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[Risposta a Ordinatio Sacerdotalis (1994) e alle
dichiarazioni del Cardinale Ratzinger (1995) sulla chiusura del dibattito
relativo allordinazione delle donne] .
by Melanie McDonagh, journalist on the Evening
Standard in London.
Da
The Tablet, 26 agosto 1995, pp. 841 - 843.
Ripubblicato su Internet con il permesso di The
Tablet. Indirizzo: 1 King Street Cloisters, Clifton Walk, London W6 0QZ
UK. Tel: 44-20-8748 8484; fax: 44-20-8748 1550; email: thetablet@the
tablet.co.uk.
In un certo senso, cè di che sentirsi
lusingate: unintera conferenza mondiale delle Nazioni Unite è
dedicata al tema delle donne, e il Papa ha rivolto al nostro sesso una lettera
di plauso per i suoi meriti. Senza dubbio cè molto da dire su
entrambe le cose. Il tema affrontato a Pechino non sarà semplicemente un
tema femminista alla moda, ma includerà problemi come lenorme
disparità tra il valore attribuito al lavoro di uomini e donne nel Terzo
Mondo. Senza dubbio il congresso denuncerà anche linfanticidio
femminile, per il bene della nazione ospite, in cui la pratica è
diffusa. Quanto alla lettera del Papa, essa comprende delle caute scuse per la
parte svolta dalla Chiesa nellopera di assoggettamento delle donne:
se in questo non sono mancate, specie in determinati contesti storici,
responsabilità oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne
dispiaccio sinceramente. Inoltre, recentemente, nel suo Angelus, il Papa
ha ripetutamente toccato il tema delle donne, in preparazione alla
conferenza.
Resta un senso di disagio nei confronti di tutto
ciò. Lobbiezione è forse sulla premessa essenziale che sta
alla base tanto della conferenza di Pechino quanto della risposta del Papa ad
essa, vale a dire: il fatto che sia possibile parlare in questo modo
dellintero sesso.
Naturalmente ci sono differenze del tutto ovvie tra i
sessi. Personalmente spendo molto del mio tempo a scrivere sullargomento.
E, naturalmente, le donne generalizzano sugli uomini, parlandone in maniera
colloquiale e banale. Ma è semplicemente inconcepibile che le NU possano
organizzare una conferenza sugli Uomini. E impossibile immaginare il Papa
che parli del genio degli Uomini e li ringrazi per il loro specifico ruolo nel
mondo. La ragione è che la posizione degli uomini è data per
scontata, presupposta come norma. Sulle donne si può generalizzare
perché in qualche modo esse si discostano dalla norma: sono più
emotive, più intuitive, più materne degli uomini, o
così vuole lo stereotipo. Non ti puoi rivolgere agli uomini, o scrivere
o tenere conferenze su di loro, perché finisci col parlare della
condizione umana - prendete il modo in cui il Papa si rivolge alle donne:
Grazie a te, donna-madre [
] sorriso di Dio per il bimbo che
viene alla luce [
]Grazie a te, donna-sposa [
]Grazie a te,
donna-figlia e donna-sorella [
]Grazie a te,
donna-lavoratrice. Se avesse dovuto rivolgersi al suo stesso sesso
in questo modo, gli uomini non avrebbero saputo cosa pensarne. Non ha senso
ringraziare gli uomini lavoratori, perché fino a poco tempo fa erano
loro a lavorare. E parlare, come fa lui, della vocazione femminile alla
maternità, è definire questo sesso, nella maniera più
garbata possibile, come essenzialmente orientato alla riproduzione. Forse lo
siamo, ma anche gli uomini partecipano della funzione genitoriale. In ogni
caso, nessuno tenta di definire gli uomini in virtù del loro essere
padri, indipendentemente da quanto si dedichino ai propri figli.
In effetti, io apprezzo le piccole cortesie che
ravvivano le relazioni tra i sessi: la deferenza che gli uomini, in qualche
circostanza, tributano alle donne è fonte di piacere ed espressione di
civiltà. E questi costumi si basano, suppongo, su generali modelli
sociali relativi ai sessi. Ma trovo preoccupante che le donne possano
ghettizzare se stesse in questa maniera, indulgendo alla gigantesca
generalizzazione su cui è basata la conferenza di Pechino. E la
generalizzazione è lidea che ciò che unisce le donne sia
più grande di quello che le divide, in termini di nazionalità,
religione, temperamento, professione. Non si presuppone una solidarietà
istintiva tra uomini semplicemente in virtù del loro sesso.
Ci sono determinate questioni relative allo status degli
uomini che giustificherebbero una discussione. Una è che non vivono
tanto a lungo quanto le donne; se fosse il contrario, la longevità
sarebbe unistanza femminista. Unaltra è che, in alcune parti
dellEuropa occidentale, la disoccupazione è un problema
peculiarmente maschile, perché gli uomini sono meno disposti e capaci di
accettare i posti temporanei e part-time, meno retribuiti, che occupano le
donne. Ma è inverosimile che si tenga una conferenza delle NU sugli
uomini per patrocinare i loro diritti. Fino a poco tempo fa, gli uomini non
avevano neanche delle loro riviste: cerano giornali per sportivi,
politici, appassionati di piccioni viaggiatori, teologi, ma erano le donne ad
avere riviste semplicemente dedicate al loro sesso, principalmente di cucina,
bellezza, bambini e salute. Gli uomini, vedete, non definiscono se stessi
semplicemente in base al loro essere uomini.
E abbastanza svantaggioso avere uno status
minoritario se, per razza, religione o quantaltro, si è di fatto
una minoranza. Ma aspirare allo stato di minoranza quando si è la parte
più forte e sana della popolazione, la parte che legge di più,
che va meno in prigione e più in chiesa...è bizzarro. E le
conferenze sulle donne hanno esattamente questo effetto.
Melanie McDonagh
traduzione di Serenella Bischi
Tornare al dovere di parlare apertamente?
Molto links all'interno delle pagine sono in via di
traduzione. Possono essere lette nella versione originale in inglese o
in francese.
Ch'e molto di piu sul tema dell'ordinazione delle
donne.
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Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.
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