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Bernhard Häring
Da
The Tablet, 30 giugno 1990, pp. 841 - 843.
Ripubblicato su internet con il permesso di
The Tablet.
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tablet.co.uk.
Pubblichiamo qui nella sua traduzione inglese una lettera che lex
professore di teologia morale allUniversità Gregoriana di Roma
inviò al Papa nel novembre 1988. Essa è apparsa per la prima
volta alla fine dello scorso anno nel libro di Fr Häring Meine
Erfahrung mit der Kirche (La mia esperienza con la Chiesa). Fr Häring
fece sapere allora a The Tablet di auspicarsi una sua pubblicazione
in lingua inglese su questo sito.
Caro Padre in Cristo,
Abbiamo molte ragioni per amarvi, non solo per il vostro alto ufficio ma anche
per il vostro instancabile entusiasmo a favore della giustizia e della pace,
per la vostra vicinanza ai bisognosi e per molto altro.
Lamore per la vostra persona, lalta stima
del vostro ufficio e la responsabilità da noi tutti condivisa nel
trasmettere la fede alle odierne generazioni dalla mentalità critica e a
quelli che verranno dopo di noi mi impongono, tuttavia, di esprimere
pubblicamente il mio riserbo in merito a ciò che ritengo un eccessiva
accentuazione da parte vostra di norme troppo rigorosamente interpretate nel
campo delletica sessuale.
Naturalmente, siamo consapevoli quanto voi del nostro
dovere di fare il possibile affinché i cristiani amino e promuovano la
castità. Ma è proprio in questo campo che vale il detto:
Quando è troppo teso, larco si spezza. Se in questo
difficile ambito esigiamo anche una iota in più di quanto possiamo
ragionevolmente giustificare sulla base della rivelazione o della ragione
ispirata dalla fede, perdiamo credibilità. In parole povere: non siamo
più ascoltati.
Sono
rimasto sconvolto nel leggere di recente che, tra i 6.000 lettori di
Weltbild, una rivista molto fedele e devota al Papa (nn. 23 e
24, 4 e 28 novembre 1988), solo il 12 per cento dei fedeli sotto i 50 anni e
solo il 25 per cento di quelli sopra i 50 sono pronti a dare ascolto
allattuale insegnamento papale in materia di morale sessuale, mentre in
generale queste stesse persone sono del tutto disposte a tenere in somma stima
lautorità papale su questioni di fede e di morale. Risultati
simili sono emersi da sondaggi in altre parti del mondo.
Recentemente ho dovuto ascoltare un nutrito gruppo di
insegnanti di religione altamente qualificati, uomini e donne fedeli alla
Chiesa, che mi dicevano quanto sia stato e sia ancora difficile per loro
calmare le ondate suscitate dal vostro discorso ai teologi morali del 12
novembre 1988.
Sul
titolo dellLOsservatore Romano del 13 novembre
1988 si può e si deve concordare: Non si può parlare di
onesta ricerca della verità laddove non si tenga conto di ciò che
insegna il magistero dottrinale. Ma, se questa autorità di
insegnamento della Chiesa diventa il grido di battaglia delle persone
intransigenti che vantano una particolare vicinanza al Papa, e diventa
unarma contro chi si oppone ad uninterpretazione ben troppo
rigorosa solo su punti di secondaria importanza, allora non si rende un buon
servizio alla Chiesa, alla sua missione o addirittura al ministero di Pietro.
Ho
davanti a me il testo della conferenza Chi è simile al Signore
nostro Dio?, presentata dal Professor Mgr Carlo Caffarra al congresso dei
teologi morali che voi avete particolarmente onorato ricevendone e salutandone
i partecipanti. Il livello dottrinale è molto al di sotto del dovuto.
Sembra esser messo radicalmente in dubbio qualsiasi tentativo di giustificare o
analizzare le norme morali su basi teleologiche. A pagina 7 del dattiloscritto
troviamo: Questo è il motivo per cui, una volta innalzatosi al
livello etico, luomo non è più interessato al dettaglio o,
in ultima analisi, alle possibilità, conseguenze e risultati storici
della sua azione: si è innalzato al di sopra di tale calcolo.
La
prima cosa da osservare nei confronti di una frainterpretazione infantile e
davvero allarmante dellapproccio teleologico è che qui non si
tratta affatto di un calcolo utilitaristico ma di unattenta valutazione
delle conseguenze in quanto a relazioni sane e salutari, in quanto a
generazione di frutti nellamore e nella pace in un ambito di
solidarietà. Laffermazione di Caffarra cade in un contesto in cui
egli usa idee molto astratte, remote dalla vita, accanto a indimostrate
asserzioni sulla tradizione, nello sforzo di provare che la norma enunciata da
Humanae Vitae (il bando dei metodi di controllo artificiale delle
nascite) non ammette nessuna eccezione in nessun caso.
A
fianco praticamente dellintera tradizione delle Chiese orientali e di una
larga parte della tradizione cattolica romana, S. Alfonso Liguori insegnava che
persino in questioni di legge naturale cè spazio per
lepikeia (ricerca dello spirito della legge piuttosto che della
lettera) (Theologia moralis l:I:tr.II, c.IV n. 201). Con ciò,
naturalmente, egli non intendeva le norme supreme del comandamento, inscritto
nei nostri cuori, di amare Dio e il prossimo. Pur tuttavia, egli applica
esplicitamente le possibilità dellepikeia al coitus
interruptus, che a quel tempo era il solo metodo non-magico di controllo
delle nascite, e alla cooperazione di una moglie consapevole che il marito ha
intenzione di usare questo metodo. Come altri teologi morali del tempo,
anchegli insegna che il coitus interruptus in se stesso
contraddice il senso procreativo dellatto coniugale, e che perciò
va respinto, ma fa esplicita menzione di casi in cui la coppia ha buone ragioni
per non volere che latto coniugale porti al concepimento. Anchegli
attribuiva un alto valore allastensione, ma lasciava ugualmente aperta la
possibilità dellepikeia per una giusta causa (iusta ex
causa).
Nella
sua conferenza al congresso dei teologi morali, come in precedenti
dichiarazioni, Carlo Caffarra non distingue tra le situazioni effettive in cui
la procreazione sarebbe auspicabile e quelle in cui sarebbe irresponsabile.
Come esempio, prendiamo il genere di caso di fronte al quale mi sono trovato
ripetutamente: una donna che soffre di psicosi da gravidanza avendo già
messo al mondo figli con tare genetiche. Ginecologi e psichiatri sono convinti
che la donna potrà tornare a vivere una vita coniugale ed esser
restituita alla sua famiglia per poter crescere i suoi figli handicappati, se,
attraverso una combinazione di sterilizzazione e psicoterapia, potrà
esser liberata dalla sua paura psicotica. Il teologo morale rigoroso dice
No, sulla base del fatto che gli organi riproduttivi della donna
sono sani. In altri, non rari casi, linsistenza rigorosa sulle norme
della Chiesa porta il matrimonio ad un punto di rottura: nel caso in questione,
la pianificazione famigliare naturale non è applicabile; il
marito si aliena dalla moglie a causa dellobbedienza di questultima
alla Chiesa, e si aliena anche dalla Chiesa, irritato dal suo rigorismo.
In
questi casi, è provato che tutti i metodi artificiali di controllo delle
nascite siano assolutamente immorali, quando in definitiva si tratta di
mantenere il reciproco dono di sé del matrimonio e il legame di
fedeltà?
Secondo Caffarra, qualunque sia la situazione, si tratta
niente meno che di un attacco alla santità di Dio, della
superbia di voler essere come Dio, e via dicendo. Come si può ragionare
tanto semplicisticamente? Non è questa limmagine di Dio che
Gesù ci ha reso tangibile e visibile.
Nel
vostro discorso papale ai partecipanti al congresso presentativi da Mgr
Caffarra, troviamo: Questa norma morale non consente alcuna eccezione:
nessuna circostanza personale o sociale è mai stata, è, né
sarà in grado di rendere tale atto rettamente ordinato. Per
ciò che mi concerne, è fuor di dubbio che ci siano proibizioni
morali che non ammettono eccezioni. La tortura, ad esempio, mai e poi mai
potrà essere giustificata moralmente, specie se usata per estorcere
dichiarazioni e confessioni. Pio XII lo affermò con grande contrizione,
parlando di una precedente tradizione ecclesiastica estremamente ingloriosa e
delle dichiarazioni dottrinali dei papi che lavevano sostenuta.
Similmente, è ovvio a prima vista che lo stupro e atti simili sono
sempre offese alla legge morale.
Ma
questo si applica anche alla norma che ogni atto coniugale debba essere aperto
alla procreazione? Per metterla in altri termini, i mezzi di contraccezione
artificiali meritano una condanna in ogni circostanza? La maggior parte dei
teologi morali affianca S. Tommaso dAquino nellinsegnare che,
più una norma morale derivata è complessa e remota dal principio
supremo dellamore, tanto minore è il suo grado di certezza e tanto
meno esclude lapplicazione dellepikeia.
Nella
tradizione agostiniana, la norma della sostanziale apertura del rapporto
sessuale alla procreazione era una norma assoluta; e ciò era di fatto
dovuto al suo pessimismo nei riguardi della sessualità. Per Agostino e
seguaci, latto sessuale era qualcosa di degradante e vergognoso, che
aveva quindi bisogno di essere giustificato e reso morale (excusatio,
cohonestatio) dalla chiara intenzione procreativa. Ma oggi non ci si
può più appellare a questa tradizione, che, anzi, dovrebbe
renderci attenti a ciò che diciamo.
Come
ci si può aspettare che il popolo odierno, dalla mentalità
critica, e persino i cristiani devoti, accettino laffermazione che,
nellinterpretazione della norma enunciata da Humanae Vitae, ogni
eccezione (ogni epikeia) sia assolutamente da escludere, e proporre
quindi laffermazione che: In realtà, ciò che è
messo in questione dal rifiuto di questo insegnamento è l idea
stessa di santità di Dio (discorso del 12 novembre 1988)?
Per di
più, siamo disorientati dal dover affrontare il dilemma se della norma
di Humanae Vitae interpretata così strettamente si possa davvero
dire che è stata inscritta dalla mano creatrice di Dio e da Lui
confermata nella rivelazione. Dove si trova una tale conferma? Di fatto,
se consideriamo quanti buoni e intelligenti cristiani dentro e fuori la Chiesa
Cattolica semplicemente non riescano ad associarsi ad uninterpretazione
così rigorosa, e quanto trovino scandalosi, veramente offensivi, i
modelli di pensiero, i metodi di argomentazione e le imputazioni di colpa
proposte da Carlo Caffarra e altri, non dovremmo insegnare in maniera
così indifferenziata e semplicistica che: Metterlo in dubbio
equivale, quindi, a rifiutare a Dio stesso lobbedienza della nostra
intelligenza (stesso discorso papale del 12 novembre 1988).
Problemi immensi relativi allesercizio storico del
magistero dottrinale dei papi sono sollevati dalla seguente censura nei
confronti di ogni analisi di affermazioni di questo tipo: Poiché
il magistero dottrinale della Chiesa è stato istituito per illuminare la
coscienza, ogni appello a questa coscienza mirato a contestare la verità
di ciò che è stato insegnato dal magistero comporta il rifiuto
della concezione cattolica tanto di magistero quanto di coscienza morale
(dallo stesso discorso).
La
persona impostata criticamente e, di fatto, proprio il cristiano devoto e molto
fedele alla Chiesa di Pietro, ha bisogno di sottoporre unaffermazione
simile allindagine e allanalisi storica, magari provando a
chiedersi: Chiunque, appellandosi alla coscienza, abbia sottoposto ad
analisi ed indagine linsegnamento di Bonifacio VIII e di diversi suoi
successori in merito ai poteri plenari del papa su tutti i regni e sfere
secolari, ha con ciò respinto, almeno implicitamente, la concezione
cattolica tanto di magistero quanto di coscienza morale?.
Se in
Vaticano si accetta solo una particolare tendenza teologica, e di fatto con
tanta severità come nel caso del congresso dei teologi morali
organizzato da Carlo Caffarra, allora sorgono per tutti noi questioni
innumerevoli ed estremamente penose.
Viceversa, quanto più collegialmente il ministero
di Pietro saprà incoraggiare la diversità delle culture e
tradizioni e la ricerca delle differenti culture teologiche, più grande
sarà la fiducia che esso instillerà in tutti noi. Mentre, se ad
interpretazioni intransigenti e al genere più scioccante di
argomentazioni è direttamente indotto il papa, allora noi tutti
precipitiamo in crisi e siamo costretti dalla nostra lealtà verso la
Chiesa ad esprimere il nostro turbamento e la nostra angoscia.
La
natura impressionante dellattuale crisi si rivela soprattutto nel campo
dellinsegnamento papale in materia di morale sessuale, campo in cui la
gente reagisce in maniera più sensibile. Ma, a mio avviso, il pericolo
molto più grave è che, in conseguenza dellattuale
intensificarsi della polarizzazione, se il papa stesso è direttamente
coinvolto in prima persona, il magistero dottrinale del papa e dei vescovi non
possa più, in definitiva, sviluppare il suo pieno potenziale neanche
sulle questioni assolutamente centrali della nostra fede. E la povertà
di fede delle generazioni odierne è già così grande!
Caro
Padre in Cristo,
Sono
un uomo vecchio, che ha già più di un piede nella fossa. Amo
appassionatamente la mia Chiesa e amo anche il successore di Pietro. E ai miei
occhi ci sono molte ragioni che lo rendono degno damore. Per poter
attendere fiducioso la misericordia di Dio nellora della morte, mi sono
preoccupato per tutta la vita di seguire una teologia morale e una pratica
pastorale compassionevoli e misericordiose. Nelle loro difficoltà, le
coppie sposate devono conoscere il balsamo dellamore compassionevole. In
migliaia di lettere e migliaia di confessioni ascoltate ho appreso fino a che
punto i buoni cristiani siano dolorosamente feriti dal rigorismo in materia
sessuale.
Formulazioni severe come quelle favorite da Carlo
Caffarra e dai suoi alleati feriscono le persone e riaprono vecchie piaghe.
Esse rendono più difficile per noi tutti il ministero dellamore
risanatore e salvifico. Se, ad esempio, sentiamo Carlo Caffarra affermare
trionfalmente che a livello etico non ci si deve in alcun modo dar pena delle
prevedibili conseguenze, possiamo solo piangere e pregare quando ci viene
chiesto che cosa abbiamo da replicare.
Queste
ed altre considerazioni mi hanno costretto ad aprirvi il mio cuore. Se doveste
sentirvi offeso da quanto ho detto, vi chiedo perdono.
Il magistero di insegnamento papale, espressione usata così
spesso oggi, non dovrebbe diventare il grido di battaglia degli ussari
intransigenti della Chiesa e, di conseguenza, per molti altri un mito
incomprensibile.
Nellamore del santissimo cuore di Gesù,
rimango il vostro servo obbediente.
Gars
am Inn, 1 dicembre 1988
Bernhard Häring
traduzione di Serenella Bischi
Tornare al dovere di parlare apertamente?
Molto links all'interno delle pagine sono in via di
traduzione. Possono essere lette nella versione originale in inglese o
in francese.
Ch'e molto di piu sul tema dell'ordinazione delle
donne.
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Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.