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par John Wijngaards
Pubblicazione originale Inglese: Did Christ Rule Out Women
Priests?, par John Wijngaards, McCrimmons, Great Wakering 1977 (altera
editione 1986), 104 pgs; editione Indiana, ATC, Bangalore 1978; editione
olandese, KBS, Brugge 1979; traduzione italiana par E. L. Lanzarini, 1981.
Questo è capitolo 6 del libro.
.. .pratiche disciplinari di scarsa importanza, come 1obbligo fatto
alle donne di portare il velo sul capo (l Cor ll, 2-l6)... non hanno più
valore normative. Nondimeno, il divieto fatto da Paolo alle donne di "parlare"
nellassemblea è di natura differente (cf 1 Cor l4, 34-35; 1 Tim
.2, l2). E gli esegeti ne precisano il senso così: lApostolo non
si oppone per nulla al diritto, che riconosce peraltro alle donne, di
profetizzare nellassemblea (cf 1 Cor ll, 5); la proibizione riguarda
unicamente la funzione ufficiale di insegnare nellassemblea cristiana.
Una
tale prescrizione, per San Paolo, è legata al piano divino della
creazione (cf 1 Cor ll, 7; Gen 2, 18-24); difficilmente vi si potrebbe vedere
lespressione di un dato culturale. Non bisogna dimenticare, del resto,
che noi dobbiamo a San Paolo uno dei testi più vigorosi del Nuovo Te
stamento sulleguaglianza fondamentale delluomo e della donna, come
figli di Dio nel Cristo (cf Gal 3, 28). Non cè ragione,
perciò, di accusarlo di pregiudizi ostili alle donne. . . "
(citazione dal documento Inter Insigniores)
A mio
avviso, abbiamo qui un esempio classico di come la teologia possa giudicare
erroneamente il valore di un testo biblico. Effettivamente Paolo vietò
alle donne di parlare o insegnare con autorità durante lassemblea
domenicale; e fece ciò in conformità con i costumi ebraici, Egli
poi appoggiò il divieto con una razionalizzazione teologica. Nè
la proibizione fatta da Paolo nè la sua razionalizzazione sono
più vincolanti per noi oggi, perchè la proibizione era collegata
con una usanza transitoria, suscettibile di inodifiche in circostanze diverse,
e la razionalizzazione serviva alle necessità del momento e non dava un
contributo dottrinario.
La
razionalizzazione è il tentativo di giustificare un
atteggiamento emotivo median te una spiegazione razionale. Per esempio, molti
bianchi provano una diffidenza istintiva verso i negri, e cercano di
giustificare questo pregiudizio con una serie di argomenti logici, citando casi
in cui i negri si sono dimostrati indegni di fiducia ecc.in realtà
però la loro diffidenza ha radici emotive.Quegli attivisti sempre pronti
a caricarsi di lavoro per una loro esigenza interna di tenersi occupati
tenteranno di dimostrare agli altri ed a sè stessi che questo lavoro
viene loro imposto da necessità esterne obiettive. Una donna che per
qualche ragione prova unantipatia per un dato uome, sarà sempre
pronta a dare una rnotivazione razionale per questa sua antipatia.
La razionalizzazione è proprio questo: convincere noi stessi di avere
ragioni intellettuali per una posizione da noi in realtà assunta per
ragioni emotive.
Anche
nella Sacra Scrittura abbiamo esempi di razionalizzazione, che dovrebbero venir
riconosciuti come tali, altrimenti potremmò scambiarli per un
insegnamento. Lusanza sociale di considerare sacro il settimo giorno e
dedicarlo al riposo esisteva più di rnille anni prima della sua
spiegazione razionalizzante: perchè in sei giorni il Signore
creò il cielo e la terra e il mare e tutto ciò che vi è in
essi, ma il settimo giorno si riposò; e perciò il Signore
benedisse il settimo giorno e lo rese sacro (Es 20, 11; v. anche Gen 2,
1-3). Il significato letterale delle, parole indurrebbe a credere che la
creazione in sei giorni corrisponde, ad un fatto storico, dal quale deiva
1obbligo dellosservanza del sabato. Invece è proprio il
contrarío. Constatando che losservanza del sabato era considerata
così importante, lautore sacro deduce, "medita", che la ragione di
ciò debba ricercarsi nel modo in cui Dio ha creato il mondo.
Un Dio assetato di sangue?
Oppure possiamo prendere in considerazionei il seguente episodio della vita di
Davide. Una grave carestia di tre anni aveva colpito il paese, e un oracolo
popolare attribuiva la carestia al mancato compimento di una vendetta di
sangue. Saul aveva commesso delle atrocità contro Gabaon, per le quali
non era stato permesso ai Gabaoniti di compiere la vendetta. Il Signore
disse: Su Saul e sulla sua casa pesa un fatto di sangue (2 Sam 21, 1).
Come, risarcimento, Davide ordinò che sette discendenti di Saul,
benchè innocenti,, fossero consegnati ai Gabaoniti che li impiccarono. E
così la carestia cessò. E dopo Dio si mostrò placato
verso il paese (2 Sam 21, 14).
Leggendo questo episofio in rnaniera superficiale, si ricava limpressione
che la Bibbia attribuisca a Dio untemperamento mölto vendicativo.
Dio è scontento perchè i Gabaoniti non avevano potuto vendicarsi
della famiglia di Saul, e perciò infligge una carestia a tutto il paese,
nè toglie questo castigo finchè non siano stati uccisi sette
discendenti di Saul. E qui vengono alla mente parecchi interrogativi: se Dio
era così indignato, perchè mai lascio passare tanti anni prima di
prendere provvedimenti ? E perchè mai avrebbe dovuto infierire contro
tutto il paese per la colpa di un solo uomo, che ormai era morto? La vendetta
di sangue aveva proprio un valore morale così elevato, da dover essere
salvaguardata ad ogni costo? Perchè Dio avrebbe dovuto compiacersi
dellassassinio di sette discendenti innocenti di Saul, se altrove si dice
nella Legge: Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli,
nè si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri; ognuno
sarà messo a morte per il proprio peccato (Dt 24, 16)?
Questo testo è evidentemente una razionalizzazione. Ogniqualvolta
avveniva una carestia, il popolo lattribuiva allira divina. In
questo caso specifico può darsi che gli Israeliti, cercando una causa
della carestia, si siano imbattuti in questi Gabaoniti che reclamavano una
vendetta di sangue e abbiano immaginato che fosse quella la causa dellira
divina. Quando poi, dopo limpiccagione dei sette, cadde la pioggia,
ciò venne interpretato come un segno di riconciliazione da parte di Dio.
Queste razionalizzazioni sono ben comprensibili ed umane, ma dovremmo guardarci
dal cercare in esse un insegnamento su Dio o sulla sua volontà.
La famosa questione del velo
Paolo
voleva che nelle assemblee cristiane le donne portassero il velo: era questa
unusanza ebraica alla quale avevano fatto obiezione alcune donne di
Corinto. Paolo dedica a ciò una lunga argomentazione, esibendo una
razionalizzazione teologica dopo laltra: luomo non ha bisogno di
portare il velo perchè ha un rapporto piu diretto con Cri- sto;
luomo è immagine di Dio e riflette la gloria di Dio; luomo
fu il primo ad essere creato; la donna dipende dalluomo in tutte queste
cose. Paolo stesso, però, si rende ben conto della debolezza di queste
argomentazioni teologiche, e alla fine scopre le carte quando
conclude: e se qualcuno vuole ancora contestare; questa non è
unusanza nostra, nè lusanza delle chiese ci Dio (1 Cor
11, 1-6).
Paolo
è certamente uno dei maggiori teologi clel Nuovo Testamento, ma in
questo passoha fatto uno scivolone. Nel desiderio di giustificare la prassi del
velo delle donne, si lascia trascinare in speculazioni teologiche che sono
tipicamente ebraiche, non cristiane. Alcuni dei suoi argomenti non sono neanche
più ben comprensibili, perchè pre suppongono una teologia ebraica
che oggi non conosciamo più, Perchè rnai un uomo che
profetizzasse con il coerto mancherebbe di riguardo al proprio
capo, rnentre una donna mancherebbe di riguardo al proprio
capo se lo facesse senza velo? E perchè rnai la don na dovrebbe
portare il velo "a motivo degli angeli" ? Qui san Paolo cammina su ghiaccio
molto sottile, e non sarebbe corretto verso di lui, nonchè non corretto
teologicamente, prendere sul serio gli argomenti da lui avanzati. Tutto
ciò che possiamo dire è che,nela sua razionalizzazione, Paolo
dimostra quanto era ancora imbevuto del mito sociale ebraico della supremazia
maschile.
"Le donne tacciano nelle assemblee ..."
Un
altro costume paolino che rientra in questa categoria è che le donne non
dovevano parlare nella pubblica assemblea. Benchè Paolo ritenga normale
che una donna preghi o profetizzi nellassemblea (1 Cor 11, 5), le
proibisce di parlare":
35
Come in tutte le: comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee
tacciano, perchè non è loro permesso parlare; stiano invece
sottomesse, come dice anche la Legge. Se vogliono imparare qualche cosa,
interroghino a casa i lore mariti, perchè è sconveniente per una
donna parlare in assemblea. (1 Cor 14, 34-35).
La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a
nessuna donna di insegnare, nè di dettare legge alluomo; piuttosto
se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perchè prima è stato
formato Adamo, e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna
che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione.(1Tim 2,12-14).
La
teologia scolastica sfruttò al massimo questi testi per dimostrare che
la donna non poteva. esercitare alcuna autorità nella Chiesa. Cornelius
a Lapide, che scriveva: nel 1616, esprimeva 1opinione corrente quando
diceva che la proibizione alle donne di parlare era as solute ed
universale. Egli elencava cinque ragioni per talè proibizicne:
- Essa deriva dalla nature della. donne e dal comando positivo di Dio
contenuto in Genesi 3, 16.
- Il silenzio in presenza degli uomini si addice rnaggiormente
allumile condizione lella donna.
- Luomo possiede in più alto grado della donna la
ragione, il giudizio e la discrezione.
- Parlando, la donna può essere tentata di indurre luomo
al peccato.
- E' meglio che la donna rimanga nellignoranza di tutto
ciò che non ha bisogno di sapere. Ponendo domande stupide nella chiesa,
essa darebbe scandalo agli altri. (61)
Lesegesi di Cornelio era evidentemente inquinata dai pregiudizi, e
nellansia di trovare conferma alle sue opinioni personali egli leggeva
nel testo più di quanto esso dicesse. Oggi noi giustamente condanniamo
uninterpretazione del genere. Ma siamo certi chele argomentazioni del
documento vaticano non meritino un giudizio analogo ? Non sarà che il
docuinento attribuisce unimportanza eccesiva a questo passo di Paolo,
solo perchè è ansioso di trovare un testo che possa. giustificare
lesclusione delle donne dal ministero? Per quale ragione la questione del
velo dovrebbe essere meno importante del divieto di parlare
nellassemblea? Dopotutto san Paolo dà molto più spazio
allaffare del velo di quanto ne dia a quellaltra usanza che le
donne tacessero in pubblico. perchè mai il desiderio di Paolo che le
donne partecipassero alle assemblee con il capo velato dovrebbe essere una
prescrizione transitoria, mentre il suo rifiutodi lasciarle parlare in pubblico
equivarrebbe ad unesclusione delle donne dal ministero sacerdotale per
motivi dottrinali? Una distinzione di così vasta portata può
davvero essere dimostrata dalla stessa Bibbia?
Il
commento uffici le al documento vaticano contiene una frase che lascia
sospeltare che sia stato luso fatto tradizionalmente dalla teologia
medioevale a determinare il senso di questo testo paolino. La somiglianza con
lesegesi di Cornelius a Lapide può essere più che
accidentale! Tale commento infatti dice che i teologi si sono serviti
abbondantemente di questi testi (1 Cor 14, 34-35; 1 Tim 2, 11-14) per spiegare
che le donne non possono ricevere nè il potere del magistero ne quello
di giurisdizione; e che fu specialmente il testo della prima Lettera a Timoteo
a dare a san Tommaso dAquino la prove che la donna è in uno stato
di sottomissione o servitù, poichè (come spiega il testo) la
donna fu create dopo luomo e fu la prima responsabile del peccato
originale. (62)
In
altre parole: siccome teologi del calibro di san Tommaso dAquino e di
Cornelius a Lapide hanno interpretato i testi in questo modo, anche noi
dobbiamo interpretarli così. Ma come ho detto prima, e come ammette
anche il documento vaticano, i teologi del Medioevo avevano forti pregiudizi
contro la donna, e spesso traevano conclusioni sbagliate proprio da questi
testi. San Tommaso dAquino aveva idee così strane sui due sessi
che, commentando il cap. 11 della prima Lettera ai Corinti, arrivò a
dire che le suore che pronunciano i voti vengono elevate alla dignità
maschile! (63). Alla luce di ciò, può essere ritenuto una guide
sicura nellinterpretazione di certi pas si biblici ? Oppure, per
rovesciare largomento: se Tommaso avesse conosciuto iesegesi
rnoderna circa lo stato di sottomissione della donna in 1 Tim. 2, 11-14, non
avrebbe modificato il suo atteggiamento a proposito dellaccesso della
donna al ministero? La ragione che egli adduce per negare che le donne possano
venir ordinate è la seguente: Non è possibile che il sesso
femminile significhi uneminenza di grado, poichè esso è
caratterizzato dallo stato di sottomissione (64). Nel valutare questi
difficili testi biblici è meglio lasciar perdere gli Scolastici, che
vissero anchessi in un sistema sociale dominato dai maschi.
Un divieto legato al piano divino della creazione?
Il
documento vaticano, proprio in relazione a questo divieto fatto alle donne di
parlare nellassemblea, dice Una tale prescrizione, per San Paolo,
è legata al piano divino della creazione. Difficilimente vi si potrebbe
vedere lespressione di un dato culturale. Lenorme peso
dottrinale attribuito così a questo versetto può essere dedotto
dalla ragione teologica data per la proibizione ? E che cosa si deve pensare
del fatto che Paolo cita la medesima ragione per imporre alle donne luso
del velo? Infatti, per dimostrare che la donna deve velarsi il capo (1 Cor 11,
8-10), e che non deve parlare nellassernblea (1 Tim 2, 12-13) san Paolo
porta la medesima ragione, e cioè che Adamo fu creato prima di Eva. Ma
allora non si dovrebbe valutare i due divieti allo stesso modo ?
Non
vi è alcun motivo di dubitare del fatto storico che Paolo non abbia
permesso alle donne di insegnare nelle assemblee ecclesili. Molti dei primi
cristiani erano ebrei o proseliti, e quindi il permettere alle donne di
insegnare non sarebbe stato opportuno, e forse neppure possibile. Anche per
questa usanza, come per lusanza del velo, san Paolo produce una
razionalizzazione teologica, che ancor una volta è tipicamente ebraica.
Egli si riferisce alla legge rnosaica: "come dice la Legge", ed al racconto
della creazione secondo il quale Adamo fu creato prima di Eva. Ma una
razionalizzazione del genere non ha alcun valore di insegnamento, e non
può avere il peso di una affermazione dottrinale. Che la venuta di
Cristo abbia portato allabolizione della legge mosaica, lo ha
riconosciuto più volte san Paolo stesso; chi fosse stato creato prima e
chi dopo, era uno degli argomenti preferiti delle discussioni tra i teologi
ebrei, il che indusse Paolo, in altri passi, a paragonare Cristo ad Adamo (v, 1
Cor 15, 45-49).
Quando il documento vaticano dice che per Paolo il divieto in questione era
legato al piano divino della creazione, sopravvaluta limportanza del
testo, il quale invece di proclamare questa dottrina di così vasta
portata che gli viene attribuita (la donna non può esercitare
autorità nella Chiesa, perchè sarebbe una cosa contraria
allordine della creazione), contiene la razionalizzazione di un
grande apostolo che, talvolta, non resistevàa alla tentazione di
indulgere ai passatempi teologici ai quali era abituato quandera rabbino.
NOTE
61. CORNELIUS A LAPIDE, Commentaria in Scripturam Sacram
(Antwerp 1616) Paris 1868, vol 18, pgs 353, 396. Cf
62. Briefing 7 (1977) No 6, pg 9.
63. Citato da H. VAN DER MEER, op. cit. (vedi nota 58).
64. THOMAS AQUINAS, Summa Theologica, III Suppl., Q. 39, art
1.
Molto links all'interno delle pagine sono in via di
traduzione. Possono essere lette nella versione originale in inglese o
in francese.
Abbiamo una collezione dei documenti interessanti
sul tema dellordinazione delle donne diacono.
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Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.