DONNE SACERDOTE? SI!
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storia di Maria

La storia di Maria

Credo di avere sentito la chiamata al sacerdozio quando avevo sette anni, appena prima del Concilio Vaticano II . Allora non lo capii, come non capivo per quale ragione mi era vietato unirmi ai miei fratelli nel gruppo dei chierichetti. A dispetto di una educazione cristiana molto giansenista, ho continuato ad essere oggetto di cura da parte di un Dio che ispira l'amore, l'avventura e la bontà , ed intuendo con chiarezza che si trattava di doni preziosi. Io potevo gioirne quando ero da sola con questo Amico ma, non erano destinati a me soltanto. Essi dovevano essere condiviso con altri di cui ignoravo l'esistenza. Ero invitata a prender parte a questa suddivisione.

Poco dopo sono stata cresimata. In un anno la mia famiglia fu colpita da diverse tragedie. La Chiesa non mi è stata di alcun aiuto, avevo bisogno di una fede più grande di quella che mi era proposta, soprattutto per la mia famiglia. Sono diventata agnostica rispetto al cristianesimo. Io avevo un grande bisogno di credere e sapevo che vi era posto nel cattolicesimo per alcune domande , ma la mia giovinezza, il mio sesso e la mia povertà mio impedivano di avervi accesso. . Avevo spesso dei dubbi sull'esistenza di Dio e, all'età di dodici anni, ho sfiorato la morte in un incidente stradale, ho visto un tunnel accogliente che portava all'oblio.

La fede non mi ha abbandonato, ed ho lottato negli anni, cercando di trovare dei libri che potessero aiutarmi o delle persona capaci di rispondere alle mie domande , ma se ho potuto sbigottire qualche esperto, non ho mai trovato nessuno con cui parlare della mia fede al livello al quale aspiravo. Avevo evidentemente dei libri, troppi, e non sapevo da dove cominciare.. Ve ne erano molti scritti per gli esordienti, e che miravano, ma erano così tanti che sembravano simili, a quelli che parevano condurre ad una vita tranquilla , offrendo una scelta possibile. Ma ce n' erano troppo pochi destinati a quelli che erano costretti a lottare.

Alla fine, Dio mi ha presa direttamente nelle sue fila. Non dimenticherò mai quel culmine della gioia, nè la maniera con cui Dio mi ha spinto a diventare più grande di quello che pensassi ed a essere in grado di cambiare e di avviare la mia vita su una strada nuova. Quello che avevo fatto negli anni precedenti prese un senso nuovo e tutti quegli anni senza religione mi hanno preparato al ministero. Ho avuto bisogno di un altro anno per assorbire lo shock : questa chiamata non mi spingeva ad un ministero come semplice fedele, ma come sacerdote. Ed era la chiamata che avevo udito e con la quale mi dibattevo dall'infanzia. La certezza era assoluta, e dopo il mio si , non mi ha mai più abbandonata. Senza bisogno di alcun sacramento, ho ricevuto una grazia interiore; che un segno esteriore di ordinazione mi sia mai conferito o no, agli occhi di Dio, io sono divenuta un sacerdote dal momento che mi ha chiamata, ho risposto si e sono stata ordinata.

Riflessioni

Questa chiamata è stata confermata in molte occasioni grazie alla preghiera, all'aiuto dei direttori spirituali e dei responsabili dei ritiri, grazie agli amici, da incontri apparentemente dovuti al caso con estranei e con persone contrarie alla ordinazione delle donne.

Per molti anni, sono stata handicappata fisica, cosa che riflette bene la mia situazione di donna chiamata al sacerdozio in una Chiesa che non vuole sapere di me. Da 15 anni , il mio ambiente ha reagito esattamente come davanti ad un handicap. La cosa si è poi evoluta. Durante i primi anni, ero giudicata dalle persone in salute che decidevano a quale categoria appartenessi, se dovevo ricevere aiuto e se dovevo essere obbligata a seguire dei corsi di ' formazione' che miravano invece a dare lavoro ad altra gente occupandosi di altre persone come me. Anche la mia Chiesa mi considerava come oggetto di un ministero invece che come qualcuno chiamato al sacerdozio. Nè la Chiesa nè lo Stato mi consideravano capace di di vivere la mia vocazione , spirituale o profana, in funzione della pienezza dei miei doni. Nella società, il terreno di gioco è ben al di sotto delle nostre capacità, ma qualcuno di noi ha conquistato il diritto di sfruttare la capacità che Dio gli ha dato per metterle al servizio degli altri. Ed è ora riconosciuto ufficialmente che, per la società, l'impedirci di compiere tutto ciò che possiamo fare è dannoso. Oggi comprendiamo che le strutture che ci impediscono di esercitare le nostre attività di esseri umani sono degli ostacoli che la società deve eliminare e non delle ragioni per stigmatizzarci. E' venuto il momento perchè la Chiesa segua la stessa evoluzione della società ?

La Chiesa ha assorbito numerosi valori morali dalla saggezza della società profana. La giustizia nel lavoro, e più recentemente, la giustizia verso i disoccupati, ne sono esempi eclatanti. Forse Dio vuole che, come Chiesa, restiamo umili lasciando che la società giunga per prima alla verità ?

Noi camminiamo a piccoli passi. Se l'ecumenismo non avesse spinto molti di noi a prendere parte alla comunione in maniera non ufficiale, non sarebbe stato tanto facile per i Cattolici rivolgersi al servizio delle donne sacerdote anglicane quando la loro Chiesa le ha lasciate cadere.

La strada verso il sacerdozio è stata spesso difficile, frustrante e solitaria ma così stimolante, gioiosa, incantevole. E' sempre stata una chiamata a servire ed io ho sempre avuto il privilegio di servire nella CHiesa in funzioni ufficiali e non ufficiali. Negli ultimi anni , la mia capacità di predicare è stata qualche volta riconosciuta. Predicare la parola di Dio con una voce femminile creata da Dio per questo compito , è una missione impressionante, e non solo perche poche donne sono autorizzate a farlo. Quando noi serviamo, particolarmente in pubblico, noi non siamo là per noi stesse, ma al servizio degli altri e la nostra voce deve essere la voce delle altre donne che restano silenziose ma che potrebbero esercitare lo stesso ministero come e forse meglio di noi. Quando sono stata contestata, è stato per il contenuto dei miei sermoni, non perchè predicassi. Così, io credo, quando le donne saranno quello che Dio vuole, sacerdoti all'altare, il loro ruolo sarà accettato dalla Chiesa e cammineremo insieme mano nella mano.

I tempi sono difficili per le donne che, nella Chiesa cattolica, vogliono mettere alla prova la chiamata al sacerdozio che hanno percepito. Ma credo che non vi sia alcuna ragione perchè le donne cessino di voler rispondere alla loro vocazione a causa delle penose difficoltà che incontrano. Vi sono alcune che si sono rivolte alla Chiesa anglicana per vedere se Dio offriva loro una strada da seguire. Vi sono molte che sono chiamate a restare nel seno della Chiesa cattolica e riformarla dall'interno. Ma non continuiamo ad affermare che bisogna lasciare tempo alle strutture perchè esse cambino ! Esse non sono cambiate nel corso degli ultimi trentacinque anni , e se non si esercitano molte pressioni, non basta sperare che esse cambieranno nei prossimi trentacinque. Abbiamo già tradito una generazione offrendole una fede degna di un bambino di sei anni ed una Chiesa moribonda in una società che considera il Vangelo sorpassato. Una Chiesa che deve ascoltare la voce dei senza voce che viene dal suo seno prima ancora di mettersi al servizio del mondo, sarà una Chiesa più umile e più forte. Vale la pena di mettersi a rischio su questa strada, per portare la gioia del Cristo ad un mondo che è privo di bontà, d'amore e di avventura. .

Maria - Settembre 2000

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