dello Spirito
Santo.
traduzione di Serenella Bischi


Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.
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