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Una Visione di Cose Future nel Vangelo di Luca
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Una Visione di Cose Future nel Vangelo di Luca

par John Wijngaards

Pubblicazione originale Inglese: Did Christ Rule Out Women Priests?, par John Wijngaards, McCrimmons, Great Wakering 1977 (altera editione 1986), 104 pgs; editione Indiana, ATC, Bangalore 1978; editione ollandese, KBS, Brugge 1979; traduzione italiana par E. L. Lanzarini, 1981. Questo è capitolo 1 del libro.

E’ stato sottolineato che Gesù si adattò all’idea ebraica di quello chè era il ruolo delle donne nella società; e capisco che è importante chiarire questo fatto, per dimostrare che egli non le escluse di proposito dal ministero sacerdotale. Eppure ciò non mi soddisfa del tutto. Come mai Gesù non denunciò le ingiustizie compiute contro la donna nel suo tempo? Forse non provava un senso di comprensione per 1e loro difficoltà, e per il loro compito specifico nella vita? Era così occupato a rivolgersi agli uomini, da non avere un messaggio speciale per le donne?

Mi rendo conto che non è giusto introdurre nel vangelo le nostre problematiche moderne, però sarebbe incoraggiante saperè che la mia ricerca di quello che e il posto della donna nella società e nella Chiesa e radicata nel vangelo. Mi sarebbe di grande aiuto morale il sapere che Gesù si preoccupava delle donne, e che le sue parole e le sue azioni possono giustificare l’emancipazione femminile. Vorrei sapere se nelle parole o azioni di Cristo non ci sia stato nulla che potesse indicare, ancorchè remotamente, la possibilità di un futuro ministero esercitato da donne? Che cosa può dirci il vangelo su questo punto?

Il vangelo ha molto da dire, che puo essere d’incoraggiamento per . le donne; quello di Luca, in particolare, si interessa certamente del loro ruolo specifico. Sebbene Cristo si sia rifiutato di intraprendere riforme sociali in questo campo, come d’altronde anche negli altri, molte delle sue. parole e azioni dimostrano che la partecipazione delle donne al ministero non sarebbe contraria alle sue intenzioni.

Finora ho fondato 1e mie argomentazioni tratte dalla Sacra Scrittura su un’interpretazione piuttosto stretta del testo, e ciò è inevitabilè, dato che stiamo trattando un argomento teologico, che deve poter resistere ad un rigoroso esáme critico. Un’argomentazione dev’essere fondata su prove, e queste devono basarsi su fatti irrefutabili. In questo tipo di discussioni si è limitati la premesse accettate da entrambe le parti, da una logica che possa convincere gli avversari, e da un modo di pensare analitico e restrittivo.

In questo capitolo, però, vorrei spingermi oltre e guardare al vangelo con occhio più riflessivo, penetrarne l’intimo significato, ascoltare attentamnte ciò? che dice non solo esplicitamente ma anche implicitamente, ed afferrare intuitivamente il senso più profondo del messaggio ispirato.

Maria di Magdala

Volgiamoci al vangelo di Luca. e studiamo la storia di Maria di Magdala, che dopo avere condotto una vita deplorevole era stata convertita da Gesù. “Maria, conosciuta come Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni" (Lc 8, 2). Di lei Luca dice che era tra le donne che accompagnavano Gesù nei viaggi apostolici (Lc 8, 1-3); che con altri discepoli essa fu presente alla crocifissione e diede il suo aiuto per la sepoltura (Lc 23, 49. 55-56); che fu tra le prime ad avere l’annuncio della risurrezione la mattina di Pasqua (Lc 24, 1-11).

Negli Atti degli Apostoli, Luca ricorda quel i che, nelle parole di Pietro, erano i requisiti che doveva avere una persona per entrare a far parte del collegio apostolico: “Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi... uno divenga, insieme a noi, testimone.della sua risurrezione” (At 1, 21-22). Maria di Magdala aveva questi requisiti, come molte altre persone che non facevano parte del gruppo originario dei Dodici. Maria era stata testimone del ministero pubblico di Gesù, della sua passione e risurrezione. Si può obiettare che essa non era presente all’Ultima Cena, ma non consta che fosse presente neppure Mattia, che fu poi chiamato a prendere il posto di Giuda.

Maria di Magdala non avrebbe potuto prendere il posto di Giuda per le ragioni sociali che abbiamo visto prima, ma non certamente perchè non possedesse i requisiti richiesti dal vangelo. Io credo che specialmente nel vangelo di Luca abbiamo l’intuizione di possibilità future che vanno molto al di là delle limitazioni sociali di quel tempo. Ricordiamo l’episodio della peccatrice che piange ai piedi di Gesù mentre egli si trova in casa del fariseo (Lc 7, 36-50). Può darsi che si sia trattato proprio di Maria Maddalena; secondo Luca, si tratta comunque dello stesso tipo di persona (v. il collegamento con Lc 8, 1-3). Ecco ciò che Gesù dice di lei:

“Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa, e tu non m i hai dato l’acqua per i piedi; lei invece rni ha bagnato i piedi con le lacrime, e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo dì olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profurno i piedi."

E’come se Gesù parlasse a noi oggi, attraverso i secoli. "Perchè discutete tra voi sul ministero delle donne?" potrebbe dirci. “Che cosa vi fa pensare che io le allontanerei dal santuario o dal mio altare ? Non ho forse sempre insegnato che ciò che conta è la sostanza, e non gli accidenti? Quando ero nella casa di Simone il fariseo, non ho forse lodato la peccatrice per avere esercitato il ministero di lavarmi i piedi? Ciò che contava ai miei occhi non era la sua condizione sociale o giuridica, e neanche i peccati che aveva commessi in passato, ma il suo amore. Dandomi il benvenuto con un bacio, lavandomi i piedi, ungendo meli col profumo, in quel momento fu lei a rendermi servizio più di tutti gli uomini che avevo intorno. Pensate che io respingerei una donna che potrebbe servire nel ministero sacerdotale il mio Corpo Mistico, la Chiesa, allo stesso modo: spezzando il pane, versando l’acqua battesimale, ungendo gli ammalati? Non credete che io sia ben lieto che sia finalmente riconosciuto alla donna quel posto nella societa che le appartiene di diritto? Pensate che non vorrei riconoscere il reale contributo che una donna sacerdote potrebbe dare in questo nuovo mondo in cui vivete oggi ? ”

A questo punto puo darsi che io abbia perduto ogni credibilità presso i miei lettori, i quali possono chiedersi se sia corretto leggere la Sacra Scrittura in tal modo, se i passi su Maria di Magdala intendano proprio dare una visione di nuovi ministeri, oppure se la mia interpretazione non sia altro che un’illusione. Per dare una risposta adeguata a ciò, dovrò dílungarmi un po’ sulla teologia di Luca. Vorrei dimostrare i seguenti punti:

Questa sembra una strada un po’ lunga da percorrere, ma ne vale la pena. “Se” Luca insegna - come mostrerò - che noi dobbiamo aspettarci nuovi sviluppi nella Chiesa anche per ciò riguarda il ministero; e “se” Luca stesso, in questo, accenna al ruola delle donne, possiaïno noi ignorarne il messaggio? Sembrerebbe che Luca, ispirato, parli appunto della questione che si presenta a noi oggi. Può esservi nella Chiesa una nuova partecipazione delle donne nel ministero, non esplicitamente prevista nel vangelo ? La risposta di Luca sarebbe categoricamente affermativa.

Non vi è spazio per la Chiesa?

Dopo la risurrezione di Gesù occorse qualche ternpo perchè la comunità apostolica capisse che era iniziata una nuova era, l’era della Chiesa.

Molti dei cristiani primitivi erano convinti che fosse imminente la seconda venuta di Gesu. L’espressione oscura di Gesù “in verità vi dico: vi sono alcuni ,qui presenti che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza” (Mc 9,1) veniva interpretata come un’indicazione che la fine del mondo sarebbe avvenuta entro pochi anni. Da ciò che Paolo scrisse ai Tessalonicesi nell’anno 51 d. C. sappiamo che egli si aspettava di essere in vita lui stesso, con la maggior parte dei suoi cristiani, quando Cristo sarebbe tornato (1 Tess 4,15), e identica è l’implicazione nella sua Lettera ai (Corinti dell’anno 57 d. C. (1 Cor 15, 51). I cristiani di allora erano così consci di quella salvezza finale che Cristo avrebbe portato nella sua seconda venuta, che san Paolo poteva scrivere ai Romani “la nostra salvezza è più vicina ora, di quando diventammo credenti” (Rom 13, 11).

Non è difficile comprendere come la tensione di questa attesa del ritorno di Cristo avesse conseguenze negative sulla vita di parecchi cristiani, Alcuni convertiti di Tessalonica avevano addirittura smesso di lavorare, e attendevano in ozio l’ultimo giorno. Paolo li disapprovò (2 Tess 2, 6) e mise in guardia contro quegli oracoli esagerati che predicevano l’imminenza del giorno del Signore (2 Tess 2, 2). Alcuni si sentirono ingannati e delusi quando Cristo non apparve presto, come essi si aspettavano: “Dov’è la promessa della sua venuta?” E san Pietro dovette dare una lunga risposta a tale domanda (2 Pt 3, 3-10).

I cristiani la cui vita è dominata dalla convinzione che ogni giorno potrebbe portar con sè la fine del mondo, non provano più interesse a costruire questo nostro mondo, Sono gente che passa il tempo guardando il cielo, e dimenticando di avere un compito da svolgere qui, sulla terra. Luca si preoccupò di correggere questo atteggiamento sbagliato; descrivendo la scena dell’Ascensione, riferisce l’osservazione “Uomini di Galilea, perchè state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato tra di voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (At 1, 11). In altre parole: Gesù verrà la sè, per potenza propria, nel tempo che gli parrà conveniente; non perdete tempo a domandarvi quando e come verrà. Fate piuttosto le opere che Cristo si aspetta da voi.

Nel suo vangelo, Luca spesso scredita un po’ le preoccupazioni esagerate a proposito della seconda venuta di Cristo. Ogniqualvolta si parla dell’epocqa di questa venuta, Luca ricorda le cose che prima devono-essere compiute. E’ lui che racconta come, all’ingresso di Gesù in Gerusalemme, alcuni pensassero che il regno dei cieli sarebbe venuto subito (Lc 19, ll.). A tale aspettativa Gesù oppose la parabola dei talenti: la fine non verrà subito, mentre si dovranno invece assumere subito le resonsabilità affidateci (Lc l9, 12-27). Anche le persecuzioni e le sommosse, e perfin o la distruzione di Gerusalemme, non significano che la fine verrà presto (Lc 12, 7) Quando gli apostoli domandano quando avverranno gli ultimi eventi, Gesù dà loro una risposta severa, affermando chie non .toccava a loro conoscere le date e i tempi; e che essi dovevano invece dedicare le loro energie a render gli testimonianza sino agli ultimi confini della terra (At l, 6-8). La frase enigmatica di Gesù riguardante la venuta del regno gia durante la prima generazione viene interpretata da Luca alla luce di un’altra frase di Gesù: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: eccolo qui, o eccolo là. Perchè il regno di Dio è in mezzo a voi!’’ (Lc 17, 20-21).

La Chiesa e lo Spirito

Cristo ha voluto che, prima della fine dei tempi, vi fosse un’era della Chiesa (69); e Luca la ritenne così importante che dedicò ad essa tutto un libro, gli Atti degli Apostoli. Per Luca era un grave errore identificare la storia cristiana con la vita di Gesù, perchè dopo l’azione redentrice di Gesù. Dio continuava ad agire attraverso lo Spirito. Giustamente gli Atti degli Apostoli sono stati chiaimati il Vangelo dello Spirito Santo, perchè a cominciare dalla promessa dello Spirito Santo fatta da Gesù e descritta nel primo capitolo, e continuando nel secondo con la narrazione della Pentecoste, per tutti gli Atti Luca ci mostra come lo Spirito Santo abbia fatto dei seguaci di Gesù una Chiesa diffusa in tutto il mondo.

Riconoscendo il ruolo indipendente della Chiesa, Luca attirò l’attenzione su un fatto teologico di enorme importanza, e cioè sul fatto che Gesù non aveva preso decisioni su ogni cosa da farsi nella sua Chiesa. Tra i seguaci di Gesù vi sarebbero stati svìluppi nuovi ed inaspettati, che però hanno pure un’origine divina, perchè sono compiuti dallo Spirito Santo entro la Chiesa. Questi sviluppi devono essere accettati con altrettanta prontezza, come le disposizioni date esplicitamente da Gesù stesso. E’ ovvio che non vi può essere una contraddizione tra ciò che ha detto o fatto Cristo, e le nuove direttive dello Spirito. Nello scrivere il suo vangelo, Luca mostra che le parole e le azioni di Gesù avevano una dimensione più profonda, un dinamismo interiore che avrebbe potuto trovare in seguito espressione in decisioni di vasta portata prese dalla Chiesa del futuro.

Vorrei fare un esempio. Negli Atti degli Apostoli Luca ci racconta come la Chiesa antica sia pervenuta ad accettare nel proprio seno i non ebrei. In. relazione a ciò, il battesimo di Cornelio rappresentò davvero un nuovo inizio. In precedenza i non ebrei venivano ammessi solo a condizione che prima si convertissero all’ebraismo ed accettassero la circoncisione; Cornelio e i suoi familiari furono i primi romani che poterono diventare cristiani senza farsi prima “ebrei d’imitazione” mediante la circoncisione. E Luca sottolinea che ciò fu opera di Dio stesso. Infatti Cornelio era stato esortato -’a un angelo a mandar a chiamare :Pietro (At 10,1-8), e Pietro era stato ammonito in visione di non considerare impuro ciò che è puro agli occhi di Dio (A.t 10, 1-16). Infine, quando Pietro annuncio il vangelo di Gesù, Pietro e la sua famiglia furono pieni di Spirito Santo (At 10, 17-44). Fu soprattutto questa chiara manifestazione dello Spirito Santo a convincere Pietro che i pagani potevano diventare cristiani senza passare per lo stadio intermedio dio della circoncisione ebraica (At 10, 45-48). Luca ci dice come Pietro abbia dovuto giustificarsi per tale decisione davanti alla Chiesa di Gerusalemme (At 11,1-18), e come ciò abbia portato alla :convocazione del primo Concilio ecclesiastico, che dichiarò formalmente che i non ebrei potevano essére ammessi nella Chiesa senza dover sottostare alla circoncisione o all’osservanza della legge mosaica (At 15, 1-12).

L’ammissione dei non ebrei senza richiedere da loro la circoncisione fu una decisione di grande portata, che non fu presa da Gesù, bensi dalla Chiesa, e che andò ben. a1 di là di ciò che Gesù aveva detto. In un certo qual modo, era un discostarsi da ciò che che Gesù stesso aveva fatto. E tutto ciò appare chiaro dal dibattito nella Chiesa apostolica, dove la questione venne decisa non riferendosi a norme date da Gesù, da riconoscendo la volontà dello Spirito. Dai vangeli sappiamo che Gesù limitò esplicitamente il suo ministero agli ebrei: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei samaritani; rivolgetevi piuittosto alle pecore perdute della casa d’Israele” (Mt 10, 5). “Non sono stato inviatc che alle pecore perdute della casa d’Israele” (Mt 15, 24).

Possiamo star certi che nelle discussioni sulla possibilita di ammettere i non ebrei nella comunità cristiana così com’erano (cioè non circoncisi: cf At 15, 1), non saranno mancati i cristiani di originè ebraica che avranno citato queste parole di Gesù; la loro interpretazione restrittiva delle parole di Gesù avrà certo sottolineato la necessità della conversione all’ebraisino come condizione previa per poter beneficiare della redenzione di Cristo. Fu perciò necessario che i cristiani di allora si staccassero da un’interpretazione troppo letterale delle parole di Gesù, ed imparassero che per comprendere le intenzioni di Cristo non dovremmo limitarci alle sue parole e alle sue azioni, na dovremmo cogliere soprattutto la dimensione profetica nella vita di Gesù, cheva ben al di là deIla sua prassi immediata.

Se leggiamo il vangelo di Luca in questa luce, vediamo come egli tratti questo valore di visione interiore e dimensione profetica,.Luca riflette sull’atteggiamento di Gesù verso i samaritani, che gli ebrei consideravano un popolo di eretici e di paria, dal punto di vista religioso. Gesù si rifiutò di maledire il villaggio samaritano che non lo accolse (Lc 10, 29-37); del centurione di Cafarnao disse “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande” (Lc 7, 9). In questi episodi Luca giustamente intravvede in Gesù un atteggiamento verso i non ebrei che supera la legge mosaica e che abbraccia .una visione di Chiesa in cui samaritani e romani si sentano a casa propria, così come gli ebrei.

Il ministero e 1o Spirito

Un altro scopo esplicito di Luca è quello di dare risalto a nuove forme di ministero. Molte cose fanno pensare che la questione della successione “apostolica” non sia stata risolta così facilmente nella Chiesa primitiva. I dodici apostoli, che erano stati scelti da Cristo stesso e da lui personalmenter istruiti, godevano di un tale prestigio e di una tale autorità che sembrava che nessuno potesse sostituirli; eppure ciò era essenziale perchè la Chiesa potesse continuare ad esistere e a diffondersi nel mondo. Per privilegiato che fosse il posto dei dodici nella Chiesa, la loro missione doveva essere continuata da persone non scelte direttamente da Gesù, da convertiti che potevano anche provenire da un ambiente non ebraico.

Nello scrivere gli Atti degli Apostoli, Luca affronta questo problema di petto. Proprio nel primo capitolo racconta come Mattia fosse stato chiamato a sostituire Giuda: “Mattia fu associato agli undici apostoli” (A.t 1, 26). Le lagnanze dei cristiani di lingua greca di Gerusalemme, che si sentivano trascurati, portò alla designazione di sette diaconi (At 6, l- 6). Sebbene lo scopo originario di questo diaconato fosse un servizio materiale, da ciò che viene detto di due di questi diaconi, Stefano e Filippo, appare chiaro che essi svolgevano la stessa attività degli apostoli nella predicazione del vangelo; non potevano però trasmettere lo Spirito Santo con l’imposizione delle mani. Ad Antiochia si ebbe uno sviluppo molto importante, quando 1’assemblea cristiana, guidata dallo Spirito, impose le mani su Paolo e Barnaba e li inviò in un viaggio missionario (At 14,1- 3), Lo status ufficiale di Paolo e Barnaba venne poi confermato nel Concilio di Gerusalemme (At 15, 12), e ciò aprì la strada a molti altri, che vennero chiamati al mini stero, come Timoteo di Listra, Tito di Galazia, Apollo di Alessandria, Epafra di Colossi e molti altri.

In conformità con il suo metodo di leggere una visione di cose future nelle azioni di Gesù, Luca cercò nella vita di Gesù qualcosa che confermasse questi sviluppi nella Chiesa, e lo trovò nel fatto che Gesù aveva inviato altri discepoli, oltre si dodici. Nel suo vangelo, Luca dà grande risalto, a. questo fatto; e dopo aver riferito, in un passo piuttosto breve, come Gesù avesse inviato i dodici (Lc 9,1-6), narra molto piu ampiamente come Gesù avesse inviato anche “altri settantadue”, ai quali vengono date le stesse istruzioni impartite agli apostoli (Lc 10, 1-24). E’ da notare che, secondo il simbolismo ebraico del tempo, mentre il numero dodici rappresenta le dodici tribù di Israele, il numero settantadue indica tutte le nazioni della terra; ed è propria ai settantadue discepoli che Gesù dice “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me”. (Lc 10, 16). E’ molto probabile che l’invio di questi ‘altri’ discepoli abbia rappresentato un episodio di relativamente modesta importanza nella vita di Gesù, forse quasi dimenticato e certamente messo in ombra dalla speciale attenzione che Gesù dedicò ai dodici; ma per Luca questo piccolo episodio aveva un valore profetico, in quanto indicava ciò che sarebbe avvenuto neila Chiesa futura. Non era perciò contro l’intenzione di Gesù che all'opera dei dodici subentrasse quella dei settantadue di tutte le nazioni.

L’attenzione alle donne nel vangelo di Luca

Tutti e quattro i vangeli affermano che che donne svolsero un ruolo speciale nella vita di Gesù, e ciò è particolarmente vero nel caso del vangelo di Luca, il quale registra episodi non ricordati negli altri vangeli. E’ Luca che parla di Elisabetta (Lc 1, 5-45), della profetessa Anna (Lc 2, 36-38), della vedova di Naim (Lc 7, 11-17), delle donne curva assistevano (!ies~ con~ i loro beni (Lc 8,1-3), della donna curva (Lc 13, 38-42), e delle donne piangenti di Gerusalemme (Lc 23, 27-31). E’ Luca che ci ha tramandato due parabole in cui compaiono corne protagoniste le donne: la massaia che aveva perduto una dramrma (Lc 15, 8-10) e la vedova insistente (Lc 18, 1-8). Le figure femminili menzionate anche negli altri vangeli hanno in Luca un risalto speciale: Maria di Magdala (Lc 7, 36-50), Maria e Marta (Lc 10, 38-42), e la vedova povera che offrì le due rnonete nel Tempio (Lc 21, 1-4). I rapporti di Gesù con le donne costituiscono un tema rnolto esplicito di questo vangelo.

Come mai Luca prestò tanta attenzione al ruolo svolto dalle donne nella vita di Gesù ? Evidentemente, come in altri casi, egli volle rispondere ad un'esigenza clella Chiesa primitiva. In molte comunità le donne avevano una posizione di rilievo; la conversione di Apollo ad Efeso fu dovuta tanto a Priscilla quanto al di lei marito Aquila (At 18, 18-26), mentre a Corinto fu Cloe zd inviare messaggeri a Paolo per informarlo dei problemi di quella chiesa (1 Cor 1, 11). La comunità di Cencre aveva una diaconessa, “Febe, nostra sorella” (Rom 16, 1-2), ed a Filippi, dove Luca passò molto tempo nell’attività di apostolato, troviamo tre donne di rilievo: Lidia, una ricca commerciante di porpora nella cui casa si radunava la locale comunità (At 16, 14-15); Evodia e Sintiche, delle quali Paolo scrisse che avevano combattuto con lui per il vangelo (Fil 4, 2-3). E’ ovvio che queste donne, e tutte quelle i cui nomi non ci sono stati tramandati, erano molto interessate al loro posto specifico nella comunità cristiana.

Nel registrare gli episodi della vita di Gesù in cui compaiono anche donne, Luca ha un messaggio molto ricco da darci. Secondo lui, le donne ricevono la grazia di Gesù così come gli uomini; come gli uomini anch’esse devono convertirsi (iMaria Maddalena), ascoltare la parola di Gesù (Maria e Marta), pregare con perseveranza (la vedova insistente), e prender parte alia sua sofferenza e alla croce (Lc 23, 49). Il compito materno della donna, con tutte le gioie e i dolori che lo accompagnano, si riflette in figure come la vedova di Naim, Elisabetta e la Madonna.

Per le sue parabole, Gesù trae argomento dalle faccende quotidiane delle donne: prender l’acqua dal pozzo, rnacinare il grano, spazzare la çasa, impastare la farina col lievito e preparare il cibo per gli ospltl. Gesù osservò queste attività e le caricò di un profondo significato simbolico. In molti modi i passi di Luca riguardanti le donne ci hanno preservato una ricca messe di spunti di riflessione.

Fu Luca conscio di un ministero delle donne ? Nel presentarci queste parole e azioni di Gesù, intese fare una riflessione sull’impegno delle donne nell’apostolato? Il suo vangelo contiene una “visione” di come alle donne possa essere affidata una funzione di maggior responsabilità nella comunità cristiana?

Un futuro ministero delle donne

E' alla luce di tali domande che alcuni altri passi del vangelo di Luca ci appaiono carichi di un profondo signifìcato. Luca narra come anche le donne abbiano accompagnato Gesù nella sua missione apostolica.

“ In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna rnoglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre che li assistevano con i loro beni" (Lc 8) :1-8).

Luca capiva bene che, data la condizione sociale della donna a quell’epoca, era impossibile per Gesù chiamar donne a far parte del gruppo degli apostolï. Nella Chiesa primitiva, così come esisteva al tempo di Luca, una collaborazione veramente paritaria nel ministero da parte delle donne era esclusa, per ragioni sociologiche. Ma è certo che Luca, il solo evangelista a tramandarci questo aspetto del ministero di Gesù, riporta questo èpisodio perchè ne vedeva il valore profetico. Il fatto che le donne fossero state così vicine a Gesùinei suoi viaggi apostolici, per Luca implicava certamente la possibilità di una partecipazione feminile molto maggiore nell’era della Chiesa. E se mai la Chiesa chiamasse una donna ad assumere il ministero di un Barnaba o di un Paolo, non sarebbe Luca a meravigliarsene; nel piccolo gruppo di donne che condividevano ciò che possedevano con Gesù e con gli apostoli, egli vedrebbe l’anticipazione di questo sviluppo futuro.

E che dire di Anna, la profetessa? Anche qui, Luca è il solo evangelista a parlarne. A quanto egli ci dice, Anna era una donna molto avanzata d’età che era vissuta sola, nello stato vedovile, fino agli ottantaquattro anni. Attraverso questo numero, sette volte dodici, essa rappresenta la completezza della fede, l’età adulta del cristiana. Essa è una persona completamente consacrata a Dio. “Non lasciava mai il Tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”. Incontrato Gesù, essa gli rende testimonianza: “parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Lc 2, 36-38).

Perchè Luca ci presenta la figura di Anna, questa donna anziana, totalmente consacrata a Dio, che ha predicato Gesù ? Anche qui, non è forse perchè ha visto in lei un simbolo di cose future? Nella testimonianza di questa donna, Luca vide un compito apostolico da affidarsi alle donne, ma che ancora non poteva realizzarsi nel suo tempo. Ma non è appunto questo il significato dell’ispirazione ? Non era appunto questa la costante preoccupazione di Luca, cioè il far vedere che non tutte le decisioni possibili erano state prese durante la vita terrena rena di Gesù, e che potevano esserci sviluppi nuovi, sotto la guida dello Spirito Santo ?

E questo ci porta a considerare la parte avuta dalla Madonna nel vangelo di Luca. Non appena Maria udì di essere stata scelta per diventare la madre del “Figlio di Dio”, ebbe subito una missione. Informata dall’angelo Gabriele che Elisabetta aveva concepito (Lc 1, 35-36), Maria partì in missione. Entrando nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta, e “appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo, ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo” (Lc, 41).

Il portare lo Spirito Santo era senza dubbio una prerogative apostolica. Quando il diacono Filippo predicava a Samaria poteva battezzare, ma non conferire lo Spirito; e Pietro e Giovanni dovettero recarsi colà da Gerusalemme per impartire lo Spirito Santo con l’imposizione delle mani (At 8, 14-17). I convertiti di Efeso non ricevettero lo Spirito Santo finchè Paolo non impose su di loro le mani (At 19, 6). Talvolta bastava che un apostolo entrasse in una case e annunciasse la parola del Signore, come quando Pietro entrò in case di Cornelio e predicò Gesù. “Pietro stave ancora dicendo gueste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso.” (At 10,44). Era questo il battesimo dello Spirito Santo di cui erano così consci i cristiani primitivi. Gesù stesso, nell’ascensione, aveva detto: “Attendete che si adempia la promessa del Padre, quella che avete udita da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo” (At 1,4-5). Era questo il segno distintivo dello stesso ministero di Gesù. Nelle parole di Giovanni Battista: “Io vi battezzo con acqua... egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3, 16).

L’apostolato della Madonna

Battezzare con lo Spirito Santo era l’opera degli apostoli. La Madonna: fu inviata ad Elisabetta per dare questo battesimo al bambino che doveva nascere da lei. “Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi; il bambino ha esultato di gioia nel mio gremmbo” (Lc 1, 44). E così si adempì la profezia fatta a Zaccaria dall’angelo: “tua moglie Elisabetta ti darà un figlio. .. egli sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre” (Lc 1, 15). Anche Maria era incinta e portava Gesù nel suo grembo, ma fu la sua mediazione, la sua venuta, la sue voce, la sua persona che portò questa grazia dello Spirito Santo. La risposta di Elisabetta è un riconoscimento di questa presenza salvifica di Maria: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1, 43). E anche Maria riflette sul suo ruolo, quando dice:

“Ha guardato l’umiltà della sue serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente,
e santo è il suo nome" (Lc 1, 48-49).

La fede cattolica tradizionale si è giustarnente soffermata sulla posizione altissima che Maria occupa come madre di Dio. Ha messo in risalto il ruolo da lei svolto nella redenzione, e la parse che essa ha nel dispensare la grazia. Così facendo, non ha forse riconosciuto in Maria il cuore stesso della funzione sacerdotale? Dice il Concilio Vaticano II:

“La Beata Vergine, col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentario al Padre nel Tempio, soffrire col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo del tutto singolare all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi madre nell’ordine della grazia (Gaudium et Spes, 61)

Ci fu mai un sacerdote così vicino al sacrificio di Cristo come Maria? E per quanto riguarda il suo ruolo profetico:

“La madre di Dio mostrò lieta ai paastori e ai rnagi il Figlio.suo primogenito. .. alle nozze in Cana di Galilea, mossa a compassione indusse con la sua intercessione Gesù Messia a dar inizio ai miracoli... ” (Gaudium et Spes, 57-58)

Infatti, attraverso la sua intercessione carismatica a Cana, Maria fa da mediatrice nel realizzare un simbolo eucaristico: la trasformazione dell’acqua in vino. . .

So bene che la Madonna non esercitò le funzioni sacerdotali affidate da Gesù agli apostoli: non presiedette alla mensa eucaristica per spezzare il pane, non andò in giro a predicare, battezzare e imporre le mani. Nel clima sociale di allora, funzioni del genere venivano svolte dagli uomini, non dalle donne. Sia Gesù che Maria accettarono questa situazione sociale. Ma proprio per questo, non è ancor più degno di nota che gli evangèlisti, e specialmente Luca, si siano soffermati sul ruolo preminente di Maria e l’abbiano lodata più di ogni uomo ? Luca, con la sua visione delle cose future nella Chiesa, non attirò di proposito l’attenzione su Maria per incoraggiare le donne ? Quando Maria; canta il Magnificat, non lo fa anche in quanto donna e a nome di tutte le donne? Quando parla dei superbi di mente e di cuore, dei potenti sui loro troni, dei ricchi che saranno mandati via a mani vuote, non potremmo trovare nelle sue parole anche un riferimento all’arroganza, alla supremazia e all’autosufficienza maschile? Quando Maria parla del modo meraviglioso in cui Dio innalza gli umili e sazia gli affamati, non pensa anche a1 modo in cui lei, una donna e quindi come tale disprezzata dagli uomini, riceve da Dio una funzione fondamentale? Non c’è qui un’eco del canto di Debora, che predisse a Barak che non lui, ma una donna avrebbe avuto la gloria della vittoria:

"Sia benedetta fra le donne Giaele, la moglie di Eber il Kenita, benedetta fra le donne della tenda! Acqua egli chiese, latte essa diede, in una coppa da principi offrì latte acido. Una mano essa stese al.picchetto, e la destra a un martello da fabbri, e colpì Sisara, lo percosse alla testa, ne f.racassò, ne trapassò la tempia" (Gdc 5, 24-26)?

Non è Maria la “donna” della quale fu detto:

“Io porrò inimicizia tra. te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe” (Gen 3, 15) ?

Non sarebbe giusto fare di Maria una protagonista nella lotta dei nostri giorni per l’emancipazione femminile. Ma sembra teologicamente fondato dire che la personalità di Maria e il suo ruolo nella redenzione stabilirono una volta per sempre la completa eguaglianza delle donne davanti a Dio, e di conseguenza a buon diritto anche nella Chiesa. A mio avviso, ciò dovrebbe naturalmente includere la capacità di agire in nome di Cristo alla mensa eucaristica o nel confessionale.

La partecipazione “dall’interno” di Maria al sacerdozio di Cristo in un grado così eminente rappresenta a fortiori un argomento per la capacità della donna di esercitare funzioni sacerdotali esterne. L’interesse mostrato da Luca per il ministero delle donne rende la sua descrizione della petizione della Madonna una fonte biblica di speranza, riflessione e aspettativa di grandi possibilità future.

Conclusione

Come ho detto all’inizio di questo capitolo, in queste ultime pagine sono andato al di là dei limiti di una rigorosa argomentazione biblica; tuttavia ritengo che le mie rifles sioni siano fondate sulla Scrittura, e che possano aver afferrato qualche aspetto importante che sarebbe forse andato perduto in un dibattito logico. Talvolta nella Bibbia Dio ci dice di più mediante suggerimenti e cenni che non con dichiarazioni esplicite. Anche la Bibbia ha una sua dimensione profetica, che è inevitabilmente vaga perchè tratta del futuro.

Ho scritto queste riflessioni per quel che possono valere, ben conscio che esse potranno venir guardate con sufficienza da coloro che non condividono questa visione.

Vorrei ribadire ancora una volta che il peso delle mie argomentazioni è altrove. Alla domanda se Cristo abbia escluso le donne dal sacerdozio, ho dato una risposta negativa. Il fatto che egli abbia scelto solamente uomini perchè svolgessero l’attività apostolica non fu determinato da una sua preferenza specifica, ma dalle pressioni sociali del suo tempo. In quelle circostanze Cristo non avrebbe potuto designare donne per un compito sacerdotale; ma mai, in nessuna occasione, egli escluse la possibilità di un ministero sacerdotale svolto da donne. Al contrario, il sacerdozio da lui istituito è di natura tale da rappresentare una rottura rispetto a tutti i limiti umani stabiliti in precedenza.

Se e quando le donne saranno, ammesse agli ordini sacri dipenderà dalla Chiesa. E per quanto mi riguarda, io confido che la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, prenderà presto provvedimenti coraggiosi in questa direzione. La nostra non è un’epoca in cui le discussioni teologiche possano andare a rilento a causa del costo delle pergamene o del passo lento delle cavalcature: una volta divenuta consapevole del problema, la Chiesa dei nostri giorni non avrà bisogno di secoli per valutare la fondatezza del suo atteggiamento e mutare la sua prassi.

Le donne cristiane che giustamente si sentono offese dai pregiudi della teologia tradizionale non si scoraggino: lo Spirito soffia, e nessuna forza al mondo lo può fermare,

NOTA

69. Per un buon studio di base di questo tema di San Luca, vedi H. CONZELMANN, The Theology of Saint Luke, Faber and Faber 1960 (trad. dal tedesco 1953).

Molto links all'interno delle pagine sono in via di traduzione. Possono essere lette nella versione originale in inglese o in francese.

Abbiamo una collezione dei documenti interessanti sul tema dell’ordinazione delle donne diacono.
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Nè Eva, nemmeno Maria

L’ordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica

Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G. Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN: 88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.