DONNE SACERDOTE? SI!
header

Responsive image
INIZIO SETTE RAGIONI CONTRO IL PAPA? DISPUTA MENU
Nederlands/Vlaams Deutsch Francais English language Spanish language Portuguese language Catalan Chinese Czech Malayalam Finnish Igbo
Japanese Korean Romanian Malay language Norwegian Swedish Polish Swahili Chichewa Tagalog Urdu
------------------------------------------------------------------------------------
munch

Josefa Theresia Münch

"My Letters to the Pope" ["Le mie lettere al Papa "], The Catholic Citizen, rivista dell'Associazione santa Giovanna d'Arco , vol. 72 (1991), n° 1, le pp. 18-29 sono qui riprese con l'autorizzazione dell'autrice e dell'editore di The Catholic Citizen

"From when I was young, I felt called to be a priest!"

Quando, il 5 gennaio 1953, scrissi la mia prima lettera al Papa, io avevo 22 anni, ero insegnante, ed occupavo il mio primo incarico a Baindt. A quell'epoca, Pio XII era a capo della Chiesa Cattolica. E' in gran parte l'esempio di Caterina da Siena ( della quale avevo letto le lettere indirizzate ai papi ed ai principi) che deve avermi dato il coraggio di scrivere a Pio XII

Nella mia lettera, avevo fatto auspicio che le donne potessero essere ordinate, sentendomi io stessa chiamata al sacerdozio. Non ricevetti alcuna risposta. La mia seconda lettera a Pio XII , che riprendeva lo stesso desiderio, era datata 26 gennaio 1954. Quando ricevetti in risposta una lettera con un magnifico timbro del Vaticano ed all'interno un foglio prestampato, senti una felicità estrema. Intestata con le armi pontificali, la lettera diceva:

"La Segreteria di Stato di Sua Santità è sovranamente delegata ad informarvi che il Santo Padre vi ringrazia delle parole di lealtà che gli avete espresso , e, assicurandovi le sue preghiere, ed in segno della Grazia di Dio, col suo paterno affetto, vi dà la sua Benedizione Apostolica."

Vaticano, 2 febbraio 1954

Dentro la graziosa busta c'era un depliant con una foto di Pio XII e un'immagine dell'Assunzione della Vergine Maria e sul dorso la preghiera dell'Anno Santo.

Per molto tempo ho tenuto nascoste non solo le lettere inviate al Papa ma anche il mio desiderio della ordinazione delle donne al ministero sacerdotale, perchè avevo paura che mi prendessero per pazza. Fu soltanto poco tempo dopo aver iniziato gli studi di teologia che confidai il mio desiderio al mio confessore ed al mio curato.

Seguirono numerose altre lettere ai papi: a Pio XII, al cardinale Martini ( del quale avevo visto il nome su una cartolina del Vaticano), a Giovanni XXIII , a Paolo VI ed a Giovanni Paolo II; In più, rinnovai la mia richiesta al Concilio; e nello stesso tempo, in buste separate, al Papa, al Concilio, ad una delle Commissioni conciliari. Quando ricevevo le risposte dal Vaticano, ero sempre più colpita dal fatto che ogni riferimento al contenuto delle mie lettere era assente.

Nelle mie ultime lettere indirizzate al Papa, non ho solo difeso l'ammissione ufficiale delle donne al sacerdozio, ma ho preso posizione anche a favore della causa femminile : lo statuto delle donne nella Chiesa, nel diritto canonico, nella liturgia e chiedendo anche che si facesse menzione esplicita delle donne nei testi liturgici. Le mie lettere affrontavano anche dei temi connessi come l'uso della lingua locale ed altre questioni relative alla liturgia.

I miei studi di teologia

Nel novembre 1955, cominciai a studiare teologia. Volevo prepararmi ad una eventuale ordinazione sacerdotale nel caso diventasse possibile per me diventare donna sacerdote. Tuttavia ero preparata a farmi indietro se delle serie ragioni teologiche lo impedissero.

Il Concilio è in arrivo

Durante i miei studi teologici Papa Giovanni XXIII annunciò l'apertura di un Concilio generale. (L'ultimo Concilio durò dal 1869 al 1870). Si capirà facilmente che questo annuncio fu un avvenimento considerevole. Così, dopo 90 anni, stava per iniziare un altro Concilio generale durante il quale tutti i vescovi della Chiesa del mondo intero stavano per riunirsi. Molti nella Chiesa furono presi dalla febbre del cambiamento, dell'innovazione; alcune speranze giustificate vennero alla luce, altre erano utopiche. Lessi in un giornale cattolico domenicale che si stava prendendo in considerazione una riforma del diritto canonico. Dovevo fare una richiesta al Concilio per l'ammissione delle donne all'ordinazione ?

Dall'inizio dei miei studi in teologia , mi sono progressivamente convinta di due cose: innanzitutto che non può essere invocata nessuna ragione teologica contro l'ordinazione delle donne: quindi, ho capito sempre più chiaramente la tenacia della resistenza a questa ordinazione. Ho saputo dalle studentesse più anziane, donne che avevano studiato teologia, come fosse difficile per una donna essere accettata come insegnante di religione, per non parlare di diventare diacono o essere accettata in seminario. Mi hanno spiegato le numerose difficoltà che bisognava essere pronte ad affrontare se si voleva occupare un posto di teologa o anche trovare un incarico come insegnante di religione. In Germania, nessun sacerdote o pastore con l'incarico di insegnante di religione ha dovuto affrontare tali difficoltà , che non fossero quelle di un insegnante dello Stato. E questo nonostante la situazione che si stava attraversando in un periodo in cui, in realtà, c'era una grave penuria di insegnante. Così questa opposizione non era per nulla dovuta ad un surplus di insegnanti di religione. Persino la mancanza di gente capace di insegnare religione facilitava l'apertura alle donne.

Se già una insegnante di religione incontrava tali ostacoli sulla sua strada, dove avrei potuta trovare il coraggio di chiedere al Concilio di accettare l'ordinazione delle donne? Sebbene in numerosi campi abbia sentito il vento del cambiamento che spirava sul Concilio, ricordo che esso soffiava troppo piano nella direzione della 'donna e la Chiesa'.

Tuttavia, il vento del Concilio era soggetto a notevoli fluttuazioni. Eccone un esempio tra gli altri.

Uno dei miei professori di teologia preferiti era stato a varie riprese a Roma per la preparazione del Concilio. All'inizio, lo sentii lamentarsi delle difficoltà che incontrava con gli elementi ultra conservatori dell'Italia, l'Irlanda e gli Stati Uniti. Dichiarò che rischiava di essere classificato da loro come 'eretico' Dopo qualche tempo, i ruoli furono invertiti ed il mio professore ritornò da Roma dicendo: " Ebbene, se continua così, mi domando bene se potrò morire cattolico".

Così, all'inizio , osai solo una cosa: scrissi al Concilio Vaticano II e chiesi con molta discrezione che fosse modificato il Canone 968, che cioè il testo 'Solo un uomo battezzato può validamente ricevere l'ordinazione presbiteriale' fosse trasformato in 'Solo una persona battezzata può validamente ricevere l'ordinazione presbiteriale'. Avevo la vaga speranza che un oppositore deciso non notasse quello che desideravo veramente, che fino a quando avesse creduto che si trattava di una semplice riformulazione, avrebbe accettato la modifica. Non ricevetti alcuna risposta.

Terminai brillantemente i miei studi teologici. Ma poi ?

La fase preparatoria del Concilio era iniziata quando, nel 1960 terminai i miei studi di teologia, finiti con un magnifico diploma. Che fare ora?

a) Tre dei miei professori mi consigliarono di tentare il dottorato. Il fatto che il mio professore di Storia della Chiesa medioevale e moderna fosse tra i tre mi fece molto coraggio. Ciò dimostrava che aveva apprezzato il mio lavoro e che aveva cambiato opinione : qualche anno prima, si era opposto con veemenza a che le donne facessero il dottorato in teologia.

Ma riflettei: cosa avrei fatto con il titolo di dottore? Uno di quelli che mi sostenevano, il Prof. Tuchle, aveva pensato che una volta ottenuto il mio dottorato e la mia abilitazione, avrei potuto avere una possibilità nel corpo docente del nuovo istituto di educazione superiore che stava per essere creato. Si propose di compiere spontaneamente un primo passo presso il presidente della cancelleria della mia diocesi d'origine, quella di Rottenburg, che era stato studente con lui. Per la cronaca, non ha mai osato informarmi della risposta che ricevette. La lite deve essere stata brutale. Sicuramente avevo accettato di studiare teologia nella prospettiva del sacerdozio. Tuttavia non ero pronta a procurarmi dei diplomi supplementari senza avere altre prospettive professionali. Dopo tutto, avevo dovuto pagare 5 anni di teologia di tasca mia, ed erano necessari almeno 3 anni per raggiungere il dottorato. Da tempo le mie economie era al fondo. Per ottenere il dottorato avrei dovuto fare seri sacrifici, senza la minima speranza di trovare un posto.

b) Alla fine dei miei studi, sperimentai personalmente tutto quello che le altre donne teologo avevano vissuto prima di me. Quei pochi sacerdoti che le sostenevano non avevano abbastanza peso per superare le barriere che impedivano l'entrata delle donne nel ministero.

La strada per diventare insegnante di religione era disseminata di tante difficoltà, così preferii diventare maestra nelle primarie. Dopo un certo periodo, accettando di perdere alcuni vantaggi finanziari, fui di nuovo ammessa come funzionario, occupazione che avevo lasciato per studiare teologia. A partire dall'ottobre 1960, mi stabilii Neukirch, un piccolo paese della regione del Lago di Costanza dove avevo una classe di 56 allievi tra i 6 ed i 10 anni.

Un contatto importante grazie alla scuola di un paesino

Ero a Neukirch da due anni quando fu annunciata la data del Concilio : ottobre 1962

Io considero questo fatto come un segno della Provvidenza: proprio a Neukirch , ebbi la possibilità di incontrare Padre Leone Rüss, un sacerdote salvadoregno che era allora in servizio a Roma . Non aveva nessuna possibilità di essere ammesso al Concilio , ma mi promise che se avesse avuto qualche permesso d'entrata disponibile, eventualmente per la cerimonia di apertura, me ne avrebbe procurato uno.

Dal punto di vista delle attività scolastiche, le prospettive erano favorevoli nell'ipotesi di un viaggio a Roma in ottobre. Infatti Neukirch è situato in una zona in cui si coltiva il luppolo ed i genitori hanno bisogno dei figli per la raccolta. . C'era dunque l'occasione di una o due settimane di vacanza in autunno e cadeva al momento giusto dell'apertura del Concilio.

Un pensiero mi inquietava :" Non dovrei indirizzare al Concilio una richiesta affinchè sia ammessa l'ordinazione delle donne? ". Ho subito scartato questa idea perchè temevo che la richiesta potesse provocare reazioni troppo negative e compromettere una azione costruttiva.

Un'altra svolta importante

Nel settembre 1962 ricevetti una lettera del mio vecchio cappellano scolastico a Monaco , P. George Waldmann, S.J. Mi scriveva che aveva avuto l'occasione di passare le vacanze in Svizzera. E, durante quel periodo, si era imbattuto in un articolo sul giornale svizzero "Vaterland" che avrebbe potuto interessarmi, pensava. Me ne inviò una copia: era un documento di una certa Gertrud Heinzelmann che era stato inviato al Concilio Vaticano II con la richiesta della ammissione delle donne al sacerdozio. Questa giurista svizzera basava la sua richiesta soprattutto sul principio di eguaglianza tra uomini e donne.

Questo genere di argomento si mise a lavorare in me, come un motore. Fino a quel momento avevo temuto che una giustificazione di tipo pastorale, teologica, non polemica della ordinazione delle donne avesse per effetto solo quello di provocare una accresciuta resistenza negli ambienti della curia romana. Ora, potevo soltanto immaginare che la resistenza si sarebbe espressa con più veemenza visto che la questione veniva presentata sotto l'aspetto dei diritti delle donne, come faceva nel suo documento al Concilio questa giurista svizzera.

Benchè fosse divenuto un pò tardi per inviare un contributo al Concilio, questo episodio divenne per me decisivo. Così in quel momento mi sono decisa ad inviare al Concilio una richiesta riguardante l'ordinazione delle donne ma avanzando una tesi che per me rivestiva un'importanza primaria: da anni la Chiesa lamentava la mancanza di sacerdoti ed un gran numero di parrocchie erano rimaste prive di curato. Questa era la breccia attraverso la quale volevo entrare: a dispetto della mancanza di vocazioni maschili, grazie alle vocazioni femminili, il popolo dei fedeli avrebbe potuto essere guidato sul cammino della fede, del Cristo, della Chiesa, ed avrebbe potuto ottenere la salvezza. Questo argomento era al centro della mia richiesta.

La mia prima richiesta al Concilio

Fortunatamente, non partivo da zero. Potevo fare riferimento alle lettere che avevo indirizzato al Papa ed anche ad un prelato a Monaco, il quale era stato incaricato da Roma di discutere con me della ordinazione delle donne ( o meglio di dissuadermi dal perseverare su questa strada) . Così potei riprendere una parte degli argomenti e delle formulazioni alle quali avevo fatto ricorso in queste lettere. Contemporaneamente ai miei doveri di insegnante, preparai la mia richiesta al Concilio Vaticano II in un paio di giorni ( e qualche notte). In dodici pagine A4, parlai a favore del sacerdozio ministeriale delle donne. Su altre due pagine chiesi che, nelle cerimonie pubbliche, quando i testi parlano di uomini, le donne fossero esplicitamente menzionate, che esse potessero servire messa, che le teologhe potessero essere rappresentate in Concilio. E trattai inoltre di altre questioni giuridiche riguardanti il ruolo della donna nella Chiesa e nella società.

Vi aggiunsi una lettera d'accompagnamento indirizzata al Papa, un'altra al segretariato del Concilio ed una terza ai vescovi dei paesi di lingua tedesca. Cosa mi spinse ad ampliare la distribuzione della richiesta che avevo mandata al Concilio ,al Papa ed ai vescovi di lingua tedesca ? Sebbene avessi ricevuto di tanto in tanto un segnale del Vaticano che una delle mie lettere era stata ricevuta, io non sapevo in realtà quale seguito gli fosse stato riservato e quale fosse stata la sorte della mia richiesta. Le mie lettere erano finite nel cestino ? O servivano ad ammassare polvere negli archivi ? Questo rischio poteva essere evitato inviando una copia supplementare ai vescovi ? Ho anche sperato di trovare tra i vescovi qualche sostenitore della ordinazione delle donne, nel caso in cui il Concilio avesse deciso di discutere questo problema. Dopo tutto, era proprio dai vescovi tedeschi che avevo sentito lamentare la mancanza di sacerdoti nelle loro lettere pastorali. Non c'era niente di nuovo per loro poichè la questione della ordinazione delle donne gli era stata presentata da noi, i fedeli, la stampa cattolica, anche a partire dal pulpito della chiesa parrocchiale e nelle preghiere della Giornata del Sacerdozio.

In maniera inattesa, nella diffusione del mio documento, ebbi l'aiuto di un giornale cattolico. Esso aveva pubblicato, come su ordine, quello di cui avevo bisogno, la lista cioè di tutti i vescovi di lingua tedesca ed in qualche caso l'indirizzo completo. La mia comunità di Neukirch disponeva di un ciclostile , utilizzato per la pubblicazione degli avvisi comunali da inviare a tutte le famiglie. Su richiesta, fui autorizzata a servirmene. Il segretario comunale mi insegnò ad usarlo e mi fornì anche ( dietro pagamento) inchiostro, carta e tutto quello di cui avevo bisogno per questo lavoro.

Assieme al mio lavoro di insegnante ed alla stesura del testo, ho dovuto preparare le matrici, stampare, spillare, scrivere gli indirizzi ed impostare. Una collega, Rösle Hettich, mi ha aiutato nella duplicazione senza chiedermi cosa trattasse il documento. Tutto venne fatto in maniera febbrile, in qualche giorno ( e qualche notte). Le diverse parti del documento e la lettera recano le date del 3,4 e 5 ottobre 1962. Il Concilio Vaticano II si aprì l' 11 ottobre. Per quella data volevo essere a Roma.

Non comunicai la mia richiesta alla stampa di modo che ignoro come la rivista francese "Informations Catholiques Internationales" abbia potuto pubblicare un articolo a suo proposito. Nè so come un missionario del Sud Africa abbia ottenuto l'informazione. Mi scrisse a proposito della comunicazione fatta al Concilio. A quell'epoca ,ignoravo tutto in materia di informazione e di agenzie di stampa. Ero in ansiosa attesa di sapere come fare il mio viaggio a Roma !

Prima dell'inizio del Concilio

Poco prima dell'apertura del Concilio, la prima conferenza conciliare per tutti i vescovi di lingua tedesca si tenne al Generalato del Salvadoregni a Roma. Padre Leone Rüss SDS, che avevo incontrato a Neukirch (il paesino sul Lago di Costanza dove insegnavo ) mi invitò . Fui felice di cogliere questa occasione. Prima che cominciasse la conferenza stampa , Padre Bonaventura Schweizer, che era allora Superiore Generale dell'Ordine Salvadoregno, informò un piccolo numero di invitati di un ostacolo imprevisto.

Dopo che il Concilio Vaticano II era stato annunciato da Papa Giovanni XXIII, la Curia procedette nei preparativi secondo le direttive del Codice di Diritto Canonico allora in vigore, il Codex Juris Canonici del 1919. Esso prevedeva che dovessero essere invitati al Concilio tutti i vescovi ed i superiori dei più antichi ordini religiosi maschili , quelli cioè definiti nel Codex Juris Canonici del 1919. Questo voleva dire che gli ordini religiosi più recenti non erano invitati mentre, in molti casi, questi ultimi contavano un maggior numero di professi rispetto agli ordini più antichi , come ad esempio i Benedettini ed i Cappuccini. Non essere invitati al Concilio per questo motivo apparve come una discriminazione. I superiori di questi ordini inviarono allora una richiesta alle autorità competenti del Vaticano affinchè fossero ammessi al Concilio , accompagnandola con la seguente giustificazione: "Noi abbiamo un numero maggiore di professi in confronto agli ordini più antichi ed abbiamo svolto un lavoro migliore al servizio della Chiesa" . Questa richiesta venne respinta. I superiori generali degli ordini interessati non si dettero per vinti e presentarono un'altra supplica . Senza successo. La manovra venne ripetuta diverse volte. Quindici giorni prima dell'apertura del Concilio ancora non erano stati ammessi. Un ultimo passo fu coronato da successo. I superiori degli ordini religiosi che contavano un certo numero di membri ( oltre 1000) vennero invitati alcuni giorni prima dell'apertura del Concilio.

Secondo il vecchio - e probabilmente il nuovo- Codice di Diritto Canonico, le superiori generali degli ordini religiosi femminili non potevano essere invitate , senza tener conto se si trattasse di antichi o nuovi ordini , o se avessero pochi o molti membri professi . Inoltre , non era prevista nessuna partecipazione al Concilio per le donne, che vivessero dentro o fuori i conventi, nemmeno come osservatrici , anche senza diritto di voto. La mia richiesta " che le donne potessero essere rappresentate al Concilio, in particolare le teologhe", che avevo inviato al Concilio nell'ottobre 1962, probabilmente non era stata nemmeno letta a Roma .

Una questione stimolante

Quando iniziarono le prime conferenze stampa del Concilio, Mons. Kampe, vescovo di Limburg, che allora si occupava dei giornalisti , ne diede una. Parlò abbondantemente ma disse cose assai poco interessanti.

La conferenza stampa cominciò a diventare stimolante quando si permise ai giornalisti- uomini e donne- di fare delle domande. Alcune erano molto banali, di carattere pratico, del tipo:' dove si possono trovare i permessi per la cerimonia di apertura ?', -'Quando comincerà il Concilio ? ' - ' Quando informerete i giornalisti di ciò che accade in Concilio?'

Ero seduta là e dentro di me esitavo. Da una parte dovevo stare attenta a memorizzare le questioni poste e le risposte date. Dall'altra parte ero davanti ad un dilemma: potevo, come invitata di Padre Leone, come non giornalista, permettermi di mettere un problema all'attenzione dei numerosi presenti che affollavano la sala ? Se si, come presentarlo con abilità ? Levai il dito e, con mia grande sorpresa, mi fu data la parola. Benchè sapessi perfettamente che le donne non erano invitate al Concilio e benchè avessi saputo dal Superiore generale dei Salvadoregni che i superiori di alcuni ordini maschili avevano dovuto fare delle vibranti proteste per avere posto e voce nel Concilio, posi la domanda: " Sono state invitate anche donne al Concilio? ". C'era un silenzio di morte ; si sarebbe potuta sentire volare una mosca. Il problema era sulla tavola. Avevo la sensazione che molti fossero felici che mons. Kampe fosse in difficoltà. Tutti erano curiosi di veder come ne sarebbe uscito. Intelligentemente, replicò con una battuta dal tono confortante: " Forse al Concilio Vaticano III ! ". Questa facezia fu accolta con risate rumorose, di approvazione. Mi dissi: questa volta ha le risate dalla sua parte. La risposta era confortante ?Il Concilio Vaticano I si svolse nel 1869-1870; bisognò attendere 90 anni per il Concilio seguente (dal 1869 al 1962), dunque le donne dovranno attendere ancora molto tempo per una 'eventuale ammissione '.

Quando le risate cessarono, si affrontarono altre questioni. Dopo qualche tempo, ebbi un'altra occasione per domandare : "Ho sentito dire che i superiori di alcuni ordini religiosi maschili sono stati invitati al Concilio all'ultimo minuto. Che ne è degli ordini femminili, certamente più numerosi degli ordini maschili ? Saranno invitati all'ultimo minuto ? ". Il vescovo rispose negativamente . Questa volta nessuno rise.

Dopo la prima conferenza stampa

Ponendo la mia domanda "Anche le donne sono state invitate al Concilio ? " , avevo attirato fortemente l'attenzione su di me . Fu allora che un Benedettino Padre Placidus Jordan, venne a parlarmi. Mi informò che una giurista svizzera , una certa Gertrud Heinzelmann, aveva presentato al Concilio una richiesta affinchè le donne fossero ammesse al sacerdozio.Risposi che la conoscevo già e che io stessa avevo mandato al Concilio una petizione simile. Su sua richiesta, gli detti una copia del mio documento. Considerai Padre Placidus come un invitato alla conferenza stampa a mio stesso titolo, e non come giornalista.

La Presidente dell' Associazione Internazionale Giovanna d'Arco mi chiese un giorno come venne pubblicato il mio testo. Nel momento in cui scrivo queste righe, nel 1991 , suppongo che Padre Placidus abbia consegnato il mio testo alle Informations Catholiques Internationales. Ma non mi ha mai chiesto se fossi d'accordo ; non ne abbiamo mai parlato. Forse la mia richiesta , che voleva soltanto portare ad una riflessione, mi ha fatta scambiare per una giornalista e ciò sembra essere confermato dal fatto che io avevo libero accesso alla Stampa , la Sala Stampa del Vaticano, dalla quale potevo uscire ed entrare come ogni corrispondente stampa, là dove ogni giorno, divisi in gruppi linguistici, i giornalisti avevano diritto ad un rendiconto completo di quello che la mattina era accaduto nell'aula conciliare. Durante tutto il mio soggiorno a Roma, ogni giorno nelle ore pomeridiane, io andavo ad ascoltare la sintesi aggiornata delle delibere del Concilio, fatta da Mons. Fittkau per i giornalisti di lingua tedesca. Oggi, nel mio lavoro, mi aiuto con le note mimografiche fornite nei giorni del Concilio.

Il Feuerreiter (Il Cavaliere delle fede ), un giornale cattolico illustrato, pubblicò il mio intervento durante la prima conferenza stampa sotto il titolo : " La domanda provocatoria ". Ferdinand Ortel spiegò ai suoi lettori: " Molti giornalisti presenti non sono cattolici e dunque pongono delle domande la cui risposta è evidente per i cattolici come ad esempio : 'Sono state invitate donne al Concilio ?' " . Sembra che questo giornalista non potesse immaginare che una tale domanda potesse nascere dalla bocca di una teologa cattolica la quale sapeva bene , rammaricandosene fortemente, che nessuna donna fosse stata invitata.

Un anno dopo

Papa Giovanni XXIII morì il lunedì di Pentecoste 1963. Il Concilio fu aggiornato. La questione era: " Il Concilio deve proseguire? " I Cardinali elessero allora un Papa che era pronto al rischio di continuare: Paolo VI . Quando cominciò la seconda sessione era di nuova la stagione del luppolo , di modo che potei ritornare a Roma. Quando arrivai la conferenza stampa quotidiana era finita: Mons Kampe aveva fatto il suo comunicato ed il tempo dedicato alle domande era terminato. I Padri conciliari, i sacerdoti, i giornalisti si erano alzati e stavano discutendo. Venni accolta con un vibrante "Buongiorno" di Padre Leone e da altre persone che mi avevano riconosciuta , avendomi visto l'anno precedente. Mi dissero: " Arrivate proprio oggi, il giorno in cui è accaduto un avvenimento memorabile. Il molto reverendo Cardinale Suenens, di Bruxelles, ha preso la parola oggi ed ha detto: " La metà dell'umanità è formata da donne. Anche nella Chiesa , almeno la metà dei fedeli sono donne; e qui, al Concilio, dove sono ?. E' stato lungamente applaudito."

Ciò mi confortò. E, dopo questo intervento, Paolo VI annunciò che delle donne sarebbero state invitate al concilio delle donne come "auditrices" (osservatric) ; Nominò una dopo l'altra in tutto 16 donne.

Due anni dopo

Quando tornai a Roma nell'autunno 1964, ho potuto ammirare le foto delle prime donne ammesse ad un Concilio come osservatrici, esposte tra le altre nella sala stampa. Purtroppo, erano donne di cui non avevo mai inteso parlare come sostenitrici dell'ammissione delle donne al Concilio. Non si sollecitò la presenza di donne con una formazione teologica e con una competenza tale da seguir il dibattito conciliare. Non c'erano donne del Belgio, il paese del Cardinale Suenens. La mia impressione: quelle designate hanno raccolto quelli che altri avevano seminato. Sebbene io stessa , come insegnante, non avrei potuto seguire una intera sessione del Concilio, o anche una parte, ero scossa dal fatto che nessuna teologa potesse partecipare. Erano necessari altri "Suscipe"

Ero in un angolo, ad asciugare qualche lacrima, quando si avvicinò un uomo e si presentò : M. Klein, rappresentante di Radio Germania Sud Ovest. Mi chiese se ero disposta a preparare un pezzo per Radio SW. Gli dissi che lo avrei fatto volentieri ma doveva assicurarmi che, da parte sua , si sarebbe accollato il rischio di 'resistere ai colpi di frusta '. Si disse d'accordo e mi chiese, per cominciare, di scrivere un pezzo sulle auditrices del Concilio. Intervistai due delle sedici osservatrici. Il mio articolo " Donne al Concilio " è stato letto e diffuso domenica 8 novembre 1964 durante la trasmissione religiosa.

Nel 1965, feci un servizio su un libro di ’Elisabeth Schüssler "The Forgotten Partner" ["La compagna dimenticata"] e preparai una lunga trasmissione su " Bisogna far tacere le donne in Chiesa ? "

Nel 1966, Radio Germania (Deutschlandfunk) diffuse due dei miei articoli : "Le donne nel Giudaismo " e "Le donne nel Nuovo Testamento" . Ma li tagliai per dare la possibilità ad un professore di teologia di esporre il suo punto di vista.

Sguardo all'indietro

Considerando

a) che nel novembre 1962, il primo laico cattolico venne ammesso nell'aula conciliare ;

b) che già verso la fine della prima sessione vennero ammessi al Concilio 40 uomini non cattolici in qualità di osservatori, teologi, rappresentanti delle Chiese non cattoliche ;

c) che nel settembre 1962, Papa Paolo VI aveva già annunciato la creazione di un segretariato per i non Cristiani ( fino ad oggi non esiste un segretariato per le Donne) ;

...e che non fu che alla fine della terza sessione del Concilio che delle donne vennero autorizzate ad assistere come osservatrici ma senza che vi fosse tra di loro una teologa ( fate un confronto con i 40 osservatori non cattolici di sesso maschile).
Ed avrete così la possibilità di misurare a quale rango inferiore si situano le donne agli occhi degli uomini di Chiesa.

Tuttavia, rimane un piccolo motivo di consolazione: se si ricorda la risposta di Mons. Kampe alla mia domanda durante la prima conferenza stampa: " Forse al Concilio Vaticano III ! " . Dopotutto, 16 donne vennero ammesse al Concilio non dopo 93 anni, ma dopo soli 2 anni di attesa !

Nel 1987, al Sinodo dei Vescovi che si è tenuto a Roma ( anche se un Sinodo non si situa allo stesso livello di un Concilio) , delle donne sono state autorizzate a prendere la parola ! Non dimenticherò mai come una osservatrice laica , durante la cerimonia di chiusura , portò il calice all'altare pontificale. Lo portava con tale dignità, col viso raggiante di gioia !

Considerando gli ostacoli discriminatori contro le donne che esistono ancora oggi , posso e desidero esprimere la mia soddisfazione per i progressi compiuti. Considerati con obiettività, i progressi sono minimi, ma quando si misurano gli ostacoli che bisogna superare , essi sono , dopo tutto, un progresso considerevole.

Josefa Theresia Münch, Laupheim 1991

Indice di ‘vocazione’

Segni di una vocazione

Viaggio nella vocazione

Tappe

Rispondere alle critiche

Scrivere la vostra testimonianza


This website is maintained by the Wijngaards Institute for Catholic Research.

John Wijngaards Catholic Research

since 11 Jan 2014 . . .

John Wijngaards Catholic Research

Versione italiana di www.womenpriests.org curata da Francesco Rocca.