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Nascita e sviluppo del movimento per l'ordinazione delle donne nella Chiesa cattolica romana in Europa

Nascita e sviluppo del movimento per l'ordinazione delle donne nella Chiesa cattolica romana in Europa

di Ida Raming

Approches Féministes de l'Histoire et de la Religion, Angela Berlis & Charlotte Methuen (Eds.) (Annuaire de l'Asociation Européenne des Femmes pour recherche théologique 8), Leuven: Peeters 2000, pp. 225-240.

Che il sudario dell'oblio mai più ricopra
il destino collettivo delle donne come se non fosse mai esistito!

(Gertrud Heinzelmann)

Ricordare le tradizioni femministe e preservarle così dall'oblio, ecco un programma che richiede anche di rintracciare le origini del movimento per l'ordinazione delle donne ed il suo sviluppo successivo in seno alla Chiesa. Poichè - almeno per il momento- gli uomini di Chiesa non intendono permettere alle donne di accedere alle funzioni sacerdotali , sono state le donne stesse che hanno dato inizio al movimento mettendo in discussione la loro frustrante situazione nella Chiesa. Esse reclamano i diritti che le derivano in virtù del battesimo ed aspirano a poter accedere senza restrizioni ai servizi ed alle funzioni ecclesiali. Ciò riguarda ( o riguardava) anche le Chiese delle altre confessioni cristiane che riconoscono ormai l'ordinazione delle donne, oltre che la Chiesa cattolica romana. (1)

Quali donne furono all'origine del movimento in seno alla Chiesa cattolica romana? Quali reazioni, maschili e femminili, hanno suscitato? Hanno ottenuto qualche successo ?

Ecco il genere di questioni che intende affrontare questo articolo, non già esaminando tutti gli aspetti del contesto storico, ma sottolineando le tappe decisive. Precisiamo che questo studio si concentra sui fatti relativi alla Svizzera ed alla Germania; gli altri paesi saranno soltanto sfiorati.

L’immagine della donna prima del Concilio.

Ufficialmente e pubblicamente formulata per la prima volta agli inizi degli anni '60 dalle donne cattoliche romane, la questione della loro ordinazione si è scontrata con una immagine della donna condizionata dall'idea del suo ruolo subalterno, della sua inferiorità e della sua servitù. Le conseguenze dell'oppressione più che millenaria delle donne nel cristianesimo erano ancora onnipresenti in particolare nel mondo cattolico fortemente segnato da questa tradizione. Anche se, dopo la seconda Guerra Mondiale, i documenti ecclesiastici ufficiali evitano via via di chiedere apertamente la sottomissione della donna all'uomo nel matrimonio, nella famiglia e nella società, la decrizione della natura e dei compiti femminili - in opposizione all'uomo- è ancora visibilmente influenzata dall'idea della dominazione dell'uomo sulla donna. Così, Pio XII dichiara nel 1956, che esiste tra i sessi " una eguale dignità assoluta al livello dei valori personali fondamentali" , ma che essi hanno delle "funzioni differenti" e dunque anche " dei diritti e dei doveri diversi" . In virtù di Gn 1,28, la donna non sarebbe " in linea di principio esclusa da alcuna sfera dell'attività umana ", ma ciò " sempre in maniera subordinata alle funzioni primarie che le assegna la natura " (2), queste "funzioni primarie" essendo la maternità ed il lavoro familiare. Di conseguenza, la tipicità o caratteri femminili fondamentali sarebbero: sposa e madre oppure- in campo religioso- religiosa o vergine. La donna moderna che esercita una professione nella società profana e che non cessa di allargare il suo campo di azione, non esiste ( o non esisteva) nell'ottica dei dignitari cattolici. La si considera ( o considerava) piuttosto come " degenarazione" , non conforme alla sua vocazione femminile.

La prima richiesta conciliare per l'ordinazione delle donne

E' in questo clima, predominante in una larga parte del mondo cattolico romano, che una prima rivendicazione per l'ordinazione delle donne fu ufficialmente formulata. Mentre si preparava il Concilio Vaticano II (1962-1965), la giurista appena diplomata Gertrud Heinzelmann (morta nell settembre 1999) fece pervenire una richiesta circostanziata alla commissione preparatoria (maggio 1962). Si trattò della

prima ed unica richiesta conciliare inviata durante la fase preparatoria che (..) mettesse a confronto la Chiesa con l'insostenibile situazione delle donne voluta dalla tradizione, e che postulasse l'uguaglianza a tutti i livelli della vita ecclesiale.(3)

Nella linea voluta dal papa Giovanni XXIII che aveva convocato il Concilio, esso doveva adoperarsi per avviare un dialogo con il mondo moderno e sforzarsi di raggiungere un "aggiornamento". In questo senso, la richiesta di G. Heinzelmann mirava ad un preciso obiettivo:

La Chiesa, che non aveva mai rinnovato la sua posizione di fronte alla filosofia illuministica e ancora meno di fronte al movimento delle donne nel suo contesto socio-culturale e giuridico, infine si apprestava al confronto agognato.(4)

Agli inizi degli anni 60, il tema " donna e Chiesa" non era ancora di attualità. Una constatazione emerge da un " sondaggio sul Concilio" della rivista Wort und Wahrheit (Herder-Verlag 1961): tra le 81 persone interrogate non vi erano che cinque donne: E di esse, alcune rifiutavano di affrontare la questione femminile, e le altre non ne facevano nemmeno menzione. La rivendicazione di una eguaglianza dei sessi nella sfera ecclesiastica mancava completamente. (5) Per Gertrud Heinzelmann questo fu il detonatore della sua azione. Come giurista cattolica militante dopo i lunghi anni a favore del diritto di voto in Svizzera, essa conosceva fin troppo bene l'influenza antifemminista esercitata dalle norme ecclesiastiche sull'insieme della società. Nel quadro di un lavoro relativo al diritto canonico della Chiesa nazionale, essa si era imbattuta sulle numerose dichiarazioni sessiste dei Padri e dei Dottori della Chiesa; si era costruita una vasta raccolta dei testi di Tommaso d'Aquino accompagnata dai commenti critici, ed ad essa si ispirò per redigere la sua richiesta conciliare.

Questa richiesta comporta una analisi critica delle concezioni di Tommaso d'Aquino, che godette di una autorità particolare nella Chiesa ufficiale. A partire dagli enunciati tomistici positivi sulla natura spirituale dell'essere umano e sui sacramenti in generale , Gertrud Heinzelmann giunse alla possibilità dell'ordinazione delle donne ed alla sua concreta rivendicazione. Così facendo, essa nutrì la speranza che :

Se il peso della dottrina medioevale relativa alla natura delle donne viene formalmente rigettata dalla Chiesa ufficiale , la strada verso il sacerdozio delle donne sarà aperta- e ciò sulla base della dottrina tomistica verificata, la filosofia razionale dell'essere umano propriamente detto.(6)

In seguito alla prima pubblicazione del suo testo nel bollettino del Frauenstimmrechtsverein di Zurigo , Die Staatsbürgerin (luglio/agosto1962), essa si convinse

d’aver fatto un passo in avanti irreversibile. Un successivo concilio avrebbe dovuto ricordarsi che già durante il Vaticano II si era chiesta per le donne la piena eguaglianza e l'accesso al ministero ordinato.(7)

Grazie all'appoggio giornalistico di Placidus Jordan OSB, "esperto" dei vescovi americani presso il concilio, la richiesta di Gertrud Heinzelmann ebbe una grande risonanza tra i Padri conciliari e fu diffusa in numerosi paesi.

... Il dibattito si amplifica

Come c'era da attendersi , la richiesta così prontamente diffusa suscitò violente reazioni. L'autrice fu esposta ad attacchi ingiuriosi, scherni e sarcasmi ("la parata dei nanetti" n.d.t : si trattava di un gioco di parole sul suo cognome"). In compenso , le reazioni positive mostrarono " che il pensiero di un gran numero di persone riguardante la medesima problematica andava simultaneamente nella medesima direzione" (8) Fu così che nacquero i primi contatti con le teologhe tedesche. Nel 1959 , la teologa Josefa Theresia Münch, presentò al Vaticano diverse domande scritte ( ma non pubblicate) relative alla revisione della legge canonica (can. 968 § 1 CIC/1917) che esclude le donne dall'ordinazione sacramentale .(9) Agli inizi degli anni 60, gli studenti della facoltà di Teologia cattolica di Münster – in primo luogo Iris Müller, seguita poi da Ida Raming – si erano interrogati sui motivi dell'esclusione delle donne dall'ordinazione e dal ministero sacerdotale , una riflessione che doveva fornire la base di una loro richiesta conciliare ulteriore (1963). Il testo di Gertrud Heinzelmann giunse nelle loro mani . In seguito a ciò, le tre teologhe si incontrarono personalmente a Münster nel 1963. Lo stesso anno, Rosemary Lauer, professoressa di filosofia alla St. John’s University di New York (USA), volle avere delle informazioni su questa richiesta conciliare. Essa pubblicò diversi articoli dedicati al tema' donne e Chiesa' nella celebre rivista Commonweal ed assicurò la traduzione inglese del testo di G. Heinzelmann per la stampa americana .(10)

Queste pubblicazioni attirarono l'attenzione di Mary Daly. Essa studiava allora teologia cattolica all'Università di Fribourg, dove fu la prima americana a diplomarsi. (1964). All'epoca, il dottorato in teologia cattolica non era ancora accessibile alle donne che studiavano negli USA. M. Daly prese anche contatto con Gertrud Heinzelmann. Nella posta dei lettori della rivista Commonweal (14 febbraio1964), riconobbe di aver provato vergogna per sè stessa e per tutte le donne che, " conoscendo lo statuto semi-umano della donna nella Chiesa, restano egualmente in silenzio "; "nel senso d'una profezia e di una promessa" essa previde la pubblicazione massiccia di opere sul tema " la donna e la Chiesa" .(11)

I contatti con le sei donne menzionate condussero nel 1964 ad un libro anglo-tedesco pubblicato da Gertrud Heinzelmann: Wir schweigen nicht länger! Frauen äussern sich zum II. Vatikanischen Konzil. We Won’t Keep Silence Any Longer! Women Speak Out to Vatican Council II(12). Oltre al testo di Gertrud Heinzelmann, esso contiene le richieste conciliari di Josefa Theresia Münch, di Iris Müller e dell’autrice (I.R.),e gli articoli di Rosemary Lauer e Mary Daly datati nello stesso periodo . Questa opera propose per la prima volta una analisi critica delle varie giustificazioni bibliche e dottrinali dell'esclusione delle donne dal sacerdozio; in conclusione, esso reclama l'uguaglianza assoluta delle donne nella istituzione ecclesiale cattolica romana. Insiste inoltre su una riforma del linguaggio liturgico profondamente segnato al maschile. Tale pubblicazione ha stimolato considerevolmente il dibattito pubblico riguardante il ministero delle donne. Numerosi commenti furono dedicati in Europa, ed articoli di stampa pro o contro le rivendicazioni formulate nel libro. (13)

La questione delle donne al concilio Vaticano II

Poco prima la pubblicazione del libro, il papa del concilio, Giovanni XXIII, aveva dato con la sua enciclica Pacem in terris (1963) un forte impulso al movimento femminista che si stava sviluppando in segreto in seno alla Chiesa. Questo documento considerava l'emancipazione delle donne nella società come un " segno dei tempi" importante; per la prima volta nella storia del papato, vi si trova un apprezzamento positivo:

La donna, oggi via via più cosciente della sua dignità umana, non vuole lasciarsi considerare oltre come una cosa senz'anima o un semplice oggetto ; essa rivendica i diritti ed i doveri conformi alla sua dignità di persona umana , nella sfera familiare e nella vita civile .(14)

Certamente, questa constatazione non permette ancora di tirare delle conclusioni sulla posizione della donna nella Chiesa. Ma la sfera ecclesiale viena evocata nella seguente dichiarazione, che si applica a tutti- comprese le donne:

Inoltre, gli esseri umani hanno il diritto intangibile di scegliere il modello di vita che essi desiderano : fondare una famiglia nella quale l'uomo e la donna hanno i medesimi diritti e doveri, oppure dedicarsi al sacerdozio o alla vita degli ordini .(15)

Queste parole di Giovanni XXIII, assieme alle richieste conciliari sopra ricordate , non mancarono di influenzare lo svolgersi del concilio dato che alcuni documenti tennero conto, almeno in linea di principio, della questione femminile. Fu il caso della costituzione pastorale Gaudium et Spes (§ 29):

Visto che gli esseri umani hanno un'anima razionale e sono creati ad immagine di Dio, visto che essi hanno la stessa natura e la stessa origine, visto che, salvati dal Cristo, essi hanno la medesima vocazione e destinazione divina, bisogna riconoscere l'eguaglianza fondamentale di tutti gli esseri umani (...). Ogni forma di discriminazione che tocca i diritti fondamentali della persona nella vita sociale e culturale, che sia fondata sul sesso o la razza (...) deve essere superata ed eliminata come contraria al disegno di Dio.

Ancora, i rari testi conciliari che trattano la questione delle donne di limitano però a voler riformare la loro situazione all'interno del laicato ( ad es. il decreto sull'apostolato laico , § 9). Nondimeno alcuni vescovi preconizzano delle riforme più audaci , in particolare l'arcivescovo Paul Hallinan (USA) il quale chiese non solo che le donne potessero assumere le funzioni di lettore e di accolito, ma anche di consentire l'accesso al diaconato; chiese anche che le donne potessero intervenire al livello dell'insegnamento teologico e di revisione del Codex Iuris Canonici.(16)

Tutti questi avvenimenti contribuirono a dare una attualità formidabile al tema "donne e Chiesa" durante l'ultima fase del concilio. Molti articoli apparvero come reazione al Wir schweigen nicht länger!. L’Osservatore Romano pubblicò tutta una serie di articoli sul tema "La donna e il Sacerdozio".(17) L’autore era il padre francescano tradizionalista Gino Concetti. Il suo rifiuto categorico del sacerdozio femminile si fonda su una serie di testi tratti dalla tradizione- riuniti senza alcuno spirito critico- che reclamano la sottomissione della donna all'uomo. Questa è la sua conclusione:

Se avesse voluto (...), il Cristo avrebbe potuto scegliere delle donne da elevare alla dignità sacerdotale. Se non lo ha fatto, ciò non è stato per conformarsi ad una tradizione umana in vigore nel suo ambiente, ma per rispettare l'ordine della Creazione ed il piano della salvezza che esigono entrambe la supremazia dell'uomo: quella dell'antico Adamo e del nuovo Cristo .(18)

I teologi maschi non furono tuttavia i soli ad opporsi all'ordinazione delle donne; vi furono anche delle donne, come la scrittrice Ida Friederike Görres in un suo articolo "Über die Weihe von Frauen zu Priesterinnen".(18) Si trattava di una autentica diatriba contro le donne: la loro natura ambiziosa, assetata di potere, è inappropriata al ministero sacerdotale che sarebbe riservato all' uomo , come simbolo adeguato dello "sposo" Gesù Cristo dal momento che ne condivide l'identità sessuale. Fu con molta pena che Josefa Theresia Münch decise di far pubblicare un articolo di replica sulla rivista Der christliche Sonntag.(20) Ma non furono soltanto le donne tradizionaliste a manifestare la loro opposizione; si sentirono anche delle donne che avevano ricevuto una formazione teologica, come ad esempio Elisabeth Gössmann.(21) Nel suo libro Das Bild der Frau heute(22) publicato nel 1962, sottolineava che :

Le donne sensate, che posseggono una adeguata coscienza del loro posto tra il popolo di Dio, mai avranno l' idea che manchi loro qualcosa o che urtino contro una barriera per il fatto di non poter ricevere il sacramento dell'Ordine (23)

In un saggio successivo, "Das Ringen der Frau um ihr Selbstverständnis" (1964), essa sfumò tuttavia questa affermazione ricordando le donne incaricate dell'assistenza spirituale e della catechesi , " che, pur svolgendo il medesimo lavoro a fianco dei detentori della funzione sacerdotale, si vedono costantemente rammentare la loro dolorosa esclusione."(24) Tuttavia, essa non ne trasse alcuna conclusione favorevole all'ordinazione delle donne . A posteriori, G. Heinzelmann giudicò tale comportamento ( inconseguente ai suoi occhi, ma molto diffuso negli anni 60) :

Pur riconoscendo che gli argomenti avanzati contro l'accesso delle donne alle funzioni ecclesiali non sono affatto insormontabili sul piano storico o esegetico, essa preferisce tuttavia mantenere la donna nel laicato 'affinchè con ciò possa, per la prima volta nella storia della Chiesa, schiudersi pienamente '.(25)

Per quel che concerne i suoi " progetti professionali", "la rivendicazione del principio di parità " le sembrava " molto inopportuna" .(26)

Il dibattito dopo il concilio

Nella fase postconciliare, il dibattito "donne e Chiesa" finì per estendersi alle università. Ora, qui più che altrove, vi era la necessità di fare un grande lavoro pionieristico per preparare il terreno ad una relativa accettazione di una riforma della posizione delle donne nella Chiesa. La situazione al dipartimento di Teologia cattolica dell'Università di Münster (Germania) era perfettamente rappresentativa del clima che regnava nelle facoltà di teologia agli inizi deli anni 60; L'insegnamento era esclusivamente un affare di uomini, tutti preti.Nei loro corsi, era generalmente diffusa una immagine della donna completamente sorpassata: una "figura secondaria", inadatta alla politica, alle scienze naturali, e, naturalmente, inadeguata al sacerdozio ed alla predicazione. I testi biblici in cui la donna non è altro che "la gloria dell'uomo" (1 Co 11,7) e deve "durante l'insegnamento,rimanere in silenzio, in piena sottomissione" (1 Tm 2,12) sono considerati oro colato, e considerati come "conformi alla volontà di Dio" . Al livello della loro vita, le prospettive offerte alle donne sono il matrimonio e la verginità consacrata. Gli uomini impegnati negli studi disponevano di una libertà di scelta incomparabilmente più grande : andava da sè che tutto il ventaglio delle funzioni ecclesiali era loro aperto.

Agli inizi degli anni 60, la teologa Iris Müller, allora studentessa, contestò pubblicamente queste concezioni discriminatorie regnanti nell'ambiente dell'insegnamento superiore. Come teologa convertita proveniente dalla Chiesa protestante ( e prossima donna pastore) essa era in grado di vedere, ben più chiaramente delle donne cattoliche condizionate dall'adattamento , a qual punto il clima universitario di tendenza cattoliica era retrogrado e sessista. Scrisse:

Quello che capivo nei corsi riguardanti il ruolo della donna (...) mi sembrava estremamente urtante. Andai a trovare il professore di teologia ecumenica (...). Alla mia domanda sulle ragioni che impediscono alle donne di essere ordinate, egli diede una risposta che mi scosse profondamente. La sua argomentazione era: poichè l'uomo non può partorire, avrebbe, come compenso, il privilegio dell'altare, come le donne hanno il privilegio della maternità. (27)

E' evidente che questo genere di giustificazioni non potevano convincere Iris Müller; ciò contribuì soltanto a rafforzare la sua ribellione contro la struttura sessista della Chiesa con le sue fioriture religiose. Ma la sua critica sincera le causò dei seri problemi; venne minacciata del ritiro della sua borsa di studio, di cui aveva assolutamente bisogno come rifugiata dalla Repubblica Democratica Tedesca .(28) Ed in tale contesto, essa non poteva sperare alcuna solidarietà da parte degli altri studenti di teologia cattolica.

Come collega ed amica di Iris Müller, io (Ida Raming) diventai testimone della sua angoscia materiale e spirituale. Comprendevo perfettamente la sua pena, conseguenza concreta della oppressione delle donne nella Chiesa cattolica romana, poichè avevo io stessa sofferto di tale mancanza di libertà nella mia vita fino ad allora segnata dalle norme ecclesiastiche.Come avrei potuto sopportare la sua esclusione dalle funzioni sacerdotali , unicamente motivate dal suo sesso femminile ! (29) A causa di questa dolorosa esperienza personale di donna nella Chiesa cattolica romana, mi sentii chiamata a dedicare la mia vita a tentare di superare queste strutture ecclesistiche sessiste, che si concretizzano principalmente nella esclusione delle donne dai ministeri ordinati.

Fu con questo obiettivo che , prima della fine del concilio Vaticano II, riuscii a convincere il titolare di diritto canonico e di storia del diritto il professor Peter-Josef Kessler, di far da relatore della mia tesi sulla esclusione delle donne dal sacerdozio e i suoi fondamenti storico-giurudici e dogmatici. Nel contesto dell'epoca , era del tutto eccezionale, poichè i professori si sforzavano di dimostrare- salvo qualche eccezione- la loro lealtà verso il corpo insegnante ecclesiastico. Per condurre le mie ricerche, non disponevo che di qualche raro lavoro specialistico. Non esisteva che una sola tesi critica ed analitica dattilografata relativa al sacerdozio delle donne: il lavoro di Haye van der Meer SJ, redatta sotto la direzione di Karl Rahner. Uno studio che Rahner non volle far pubblicare prima della fine del concilio per evitare rappresaglie del corpo insegnate ecclesiastico. (30) Finalmente, questa tesi apparve nel 1969 sotto il titolo Priestertum der Frau? Eine theologiegeschichtliche Untersuchung.(31) Si tratta di un approccio critico alle giustificazioni esegetiche , storico-dogmatiche e dottrinali dell'esclusione delle donne dal sacerdozio , che giunge alla conclusione che tutti gli argomenti tradizionali sono destituiti di fondamento e non possono dimostrare uno ius divinum. Bisogna notare che Haye van der Meer non fornisce una opinione definitiva sull'ammissione delle donne al sacerdozio. E' una questione che lascia aperta. E, fatto significativo, egli adotta un atteggiamento ambiguo, perfino sprezzante nei confronti delle donne che aspirano concretamente all'ordinazione.(32)

Durante l'inverno 1969/70, la mia tesi fu accettata dalla Facoltà teologica dell'Università di Münster, e pubblicata nel 1973 sotto il titolo Der Ausschluss der Frau vom priesterlichem Amt – Gottgewollte Tradition oder Diskriminierung? [La donna esclusa dal ministero sacerdotale- tradizione conforme alla volontà di Dio o discriminazione ?].(33) Questa pubblicazione ebbe molte difficoltà poichè gli editori cattolici rifiutarono di stamparla. Finalmente , riuscii a farla pubblicare da un editore libero da legami confessionali: Böhlau-Verlag (Colonia-Vienna ).

Diversamente dalla tesi di van der Meer, il mio studio giunse a delle conclusioni più risolutive. Sulla base di numerose fonti della Chiesa primitiva e del Medio Evo ( specialmente il Corpus Iuris Canonici), ebbi la possibilità di dimostrare che l'esclusione delle donne dal sacerdozio si fonda sull'idea della loro inferiorità ontologica ed etica. Una nozione fondata su alcuni passi della Bibbia - principalmente Genesi 2 e 3 a proposito della creazione della donna dalla 'costola' di un uomo e del suo sedicente peccato originale- nonchè sulla storia del loro accoglimento e delle loro ripercussioni.. Nella parte dogmatica della mia tesi, ho analizzato la concezione tradizionale del ministero sacerdotale, della quale l'incarnazione maschile considerata indispensabile è diventata il principale ostacolo all'ordinazione delle donne. A tal proposito, ho potuto dimostrare che in una concezione del presbiterato inspirata alla comunità ed alle sue funzioni, la partecipazione attiva delle donne è assolutamente possibile.

In risposta a questi risultati chiaramente espliciti, la tesi e l'autrice dovettero subire degli attacchi negli anni successivi alla pubblicazione, attacchi provenienti da ambienti misogeni e conservatori. Si cercò anche di soffocare questo lavoro passandolo sotto silenzio.Ma questi metodi repressivi fallirono grazie alle reazioni positive che la tesi suscitò all'estero.

Le due tesi di dottorato, quella di Haye van der Meer e la mia, furono tradotte in inglese e pubblicate negli USA(34) – un segno eloquente dell'interesse crescente che questa problematica risvegliava fuori dall'Europa. Contemporaneamente a questi lavori scientifici ( ed ai testi citati) , gli anni 60 e l'inizio degli anni '70 videro apparire in Europa diverse opere che andavano nello stesso senso, ad esempio quelli di Elisabeth Schüssler, Tine Govaart-Halkes, V.E. Hannon, Mary Daly et Placidus Jordan.(35) Questi libri - in stile divulgativo- hanno permesso di sensibilizzare altri strati della popolazione cattolica. Anche i membri delle associazioni femminili cattoliche tradizionali furono spinte ad interrogarsi sulla immagine convenzionale del ruolo della donna veicolato dalla Chiesa.

La sensibilizzazione crescente e la circolazione delle informazioni sulla situazione sfavorevole delle donne nella Chiesa cattolica romana iniziata da queste pubblicazioni oltre che dai media (films, riviste) non mancò di ripercuotersi sugli organi ecclesiastici ufficiali, che si videro finalmente costretti ad affrontare la questione delle donne in seno alla Chiesa. La fase postconciliare fu segnata da diversi sinodi episcopali romani e numerosi sinodi nazionali ( sia in Europa che altrove ) in cui l'ordinazione delle donne fu sempre all'ordine del giorno.

C’est ainsi que les participant(e)s au concile pastoral néerlandais de 1970 se prononcèrent majoritairement en faveur de l’ordination des femmes.(36) D’autres synodes nationaux européens n’eurent pas une attitude aussi progressiste,(37) se contentant d’émettre un vote pour le diaconat des femmes, p.ex. le synode pastoral "1972" en Suisse, qui adopta une résolution en faveur du diaconat des femmes et approuva la poursuite des études sur leur ministère éventuel. Le synode commun des épiscopats de la République Fédérale d’Allemagne (1971-1975) prit des décisions similaires.

Face à toutes ces activités en faveur de l’ordination des femmes au niveau scientifique et synodal, les forces résolues à maintenir le statu quo s’organisèrent dans l’Eglise catholique romaine.

Le pontificat de Paul VI vit la parution d’un premier document officiel (1977) s’opposant à l’admission des femmes au ministère sacerdotal, la déclaration de la Congrégation pour la doctrine de la foi Inter insigniores.(38) Elle suscita dans le monde entier des réactions critiques émanant non seulement des associations féminines catholiques romaines, mais aussi des cercles de théologiens et même de certains membres des autorités romaines (Commission biblique et secrétariat pour l’unité des chrétiens), qui se sentirent écartés de la rédaction dudit document.

Sous le pontificat de Jean Paul II, d’autres communiqués plus tranchés condamnèrent l’ordination des femmes: la lettre apostolique Ordinatio Sacerdotalis (1994) sur le ministère sacerdotal réservé aux hommes, ainsi que Responsium ad dubium (1995) de la Congrégation pour la doctrine de la foi. Son préfet, le cardinal Joseph Ratzinger, y répond "aux doutes concernant la doctrine contenue dans la lettre apostolique Ordinatio Sacerdotalis" en déclarant que la doctrine (ministère sacerdotal réservé aux hommes) a un caractère infaillible.(39)

En dépit des propos de plus en plus virulents qui se font entendre au Vatican, de nombreux colloques pastoraux se tiennent dans les diocèses de différents pays européens: on y prône l’accession des femmes au diaconat et la poursuite des discussions relatives à leur ordination (à la prêtrise).(40)

La rete internazionale del movimento per l'ordinazione delle donne

Ben coscienti del fatto che di fronte alla onnipotente gerarchia patriarcale-clericale , delle donne isolate non potranno mai far adottare delle riforme , molte organizzazioni femminili sono sorte all'interno della Chiesa, soprattutto dopo Vaticano II (in Europa ed altrove).(41) Esse difendono la causa dell'ordinazione delle donne nella Chiesa cattolica romana.

Bisogna citare in primo luogo l’Alliance internationale Jeanne d’Arc, una antica organizzazione fondata a Londra nel 1911 e che lottò per il diritto al voto delle donne. Durante il concilio Vaticano II , fu la sola organizzazione femminile che reclamò la parità giuridica delle donne nella Chiesa cattolica romana.(42) Una parità che essa voleva vedere applicata in tutti i campi, nella Chiesa come nella società.

Parallelamente, le organizzazioni e le associazioni seguenti si sono espresse in Europa mediante pubblicazioni, opuscoli ed iniziative per l'ordinazione delle donne: Catholic Women’s Ordination (CWO) nel Regno Unito, Brothers and Sisters in Christ (BASIC) in Irlanda, Stichting VrouwMens in Olanda ed, in Germania, Maria von Magdala – Initiative Gleichberechtigung für Frauen in der Kirche.

Queste organizzazioni si sono raggruppate con associazioni o gruppi similari di altri paesi e continenti; nel 1966, esse hanno formato la rete Women’s Ordination Worldwide (WOW) con l'intento di poter agire in maiera più visibile ed efficace nella sfera pubblica ed appoggiare l'ordinazione delle donne ed il loro pieno riconoscimento in campo ecclesiale.Infine, il movimento per l'ordinazione delle donne gode anche del sostegno dell'organizzazione "popolo della Chiesa" che nacque nei paesi europei ( soprattutto Austria) e che divenne dopo il 1996 il Movimento Internazionale We Are Church (IMWAC).

Riepilogo

Come riepilogo e conclusione , vorrei sottolineare alcuni interessanti risultati .

1. Il primo impulso a favore del movimento per l'ordinazione delle donne nella Chiesa cattolica romana è partito dall'Europa, per essere ripreso ed amplificato negli altri paesi ( specialmente gli USA).(43)

2. Il fatto che nelle altre Chiese cristiane di numerosi paesi le donne siano ordinate già da molto tempo, giocando così il ruolo di 'pioniere', ha chiaramente incoraggiato il movimento per l'ordinazione delle donne che emerge nella Chiesa cattolica romana. (44)

3. L'inizio e la continuazione del movimento sono dovuti all'impegno di donne la cui vocazione religiosa chiama al ministero sacerdotale e che - a dispetto di tutte le resistenze- non rinunciano a lottare per il riconoscimento della dignità umana e per la piena partecipazione delle donne alla vita della Chiesa.

4. Fino a questo momento, il movimento per l'ordinazione delle donne nella Chiesa cattolica romana non ha potuto raggiungere il suo obiettivo, ma al contrario : esso si scontra continuamente con il rifiuto categorico proveniente dal Papa e dal Vaticano. Dinnanzi a questa negazione del diritto e a questa umiliazione delle donne, tutti i fedeli che sostengono delle riforme, non soltanto nella Chiesa cattolica romana ma anche in altre confessioni cristiane, si sentono chiamati ad una sfida. Si tratta di far trionfare la promessa biblica " In Cristo ... non c'è nè uomo nè donna" (Ga 3, 28) nelle strutture di tutte le Chiese cristiane.

Ida Raming (nata nel1932), diplomata nel 1970 con la tesi Der Ausschluss der Frau vom priesterlichem Amt. Assistente scientifica al dipartimento Teologia cattolica dell'Università di Münster(1968-1972); in seguito incaricata nell'insegnamento secondario (1972-1994), si è dedicata alla formazione degli adulti ed ai corsi delle scuole superiori di teologia. Dal 1984 al 1993, membro consultivo della sezione "Teologia femminista" della rivista internazionale Concilium. Numerose pubblicazioni del campo degli studi storico-teologici .

Die Forderung nach der Frauenordination in der römisch-katholischen Kirche wurde in offizieller Form erstmals beim Zweiten Vatikanischen Konzil (1962-1965) gestellt. An erster Stelle richtete die Schweizer Juristin Dr. Gertrud Heinzelmann (+ 1999) eine entsprechende Eingabe an das Konzil, der weitere von deutschen Theologinnen folgten. Die Diskussion über die Stellung der Frauen in der römisch-katholischen Kirche und die Frauenordination ging somit von Europa aus und wurde vor allem in den USA verstärkt aufgegriffen. Die abweisenden Reaktionen des kirchlichen Lehramtes zur Frauenordination (1977, 1994, 1995) konnten die Forderung nach der Frauenordination nicht zum Verstummen bringen. Verschiedene Frauenorganisationen in europäischen Ländern, die in einem weltweiten Netzwerk mit ähnlichen Organisationen in anderen Kontinenten verbunden sind, engagieren sich weiterhin öffentlich dafür und damit für volle Gleichberechtigung der Frauen in der römisch-katholischen Kirche.

The ordination of women was first officially demanded in the Roman Catholic Church during the Second Vatican Council (1962-1965). Dr Gertrud Heinzelmann (+1999), a Swiss lawyer, stated her case; her example was followed by a number of German women theologians. The discussion about the position of women in the Roman Catholic Church, and in particular about the ordination of women, thus began in Europe; it was taken up elsewhere, particularly in the USA. The negative reactions expressed in the teaching documents of the ecclesiastical hierarchy (1977, 1994, 1995) have not been able to silence the demand for the ordination of women. Women’s organisations in a number of European countries, linked into a world-wide network with similar organisations in other continents, continue to fight publicly for the ordination of women and thus for the full equality of women in the Roman Catholic Church.

note:

1. In questo studio ( limitato nello spazio) mi contenterei di ricordare nelle grandi linee la nascita e gli sviluppi del movimento per l'ordinazione delle donne nella Chiesa cattolica romana in Europa. Il resoconto di tutte le confessioni cristiane non potrebbe farsi che in un progetto di ricerca molto più vasto. Ma i seguenti testi permettono di osservare delle tendenze simili nelle altre Chiese cristiane: "Darum wagt es, Schwestern...". Zur Geschichte evangelischer Theologinnen in Deutschland, edito da Frauenforschungsprojekt zur Geschichte der Theologinnen Göttingen (Neukirchen-Vluyn: Neukirchener Verlag 1994); Dagmar Herbrecht/Ilse Härter/Hannelore Erhart (ed.), Der Streit um die Frauenordination in der Bekennenden Kirche, Quellentexte zu ihrer Geschichte im Zweiten Weltkrieg, (Neukirchen-Vluyn: Neukirchener Verlag 1997) (protestanti); Jacqueline Field-Bibb, Women Towards Priesthood. Ministerial Politics and Feminist Praxis (Cambridge: Cambridge University Press 1991); Susan Dowell/Jane Williams, Bread, Wine and Women. The Ordination Debate in the Church of England (Londra: Virago Press 1994) (metodisti e anglicani); Urs von Arx, « Die Debatte über die Frauenordination in den Altkatholischen Kirchen der Utrechter Union », Denise Buser/Adrian Loredan (éd.), Gleichstellung der Geschlechter. Ein Beitrag zur menschenrechtlichen und ökumenischen Diskussion, Freiburger Veröffentlichungen zum Religionsrecht 3 (Freiburg/Schweiz Universitätsverlag 1999), 165-211; Angela Berlis, « L’Ordination des Femmes – Pierre de Touche de la Conciliarité », Concilium 35 (1999), n° 279, 105-112 (vetero-cattolici); Elisabeth Behr-Sigel, Le ministère de la femme dans l’Eglise (Parigi 1987); Thomas Hopko (ed.), Women and the Priesthood, (Crestwood N.Y.: St Vladimir’s Seminary Press 1999; 2, edizione molto rimaneggiata ) (ortodossi). Vedi anche la bibliografia compilata da J.A. van Eyden in: Haye van der Meer, Priestertum der Frau? Eine theologiegeschichtliche Untersuchung, Quaestiones disputatae 42 (Freiburg: Herder-Verlag 1969) 197-213, e la bibliografia che accompagna Frau und (Priester-)Amt in: Ida Raming/Gertrud Jansen e.a. (ed.), Zur Priesterin berufen. Gott sieht nicht auf das Geschlecht. Zeugnisse römisch-katholischer Frauen (Thaur: Druck- und Verlagshaus Thaur 1998) 248-255.

2. Citazioni in Ida Raming, Frauenbewegung und Kirche. Bilanz eines 25jährigen Kampfes für Gleichberechtigung und Befreiung der Frau seit dem 2. Vatikanischen Konzil (Weinheim: Deutscher Studien Verlag 21991), 24.

3. Gertrud Heinzelmann, Die geheiligte Diskriminierung. Beiträge zum kirchlichen Feminismus (Bonstetten: Interfeminas Verlag 1986), 90.

4. Heinzelmann, Die geheiligte Diskriminierung, 96.

5. Cf. ibid. 109.

6. Ibid. 97.

7. Ibid. 112.

8. Ibid. 90.

9. Cf. Raming e.a. (ed.), Zur Priesterin berufen, 53.

10. Heinzelmann, Die geheiligte Diskriminierung, 122 sq.

11. Ibid. 123.

12. Interfeminas-Verlag Zürich, fondata da G. Heinzelmann poichè nessun editore cattolico era disposto alla stampa.

13. Per maggiori dettagli cf. Heinzelmann, Die geheiligte Diskriminierung, 130 sg. con le note corrispondenti

14. Enciclica del Papa Giovanni XXIII , 11 aprile 1963: Pacem in terris, Agenzia di stampa cattolica Bonn (KNA) 1963, § 41.

15. Ibid., § 15.

16. Cf. a proposito Gertrud Heinzelmann, Die getrennten Schwestern. Frauen nach dem Konzil (Zürich: Interfeminas-Verlag 1967), 78 sg e , Die geheiligte Diskriminierung, 138.

17. Osservatore Romano del 8, 9, 11 e 12 novembre 1965.

18. Citazione in Heinzelmann, Schwestern, 99.

19. Der christliche Sonntag (= CS) del 20.06.1965.

20. « Sollen die Frauen in der Kirche schweigen? », CS del 15.08.1965, e « Katholische Priesterinnen? », CS del 10.10.1965.

21. Cf. Heinzelmann, Die geheiligte Diskriminierung, 132 sg., da cui sono tratte anche le citazioni e gli elementi bibliografici seguenti .

22. (Düsseldorf: Haus der katholischen Frauen 1962).

23. Ibid., 24.

24. Elisabeth Gössmann, « Das Ringen der Frau um ihr Selbstverständnis », Michael Schmaus/Elisabeth Gössmann (ed.), Die Frau im Aufbruch der Kirche, Theologische Fragen heute 5 (Münich: Max Hueber Verlag 1964), 90-120, ivi 119.

25. Heinzelmann, Die geheiligte Diskriminierung, 133. Cf. Gössmann, « Das Ringen der Frau », 120.

26. Heinzelmann, Die geheiligte Diskriminierung, 133.

27. Raming e.a. (ed.), Zur Priesterin berufen, 49 sg.

28. Ibid. 47-51; presentazione più esaustiva dei problemi in : Gerburgis Feld/Dagmar Henze/Claudia Janssen ed.), Wie wir wurden, was wir sind. Gespräche mit feministischen Theologinnen der ersten Generation (Gütersloh: Gütersloher Verlagshaus 1998), 60-67, ivi: 62 sg.

29. Dettagli in: Raming e.a. (ed.), Zur Priesterin berufen, 78-87.

30. Cf. Heinzelmann, Die geheiligte Diskriminierung, 128.

31. Cf. van der Meer, Priestertum der Frau. Il titolo iniziale della tesi era : Theologische Überlegungen über die Thesis: ‘subjectum ordinationis est solus mas’ (Innsbruck 1962).

32. Cf. Heinzelmann, Die geheiligte Diskriminierung, 147.

33. Con il sottotitolo: Eine rechtshistorisch-dogmatische Untersuchung der Grundlagen von Kanon 968 § 1 des Codex Iuris Canonici (Colonia-Vienna: Böhlau Verlag 1973).

34. Il lavoro di H. van der Meer fu pubblicato nel 1973 (Philadelphia: Temple University Press), quello dell'autrice nel 1976 (Metuchen, N.J.: The Scarecrow Press).

35. Citiamo Elisabeth Schüssler, Der vergessene Partner. Grundlagen, Tatsachen und Möglichkeiten der beruflichen Mitarbeit der Frauen in der Heilssorge der Kirche (Düsseldorf: Patmos-Verlag 1964); Tine Govaart-Halkes, Storm na de stilte. De plaats van de vrouw in de Kerk (Utrecht: De Fontein 1964), versione tedesca : Frau – Welt – Kirche. Wandlungen und Forderungen (Graz: Styria Verlag 1966); V.E. Hannon, The Question of Women and the Priesthood (Londra: G. Chapman 1967); Mary Daly, Frau und Sexus (Olten: Walter-Verlag 1970), una traduzione dell'edizione originale americana The Church and the Second Sex (Londra/Dublino/Melbourne: Geoffrey Chapman 1968); Placidus Jordan, Die Töchter Gottes. Zum Thema Frau und Kirche (Frankfurt a.M.: Josef-Knecht-Verlag 1973). - Tra il numero crescente di articoli di stampa segnaliamo : Josef Funk, « Klerikale Frauen? » , in: Österreichisches Archiv für Kirchenrecht 14 (1963), 271-290; René van Eyden, « Die Frau im Kirchenamt. Plädoyer für die Revision einer traditionellen Haltung », Wort und Wahrheit 22 (1967), 350-362; Jan Peters, « Die Frau im kirchlichen Dienst », Concilium 4 (1968), 293-299; Joan Brothers, « Frauen im kirchlichen Amt », Concilium 8 (1972), 760-766.

36. Cf. Herder-Korrespondenz 24 (1970) 57, 130.

37. Vedi sintesi in: Raming, Frauenbewegung, 41 sq.

38. Dettagli in Raming, Frauenbewegung, 43-50.

39. I testi dei documenti ecclesiastici ufficiali e la loro analisi critica (I.R.) in: Walter Groß (ed.), Frauenordination. Stand der Diskussion in der katholischen Kirche (Monaco: Erich Wewel Verlag 1996).

40. Rendiconto esaustivo in Dorothea Reininger, Diakonat in der Einen Kirche (Ostfildern: Schwabenverlag 1999), 50-55.

41. Per la conoscenza delle diverse oranizzazioni europee ( e non europee) cf.: Raming e.a. (dd.), Priesterin, 237-247; ed ancora : Iris Müller/Ida Raming, Aufbruch aus männlichen ‘Gottesordnungen’. Reformbestrebungen von Frauen in christlichen Kirchen und im Islam (Weinheim: Deutscher Studien Verlag 1998), 53-64.

42. Parzialmente ripresa in: Heinzelmann, Wir schweigen nicht länger!, 77 sg. e 111 sg.

43. Anche Leonard e Arlene Swidler (ed.), Women Priests. A Catholic Commentary on the Vatican Declaration (New York: Paulist Press 1977), 5.

44. Tenuto conto del persistente rifiuto delle autorità cattoliche , l'azione ecumenica per la promozione e l'approvazione dell'ordinazione delle donne nella Chiesa cattolica romana ( e ortodossa) deve assolutamente passare al livello istituzionale. Esiste già qualche forma di collaborazione, ad esempio tra il movimento delle donne cattoliche ed anglicane in Inghilterra, ma esse si situano raramente ad un livello istituzionale organizzato, necessario per far adottare delle riforme in campo ecclesiale e politico.


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