DONNE SACERDOTE? SI!
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Andrea Mayerhofer

Andrea Mayerhofer

Questa testimonianza è estratta da Zum Priesterin berufen [Essere chiamata ad essere donna sacerdote], pubblicato da Ida Raming, Gertrud Jansen, Iris Müller e Mechtilde Neuendorff, Editrice Thaur (Krumerweg 9, A-6065 Thaur, Austria) 1998, pp. 107-112.

Sogni di una bambina

Sono nata in Austria, a Vienna nel 1962. Tutta la mia famiglia, sia dalla parte di mio padre che da quella di mia madre, era profondamente religiosa. Assistere alla messa domenicale e partecipare alle attività parrocchiali erano cose che andavano da sè. Io ho dunque preso parte alla vita parrocchiale attraverso le varie tappe: prima comunione, gruppi giovanili, responsabile di un gruppo, e così via.

Sfortunatamente, io avevo un desiderio che non potevo realizzare: avrei voluto essere chierichetta.Non ricordo di avere espresso con tanta insistenza un mio desiderio se non questo, poichè sembrava un desiderio senza speranza. D'altra parte era inutile. Io conoscevo già la risposta: " E' impossibile ! E' soltanto per i ragazzi! " A quel tempo, le ragazze erano tenute a buona distanza dal coro e dall'altare. In questa cosa, non volevo mettermi al di sopra degli altri ragazzi. Era piuttosto il desidero ,difficile da descrivere, di vedere al di là delle apparenze, di essere vicina a ciò che è sacro. Invidiavo i ragazzi del vicinato che erano autorizzati a servire messa e non riuscivo a comprendere perchè tanti altri ragazzi non se ne interessassero affatto !

Ho un ricordo molto vivo di due esperienze che feci durante gli anni della mia infanzia e della mia adolescenza. Avevo 10 o 11 anni. In Austria, i ragazzi girano intorno alle case cattoliche il giorno dell'Epifania come “Sternsingers” [“Ragazzi della stella di Natale" l”]. E' un'antica usanza che serve oggi per raccogliere soldi per le missioni. Ebbene, mi avevano permesso di far parte di uno di questi gruppi ma siccome non avevo i vestiti dei Magi mi diedero un vestito di chierichetto. Ero assolutamente felice!. Non avrei mai voluto toglierlo. Dopo tanto tempo lo sogno ancora. Più tardi, quando frequentavo la scuola secondaria, il mio curato mi ha permise di fare effettivamente da chierichetta durante una messa scolastica, dato che non c'erano che ragazze . Una cosa che mi ha riempito di gioia.

Dopo alcuni anni, si è posta la questione di dove proseguire gli studi. Più per la mancanza di una opportunità più interessante , mi sono iscritta al corso di teologia dell'Università di Vienna . La teologia applicata alla pratica era ciò che mi interessava ma non volevo diventare assistente pastorale e diventare sacerdote era escluso. Inoltre, all'epoca, io avevo della Chiesa e del sacerdozio una immagine piuttosto conservatrice. Diventare insegnante di religione mi sembrava la maniera migliore di uscirne. Poichè il mio ideale era di trovare marito e di avere figli il più presto possibile. Questa era la conseguenza della mia educazione e dell'ambiente cattolico nel quale vivevo e che non offriva altri stili di vita accettabili per le donne. Essere insegnante mi permetteva di combinare piuttosto bene lavoro e famiglia. Più tardi, sono passata dall'Università all'Accademia di Pedagogia Religiosa. Ho concluso la mia formazione ed ho iniziato ad insegnare in un certo numero di scuole primarie.

Riscoperta della parrocchia

Sebbene fossi insegnante, il mio cuore non era a scuola. La mia preferenza andava alla comunità parrocchiale. Avevo- ed ho ancora oggi- la fortuna di far parte di una parrocchia aperta e dinamica che è stata diretta per 30 anni da un eccellente sacerdote , molto stimato. La comunità accoglieva ogni uomo ed ogni donna, i sacerdoti sposati e le coppie divorziate e risposate, i Luterani, gli immigrati e i poveri di ogni tipo. Questa comunità parrocchiale era la mia 'seconda famiglia' .E' là che ho ricevuto la mia formazione spirituale, vi ho appreso molto. E' là che ho conosciuto mio marito e , benchè abitiamo a qualche chilometro fuori dalla parrocchia, restiamo molto attivi e ci sentiamo come a casa nostra. Fino alla nascita del mio primo figlio nel 1990, mi sono impegnata in numerose attività parrocchiale. Segretamente, cercavo una attività professionale al servizio di una parrocchia. Fu solo più tardi che ho capito che la mia vocazione era di essere 'sacerdote'.

Dio mi chiama

Un giorno, abbiamo organizzato una giornata di riflessione per il Consiglio parrocchiale. Il tema era: " Il mio cammino nella fede". Quando, nel mio gruppo di lavoro, ho parlato di coloro che avevano aiutato a far grande la mia fede, qualcuno mi fece notare: " Ma sono tutti preti ! " . Era vero, ma questo non mi aveva mai colpito. Un pò più tardi, ho seguito un corso di una settimana dedicato alla direzione del Consiglio parrocchiale . Ed ho osservato che, in un modo o in un altro, terminavo sempre la serata discutendo con l'uno o l'altro dei sacerdoti che partecipavano. .

Quando informai i miei compagni di college che seguivo un corso per il sostegno delle persone in lutto, essi mi risposero: " Tu dovresti piuttosto diventare sacerdote che insegnare religione ! " Poco tempo dopo , un mio vicino che è diacono mi disse : "Peccato che tu non possa diventare sacerdote ! " . Questa cosa ha provocato una scossa nella mia testa. Si, era questo che volevo dopotutto : essere sacerdote !

All'inizio, c'è voluto del tempo per abituarmi all'idea. Solo più tardi ho informato gli altri , almeno quelli che io pensavo potessero capirmi. Ormai ne parlo apertamente ogni volta che ne ho l'occasione. Tuttavia , la mia esperienza mi mostra che la maggior parte della gente non ha riflettuto affatto sulla questione della ordinazione delle donne. La nostra tradizione che si è sempre opposta induce la gente a respingere l'idea. Molti sono dell'opinione che le donne vogliono diventare sacerdote per conquistare potere. Mi è accaduto spesso che qualcuno mi dicesse: " Nessuna donna vuole diventare sacerdote". Io allora rispondo : " Non tutte, io voglio diventarlo", al che di solito replicano " Ah si, voi, voi avete studiato teologia ma le altre donne( cioè le donne 'normali' ) non lo desiderano ", una risposta che è un pò illogica ed un pò ridicola

Dato che vorrei essere ordinata, qualcuno mi considera pazza, 'bizzarra', irrealista( benchè lo sia) , una donna che vuole far carriera, un'eretica o semplicemente una persona che cerca a tutti i costi di attirare l'attenzione su di sè. In ogni caso, ho sempre ammesso chiaramente che desidero diventare sacerdote. Mi sento in diritto di desiderarlo.

Frustrazione

Solo la Chiesa può decidere se qualcuno ha veramente o no la vocazione. Quello che mi tormenta è che la Chiesa ufficiale non è pronta a verificare la realtà della mia vocazione femminile, come farebbe per un uomo. Io sono piuttosto convinta che l'ordinazione delle donne non giungerà nel corso della mia vita ma amerei sapere se mi sbaglio o no nel credere di essere chiamata da Dio . In ciò che concerne la liturgia , ad esempio, ho seguito tutti i corsi aperti alle donne. Ho sempre preso parte all'animazione degli uffici liturgici non eucaristici ed ho constatato ,ogni volta, che la gente accetta volentieri le donne animatrici, se sanno dar rilievo a queste cerimonie. Due volte l'anno , presiedo un ufficio per le studentesse. Ne attira molte , cosa che oggi non è semplice con i giovani.

Ho avuto delle esperienze positive anche animando degli uffici nelle case per anziani . Una volta, mentre mettevo il mio camice, alcune donne sono sembrate contrarie e mi hanno chiesto: " Dunque oggi abbiamo un ufficio luterano ? " . Ho risposto : " No, io sono cattolica. E' l'arcivescovo che mi ha mandato per presiedere una celebrazione della Parola " . Si sono rassicurate e mi hanno detto dopo: " Lo avete fatto magnificamente ! ". Io considero molto importante che le donne, pienamente coscienti della loro dignità, esercitino un tale ministero e possano dire : " Ciò che io faccio ha lo stesso valore che se fosse fatto da un uomo, un sacerdote ". Dopo le esequie che ho presieduto , la gente era egualmente soddisfatta.

Nella mia parrocchia, mi è data spesso l'occasione di predicare. Fino ad ora le reazioni sono state favorevoli. Tra quelle che ho registrato , la sola reazione negativa mirava al fatto che fosse stata una donna a pronunciare il sermone , la critica non riguardava affatto il suo contenuto. Ecco la prova che la maggior parte della gente non ha alcuna obiezione che una donna eserciti il ministero sacerdotale purchè sappia animare bene le cerimonie. Questa è una cosa vera anche per gli uomini: quelli che non hanno cura delle loro celebrazioni non hanno nessun successo

Le mie attese per l'avvenire della Chiesa

Quando predico, io noto che molti fedeli, ed in particolare le donne, apprezzano molto che io commenti il Vangelo da un punto di vista femminile. E' la ragione per la quale io spero e prego per le donne sacerdote di modo :

Nella primavera del 1996, mi è stato chiesto di diventare direttrice spirituale della Organizzazione delle Donne Cattoliche del mio decanato. Poichè i sacerdoti erano reticenti ad assumere questa responsabilità , le donne colsero l'occasione e andarono alla ricerca di una donna. Come e perchè io abbia avuto l'onore di essere invitata, non lo so, benchè sia sicura che lo Spirito di Dio non vi sia estraneo. Ho accettato con piacere questo compito ma purtroppo fino ad oggi ( primavera 1998), non ho ancora ricevuto la nomina ufficiale perchè il decano, per ragioni che ignoro, non è d'accordo. In ogni caso, ho iniziato la mia collaborazione con queste donne. Io penso che questa situazione sia sintomatica di quello che accade nella Chiesa.

Le donne, con i loro talenti ed i loro carismi, sono rispettate da molti fedeli della Chiesa. Hanno la cura di numerosi ministeri e questi mandati sono confermati dalle loro comunità. Ma i dirigenti ecclesiastici non sono pronti ad accettarci, noi le donne, come compagne alla pari. Tuttavia sono incapaci di fermare il nostro cammino verso l'emancipazione. Un giorno, il Papa ed i vescovi riusciranno a considerarci come sorelle con la stessa dignità e gli stessi diritti degli uomini.

Andrea Mayerhofer, Primavera 1998

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