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di Umberto Eco
Il celebre scrittore Umberto Eco interroga un
'principe' della Chiesa , il cardinale Carlo Maria Martini, vescovo di Milano ,
in un libro Credere in cosa? (Rivages Poche/Petite
bibliothèque, 1998; vedi anche Liberal n 8 Novembre 1995 ) e cita
Tommaso d'Aquino sulla questione del sacerdozio riservato esclusivamente al
sesso maschile .
Non sono riuscito a trovare
ancora, nella dottrina, delle ragioni persuasive per cui le donne debbano
essere escluse dal sacerdozio (...). Non ho trovato ragioni scritturali (...).
Largomento simbolico non mi soddisfa. Nè mi soddisfa l'argomento
arcaico per cui la donna in certi momenti della sua vita secerne
impurità (...) Quando mi trovo così smarrito su questioni di
dottrina io ricorro all'unica persona di cui mi fido, che è Tommaso
d'Aquino. Or a Tommaso, che prima di essere dottore angelico era un uomo di
straordinario buon senso, a più riprese si trova ad affrontare il
problema se il sacerdozio sia solo prerogativa maschile. Per limitarci alla
Summa Theologiae, se lo chiede in II, 11, 2, e si trova difronte
all'affermazione paolina ( nemmeno i santi sono perfetti) per cui le donne
nell'assemblea ecclesiale debbono tacere, nè possono insegnare. Ma
Tommaso trova nei Proverbi che Unigenitus fui coram matrem meam, ea
docebat me. Come ne esce ? Accettando l' antropologia del suo tempo (
e che doveva fare ? ) : il sesso femminile deve essere sottomesso a quello
maschile, e le femmine non sono perfette in sapienza.
In III, 31, 4, Tommaso si
chiede se la materia del corpo di Cristo potesse essere assunta da un corpo
femminile ( sappiamo che circolavano teorie gnostiche per cui Cristo era
passato attraverso il corpo di Maria come l'acqua attraverso un tubo, come
attraverso un veicolo casuale, senza esserne toccato, senza essere inquinato da
alcuna immunditia legata alla fisiologia del parto).Tommaso ricorda che
se Cristo doveva essere un essere umano convenientissimum tamen fuit
ut de foemina carnem acceperet perchè, teste Agostino, " la
liberazione dell'uomo deve apparire in entrambi i sessi" . E però non
riesce a liberarsi dall'antropologia del suo tempo, e continua ad ammettere che
Cristo doveva essere uomo perchè il sesso maschile è più
nobile.
Ma
Tommaso sa andare al di là dell'inevitabile antropologia dei tempi suoi.
Non può negare che i maschi siano superiori e più atti alla
sapienza delle femmine, ma si arrabatta a più riprese per decidere come
mai alle femmine sia stato concesso il dono della profezia, e alle abbadesse la
direzione d'anime e l'insegnamento, e ne esce con cavilli eleganti e sensati.
Però non pare convinto e, con l'astuzia che gli è propria,
risponde indirettamente, ovvero fa finta di non ricordarsi che aveva risposto
in anticipo, in I, pp,2: se il sesso maschile è il migliore,
perchè nello stato primigenio, prima del peccato originale , Dio ha
permesso che nascessero le femmine ? E risponde che era giusto che nello stato
primigenio apparissero e uomini e femmine. Non per garantire la
continuità della specie , dato che gli uomini erano immortali e non era
necessario introdurre la bisessualità come condizione di sopravvivenza
della specie. E' perchè (cf. Supplementum 39,1, che non è di mano
sua , ma a questa opinione Tommaso ricorre anche altrove il sesso non sta
nell'anima ; e infatti per Tommaso il sesso era un accidente che
sopravveniva a uno stato avanzato della gestazione . Era necessario e giusto
creare i due sessi perchè (e questo è chiarito in III, 4,
respondeo) c'è una combinatoria esemplare nella generazione degli
umani : il primo uomo fu concepito senza nè maschio nè
femmina, Eva nasce dal maschio senza l'apporto della femmina, da una femmina
senza l'apporto del maschio, ma tutti gli altri uomini nascono da un maschio e
da una femmina. E, tranne quelle tre mirabili eccezioni, la regola è
questa, e questo è il piano divino.
In
III, 67, 4, Tommaso si chiede se la donna possa battezzare , e liquida
facilmente le obiezioni che la tradizione gli propone: E' Cristo colui che
battezza, ma siccome in Christo non est masculus neque foemina
(Tommaso si ispira a Paolo Colossesi 3, 11, ma in effetti è
detto più chiaramente in Galati 3, 28), se un uomo può
battezzare, così può battezzare una femmina.
Poi (
potenza delle opinioni correnti !) , concede che, siccome caput
mulieris est vir, se vi sono maschi presenti la donna non deve
battezzare. Ma, in ad primum, distingue molto chiaramente tra ciò
che ad una donna 'non è permesso ' (in linea di consuetudine) e
ciò che essa 'può' però fare (in linea di diritto). E in
ad tertium, chiarisce che, se è vero che nell'ordine del
carnale la donna è principio passivo e solo il maschio è
principio attivo nell'ordine spirituale, in quanto sia uomo che donna agiscono
per virtù di Cristo, questa distinzione gerarchica non
vale.
Purtuttavia , in Supplementum 39, 1 (ma ricordo
che non è di sua mano ) , ponendosi direttamente la questione se la
donna possa ricevere gli ordini sacerdotali, risponde ricorrendo ancora una
volta all'argomento simbolico: il sacramento è anche un segno, e per la
la sua validità non si richiede solo la 'cosa' ma anche il ' segno della
cosa ': e siccome nel sesso femminile non viene significata alcuna eminenza ,
poichè la donna vive in stato di soggezione , non si possono conferire
gli ordini a una donna.
E vero che, in una
questione che non ricordo, Tommaso usa anche largomento propter
libidinem: in altri termini, che se il sacerdote fosse donna i fedeli
(maschi!) si ecciterebbero vedendola. Ma siccome i fedeli sono anche femmine,
che dire delle fanciulle che potrebbero eccitarsi alla vista di un prete
bello (Le ricordo le pagine di Stendhal nella Chartreuse sui
fenomeni di incontinenza passionale suscitati dalle prediche di Fabrizio del
Dongo)? La storia dellateneo bolognese riporta di una Novella
dAndrea, che avrebbe tenuto cattedra nel XIV secolo, obbligata a
insegnare dietro a un velo per non distrarre gli studenti con la sua bellezza.
Mi permetta di ritenere che la Novella non fosse di insostenibile
venustà, ma che fossero gli studenti a essere propensi a una certa
goliardica indisciplina. Quindi si trattava dì educare gli studenti, o
si tratta di educare i fedeli, non di escludere le donne dalla gratia
sermonis.
Insomma, la mia
impressione è che neppure Tommaso sapesse dire con esattezza
perché il sacerdozio dovesse essere prerogativa maschile, salvo assumere
(come lui faceva, e non poteva non fare, secondo le idee del suo tempo) che gli
uomini fossero superiori per intelligenza e dignità. Ma non mi pare che
questa sia la posizione attuale della Chiesa. Mi pare piuttosto la posizione
della società cinese che, lo abbiamo appreso di recente, e con orrore,
tende a eliminare le neonate femmine per mantenere in vita i neonati
maschi.
Ecco le mie
perplessità. Quali sono le ragioni dottrinali per interdire il
sacerdozio alle donne? Se vi fossero semplici ragionistoriche, di
opportunità simbolica, perché i fedeli sono ancora assuefatti
allimmagine di un sacerdote maschio, non ci sarebbero ragioni di mettere
fretta alla Chiesa, che ha tempi lunghi (anche se mi piacerebbe conoscere una
data, prima della Resurrezione della Carne).
Ma il problema
evidentemente non è mio. Io sono solo un curioso. Cè
però laltra metà del Cielo (come dicono i cinesi) che forse
è più ansiosa.
Umberto ECO
Molto links all'interno delle pagine sono in via di
traduzione. Possono essere lette nella versione originale in inglese o
in francese.
Abbiamo una collezione dei documenti interessanti
sul tema dellordinazione delle donne diacono.
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Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.
traduzione di Giuliano Colosio, Bolzano