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1 Corinti 11, 2-16
Questo testo paolino è diventato una sorgente classica della confusione del pensiero teologico.Bisogna ricordare che Paolo scriveva alla comunità cristiana di Corinto. Egli era stato informato da alcuni cristiani che gli avevano reso visita ad Efeso che a Corinto si verificavano scene imbarazzanti in cui alcuni entravano in trance e parlavano in lingua nel corso delle riunioni di preghiera. Si può avere un'idea di ciò che accadeva in 1 Corinti 14, 1-33. Sembra che , trasportate da una follia estatica, alcune donne avrebbero ceduto alla tentazione di togliere il velo e scoprire i capelli. Probabilmente esse pregavano tenendo le braccia alzate e la testa piegata all'indietro come avveniva in alcuni culti orientali.
Questa situazione deve aver indisposto altri mebri della comunità.Paolo è preoccupato per questi fatti che rischiano di minacciare l'ordine e la tranquillità .Prese dunque la decisione di far cessare queste pratiche.Un fatto che può aver complicato le cose è che i cristiani di sesso maschile avevano abbandonato l'abitudine giudaica di pregare con un mantello di preghiera sulla testa.Essi pregavano 'con la testa scoperta' per riflettere la gloria di Cristo (2 Corinti 3, 18). Può darsi che alcune donne abbiano chiesto per quali ragioni non potessero fare la stessa cosa? Paolo tenta di spiegare perchè non possono farlo.
Voglio però che sappiate, che d'ogni uomo il capo è Cristo, e che il capo della moglie è il marito, e il capo di Cristo è Dio.Qualunque uomo preghi o profetizzi avendo la testa coperta, disonora il suo capo; e qualunque donna preghi o profetizzi senza velo sulla testa, disonora il suo capo,poichè, se non si vela la donna, si tagli anche i capelli; e se è turpe per la donna il tagliarsi i capelli e radersi, si veli dunque. (versi 3-6)
L'uomo no, non deve coprir di velo la testa, essendo immagine e gloria di Dio; e la donna è gloria dell'uomo.. (verso 7) Poichè non viene l'uomo dalla donna, ma la donna dall'uomo, nè fu fatto l'uomo per la donna, ma la donna per l'uomo. (versi 8-9)
Per questo deve la donna aver sulla testa il segno della sua dipendenza, per via degli angeli. (verso 10)
Però nel Signore, nè la donna è indipendente dall'uomo, nè l'uomo può essere senza la donna; poichè come la donna è dell'uomo così l'uomo [nasce] per mezzo della donna, e tutto è da Dio. (versi 11-12)
Giudicatene voi stessi; è decoroso che donna senza velo rivolga preghiera a Dio? Non insegna la natura stessa, che se l'uomo porta lunghi capelli, è per lui disonore,e per la donna invece la capigliatura è gloria? giacchè la chioma a lei è stata data in luogo di velo. (versi 13-15)
Se poi qualcuno si compiace a contendere, noi siffatto costume non l'abbiamo, neanche le Chiese di Dio. (verso 16)
Se noi analizziamo questo passaggio , vediamo che Paolo si preoccupa soprattutto del fatto che l'ordine e la pace regnino in seno alla comunità. E' per questo che non vuole che le donne preghino con i capelli sciolti e scoperti. Ma sarebbe falso concludere che Paolo stabilisce una regola per le donne di tutti i tempi e di tutte le culture e per la quale le donne devono portare un velo in chiesa. E non sarebbe affatto corretto pensare che attraverso le sua argomentazione Paolo stabilisce una dottrina ispirata che afferma la sottomissione delle donne agli uomini. Egli argomenta semplicemente, come farebbe ogni pastore, che parla e ....plaidant et pensant tout haut........, cosciente della debolezza di ciò che dice. Accordare un peso dottrinale a tali razionalizzazion i sarebbe sbagliato ed ingiusto. Noi abbiamo la tendenza a dimenticare che Paolo era un essere umano come ciascuno di noi. Quando noi proviamo a persuadere qualcuno ad adottare un certo comportamento , avanziamo ogni sorta di ragione e di motivi, alcune eccellenti , altre poco valide. Ma abbiamo coscienza che questo genere di argomentazioni servono solamente a sostenere ciò che difendiamo.E che non si può estrarle dal loro contesto e fare di esse delle dichiarazioni solenni che hanno valore assoluto. |
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Versione italiana di www.womenpriests.org curata da Francesco Rocca.

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Nè Eva, nemmeno MariaLordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolicaAutore: J. Wijngaards |