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Ulrike Murr

Ulrike Murr

Questa testimonianza è estratta da Zur Priesterin berufen [Chiamate al sacerdozio], di Ida Raming, Gertrud Jansen, Iris Müller et Mechtilde Neuendorff, Druck und Verlagshaus Traur (Krumerweg 9, A-6065 Thaur, Autriche) 1998, pp. 205-213.

"I have a gift for the Church!"

Ho 29 anni ed insegno biologia, chimica e religione. Vorrei diventare sacerdote. Perchè ? Non perchè non mi senta soddisfatta dal mio lavoro attuale; nè perchè voglio sconvolgere gli ultimi bastioni detenuti dagli uomini; nè infine perchè io aspiro ad uno stato sociale migliore o ad un posto che mi permetta di esercitare il potere. Io ho un'altra ragione: mi sento chiamata al sacerdozio.

Ammetto che l'idea della vocazione possa portare dei problemi. Non vi si può ricorrere alla leggera per 'sacralizzare' un'idea propria o una mania . In un opuscolo " Cammino verso la vocazione sacerdotale' , io leggo : " La vocazione non mi percuote come un colpo di fulmine . Qualcosa comincia a turbarmi. Una aspirazione ad un impegno di tipo spirituale si manifesta. Comincio ad immaginare di assumere una tale impegno. Le situazioni o le persone che incontro fanno indebolire o rinforzare questa idea che è in me. Perchè la vocazione nasce progressivamente, in maniera indiretta, e può essere difficile riconoscere che si tratta di una chiamata di Dio.”

Nell'esposizione che sto per fare della mia vita e della mia vocazione , io posso ritrovare in pieno questa descrizione.

Andare in chiesa

A casa, non eravamo cattolici fanatici. Sebbene i miei genitori , che erano scenziati, ci abbiano spinto, io e i miei due fratelli,a conformarci a certe tradizioni religiose ( preghiere serali, canti dell'Avvento, celebrazioni delle grandi feste liturgiche) , essi conservavano piuttosto una certa distanza dalla Chiesa. Fu solo quando avevo nove anni, che essi insistettero che andassi a messa la domenica, più di una volta a dispetto delle mie veementi proteste. Piano piano,mi abituai alla mia comunità parrocchiale, particolarmente a partire dal momento in cui i miei fratelli furono scelti come ragazzi del coro e che, grazie a quello che raccontavano, mi permisero di ' guardare dietro le quinte' . Allora alle ragazze non era permesso far parte del coro. Quando si cominciò a parlare del fatto che le ragazze potevano farne parte, i miei fratelli mi fecero promettere di non invadere il territorio che era stato loro fino ad allora. Così non feci mai parte del coro.

Andare a messa mi permise di conoscere altri ragazzi. Abitualmente, noi eravamo tutti seduti ai primi banchi ed eravamo felici di ritrovarci. Presi così l'abitudine di andare a messa e di andarci di mia volontà. Così lentamente mi impegnai in altre attività parrocchiali. Dovevo avere dodici anni quando aiutai a preparare la settimana biblica per i ragazzi. Questo probabilmente è stato un importante fattore che ha favorito la mia evoluzione spirituale e che fu decisivo per il mio impegno nella comunità parrocchiale, impegno che io continuo nella mia attuale parrocchia.

Ma non fu l'unico fattore. Amavo il corso di religione. Amavo leggere la Bibbia dei ragazzi che i miei genitori mi avevano regalato per la mia prima comunione. Da sola cominciai a leggere la versione ecumenica della Bibbia dalla prima all'ultima pagina quando avevo dodici anni.

La preghiera della sera aveva per me molta importanza. Non tardai ad abbandonare le preghiere solite.Ricordo come fosse ieri come, quando morì mia nonna, aspettai la abituale preghiera della sera recitata in presenza di mia madre. Poi, di nascosto scesi dal mio letto, mi inginocchiai e chiesi a Dio dal fondo dell'anima di risvegliare mia nonna.

Durante la pubertà, la preghiera prese per me un significato esistenziale. A scuola, ero in qualche modo 'in disparte' dato che non seguivo quello che era di moda: il modo di vestire, di truccarsi, di partecipare alle feste da ballo. Semplicemente perchè tutto questo non mi attirava. Fu allora che attraversai il tradizionale conflitto con i genitori; mi restava solo la preghiera per liberare le emozioni , spesso molto forti, che mi scuotevano.Fu più tardi che mi resi conto, forse nel contesto del Giovedì santo che mi parlava fortissimo, che la preghiera poteva consistere semplicemente nel mettersi alla presenza di Dio per consentirgli di gettare il suo sguardo su di noi.

La mia cresima all'età di tredici anni fu il punto di partenza del mio impegno nel movimento delle ragazze della mia parrocchia. Ho fatto parte di un gruppo di ragazze in cui ebbi per un pò di tempo il ruolo di assistente, ad esempio per la settimana biblica per ragazzi. Quando ebbi 17 anni, diventai dirigente di un gruppo di ragazze, poi responsabile di tutti i giovani della parrocchia e catechista per la cresima. Tra gli animatori pastorali ed i vicari che si occupavano dei movimenti giovanili, ne incontrai alcuni la cui personalità mi impressionò fortemente. Essi mi hanno aiutato molto nel costruire la mia identità. Devo sottolineare che non ero lasciata sola con i miei pensieri e le mie riflessioni, che fossero di ordine religioso o di altro genere, nè isolata poichè altri condividevano le mie esperienze religiose. Fu così che sperimentai in maniera concreta che la Chiesa è una comunità di credenti, una comunità che vi sostiene ed alla quale devo molto di quello che sono.

Mi sentivo attirata dalle diverse forme di attività religiosa: ritiri, pellegrinaggi, sedute di preghiera. Il mio primo soggiorno a Taizè ha anch'esso rivestito grande importanza.Vivere nel seno di una comunità di credenti così importante mi ha incoraggiato molto e mi è stato di grande sostegno, in particolare perchè il mio impegno nella Chiesa ed il mio impegno pubblico come cristiana ha rivalutato il mio stato di ' ragazza isolata' nella scuola.

Durante gli ultimi anni trascorsi a scuola , feci molta attenzione a tutto ciò che si rapportava alla fede: durante le conferenze, mentre riflettevo, durante la mia preghiera, quando leggevo la Sacra Scrittura, nelle meditazioni e la liturgia. Più mi impegnavo, e più volevo conciliare le diverse realtà che mi seducevano nella mia vita. Le materie che scelsi di studiare costituirono un primo passo in questa direzione: biologia e chimica da una parte e teologia dall'altra. Anche oggi i miei studenti mi chiedono spesso come concilio il pensiero scientifico e la mia fede. Così giunsi alla conclusione che il sacerdozio ministeriale sarebbe stato per me la miglior maniera di dare compiutezza a ciò che sono nel più profondo di me stessa.

Chiamata al sacerdozio ?

Non posso ricostruire con esattezza in quali circostanze ho sentito per la prima volta in me il desiderio di diventare sacerdote. Oggi, sono del tutto convinta che vi sono chiamata per una certo numero di ragioni. Innanzitutto , consudero la mia attrazione interiore per il sacerdozio come il segno della mia vocazione. Credo profondamente che è come sacerdote che potrei meglio realizzare ciò che è in me, che potrei essere più profondamente la persona che sono realmente, e ciò in un modo superiore a quello che sono attualmente nel sacerdozio universale di tutti i battezzati. Inoltre, altri hanno dato conferma della mia convinzione che io non inseguo una chimera quando io vedo davanti a me la strada che porta al sacerdozio. Essi mi hanno aiutato a verificare che il mio voto interiore corrisponde ad una vera vocazione. Tali affermazioni 'oggettive' sono di grande importanza e ci aiutano a distinguere un sogno puramente personale da una autentica vocazione. Considerati insieme, questi due fattori corrispondono bene alle condizioni che devono esserci per una vera vocazione, condizioni esposte nella pubblicazione che ho citato all'inizio di questa testimonianza.

Voglio ora sottolineare qualcosa sulla prima caratteristica che ho ricordato: io mi sono sentita chiamare al sacerdozio da tutte le fibre del mio essere. Ciò che mi attira di più è il fatto che, da questa chiamata più che da qualunque altra, tutto il nostro essere testimonia ( o è chiamato a testimoniare) di ciò che proclama. La corrispondenza delle parole agli atti che ci si attende da ogni cristiano trova il suo culmine nella celebrazione dell'Eucaristia quando il sacerdote pronuncia le parole della consacrazione ' nella persona del Cristo' . Poichè è diventato dovere di ogni cristiano imitare il Cristo, io non posso comprendere perchè solo gli uomini possono parlare ' nella persona del Cristo'. Io non voglio fare una digressione ed entrare nel dibattito teologico concernente l'ordinazione delle donne. Numerosi studi fatti da eminenti teologi mostrano che gli argomenti contro l'ordinazione delle donne non sono corretti.

Diverse ragioni spiegano perchè l'Eucaristia riveste per me tanta importanza. Vorrei appuntarle insieme. Durante l'Eucaristia , l'Incarnazione si ripete: Dio non si limita solo a contemplare la creazione dall'esterno, vi entra 'dal basso', per permettere alla sua creazione di ritornare al suo Creatore. Questo compimento della storia della salvezza è parallelo al fenomeno dell'evoluzione, un'idea che , per il me scientifico, gioca un ruolo essenziale, poichè prova che le intuizioni scientifiche e teologiche non devono necessariamente contraddirsi . Proprio come l'Eucaristia prefigura la salvezza finale che abbraccierà tutta la natura creata, evoluzione e storia della salvezza la attraversano come verso la loro meta finale.

Singolarmente nell'Eucaristia traspare una realtà di importanza cruciale per me ; vorrei farla conoscere , che il pensiero tecnico-scientifico cioè può armonizzarsi con la nostra fede, un'idea che noi contemporanei non abbiamo voluto finora trasmettere. Vorrei consacrasmi interamente alla diffusione di questo messaggio. Io vedo anche nel sacerdozio un legame intrinseco , esistenziale con l'Eucaristia.

Una pastorale al servizio degli altri

Dopo queste riflessioni succinte e probabilmente piuttosto teoriche, che per me hanno molta importanza, esistono altre ragioni che spiegano perchè io mi sento così fortemente attirata verso il sacerdozio. Mi sembra che questo ministero corrisponda in maniera ideale ai doni, alle capacità ed alle inclinazioni che Dio mi ha dato. Sento di dover dire queste cose in funzioni delle esperienze che ho fatto nei corsi e nelle attività della parrocchia. Tutte vanno in questa direzione. Un religioso mi ha scritto un giorno:" Voi avete il dono di fare in modo che gli altri si sentano bene nella Chiesa !' . Il ministero sacerdotale è per me la promessa di poter realizzare nella maniera migliore ciò che Dio ha messo dentro di me. Certamente io potrei esercitare i miei carismi in altri campi , ma io chiedo allora a chiunque legga queste righe e che abbia scelto il sacerdozio, di esaminare perchè ha preferito quersta strada piuttosto che un'altra. .

Benchè io non sia affatto convinta che il ministero sacerdotale debba essere necessariamente legato al celibato, io sceglierei probabilmente uno stile di vita celibatario. So che Dio desidera che io mi metta al suo servizio; la mia certezza proviene da un fatto eccezionale che mi è accaduto e che non posso svelare adesso. Ciò che importa è che non essere sposata mi offre l'occasione di consacrare tutta la mia esistenza alla diffusione del messaggio cristiano, l'ideale che mi motiva.

Gli argomenti che ho finora espresso indicano solo in parte come io vedo la mia vocazione. Gli incontri che ho avuto con gli altri mi hanno anch'essi confermato che stavo seguendo la giusta.direzione. Così, mentre stavamo trattando in gruppo un argomento religioso, una ragazza mi disse del tutto spontaneamente: "Peccato che tu non potrai essere sacerdote !". Questo gruppo non era per nulla al corrente della mia attrazione per il sacerdozio, ma qualche altro aggiunse:" Vorresti diventare sacerdote se tu potessi? " . Ho risposto "Si, lo vorrei" . Può darsi che essi fossero colpiti per il fatto che alcune persone venivano a parlarmi dei loro problemi e dei loro pensieri e che questo comportasse degli scambi profondamente ricchi

Durante il mio esame orale di teologia, un esaminatore mi chiese cosa pensavo dell'ordinazione delle donne. Dopo che ebbi argomentato un poco, il secondo esaminatore volle sapere se io mi sarei consacrata al sacerdozio se questo fosse stato possibile. Dopo il mio "si !" , mi confidò che era quello che egli aveva pensato per me. Questa breve frase toccò qualcosa di molto profondo in me, ed ebbi delle difficoltà a controllare le mie emozioni, sapendo bene che non era possibile essere ordinata sacerdote nella Chiesa cattolica.

Ho parlato spesso di questo con i collaboratori pastorali e con dei sacerdoti, e continuo a farlo. Nessuno dubita dell'autentiticità della mia vocazione, se si eccettuano quelli che sono dell'opinione secondo la quale Dio non chiama coloro ai quali il sacerdozio è interdetto dalla Chiesa. Due collaboratori pastorali che erano contrari all'ordinazione delle donne , mi hanno detto durante una conversazione che avrebbero riflettuto più profondamente sulla loro posizione in materia. Ho spesso incontrato questo tipo di ragionamento: " E' un peccato che voi non possiate diventare sacerdote. Voi sareste stato un buon sacerdote. Tuttavia, poichè le autorità vaticane sono tanto contrarie all'ordinazione delle donne, voi potete dimenticarlo, almeno per qualche decennio. Dovete farlo e cercare un altro progetto di vita. ” Nelle conversazioni con i miei colleghi, con i miei amici e conoscenti , ho incontrato spesso simpatia verso le mie idee. Mi dicono di vedermi volentieri sacerdote.

Rifiutata dalle autorità vaticane

Le ultime dichiarazioni del Vaticano mi hanno profondamente sconvolta. Mi sento ferita e non presa sul serio come persona dal momento che il dibattito sul sacerdozio femminile è stato semplicemente affondato da un atto autoritario ( vedere la lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis). Dopo tutto, io sento la mia vocazione come autentica e sono convinta che essa sarebbe stata riconosciuta senza difficoltà se io fossi stata un uomo .

Nella pubblicazione " Cammino verso la vocazione sacerdotale ", il Cardinale scrive nell'introduzione: "La vocazione al ministero prebiteriale è così preziosa che non si saprà mai dargli abbastanza attenzione ". Io mi considero come qualcuno che porta un dono prezioso, la mia vocazione. Questo dono è destinato alla Chiesa alla quale io devo tanto, compresa una parte della mia fede. Ma io sono respinta come un' innamorata disprezzata . E come se ciò non bastasse, con Ordinatio Sacerdotalis, la porta mi viene chiusa in faccia e sbarrata dall'interno. Basta leggere la risposta della Congregazione della Dottrina della Fede sul dubbio a proposito della posizione contenuta in questo documento !

Ormai io dovrei credere che fa parte integrante della fede l'affermazione secondo la quale la Chiesa non è autorizzata ad ordinare le donne. Io devo ormai, per definizione, concludere che la mia vocazione non può essere autentica ? Solamente se fossi un uomo , la Chiesa potrebbe valutare la mia vocazione consacrandogli molta " cura ed attenzione" . Semplicemente perchè sono una donna, mi si lascia aspettare fuori, con il mio dono, un dono accordato alla Chiesa.

Evidentemente, io posso consacrarmi ad un altro apostolato diverso dal ministero sacerdotale e, con la grazia di Dio, realizzare qualcosa di buono. Evidentemente, io posso tentare di esercitare il sacerdozio universale di tutti i fedeli . Ma il sacerdozio ministeriale fornisce la possibilità unica di rendere una testimonianza esistenziale delle verità di fede, particolarmente col mistero dell'Eucaristia.

Grazie al mio ottimismo innato, io sono convinta che la verità finirà per vincere, compresa quella che le donne sono chiamate al sacerdozio e non possono essere private dell'ordinazione sacerdotale. Io non so quando i tempi saranno maturi per questo: può darsi che io non vi giungerò . Ma se questo momento arriverà, io desidero essere sacerdote ed assumere il mio ministero sacerdotale. Ciò mi permette di vivere nella speranza. Per restare alla mia immagine, io aspetto pazientemente davanti alla porta, per richiamare me stessa e la mia vocazione al buon ricordo della Chiesa. E' la ragione per la quale io ho scritto queste righe.

Attendere richiede molta pazienza e molta forza. Qualche volta , io mi sento invasa dalla tristezza però io resto fedele alla Chiesa, anche se essa non vorrà accettare il mio dono. La forza della Buona Novella supera ogni tristezza e così a dispetto di tutto io sono felice.Con questo ottimismo io potrei trasmettere ,come sacerdote, al nostro mondo la gioia del Vangelo che mi rende lieta !

Ulrike Murr, 1998


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Nè Eva, nemmeno Maria

L’ordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica

Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G. Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN: 88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.

Versione italiana di www.womenpriests.org curata da Francesco Rocca.