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L'Eucologio Barberini Gr. 336 - Parenti

L'Eucologio Barberini Gr. 336

Introduzione per Stefano Parenti

L'Ecologio Barberini Gr. 336, a cura di Stefano Parenti e Elena Velkovska, CLV - Edizioni Liturgiche, Roma 2000, pp. 19-23; qui riprodossa con permissione.

Il Barberini gr. 336 è il più antico e senza dubbio il più celebre manoscritto dell'eucologio bizantino, il libro liturgico che riporta i formulari eucaristici, le preghiere presidenziali della Liturgia delle ore, i riti dei sacramenti ed una serie più o meno ampia di benedizioni a preghiere per varie situazioni a necessità. La maggior parte di tali testi, naturalmente in diversa recensione testuale, sono ancora oggi in use nel patriarcato di Costantinopoli ed in tutte le Chiese che si rifanno alla tradizione liturgica, scientificamente denominata bizantina (1)

Testimone dell'emigrazione in Italia di colonie cristiane del Medio Oriente, come ha scritto Enrica Follieri, « questo libro liturgico si inserisce dunque in uno dei capitoli più drammatici della storia dei popoli mediterranei in età medievale » (2). Per questo il codice merita certamente un'introduzione più ampia della presente, e che comunque è prevista in un secondo volume di quest'opera, ancora in preparazione, un progetto che però non ci esime dal riassumere fin da ora quanto è stato detto, a torto ó a ragione, della sua storia, delle principali caratteristiche e del contenuto.

1. Datazione

Tutti gli studiosi che hanno avuto modo di occuparsi dell'eucologio Barberini, a cominciare dal suo primo valorizzatore, l'erudito greco Leone Allaci (3), concórdano pressoché all'unanimità nel ritenere che il codice risalga all'VIII secolo. In particolare Brightman, basandosi su una serie di dati provenienti dalla critica interna, ha proposto una datazione ancora più precisa, evidenziando nell'anafora di Crisostomo l'intercessione υπερ τών πιστοτάτων βασιλέων, τής φιλοχριςστου βασιλισσης (§ 37.4).(4) Secondo Brightman i regnanti in questione sarebbero da identificare con Costantino VI della dinastia siriaca (780-797) e Maria, sposata nel 788, o nella seconda moglie Teodota, sposata nel 795, la βασιλισσα non potrΰ essere che Irene, moglie di Leone IV (775-780), e dunque il codice sarebbe stato copiato tra il 788 ed il 797.

Un tale modo di procedere è stato però messo in discussione. In effetti il termine plurale βασιλεις non si riferisce all'imperatore e alla sua sposa, ma all'imperatore e al suoi associati nel governo dell'impero. (6). Nonostante questo θ possibile comunque ricavare dal codice gli estremi per stabilire una datazione certo meno precisa di quella proposta dal Brightman, ma in compenso più credibile.

Nel 1953 Ch. Konstantinidis ha per primo messo in dovuto rilievo che una preghiera del genere "dell'ambone", seconda della raccolta copiata verso la fine del codice (§ 274.1), risulta attribuita al «patriarca Germano », da identificare con Germano I di Costantinopoli (715-730), deceduto nel 733, data che viene a costituire un preciso termine ante quem non. (7) Un possibile termine post quem non viene invece fornito da un'altra preghiera, questa volta in lingua latina a di tradizione nordica, copiata sul verso del f. 279. (8) L'orazione, « insérée par une main grecque » (9) e destinata alla benedizione del latte a del miele, viene datata da A. Wilmart attorno all'anno 800, ritenendo comunque plausibile lo scarto di un ventennio (795-815). (10) La datazione del codice alla seconda metà dell' VIII secolo sembra dunque sia da ritenere per buona. (11)

2. Provenienza

L'orazione romana per la benedizione del latte a del miele che ha permesso al Wilmart di produrre un dato così importante per la datazione dell'eucologio, a detta dello stesso autore sarebbe stata copiata sul suolo italiano. (12) Se dunque l'aggiunta risale ad una manciata di anni dopo la redazione del manoscritto, verrebbe logico indicare l'Italia come patria del Barberini, ma Wilmart, «convinto come tutti i suoi predecessori, che il manoscritto non poteva essere stato scritto che a Costantinopoli, ne spiega così la presenza in Italia »: (13)

La copie à peine achevée, l'ouvrage fut apporté en Italie, pour être offert vraisemblement à quelque dignitaire ecclésiastique, puisque le cadeau de ce livre élégant - non pas somptueus, ne pouvait être fait au premier venu. (14).

La spiegazione del Wilmart però non è un puro prodotto di fantasia, dato che all'epoca a per oltre un ventennio, nessuno - neanche Strittmatter - si era espresso in favore di un'altra possibile ipotesi. Ma nel suo studio sulla Liturgie d'Hippolyte apparso nel 1959, Jean Marie Hanssens già dava per conosciuta tra gli studiosi l'origine italo-bizantina dell'eucologio Barberini, e in proposito scriveva:

Le plus ancien [...] est le célèbre Barber. graec. 336 de la Vaticane (anciennement III,55) lequel, comme on sait, représente le rite byzantin tel qu'il était pratiqué dans l'Italie méridionale aux alentours de l'an 800. (5)

Pertanto va ridimensionata l'asserzione di A. Jacob, cui a torto si è soliti rimandare per la provenienza italo-meridionale del codice, che ancora nel 1967 aveva modo di scrivere che « jusu'à présent personne n'a jamais mis en doute son origine constantinopolitain ». (16) In ogni caso ne consegue che il codice Barberini oltre ad essere in assoluto il più antico eucologio bizantino oggi reperibile, è allo stesso tempo il più antico testimone della recensione italo-greca del rito bizantino, praticata in alcúne regioni meridionali della Penisola fino a tutto il XVI secolo a ancora ai nostri giorni nel monastero italo-bizantino di Grottaferrata nei pressi di Roma.

3. Vicende storiche del codice

Non è dato di sapere quando l'eucologio Barberini sia stato sottratto all'uso liturgico per divenire libro di biblioteca. Le poche note marginali importanti dei secoli IX a X/X1 (17) fanno pensare ad un impiego limitato net tempo su cui naturalmente hanno inciso il progressivo abbandono delle scritture maiuscole a l'evoluzione dei formulari.

Nel f. 263° (in origine era l'ultimo del codice) in alto a destra, si trova impresso un marchio di biblioteca costituito da una grande "T" sormontata da una croce (18) che Wilmart, pur non essendo riuscito ad individuarne la provenienza, fa risalire a non prima dell'XI secolo, anche se « elle peut aussi ne remonter qu'au XIII ou au XIV ». (19) Una cosa comunque è certa: nel XIV secolo il codice Barberini si trovava nella colta e raffinata Firenze dei Medici. Sul foglio di guardia II°v vi è infatti registrata una annotazione da attribuire, forse, alla mano di Zenobi Acciaiuoli, OP (1461-1519) (20), bibliotecario del convento di San Marco fino al 1513 (21): Orationes misse et tocius officii s(e)c(un)d(u)m basilium co(n)uentus s(an)c(t)i marci de florentia ordinis fr(atr)um p(re)dicatorum de hereditate nicholay de nicholis, insieme, più in alto, alla collocazione che il codice aveva ricevuto: 33. De p(rim)o banco ex p(ar)te orientis, (22): ed ancora sul f. 1r: orationes misse sancti basilii et or(ati)o(n)es super totum officium et modum recuperandi hereticos, a sul f. 171 la più tarda annotazione: officiu(m) grecor(um).

La magnifica raccolta di codici dell'umanista a bibliofilo Niccolò Niccoli (1363-1437) (23), in ossequio ad una sua precisa volontà testamentaria (24), passò nel 1441 al convento fiorentino di San Marco dei Frati Predicatori (25), dove Cosimo de Medici (1389-1464) istituì la prima biblioteca pubblica dei tempi moderni. (26) Nel corso del XVII secolo l'eucologio cambia di nuovo proprietario, e finisce nella Biblioteca Baberiniana di Roma, per poi passare, nel 1902, nella Biblioteca Apostolica Vaticana in seguito all'acquisto delle raccolte barberiniane da parte di Leone XIII. (27)

Molti dei codici dell'attuale fondo Barberini della Vaticana portano una nota di possesso del senatore fiorentino Carlo Strozzi (1587-1670) (28) e, tra questi, alcuni provengono proprio dalla Biblioteca del convento di San Marco e, come l'eucologio Barberini, vi erano giunti tramite il lascito di Niccolò Niccoli. (29) A riguardo G. Mercati (30), seguito poi da A. Diller (31), ha ipotizzato che, dati i vincoli di amicizia che correvano tra to Strozzi a la nobile famiglia romana - ma già fiorentina - dei Barberini (32), l'eucologio sia giunto in quella biblioteca tramite questa via, ma quella del Mercati è un'ipotesi che attendo di essere verificata. Con l'ingresso nella biblioteca dei Barberini il codice conosce una ulteriore utilizzazione, divenendo fonte per gli studi liturgici.

1. R.F. Taft, The Byzantine Rite, A Short History, Collegeville, Mn, 1992.

2. E. FOLLIERI, Le scritture librarie nell'Italia bizantina, in Libri a documenti d'Italia: dai Longobardi alla rinascita delle città. Atti del Convegno Nazionale dell'Associazione Italiana Paleografi a Diplomatisti. Cividale, 5-7 ottobre 1994, Udine 1996, 69.

3. L. ALLATIUS, De libris ecclesiasticis Graecorum dissertationes duae, Paris 1645, 72.

4. I numeri qui e in seguito posti tra parentesi rimandano ai paragrafi dell'edizione.

5. LEW, LXXXIX, cf. anche WILMART, Bénédiction romaine, 16.

6. A. JACOB, La tradition manuscrite de la liturgie de saint Jean Chrysostome (Vllle-XIIe siècle), in Eucharisties d'Orient et d'Occident, II (Lex Orandi 47), Paris 1970, 115. Si noti però che il confronto qui invocato dal Jacob con a la formule parallèle de la liturgie de S. Basile »υπερτου ευσεβεστατου και πιστοτατου ημων βασιλέως (al singolare) θ fuori luogo. Come si dirà in appresso nella Liturgia di s. Basilio dell'eucologio Barberini è andato disperso un intero fascicolo con le intercessioni anaforiche, comprese quelle per i regnanti, e il testo che Jacob cita (LEW, 333, col. sinistra, rr. 4-6) appartiene all'eucologio italo greco Grottaferrata Γ.Β. VII della fine del X secolo, utilizzato dal Brightman per supplire la lacuna del Barberini.

7. Ch. L KONSTANTINIDIS, Dédicace des Eglises selon le rite byzantin vers la moitié du VIIIe siècle, in Πεπραγμενα του θ’διεθνους Βυζαντινολογικου, II, Atene 1956, 214.

8. Ed. MAILLART, Bénédiction romaine, 15-16.

9. E. BISCHOFF, Paléographie de l'antiquité romaine et du moyen âge occidental, traduit par H. ATSMA et J. VEZIN, Paris 1985, 209, nota 9.

10. WILMART, Bénédiction romaine, 11; KONSTANTINIDIS, Dédicace des Églises, (supra, nota 7), 213.

11. Ribadita di recente in A. JACOB - J.-M. MARTIN, L'Église grecque en Italie (v. 650- v. 1050), in Histoire du Christianisme des origines à nos jours, tome VI: Évêques, moines et empereurs (610-1054), Paris 1993, 367.

12. WILMART, Bénédiction romaine, 11.

13. A. JACOB, L'evoluzione dei libri liturgici bizantini in Calabria a in Sicilia dall'VIII al XVI secolo con particolare riguardo ai riti eucaristici, in Calabria bizantina: vita religiosa e structure amministrative (Atti del primo a secondo incontro dì studi bizantini), Reggio Calabria 1974,

14. WILMART, Bénédiction romaine, 16.

15. HANSSENS, 154, nota 1.

16. JACOB, La tradition manuscrite (supra, nota 6), 115.

17. Se ne troverà l’edizione più avanti a p. 33.

18. WILMART, Bénédiction romaine, 17 (cf. anche MER, 12-13, nota 2).

19. WILMART, Bénédiction romaine, 17-18.

20. Cf. il termine « predicatorum » riportato più avanti con gli specimina della grafia dell'Acciaiouoli riprodotti in M. BERTOLA, I primi due registri di prestito della Biblioteca Apostolica Vaticana. Codici Vaticani Latini 3964, 3966, Città del Vaticano 1942, tavola 123.

21. Vd. la voce di A. L. REDIGONDA, in Dizionario Biografico degli Italiani, I, 93-94.

22. Vd. ULLMAN-STADTER, Library, 78, 111, 273.

23. R. ZIPPEL, Nicolò Niccoli. Contributo alla storia dell 'Umanesimo, Firenze, 1890; R. SABBADINI, Le scoperte den codici latini a greci ne' secoli XIV a XV, Firenze, 1905; ID., Niccoli Niccolò, in Enciclopedia Italiana, IV, Roma 1951, 758; M. C. DAVIES, An Emperor without Clothes? Niccolò Niccoli under Attack, L'Italia medioevale a umanistica 30 (1987), 95-148, bibliografia su Niccoli a p. 95, nota 1 e passim. Sulla formazione della biblioteca del Niccoli vd. ULLMAN-STADTER, Library, 59-194 a la recensione a quest'opera di F. Di BENEDETTO in Studi Medievali 3a serie, XIV (1973), 947-960.

24. Documentazione edita in ULLMAN-STADTER, Library, 295-304.

25. ULLMAN-STADTER, Library, 3-56.

26. ULLMAN-STADTER, Library, 5; L. GARGAN, Gli Umanisti a la biblioteca pubblica, in Le biblioteche net mondo antico a medievale, Roma-Bari 1988, 170-172.

27. Cf. Barberiniana Biblioteca in Enciclopedia Italiana, VI, Milano-Roma 1930, 140; J. BIGNAMI-ODIER, Guide au département des manuscrits de la Bibliothèque du Vatican, Mélanges d'Archéologie et d'Histoire 51 (1934), 223-225; H. DELEHAYE, La Biblioteca Barberiniana, Analecta Bollandiana 19 (1900), 81-118; P. DE' NICCOLO', Profilo storico della Biblioteca Apostolica Vaticana, in Biblioteca Apostolica Vaticana, Firenze 1985. 32-33.

28. R. PALMAROCCHI, Strozzi (Strozza), in Enciclopedia Italiana XXXII; Milano-Roma 1936, 861-862; alcune notizie in A. M. BANDINI, Memorie riguardanti il Collettore della celebre Biblioteca Strozziana, Novelle Letterarie 17 (1886), 38 a ss. (non consultato), citato da E. BLUM, La Biblioteca della Badia Fiorentina e i codici di Antonio Corbinelli (ST 155), Città del Vaticano 1955, 5.

29. P.es. i Barberini gr. 87, 158, 462, 474 a 528.

30. G. MERCATI, Nuove note di letteratura biblica e cristiana antica (ST 95), Città del Vaticano 1941, 81, nota 1.

31. A. DILLER, Notes on the History of the Some Manuscripts of Plato, in ID., Studies in Greek Manuscript Tradition, Amsterdam 1983, 256.

32. J. BIGNAMI-ODIER, La Bibliothèque Vaticane de Sixte IV a Pie XI. Recherche sur l'histoire des collections des manuscrits, avec la collaboration de J. RUYSSCHAERT (ST 272), Città del Vaticano 1973, 115.

33. CANART-PERI, 143-144; BUONOCORE, II, 101-102; CERESA 1, 25-27; FILIAS, Barberinianus; CERESA 2, 244245.

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