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Con le donne non attacca

Con le donne non attacca

di Mary McAleese

Da The Tablet, 15 Marzo 1997.

Ripubblicato su Internet con il permesso di The Tablet. Indirizzo: 1 King Street Cloisters, Clifton Walk, London W6 0QZ UK. Tel: 44-20-8748 8484; fax: 44-20-8748 1550; email: thetablet@the tablet.co.uk.

Mary McAleese è Presidente della Repubblica di Irlanda. Tra i suoi titoli accademici:

C’è qualche vescovo cattolico in Irlanda che abbia seguito una formazione sulle pari opportunità? E’ una domanda seria, che ho già fatto in passato, con una risposta tanto scontata quanto deprimente. Potrei aver fatto la stessa domanda riguardo al Papa e alla Curia e sarei stata pressoché sicura della risposta.

Il fatto che la risposta sia un sonoro “no” è problematico oggi in una misura in cui non lo era fino a quattro o cinque anni fa Il mondo secolare occidentale ha avvertito l’impatto di decenni di serio dibattito, ricerca e legislazione in materia di pari opportunità. Questa spinta è cresciuta, in Irlanda come in molti altri paesi, portando tutti noi ad una rapida svolta che ha cambiato il volto dell’educazione, dell’impiego, della politica in generale e di quella sociale in particolare, delle relazioni umane e delle prospettive culturali. Alcuni bastioni del conservatorismo restano abbarbicati sulle proprie posizioni di fronte a questa svolta. Alcuni l’hanno imboccata con riluttanza, altri vi sono stati spinti, altri ancora vi si sono gettati al volo

In un paese piccolo e relativamente omogeneo come l’Irlanda, con una popolazione istruita e ben informata, c’è sempre la possibilità che un’argomentazione scorrevole e persuasiva produca, nel tempo, una massa critica di conversi. C’è anche la possibilità che la struttura di potere della Chiesa, isolata, unisessuale, con il suo sistema di comunicazione che facilita il flusso di informazione verso il basso ma non quello verso l’alto, tardi a capire ciò che le classi evolute dicono, pensano e concludono. Il risultato è che, nella Chiesa irlandese come in ogni altra, c’è un nervoso impasse tra quelli che credono nella parità di donne e uomini voluta da Dio e quelli che non ci credono.

Non è mai stato semplicemente un dibattito tra uomini e donne. Piuttosto, è stato un dibattito tra le forze rigide e condizionanti di un vecchio mondo e le voci provocanti, insistenti di un nuovo mondo emergente. Per di più, queste ultime, malgrado la recente doccia fredda del no all’ordinazione delle donne, e forse proprio a causa di essa, fiutano la vittoria nell’aria.

Non molto tempo fa, le voci affermanti che il sessismo sta sfigurando grottescamente la Chiesa di Cristo in terra erano voci marginali, che gridavano in direzione di un edificio, una cittadella, così ben protetto da sembrare impenetrabile. Nella divisione irlandese di quell’edificio, un clero tutto maschile godeva di una perfetta e apparentemente solida alleanza con le madri irlandesi. La fede fluiva di generazione in generazione attraverso il condotto creato da quel formidabile patto di solidarietà. Fluiva liberamente perché c’era fiducia, deferenza, addirittura servilismo da un alto, presunte certezze e paternalismo dall’altro.

Il poeta W.B. Yeats descrive questa relazione come “un codice di ignobile sottomissione”- un giudizio duro forse, data l’avversa condizione sociale delle donne nel mondo e, di fatto, in ogni confessione religiosa ai suoi tempi. Le sue parole, tuttavia, trovano eco in quelle più recenti di Papa Giovanni Paolo II quando dice: “In ogni tempo e luogo il nostro condizionamento è stato un ostacolo al progresso delle donne. La dignità delle donne è stata spesso misconosciuta, sono state spesso relegate ai margini della società e addirittura ridotte in servitù ... Se la responsabilità oggettiva, specialmente in certi contesti storici, è stata di non pochi membri della Chiesa, di questo chiedo sinceramente scusa. “

Il fatto stesso che questo Papa abbia sentito la necessità di tornare frequentemente, nel corso degli ultimi anni, al tema delle donne, parla da sé. Le sue parole non sono quelle di un uomo che si crede dalla parte comoda del dibattito. Tutt’altro: sono le parole di un uomo che si sta lentamente accorgendo che le difese della cittadella sono state intaccate e che i suoi fidi difensori di un tempo sono un popolo in declino.

Oggigiorno, quando si sollevano voci a sostegno di una posizione molto più radicale sul ruolo delle donne nella Chiesa, quelle voci non vengono da margini o frange remote. Non sono le voci di sfida di quelli che la frustrazione ha portato fuori dalla Chiesa: sono le voci di gente (uomini, donne, preti, suore, e, occasionalmente, vescovi) i cui piedi e la cui fede sono ben piantati all’interno della Chiesa, che la amano, la vivono e sono determinati a restarci e a cambiarla. Chiunque frequenti incontri in ambienti ecclesiastici in cui venga discusso il tema delle donne e la Chiesa, non può fare a meno di notare, come ho notato io, che la maggioranza dei fedeli ha cambiato posizione. Il processo di conversione non è ancora completo, ma non ci vorrà molto.

C’è chi asserisce che l’attuale iato di fiducia tra i fedeli e la Chiesa istituzionale sia stato in gran parte causato dalla recente ondata di scandali di pedofilia che ha colpito il clero, e dalla loro penosa gestione da parte delle autorità ecclesiastiche. La verità, piuttosto, è che questi scandali hanno semplicemente accelerato il ritmo di deterioramento delle relazioni tra i fedeli (in particolare le donne) e le strutture di potere della Chiesa. Il condizionamento sessista che papa Giovanni Paolo menzionava non è più un terreno misterioso. E’ stato studiato, i suoi campioni sono stati esposti, le sue piccole insidiose modalità sono state smascherate. La maggior parte degli uomini e delle donne intelligenti sa riconoscere lontano un miglio il gergo sessista, non importa quanto nobilmente vestito, non importa quanto elevata sia la posizione di chi parla. Così, quando il Santo Padre ammette che la Chiesa abbia potuto essere un tantinello sessista qualche volta, ci aspettiamo l’ovvia dichiarazione successiva: che la Chiesa farà un lungo, rigoroso, dettagliato esame di coscienza.

Cercherà di capire come il suo stesso pensiero, il suo stesso concetto di Dio, sia stato deformato e danneggiato da 2000 anni di vergognoso adeguamento a convenzioni sociali travestito da teologia e, ancor peggio, da volontà di Dio. Ma la dichiarazione non arriva. Al suo posto viene armato e puntato il grande fucile: il cannone dell’infallibilità.

I fedeli si arrenderanno senza opporre resistenza? Si sottometteranno umilmente ad un editto che si pretende vincolante in eterno? In Irlanda no, non si arrenderanno. Oggigiorno essi controbattono, armati delle acquisizioni di una dottrina fresca, moderna, che mette i teologi dogmatici conservatori sotto la luce di un riflettore severo e spietato. Oggi possiamo udire donne di profonda fede affermare di sentirsi chiamate al sacerdozio. Esse parlano con una fiducia in sé stesse tutta nuova e sono ascoltate con un rispetto tutto nuovo.

C’è, in questo dibattito, una cruciale ironia: entrambe le parti credono di combattere per la vita e per la sopravvivenza stessa della Chiesa. Non possono avere ragione entrambe. I difensori della linea vaticana, che ricordano sempre più da vicino i funzionari d’apparato del Partito Comunista con i loro ridondanti cliché, nel passato hanno spesso caratterizzato l’Irlanda come il cuore del cattolicesimo, l’unico posto in cui la fede non vacillerà mai, in cui si potrà sempre trovare sicura testimonianza di fedeltà.

Curiosamente, io credo che abbiano ragione, ma per i motivi sbagliati. Poche gerarchie si trovano a fronteggiare una battaglia così dura per mantenere credibilità e adeguatezza, come la gerarchia irlandese Hanno bisogno di alleati, in particolare tra le donne di fede Quelle donne vogliono forgiare nuove alleanze, ma le donne di oggi parlano un linguaggio che molti di questi uomini semplicemente non capiscono e con cui hanno difficoltà ad entrare in rapporto. E’ il linguaggio del mondo di domani, non il linguaggio dei seminari di ieri.

Quel vecchio linguaggio deve ormai essere disimparato. Sta rapidamente diventando un segno distintivo di inadeguatezza, e la sua data di scadenza è passata da un pezzo.

Mary McAleese

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Ritornare al dovere di parlare apertamente?

Tradotto da Serenella Bischi

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Nè Eva, nemmeno Maria

L’ordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica

Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G. Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN: 88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.

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