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par John Wijngaards
Pubblicazione originale Inglese: Did Christ Rule Out Women
Priests?, par John Wijngaards, McCrimmons, Great Wakering 1977 (altera
editione 1986), 104 pgs; editione Indiana, ATC, Bangalore 1978; editione
olandese, KBS, Brugge 1979; traduzione italiana par E. L. Lanzarini, 1981.
Questo è capitolo 7 del libro.
Va
benissimo difendere i diritti delle donne, ma una donna prete sarebbe veramente
compatibile con il sacerdozio di Cristo ? Dopotutto Cristo era un uomo. Quando
il prete celebra la rnessa egli è, per così dire, limmagine
di Cristo nella comunità; si può immaginare una donna
allaltare che ci richiami alla mente Cristo nello stesso modo in cui
può farlo un uomo ?
Può darsi che ad alcune donne piaccia immaginarsi mentre svolgono
funzioni sacerdotali. Laccesso agli ordini sacri potrebbe rappresentare
un progresso per le donne, e rendere la Chiesa più popolare nel mondo
doggi. Ma possiamo sacrificare il valore di segno del sacerdozio a queste
considerazioni umane? Io credo che la Chiesa non dovrebbe scendere a
compromessi sul sacerdozio di Cristo, anche se la cosa può spiacere al
alcuni.
Queste considerazioni sono espresse anche nel documentó vaticano, in
rnaniera un po più formale, e ci obbligano a prendere in
considerazione il sacerdozio stesso di Cristo. Ne verrebbe esso danneggiato, se
Cristo fosse rappresentato da una donna? E luomo, in quanto
maschio, più adatto per natura ad esercitare la funzione sacerdotale
nella persona di Cristo ? I1 carattere maschile è un
elemento intrinseco del sacerdozio di Cristo? Dice il documento vaticano:
. .. Negli esseri umani la differenza sessuale ha un influsso rilevante,
più profondo che non, ad esempio, le differenze etniche; queste non
raggiungono la persona umana tanto intimamente quanto la differenza dei
sessi. ... Non si deve mai trascurare questo fatto, che Cristo
è un uomo. Pertanto, a meno che non si voglia misconoscere
limportanza di questo simbolismo per leconomia della Rivelazione,
bisogna ammettere che... il suo ruolo (e questa il senso originario della
parola "persona") devessere sostenuto da un uomo."
E mia opinione, ben ponderata, che la Sacra Scrittura non ci permetta di
inferire che la differenza di sesso svolga una parte nel sacerdozio di Cristo.
Gesù sostituì ad un sacerdozio fondato sulla sacralità uno
fondato sulla grazia; sarebbe illogico ammettere implicitamente che le
discriminazioni cancellate dal battesimo vengano fatte rivivere nel sacerdozio
ministeriale. Se ogni cristiano irradia Cristo attraverso la sua vita, non
sembra esistere alcun motivo per cui ogni cristiano non possa essere delegato a
rappresentario nellEucaristia. Il segno sacramentale del sacerdozio
è la personalità umana della persona ordinata, indipendentemente
dal fatto che si tratti di un uomo o di una donna. La Sacra Scrittura non
insegna esplicitamente che anche le donne possono essere ordinate; ma in base
alla stessa natura del sacerdozio di Cristo sembra una deduzione logica che
anche le donne potrebbero e dovrebbero aver parte al sacramento
dellordine.
Un sacerdozio senza realtà sacre
Gesù non fu un riformatore sociale; non volle prender parte ad una
rivoluzione sociale. Ma non si può dire lo stesso del modo in cui
affrontò le questioni religiose. Paziente e tollerante verso le
strutture sociali del suo tempo, si mostrò intollerante delle strutture
religiose antiquate e inadeguate: in questo campo non avrebbe potuto essere
più energico. Egli abolì completamente il sacerdozio, così
come esso veniva inteso nellAntico Testamento.
Per
comprendere tutte le implicazioni dellatteggiamento di Gesù in
tale questione, dobbiamo tener presente che il sacerdozia vetero-testamentario
si fondava su una filosofia che distingueva il sacro dal profano. Alcune
realtà di tutti i giorni, come la casa, il bestiame, il cibo, il sonno,
gli affari, erano ordinarie, ossia profane, e in esse non vi era in
realtà una presenza diretta di Dio; altre realtà del mondo,
tuttavia, venivano viste come talmente compenetrate dalla presenza di Dio da
essere diventate sacre. Questa è lorigine il tempi
sacri (il sabato e le feste); dei luoghi sacri (principalmente il tempio);
degli oggetti sacri (ad es. i recipienti usati per le cerimonie liturgiche);
delle persone sacre (sacerdoti) consacrate a Dio. Il sacerdote dellAntico
Testamento era separato dagli altri uomini, allo stesso modo del
sabato, che veniva ritenuto più santo del lunedì, o del tempio,
che era un luogo più sacro della piscina di Bethzatha. I1 sacerdote era
una specie di manifestazione fisica della presenza divina in un mond
profano.
Invece di istituire nuove realtà sacre in luogo di quelle vecchie,
Cristo andò oltre, ed abroge radicalmente la distinzione stessa tra
sacro e profano. Ciò può sembrare sconcertante a quei cristiani
che hanno tuttora una mentalità vetero-testamentaria, e che immaginano
che il Nuovo Testamento non sia altro che una versione aggiornata di quello
antico. Essi pensano che le nostre chiese abbiano sostituito il tempio di
Gerusalemme, che la nostra domenica sostituisca il sabato, che i nostri arredi
sacri siano lultima versione di quelli del tempio, e che il sacerdote del
Nuovo Testamento sia una versione riveduta e corretta di quello
dellAntico Testamento. Tale equivoco è dovuto in parte agli
sviluppi avvenuti nella Chiesa durante la sua storia, in parte ad una
condiscendenza verso la necessità molto umana di avere realtà
quasi-sacre come le-chiese, come parte di una religione istituita.
Fondamentalmente, però, lagrapparsi a realtà
sacre rappresenta un regresso ed è contrario
allinsegnamento del Nuovo Testamento.
Prendiamo lesempio di un luogo sacro. Agli ebrei era
consentito offrire sacrifici soltanto nel Tempio (Dt 12, 1-14), e anche
nellambito del Tempio il luogo diventava sempre più santo man mano
che ci si avvicinava al centro. Nella camera interna del santuario, chiamata
Santo dei Santi poteva entrare soltanto il Sommo Sacerdote una sola
volta allanno (Eb 9, 71). Cristo però non riconosce più
questi luoghi sacri, perchè egli ha santificato ogni luogo. Nel suo
regro si può adorare non solo a Gerusalemme o su un monte sacro, ma
dappertutto, purchè lo si faccia in spirito e verità
(Gv 4, 20-24). ln effetti il suo stesso corpo.era il nuovo tempio, che poteva
sostituire quello antico in ogni parte del mondo (Gv 2, 21). Quando Cristo
celebrò la prima messa urante lUltima Cena, lo fece nella stanza
superiore di una casa qualsiasi (Mc 14, 12-16), e per di più il luogo
che egli scelse per compiere quellunico sacrificio offerto per tutto il
mondo, che è costituito dalla sua morte, non fu il Tempio, ma una
malfamata collina dove avvenivano le esecuzioni capitali (Eb 14, 12). Con la
morte di Cristo fu cancellata una volta per sempre la distinzione tra luoghi
sacri e luoghi profani. I vangeli registrano il fatto che il velo dei Tempio,
che nascondeva alla vista il Santo dei Santi si squarciò in
due, dallalto al basso" (Mc 15, 37). I cristiani primitivi lo avevano
compreso, e non avevano templi: celebravano la liturgia e leucaristia in
ogni luogo in cui si riuniva la comunità. E fondamentalmente ciò
è vero ancora oggi, anche se dal lV° secolo in poi si è di
nuovo insinuata lusanza di costruire luoghi speciali per la preghiera.
Lo
stesso si può dire per i "giorni sacri". Per gli ebrei, il sabato era il
giorno consacrato al Signore, nel quale nan era permesso alluomo di
lavorare per il proprio vantaggio. Gesù ebbe frequenti scontri con i
farisei, perchè si rifiutava di sospendere il proprio apostolato di
sabato. Sorsero conflitti quando i suoi discepoli colsero spighe di frumento
(Mt 12, 1-8), quando Gesù curò luomo dalla mano inaridita
nella sinagoga (Mc 3,1-6), quando risanò lidropico (Lc 14,16), e
quando ridiede la vista al cieco di Siloe (Gv 9, 1-16), Laffermazione
più rivoluzionaria fatta da Gesù a tale proposito fu che il
sabato è fatto tempo sacro di qualche tipo, ma perchè
risponde ad unesigenza umana.
Mentre i sacerdoti dellAntico Testamento dovevano offrire spesso
sacrifici in tempi prestabiliti, Cristo santificò tutto il tempo con un
unico sacrificio di valore universale (Eb 9, 25-28). Con la morte di
Gesù il sabato e tutti gli altri tempi sacrali perdettero ogni
significato (Gal 4,8-11); da allora in poi, ogni giorno e ogni ora possono
essere atti alla preghiera e alla celebrazione. La prassi cristiana di
celebrare lEucaristia nel primo giorno della settimana,
perchè in tale giorno Cristo era risorto (Gv 20, 1), portò alla
prassi di celebrare la messa settimanale alla domenica. Tuttavia, per i
cristiani la domenica non era un nuovo sabato. Anche qui è
stato per un deplorevole ritorno a concezioni vetero-testamentarie che i
cristiani dei secoli successivi, e particolarmente quelli appartenenti alle
chiese protestanti, tornarono ad unosservanza della domenica che seguiva
il modella farisaico.
Dopo
avere visto quale è stato latteggiamento di Cristo verso i
tempisacri e i luoghi sacri, non ci sorprenderà
di constatare un atteggiamento analogo verso un sacerdozio sacro.
Cristo abolì il sacerdozio come istituzione sacrale; egli stesso non
appartenne al sacerdozio levitico, In quanto rappresentativo di tutti gli
uomini, abolì quella dignità sacerdotale che era legata alla
stirpe, ed istituì un sacerdozio nuovo, fondato sulla potenza
della vita indefettibile (Eb 7, 16).
Il
concetto vetero-testamentario di sacerdozio era così estraneo a Cristo
che egli non applicò mai il termine sacerdote nè a
sè nè ai suoi seguaci; solo nella Lettera agli Ebrei il
sacerdozio di Cristo viene discusso esplicitamente e paragonato a
quello levitico (vedi in particolare Eb 5,1-4; 7, 26-28), Crista affidò
un compito speciale agli apostoli e ai loro successori, ma non avrebbe mai
acconsentito a che questo rninistero venisse interpretato come qualcosa che
creava una casta sacrà, comera avvenuto nei tempi dellAntico
Testamento. I successivi sviluppi nella Chiesa, che favorirono una tale
separazione (con vesti sacre, dignità clericali e
prerogative di stato giuridico) lo avrebbero certamente allarmato e
rattristato.
Un sacerdozio comune
Cristo esercitò il suo sacerdozio offrendo sè stesso sul Calvario
e predicando la buona novella. Per continuare questi due ministeri, ogni
discepolo deve portare la croce (M t 7, 24); ciascuno dei suoi seguaci deve
rendergli testimonianza fino alla persecuzione e alla morte (Mt 10,16-22).
Perciò tutti i cristiani hanno parte nel sacerdozio regale di Cristo (1
Pt 2, 5-9); tutti possono essere chiamati sacerdoti per il suo Dio e
Padre (Ap 1, 6), sacerdoti di Dio e del Cristo (Ap 20, 6).
Tutti insieme essi formano"un regno ed un sacerdozio per il nostro Dio" (Ap 5,
10).
Questo sacerdozio comune viene dato mediante il sacramento del battesimo, ed
è da osservare che il battesimo e del tutto identico per ciascuno: non
esiste differenza tra quello degli uomini e quello delle donne. San Paolo
afferma che il battesimc di Cristo trascende e cancella ogni differenza sociale
esistente nellumanità: tutti voi infatti siete figli di Dio
per la fede in Cristo Gesù, poichè quanti siete stati battezzati
in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non cè più giudeo
nè greco, non cè più schiavo ne libero; non
cè più uomo nè donna, poichè tutti voi siete
uno in Cristo Gesù (Gal 3, 26-28).
Lordinazione al sacerdozio sacramentale è unestensione di
questo fondamentale ministero sacrificale e profetico che è già
stato concesso nel battesimo. E benchè il sacerdozio ministeriale
aggiunga una nuova funzione ai poteri ricevuti nel battesimo, e sia così
sostanzialmente di piu del battesimo, tuttavia e intrinsecamente legato ad
esso.
II sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o
gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono
tuttavia ordinati luno allaltro, perchè luno e
laltro, ognuno a propria rnodo, partecipano dellunico sacerdozio di
Cristo" (Lumen Gentium, 10)
Quando il Concilio dice che la partecipazione al sacerdozio di Cristo
attraverso il sacramento dellOrdine è essenzialmente diversa, vuol
dire che il battesimo in sè non confèrisce lincarico di
insegnare, governare e offrire il sacrificio in nome di Cristo; ma. non intende
dire che per il sacramento dellOrdine valga una diversa serie di valori
dis criminanti.
Quale
che sia il requisito per lordinazione al ministero, non può essere
una realtà sacra che renderebbe una persona intrinsecamente
superiore a unaltra. Il Concilio Vaticano II lo dice molto
esplicitamente:
Uno è quindi il popolo eletto di Dio... commune è la
dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo,comune è
la grazia dei figli, comune è la vocazione alla perfezione; non
cè che una sola salvezza, una sola speranza e una indivisa
carità. Nessuna ineguaglianza quindi in Cristo e nella Chiesa per
riguardo alla razza o nazione, alla condizione sociale o al sesso. . .
Quantunque alcuni per la volontà di Cristo sono costituiti dottori e
dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia vige fra tutti una
vera eguaglianza riguardo alla dignità e allazione comune a tutti
i fedeli nelledificare il Corpo di Cristo. (Lumen Gentium, 3.2).
Ma se
il sesso. non può essere un fattore limitativo come realtà
sacra, o come residuo della diseguaglianza pre-battesimale, come
può svolgere un ruolo a livello del segno sacramentale ?
Un sacerdozio di carita
Largomentazione che Cristo sia meglio rappresentato da un rnaschio
perchè egli stesso era maschio non può essere comprovata da alcun
testo biblico. Largomento addotto nel documento vaticano è di
natura filosofica; è quello che in teologia viene definito un argomento
basato sulla convenienza: per usare le stesse parole del documento,
sulla profonda convenienza che la riflessione teologica scopre. La
sostanza del largomento è in queste parole:
I segni sacramentali - dice san Tommaso - rappresentano ciò che
significano per una naturale rassomiglianza". Ora, questo criterio di
rassomiglianza vale, come per le cose, così anche per le persone:
allorchè ad esprimere sacramentalmente il ruolo del Cristo
nellEucaristia non si avrebbe questa naturale rassomiglianza" che
deve esistere tra il Cristo e il suo ministro, se il ruolo: del Cristo non
fosse tenuto da: un uomo: in caso contrario si vedrebbe difficilmente in chi
è ministro limmagine di Cristo. In effetti, il Cristo stesso fu e
resta un uomo."
Tale
argomento è fallace, perchè è fallace la filosofia che ess
presuppone. Gli scolastici, ai quali il documento si riferisce come fonte
dellargomento, proponevano una filosofia dei due sessi che oggi nessun
cristiano si sentirebbe più di difendere. San Bonaventura (che è
pure citato nel documento vaticano) sosteneva che soltanto il maschio presenta
una vera immagine di Dio (65). E poichè la donna non sarebbe altro che
un maschio incompleto e quindi "non può significare
uneminenza di grado" (67), san Tommaso traeva la conclusione che essa non
può assomigliare a Cristo o essere la sua immagine. Ma è evidente
che un ragionamento del genere contraddice la stessa Sacra Scrittura, oltre ad
essere contrario ad. una miglior filosofia della dignità umana. La
Parola di Dio cita entrambi i sessi quando parla della somiglianza divina:
Dio creò lessere umano a sua immagine; a i immagine di Dio
lo creò, maschio e femmina li creò (Gen 2, 27). E san Paolo
afferma che tutti i battezzati, uomini e donne, si sono rivestiti di Cristo
(Gal 3, 27). Egli parla di tutti i cristiani quando dice: Noi tutti, a
viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo
trasfomati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo
lazione dello Spirito del Signore (2 Cor 3, 18).
In
quanto allattribuzione simbolica del titolo di Sposo, fatta a Dio
nellAntico Testamento, e a Cristo nel Nuovo, osserviamo che tale
simbolismo appartiene fondamentalmente al contesto ebraico; non si può
dimostrare che sia qualcosa di essenziale per il sacerdozio di Cristo. Per di
più, la Bibbia stessa supera in alcuni casi questo simbolismo maschile,
e descrive con tratti femminili la coinpassione divina. La fedeltà
eterna di Dio viene paragonata allamore di una madre, che non dimentica
mai i propri figli (Is 49, 15); si parla della tenerezza di Cristo (Eb 5, 2), e
di come egli sia simile ad una gallina che vuole raccogliere i suoi pulcini
sotto le ali per proteggerli (Mt 23, 37). Perfino Paolo paragona sè
stesso ad una madre (1 Tess 2, 7; Gal 4, 19).
Attribuendo una tale importanza alla mascolinità come caratteristica
essenziale del sacerdozio, non si sottovaluta forse il sacerdozio di Cristo?
Quali sono gli aspetti che la stessa Sacra Scrittura descrive come preminenti
per significare la presenza di Cristo? Se dobbiamo basarci sulle
caratteristiche rilevate in Gesù, il sommo sacerdote, troviamo che
queste hanno la massima importanza nel suo sacerdozio:
- Essere chiamato da Dio (Eb 5, 4);
- Avere egli stesso sofferto, ed essere perciò capace di aiutare
colo ro che sono tentati ( Eb 5,1 - 2) ;
- Essere capace di compatire le debolezze degli altri (Eb
4,14-16);
- Saper trattare con rnisericordia gli ignoranti e gli erranti (Eb 5,
1-10).
Tutto
cio è ben diverso dal pretendere che egli sia un discendente (maschio,
beninteso!) di Aronne. Qui siamo davvero di fronte ad un nuovo sacerdozio,
governato da una propria legge (Eb 7, 11-12) (68).
Se
poi ascoltiamo Cristo stesso, sentiamo che egli afferma essere la carità
il segno che egli richiede. Christo dimistro il suo amore dando la vita per i
suoi amice (Gv 15, 12-13). E questo amore che distinguee il vero pastore
dal mercenario (Gv 10, 11-15). E' la disponibilità a servire, e non la
capacità di esercitare un potere sugli altri, che rende simili a Cristo
(Mt. 20, 24-28). Il Maestro non viene riconosciuto soltanto quando presiede
alla mensa, ma anche quando lava i piedi dei discepoli (Gv 13, 12-16). E si
osservi che qui non si tratta di un semplice requisito morale, rna di un
elemento che ha valore di segno: Da questo tutti sapranno che siete miei
discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13,35).
Benchè Cristo parli dellamore come di un comando universale,
tuttavia egli si rivolge qui agli apostoli proprio nelloccasione in cui
conferisce loro il sacerdozio. La frase Fate questo in memoria di
me presuppone la carità pastorale come quel segno speciale che
identificherà i suoi discepoli. Ed è questo amore che egli
richiede da Pietro prima di affidargli lincarico apostolico (Gv 21,
15-17).
Questa considerazioni non provano direttamente che anche le donne possono
essere chiamate al sacerdozio, ma dimostrano che secondo la stessa Sacra
Scrittura valori come la compassione, lo spirito di servizio e la carità
hanno unimportanza ben rnaggiore di caratteristiche accidentali come la
mascolinità, anche a livello di segno sacrarnentale. Non saremmo forse
più vicini allä mente di Cristo, se riconoscessimo che una donna
piena dello spirito di carità pastorale di Cristo è una immagine
più conveniente della sua presenza, di un uomo che mancasse
di questa carità ?
NOTE
65. BONAVENTURE, Quartum Librum Sententiarum dist. 25, a. 2, qu.
1; Omnia Opera, ed. Quaracchi 1889, vol IV, pagg. 649-55. Cf V. E.
HANNON, o.c. (vide nota 61), pg 37.
66. THOMAS, Summa Theologica. I Q 92, art II; ibid. Q 99, art 2
ad 1. 42.
67. THOMAS AQUINAS, Summa Theologica, III Suppl., Q. 39, art
1.
68. J. M. FORD, Biblical Material relevant to the Ordination of
Women, Journal of Ecum. Studies 10 (1973) pagg. 669-94; synopsised
in Theology Digest 22 (1974) pg 27.
Molto links all'interno delle pagine sono in via di
traduzione. Possono essere lette nella versione originale in inglese o
in francese.
Abbiamo una collezione dei documenti interessanti
sul tema dellordinazione delle donne diacono.
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Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.