DONNE SACERDOTE? SI!
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Iris Müller

Iris Muller

Questa testimonianza è estratta da Zum Priesterin berufen [Essere chiamata ad essere donna sacerdote], pubblicato da Ida Raming, Gertrud Jansen, Iris Müller e Mechtilde Neuendorff, Editrice Thaur (Krumerweg 9, A-6065 Thaur, Austria) 1998,pp. 43 - 52

Vedi : bibliografia di Iris Muller

Nota del traduttore: In Germania, la Chiesa più importante è la "Chiesa Evangelica" . Ciò che crede e professa non è molto diverso da quello che crede e professa la Chiesa Anglicana in Inghilterra. Per evitare confusione con il termine ' ' evangelico' , 'Chiesa Evangelica ' è tradotto in 'Chiesa Luterana'.

Sono originaria di Magdeburgo, in Germania, dove sono nata nel 1930. Là ho vissuto i miei primi anni. Magdeburgo è una città industriale di media grandezza , a maggioranza luterana , ma si è molto secolarizzata durante il 19mo ed il 20mo secolo. Sono figlia unica. I miei genitori appartenevano alla Chiesa Luterana ma non erano praticanti. Quando, a causa dell'ideologia nazista , furono esercitate a scuola su di noi delle pressioni ad abbandonare la Chiesa, i miei genitori rifiutarono energicamente.

Quando ero a scuola, i corsi di religione erano stati ridotti al minimo. Tuttavia, ricordo alcuni tra di noi che erano dispensati dal corso del mio primo anno alle primarie. Essi mi avevano molto impressionato di modo che ne parlai a casa alle riunioni di famiglia. Notai che gli adulti considerono questa cosa come ' una storia da bambini ' e non la presero sul serio.

A partire dal 1942, le classi inferiori delle secondarie delle grandi città furono trasferite nei campi a causa dei bombardamenti che si moltiplicavano. Questi campi erano messi in piedi dal Partito Nazista . I ragazzi erano indottrinati nei periodi chiamati 'servizi' che si tenevano accanto alle ore scolastiche, che erano state molto ridotte .La mia classe era stata portata a Wernigerode nella regione di Harz. La ho seguito il catechismo di confermazione nella Chiesa Luterana.

Prime visite in una chiesa cattolica

Negli anni 1943/1944 feci una esperienza religiosa cruciale. Una delle mie compagne di classe, che non era cattolica, mi raccontò - come se fisse stata un'avventura- che era stata evacuata in Renania dove aveva conosciuto dei cattolici e fatto conoscenza della loro Chiesa. Per mettermi nell'atmosfera del suo racconto, mi chiese se volessi accompagnarla ad una cerimonia cattolica. Fui subito d'accordo. Capitò bene, era l'epoca delle mie prime esperienze filosofiche. In quel momento , ero in piena ricerca della verità.

Le storie del viaggio dell'esploratore svedese Sven Hedin erano tra le mie preferite. Le sue descrizioni dei monasteri tibetani e della spiritualità buddista avevano fatto forte impressione su di me.

E' dunque in uno spirito d'avventura che abbiamo assistito ad una messa domenicale cattolica. Vidi una liturgia molto diversa da quella che mi era familiare ed osservai da parte degli uomini e delle donne che partecipavano a questa cerimonia un comportamento molto diverso da quello che avevo l'abitudine di vedere durante un ufficio luterano. Benché tutto questo mi sembrasse strano e non avessi compreso la cerimonia nel suo insieme, mi sentii costretta, come spinta da una forza sconosciuta, ad inginocchiarmi. Ebbi la sensazione di essere 'afferrata ed immobilizzata ', una sensazione assolutamente inedita per me fino a quel momento e che da allora non mi ha più lasciata. Da quel momento, ho sentito spesso il desiderio di assistere di nuovo a quel genere di cerimonie, a dispetto del fatto che provavo una certa angoscia di fare qualcosa di sbagliato entrando in una chiesa cattolica, qualcosa che rivelasse che non ero cattolica.

Dopo una messa, una religiosa domandò ad ogni ragazzo a quale parrocchia appartenesse. Piena di vergogna, dovetti confessare di non appartenere a nessuna parrocchia , e di non essere cattolica. Immediatamente la religiosa mi mandò via. Non mi rivolse più lo sguardo. Mi sentii ferita, e sconvolta, raggiunsi gli altri ragazzi.

Durante gli ultimi anni della scuola secondaria, sono tornata a Magdeburgo quando alla fine della guerra venne creata la Germania dell'Est. Ero sempre più persuasa che dovevo studiare teologia. Tuttavia, la questione del cattolicesimo non mi lasciò più. Speravo di sapere di più a riguardo durante i miei studi di teologia.

Rivolgimenti politici

Ho proseguito la mia formazione nella Germania dell'Est con occhio critico. In particolare durante il corso di storia, non ho mai rinunciato ad esprimere i miei dubbi e le mie obiezioni nei confronti delle nuova dottrina di Stato. Ho definito la nuova Repubblica Democratica Tedesca come un regime dittatoriale a partito unico. Delle prese di posizione che non avrebbero tardato ad avere per me gravi conseguenze .

In una delle chiese di Magdeburgo , assistetti ad una cerimonia presieduta da chi veniva chiamata 'donna vicario '. A quell'epoca, le donne non avevano ancora raggiunto pienamente lo status di prete di parrocchia nella Chiesa Luterana. Fu allora che ho visto per la prima volta una donna sul pulpito, una esperienza che non dimenticherò mai.

Durante gli ultimi anni scolastici, ho spesso incontralo il sacerdote della mia parrocchia luterana ed ho avuto con lui delle discussioni filosofiche e teologiche. Forse lo sostituivo a mio padre, morto da prigioniero di guerra? Il mio comportamento era a quell'epoca qualcosa di inusuale per una ragazza. E' per questo che ho avuto gravi conflitti. Avevo preso coscienza del fatto che le donne nella società non erano apprezzate nel loro giusto valore e che erano private di alcuni diritti. Esse erano generalmente relegate in casa, per consacrarsi unicamente alla loro famiglia.

Nel 1950, poco prima che terminassero i miei esami, La Repubblica Democratica Tedesca decretò che, in tutte le scuole, le 'forze ostili al governo ' - sia tra gli studenti che tra i professori- dovevano essere allontanate. A causa delle critiche che avevo espresso durante i corsi, sono stata vittima dei questa ondata di epurazione ideologica.

A Berlino Ovest, c'era tuttavia una scuola che fu pronta ad accogliere i ragazzi e le ragazze ai quali era stato impedito di sostenere i loro esami. Mi trasferii in questa scuola poichè, allora, Berlino Ovest era ancora accessibile ai residenti nella Germania Est.

Dopo aver finito gli studi secondari sono ritornata nella mia città d'origine per motivi di famiglia. Molti dei miei compagni avevano però lasciato la Germania dell' Est con la loro famiglia dopo aver sostenuto i loro esami.

Nel 1950, ho iniziato i miei studi in teologia a Naumburg, nella regione della Saale, in un istituto luterano appositamente creato per gli studenti che non potevano iscriversi all'università per ragioni politiche.

Scossa dallo Spirito Santo

Durante il primo semestre dei miei studi all'Istituto luterano, mi sono scoperta vivamente interessata dal misticismo e dagli ordini religiosi .

Nel 1955, proseguii i miei studi all'Università Martin Lutero a Halle, nella Saale. Questo fu possibile grazie al miglioramento della situazione in Germania Est dopo la visita che Krusciov aveva fatto negli Stati Uniti.

Durante i miei studi ad Halle, sono entrata spesso nella chiesa cattolica decanale che era vicina alla mia abitazione. Oltre ai contatti col decano, ho incontrato spesso il cappellano degli studenti, un Gesuita, col quale presi l'abitudine di avere delle discussioni su argomenti religiosi. Nell'inverno 1956, mia madre morì. Da allora non ebbi più familiari prossimi; ero rimasta sola. Mia nonna era morta nel 1954 e non mi restava che uno zio che non aveva avuto figli.

A quel tempo, tutti gli studenti di teologia, qualunque fosse il loro sesso,dovevano presiedere, come esercizio, una cerimonia religiosa che comprendeva anche un sermone nella cappella luterana dell'Università di Halle. Mettere su questa cerimonia rivestiva molta importanza per me. Studiare teologia per poter esercitare un ministero pastorale, ecco quello che mi interessava.

Tentai invano di convincere il decano cattolico di prendere parte a questa cerimonia-test perchè vedesse con i propri occhi che noi, teologhe luterane, eravamo capaci quanto gli studenti di sesso maschile di esercitare un ministero parrocchiale.

Nel 1958, dopo aver ottenuto il mio diploma all'università di Halle, mi sono convertita al cattolicesimo. Sentii che era quello il momento di prendere questa decisione. Dopo aver terminato i miei studi di teologia, avevo sperato di iniziare un corso di pastorale pratica come 'donna vicario ' luterana, col pericolo di perdere la mia camera nella residenza dei teologi. Ma avevo deciso che diventare cattolica fosse la priorità. Vibravo all'idea di appartenere ormai ad una comunità di fede che si estendeva nel mondo intero, che seguiva il Cristo, non solo nelle parole, ma in atti sacramentali, in prospettiva escatologica. Il decano ricevette la mia professione di fede e l'avvenimento fu celebrato in gran pompa.

E la mia vocazione di teologa.. e di sacerdote ?

Come teologa, le conseguenze professionali della mia conversione furono disastrose. Come donna, caddi sotto i colpi delle interdizioni del Diritto canonico. Secondo il Canone 968 § 1 del Codice di Diritto canonico del 1917 (diventato canone 1024 nel nuovo Codice del 1983), io ero divenuta una creatura indegna di ricevere il sacramento dell'Ordine. Avevo sperato di poter rinunciare al mio desiderio di essere ordinata sacerdote. La profonda convinzione che avevo di questa vocazione religiosa era così intensa in me che non potevo dimenticarla per qualche attività profana. I pastori luterani che si convertono al cattolicesimo, con una dispensa dal celibato se sono sposati, possono continuare ad esercitare il loro sacerdozio nella Chiesa cattolica. Ero di questo che avrei voluto approfittare. Ho sofferto molto di questa situazione per me molto penosa. I membri della mia comunità cattolica , sacerdoti e laici, volevano che io mi convincessi che la mia chiamata al sacerdozio non avesse alcun senso e che io ammettessi che la mia 'natura di femmina ' impedisse l'ordinazione. Come donna ( agli occhi dei cattolici, io non ero affatto una teologa, perchè solo gli uomini possono esserlo !) ci si attendeva che io accettassi l'idea che il ruolo della donna come lo vede la Chiesa cattolica e la maniera con cui essa considera la donna fosse la "Volontà di Dio " ed in armonia con la natura stessa della donna. Se non l'avessi accettata, mi dicevano, era necessario che abbandonassi la comunità cattolica.

La mia conversione alla Chiesa cattolica in Germania Est voleva dire che ormai avrei dovuto abbandonare ogni idea di ottenere una attività come teologa cattolica. Non era possibile, dato ero una donna, fare degli studi al grande seminario di Erfurt, il solo istituto cattolico del paese dove si insegnava teologia. Quando, poco tempo dopo la mia conversione, feci un primo passo ed esposi il problema che poneva la conversione di una teologa come me al professore Schürmann che insegnava esegesi del Nuovo Testamento , ciò non ebbe altro effetto che suscitare in lui divertimento, venato di cinismo. Capii che ai suoi occhi io ero qualcuno da non prendere sul serio. Dal suo punto di vista, la ragazza che era davanti a lui voleva solo scherzare.

Il fatto che in ambito cattolico non esistesse nessuna apertura professionale che corrispondesse alla formazione professionale ricevuta in ambito luterano, provocò in me un serio conflitto interiore. Tuttavia, me ne guardai bene dal parlarne con mio zio sapendo che non sarebbe stato d'accordo che entrassi nella Chiesa cattolica a queste condizione. Il sacerdote della mia parrocchia luterana, l'attivista pastorale luterana della mia parrocchia d'origine ed il mio insegnante preferito, al quale avevo fatto visita durante le mie vacanze di studente di teologia, ruppero ogni rapporto con me.

Vivere da profuga

La mia situazione era diventata così critica che decisi di lasciare la mia patria. Il cappellano degli studenti cattolici mi aiutò in questa situazione difficile: mi diede l'indirizzo della scuola gesuita di Charlottenburg a Berlino Ovest. Da lì, mi avrebbe potuto aiutare ad andare altrove.

Nell'autunno 1959, lasciai la Germania Est come profuga. Dopo un breve soggiorno nella scuola gesuita, feci le pratiche a Berlin-Marienfelde per ottenere la procedura d'urgenza. Ad ottobre 1959 lasciai la Germania dell'Est per la Germania Ovest.

In una società che mi era completamente estranea, senza soldi, dovevo trovare subito una strada come teologa cattolica e partire da capo.

Dopo parecchi problemi, con l'aiuto degli insegnanti dell'Associazione Insegnanti Cattolici , riuscii a proseguire i miei studi alla Facoltà di teologia di Münster fino ad ottenere il dottorato.

Le mie entrate erano costituite da una borsa di studio e dai regali occasionale degli insegnanti del mio ambiente, membri della Associazione Insegnanti Cattolici.

Gli uomini e le donne di cui avevo fatto conoscenza nella Germania Ovest speravano che mi adattassi rapidamente in modo da poter esercitare il mestiere profano di insegnante. Essi respingevano il mio desiderio di essere ordinata come una 'assurda chimera' , un'idea che non poteva essere che la conseguenza delle mie incerte condizioni di esistenza.

Quando ascoltai le tesi riguardanti il ruolo delle donne, in particolare nei corsi di dogmatica e di teologia morale, io rimasi semplicemente irritata. La cosa mi spinse a fare visita al professore di teologia ecumenica, il professor Hermann Volk. La risposta che mi diede quando gli chiesi per quali motivi le donne non possono o non erano ordinate nella Chiesa cattolica mi sbalordì. Egli espose questo argomento: dato che un uomo non può mettere al mondo dei figli, ha ottenuto come compensazione il privilegio di avvicinarsi all'altare. D'altra parte, la donna ha il privilegio della maternità.

Mentre continuavo i miei studi, il mio conflitto interiore raddoppiò di intensità. Da una parte, io sentivo che la chiamata al sacerdozio in me non si allentava. Dall'altra parte, il mio entourage si aspettava da me che accettassi la posizione della Chiesa cattolica sulla donna senza che ponessi domande, accontentandomi di concentrare tutti i miei sforzi per diventare insegnante, cosa che mi avrebbe assicurato un reddito garantito.

Farmi suora ?

Considerandomi una teologa cattolica, ho cercato in maniera pressante un rifugio spirituale in seno alla Chiesa. Una professione profana conseguente alla mia conversione al cattolicesimo non poteva lenire il mio tormento.

Sono entrata in contatto con il monastero delle suore Benedettine di Eibingen. Mi hanno detto molto chiaramente che avrei potuto entrare in un ordine femminile accettando senza condizioni e senza reticenza l'immagine che la Chiesa ha della natura della donna. Una messa in discussione di questa pretesa natura femminile non potrebbe essere tollerata . Le suore che mi hanno ricevuto nel parlatorio, sedute dietro grosse grate, hanno insistito fortemente su questo punto. Secondo la loro concezione, nella Chiesa cattolica, una religiosa non può essere che una sposa spirituale, cosa simboleggiata dal velo e dall'anello.

Ho sentito lo stesso tipo di argomentazione durante una vestizione al Carmelo di Colonia. Suor Ancina, che stava per indossare l'abito religioso, mi ha detto recisamente che bisogna dimenticare tutto quello che si è appreso nel corso degli studi teologici poichè lo stile di vita in un convento è di tutt'altra natura.

Sebbene mi sia sentita attirata dalla vita religiosa, ho capito con tristezza che essa non era il rifugio spirituale che cercavo.

Da qualsiasi angolo guardassi, una autentica vita per me sembrava impossibile. La sola alternativa possibile come donna cattolica era diventare religiosa o moglie. Se non accettavo queste soluzioni, non mi restava che fare l'insegnante e restare nubile.

Tutti i tentativi da parte dei cattolici di farmi rinunciare all'ordinazione e ad un ministero sacerdotale rimasero senza effetto. Ero convinta di non potermi permettere di tirarmi indietro poichè questo sarebbe stato tradire sia la mia convinzione interiore sia quello che era essenzialmente la mia identità.

Giunsi alla conclusione che dovevo restare fedele alle mie convinzioni. Come persona chiamata al sacerdozio, soprattutto in un ambiente tanto ostile alle donne, io dovevo portare testimonianza. Era spiacevole che io dovessi essere una testimone senza che nessuno lo accettasse, sulla sola base del mio carisma. Per il mio entourage di allora, io non avevo alcun ruolo. Io non ero che una profuga, un niente, qualcuno senza un passato che meritasse rispetto. Fu allora che conobbi Ida Raming che era diventata finalmente mia amica intima. Fu la sola cattolica che mi prese sul serio e mi appoggiò, aiutandomi a seguire la mia strada nella Chiesa cattolica. Fare la sua conoscenza è stato per me l'avvenimento più felice della mia vita nel mondo cattolico. Senza la sua fedeltà a tutta prova ed il suo aiuto , avrei seguito la mia strada alla men peggio.

Una nuova comunità di donne con la vocazione sacerdotale ?

Ho sentito un impulso interiore che mi spingeva a fondare una comunità di donne con la stessa mia aspirazione, una comunità di tipo religioso nella quale le donne chiamate al sacerdozio potessero aiutarsi a vicenda nel loro cammino. Avevo capito che la prima generazione delle future donne sacerdote cattoliche avrebbe incontrato grandi difficoltà nel suo ministero tenuto conto di secoli di tradizione ecclesiale ostili alle donne. Vedevo che questo tipo di donne cattoliche avrebbero potuto costituire una nuova comunità fondata sui principi d'emancipazione poichè gli ordini religiosi femminile tradizionali, per la loro concezione patriarcale del ruolo della donna, sono incapaci di rispondere ai bisogni delle donne di oggi. Ho anche capito che era necessario che le donne cattoliche cominciassero poco a poco a inserirsi nella liturgia per rinforzare progressivamente la loro autostima. Poichè ero convinta che l'assenza delle donne dall'altare aveva radici ormai molto profonde.

Se tale comunità di natura religiosa poteva essere creata, io avrei fatto tutto quello che era in mio potere come donna sacerdote per dare testimonianza della chiamata delle mie sorelle spirituali e per incoraggiarle a sviluppare il loro carisma. Il suo scopo sarebbe stato quello di intraprendere delle ricerche teologiche sulla donna, di verificare la validità della teologia tradizionale e di mettere in questione la sua ostilità verso le donne ed infine di trovare una nuova espressione teologica che rendesse giustizia al messaggio di Gesù e fosse più rispondente alla nostra epoca ed alla nostra cultura.

Nel 1987, lanciai l'idea e sono stata una delle co-fondatrici della Associazione Maria di Magdala.

Dopo il 1980, ho partecipato alla costituzione di una biblioteca specializzata nella condizione della donna in seno alle tre religioni monoteiste con l'intento di preparare degli studi comparativi interreligiosi riguardanti la donna. La iniziai come assistente scientifica alla Facoltà di Teologia cattolica di Munster. Nel 1990, questa biblioteca è stata fortemente ingrandita ed è stata intitolata "La donna nelle religioni" . Essa mi è stata di aiuto prezioso nella pubblicazione di Aufbruch des männlichen ‘Gottesordnungen, usw.’ [Per farla finita con le istituzioni divine maschili ] ; libro sui movimenti di riforma delle donne nelle Chiese cristiane e nell'Islam , che ho scritto con Ida Raming nel 1998.

Fin quando mi sarà possibile, tenterò di ottenere alcune riforme strutturali nella Chiesa cattolica:

Iris Müller

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