Nederlands/Vlaams Deutsch Francais English language Spanish language Portuguese language Italiano
Catalan Czech Esperanto Greek Igbo Japanese Korean Latin Malay language Norwegian Polish Swahili Tagalog
Home Page!

Dove sono i sacerdoti-profeti?

Dove sono i sacerdoti-profeti?

di Fr. Owen O’Sullivan

da The Furrow 54 (2003) n.1, pp. 37 - 42; ripubblicato qui con i dovuti permessi.

Owen O’Sullivan è unsacerdote Cappuccino irlandese che vive a Belfast. Il suo indirizzo è : 81 Lagmore Grove, Stewartstown Road, Belfast BT17 OTD. E-mail: owen.osullivan@btopenworld.com.

Se si chiede ad un laico che cosa fa un sacerdote o a cosa serve, credo che per lo più risponderà: ‘Dice messa, impartisce i sacramenti e celebra i funerali .’ Molti identificano il sacerdozio con ciò che ne costituisce solamente un aspetto: quello cultuale. Gli aspetti regale e profetico spesso non sono visti, tanto dai laici quanto dai sacerdoti stessi, come parte dell’immagine di un sacerdote. Nella Bibbia i profeti erano uomini che ‘anticipavano’ il presente, piuttosto che predire il futuro. Ma la Chiesa è vista generalmente come un’organizzazione ‘non-profetica’.

LA PROFEZIA E’ RISPETTATA

La gente cerca la profezia; la riconosce e la rispetta quando la trova. Ecco alcuni esempi dal mondo contemporaneo: Vaclav Havel, lo scrittore ceco; Alexandr Solženicyn, lo storico russo; T. S. Eliot, il poeta americano; Carlo Rubbia, il direttore italiano del Centro Europeo per la Ricerca Nucleare, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1992; Nelson Mandela, lo statista sudafricano protagonista della riconciliazione; Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione alla dittatura in Myanmar (Burma); Albert Einstein, lo scienziato tedesco vincitore del Nobel per la fisica. Anche in Irlanda ci sono laici che hanno assunto un ruolo profetico e si sono guadagnati il rispetto nazionale. Vengono in mente uomini come John Hume, Seamus Mallon e Tom Hyland, della campagna Timor Est.

In Irlanda ci sono anche sacerdoti che hanno esercitato una funzione simile, come: Alec Reid e Denis Faul nel processo di pacificazione in Irlanda del Nord; Aidan Troy nella controversia della Holy Cross Girls School a Ardoyne, Belfast; il vescovo Willie Walsh a proposito dei Travellers; i francescani di Merchants’ Quay, Dublino, in merito al problema della droga; Peter McVerry riguardo ai poveri; i Vincenziani di Dublino con i rifugiati.

(Vale la pena ricordare en passant che, mentre il clero spesso considera l’apparato mediatico come un’anti-Chiesa, i sacerdoti profetici come i suddetti godono del favore dei media, e hanno contribuito ad impedire che il clero cadesse ancor più in basso nella stima dell’opinione pubblica).

La cosa degna di nota, a proposito dei summenzionati, è che sono uomini profetici più nei fatti che nelle parole. Il termine ‘profeta’ non deve necessariamente evocare l’immagine di un oratore impetuoso, che denuncia con rabbia, e magari con arroganza, i mali degli altri. L’azione della verità e della giustizia, che sono al cuore della profezia, può procedere anche in tutta tranquillità, addirittura senza parole.

Ma, nell’insieme, la percentuale di sacerdoti-profeti è bassa. Nel complesso, noi non risultiamo un corpo profetico di uomini. Perché siamo stati così passivi di fronte alla cattiva gestione, da parte dei vescovi e dei superiori religiosi, del problema dell’abuso sessuale? Perché sono così poche le voci profetiche di ecclesiastici – di qualsiasi denominazione – che si fanno sentire a proposito del fenomeno delle sette nell’Irlanda del Nord, nonostante il suo costo umano di 3.500 persone uccise, 30.000 ferite e famiglie e comunità traumatizzate? Perché sono così pochi quelli impegnati nell’azione contro il settarismo? Perché sono così pochi quelli impegnati, al di là di gesti simbolici, nell’ecumenismo?

Se la gente potesse dire, ‘Un prete dice sempre la verità, a qualsiasi prezzo’, sarebbe grandioso. Ma è possibile dirlo? Ci siamo paralizzati nell’accettare il ruolo di un paio di braccia sicure, o nell’attenerci ad una linea di parte, o nel non arricciare il pelo, o nell’evitare mosse rischiose per la nostra carriera? La paura ha così in ebetito la nostra immaginazione, che non scorgiamo neanche più la verità per noi stessi , tanto meno abbiamo il coraggio di dirla agli altri?

La gente vuole che i preti dicano la verità, che mettano da parte la correttezza ecclesiastico-politica, le esigenze di pubbliche relazioni, i compromessi, il nascondersi dietro le strutture, sia burocratiche che mentali. La gente non vuole dei funzionari tecnici; vuole che i preti siano uomini di coraggio che si levano a dire ciò che ritengono vero.

LA FALSITA’ NELLA CHIESA

C’è molta falsità nella Chiesa. C’è ipocrisia e inganno a tutti i livelli. C’è finta fedeltà , professione esteriore di una linea di pensiero ufficiale, accompagnata da intima sconfessione; c’è il potere corruttore della paura. Che cosa è meglio: un onesto dissenso o un finto assenso? Abbiamo bisogno di sacerdoti (e di persone) che siano onesti. La verità è la base della credibilità. Esempi di uomini che dicono la verità sono Donal Dorr, in Sexual Abuse and Spiritual Abuse (Abuso sessuale e abuso spirituale) (“The Furrow”, ottobre 2000) e Carry Wills, nel suo Papal Sins: Structures of Deceit (Peccati papali: le strutture dell’inganno) (London: DLT, 2000). I peccati ‘papali’ di Wills sono tutti i nostri peccati, quelli della disonestà intellettuale guidata dalla paura.

‘Se un cambiamento ci sarà, verrà dai margini ... è stato il deserto, non il tempio, a darci i profeti’ (Wendell Berry). E’ un commento disperato sui sacerdoti, ministri del tempio. E’ possibile che siamo a questo punto? Siamo capi profetici di una comunità di fede o funzionari burocratici di una corporazione ecclesiastica? Profeti del Cristo Incarnato o burocrati della Cristianità Incorporata? (per adattare la frase di Aidan Matthews).

Il profeta è uno capace di trovare un senso al mondo di confusione che molti trovano privo di senso . Il profeta è quello che dice – e fa – la verità, quando tutt’intorno ci sono uomini che dicono, credono e fanno il falso.

Un profeta è uno che ha visioni, percezione e consapevolezza, che sa vedere al di là delle menzogne, della finzione e della mistificazione, e noi siamo circondati da tutto questo, nella Chiesa e nel mondo Il profeta ha immaginazione quando gli altri sono offuscati dalla routine o da schemi fissi di pensiero. Il profeta ha onestà, specialmente onestà intellettuale, per affrontare questioni difficili con mente aperta (e non vuota), per poter dire ‘ho sbagliato e ricominciare da capo, per essere capace di mettersi da parte, se questo è ciò che la verità vuole da lui. Il profeta ha il coraggio di guardare in faccia la verità, di riconoscerla per ciò che è e di chiamarla per nome, riconoscendo che ogni verità è la verità di Dio, da chiunque sia mediata.

NELLO SPECIFICO

Una domanda fondamentale è questa: noi sacerdoti della Chiesa Cattolica stiamo dicendo e facendo la verità? Crediamo in ciò che diciamo?

La verità sul controllo delle nascite: l’Humanae vitae è stata recepita dalla Chiesa? L’evidenza dei fatti suggerisceche la questione deve essere affrontata. Io credo che chi afferma il contrario sia perso in pensieri inconcludenti o non sia onesto.

La verità sull’ordinazione delle donne: le dichiarazioni ufficiali comportano che la faccenda è chiusa. Stiamo escludendo la possibilità che lo Spirito Santo possa anche non aver detto l’ultima parola sull’argomento?

La verità sul celibato dei sacerdoti : questo problema, come il precedente. tocca le strutture di potere della Chiesa. Le argomentazioni a favore del cambiamento sulla questione del celibato sembrano aver vinto la battaglia intellettuale e sono rinforzate sul terreno dei fatti. L’insistenza nel mantenere la legge attuale sta facendo implodere l’attuale modello di Chiesa. Eppure la questione viene mascherata, non affrontata. Perché? Stiamo permettendo che le esigenze delle strutture di potere abbiano la priorità su quelle del Vangelo?

La verità sulla beatificazione: non è forse vero che la beatificazione di Giovanni XXIII e di Pio IX è stato un atto di opportunismo politico? Pio Nono è stato beatificato allo scopo di mantenere il consenso di quelli che vedevano il Vaticano II - il concilio di papa Giovanni - come fons et origo omnium malorum nella Chiesa dopo Pio XII. Costoro non volevano vedere Giovanni XXIII beatificato, così Pio IX è stato beatificato con lui per farli contenti, nonostante il fatto che alcuni dei suoi comportamenti non siano stati cristiani. Pio IX ha davvero vissuto una vita di virtù eroica, una vita che potesse fare da modello di vita cristiana per altri? La beatificazione dice di sì, e questo è il gioco della politica ecclesiastica con la verità.

La verità sugli scandali di abuso sessuale: abbiamo ascoltato la storia delle vittime? Cosa ci dice questa storia sulla relazione di potere che esiste(va?) tra i preti e la gente? Non neghiamo più la realtà di tali scandali, ma ignoriamo tuttora la loro portata. Stiamo ancora negando le responsabilità di questi atti e il loro significato? Ironia della sorte, mentre i vescovi irlandesi si incontravano a Maynooth in assenza dei rappresentanti delle vittime, la prima lettura della messa della quinta domenica di Pasqua (28 aprile) era sull’istituzione da parte degli apostoli di una commissione di sette uomini, tutti presi dalla comunità delle vittime, per indagare sulle loro specifiche denunce! Abbiamo imparato le lezioni o siamo ancora sulla linea del negare-ritardare-dissimulare, quando dovremmo esser passati all’ammettere-accettare-riparare?

La verità sull’esplosione demografica: la popolazione mondiale sta crescendo al ritmo di un milione e mezzo alla settimana, cioè : al ritmo della popolazione della Germania ogni anno. Se il mondo avesse seguito l’insegnamento cattolico sulla pianificazione delle nascite, saremmo ancora più numerosi, forse molto di più. Si possono assicurare condizioni di vita umane con una crescita tanto rapida? Un pianeta di risorse limitate può fronteggiarla? Lo scrittore ambientalista Edward Abbey afferma, ‘La crescita per la crescita è l’ideologia della cellula cancerogena.’ Papa Paolo VI ha ammesso la realtà dell’esplosione demografica nella sua prima enciclica, Ecclesiam suam (n. 15). La voce ufficiale della Chiesa oggi sembra rispondere con un invito a ‘crescere e moltiplicarsi’.

La verità sull’antisemitismo cristiano: in realtà lo neghiamo nel riconoscere che “sì, singoli cattolici se ne sono resi colpevoli, ma non la Chiesa in quanto tale”. La storia della seconda guerra mondiale è stata forse riscritta in modo tale da esagerare l’opposizione cattolica a Hitler? Alcuni, nella Chiesa, le hanno assegnato il ruolo di vittima in quel periodo, ad esempio facendo canonizzare Edith Stein, nonostante il fatto che sia stata uccisa non in quanto cattolica di religione, ma ebrea di razza.

La verità sui processi interni alla Chiesa: per esempio, risponde al vero dire, come fa un documento della Chiesa, che, ‘I laici giocano una parte integrante nel processo decisionale nella Chiesa Cattolica’? Io credo che questa affermazione non sia veritiera. Quelli che l’hanno formulata la credevano tale? Se conoscono la Chiesa così com’è, è difficile immaginare che la credessero veritiera. Allora perché l’hanno formulata ? E che dire della nostra ossessiva segretezza e dell’esclusione delle donne?

La verità sul fatto che la dottrina della Chiesa sia immutata: considerate, per esempio, il seguente insegnamento sulla schiavitù: ‘Il servaggio, considerato in sé stesso e in assoluto, non è affatto ripugnante alla legge naturale e divina , e possono esserci molti giusti titoli di servaggio, come si può vedere consultando i teologi canonici e gli interpreti dei canoni’(da Istruzione n. 1293 del Santo Uffizio - il predecessore della CDF - in risposta a domande del Vicario Apostolico tra i Galla (di Ethiopia), del 20 giugno 1866).

La verità sui preservativi: l’AIDS ha ucciso 90.000 persone nello Zambia nel 1999, quasi tutti nella fascia tra i 15 e i 49 anni; in quel paese, un quinto della popolazione adulta è positiva all’ HIV. Nello Zimbabwe, 600 persone muoiono ogni settimana di AIDS. In Sud Africa, circa 4 milioni di persone sono infette: circa il 20% della popolazione. In Botswana il 35%, nello Zimbabwe e nello Swaziland il 25%, nel Lesotho il 23%, in Namibia il 20%, mentre nel Malawi, in Mozambico e in Kenya la percentuale varia dal 10 al 16%. In Africa, nel complesso, si svolgono in media 5.500 funerali al giorno come risultato dell’AIDS.

Il modo migliore per prevenire il problema è la castità prematrimoniale e la fedeltà all’interno del matrimonio. I preservativi non garantiscono ciò che si dice ‘sesso sicuro’. Tutt’al più possono renderlo più sicuro, o, nel contesto di un AIDS pandemico come quello del Sud Africa, meno pericoloso. I preservativi possono rendere il sesso anche più rischioso, se il loro effetto è di dare a chi li usa l’impressione che, finché li usa, non deve temere nessun pericolo e può permettersi di essere spensieratamente promiscuo. Ma, soppesando gli argomenti in una situazione come quella descritta, in cui c’è libera domanda e libera offerta di sesso, l’uso del preservativo è, se non altro, il minore di due mali. Può essere, in alcuni casi, la cosa più responsabile da fare. Ma, se in un matrimonio uno dei partner è positivo all’HIV e l’altro no, allora io credo che sarebbe moralmente sbagliato da parte della coppia non usare il preservativo. Stiamo perdendo il bene in nome del meglio?

La posizione ufficiale è che l’uso dei preservativi è sempre immorale. Mi domando cosa penseranno di questo le generazioni future quando leggeranno delle 5.500 persone che muoiono ogni giorno di AIDS nella sola Africa. E’ l’equivalente di diciotto jumbo jet, pieni di passeggeri, che si schiantino ogni giorno senza lasciare superstiti. E’ quasi l’equivalente di due 11 Settembre al giorno. Io credo che queste generazioni metteranno in dubbio non solo il nostro senso di responsabilità o la nostra umanità, ma la nostra stessa integrità mentale. E si stupiranno anche del silenzio di quanti non erano d’accordo con gli insegnamenti ufficiali e hanno taciuto.

DOVE ANDIAMO DI QUESTO PASSO?

La sincerità è la base della credibilità. La nostra credibilità oggi è scarsa. Forse è perché siamo insinceri? I profeti dicono la verità, che la gente voglia ascoltarli o no Fanno del loro meglio, non con orgoglio, con pose o proponimenti di auto-esaltazione, ma con umiltà, onestà e coraggio. E lo fanno più con le azioni che con le parole.

Vediamo il rapido e continuo calo delle vocazioni al sacerdozio. Forse questo avviene, in parte, perché il prete è visto come una figura passiva, senza un carattere personale ben definito, un burocrate della Chiesa che svolge i suoi compiti senza necessariamente crederci? Dove i preti sono figure profetiche questo non accade. Se i sacerdoti sono visti più come funzionari di partito che come individui reali, ogni loro appello pubblico ha poche probabilità di trovare ascolto.

Gesù era più vicino ai profeti che a qualsiasi altra figura religiosa ebraica. Egli disse, ‘La verità vi renderà liberi’ (Giovanni 8:32).

CONCLUSIONE

Mi sembra che, nella Chiesa, abbiamo subordinato la verità ai giochi di potere.

L’abbiamo politicizzata.
Abbiamo messo l’istituzione al di sopra del messaggio di cui è al servizio.
Abbiamo messo le strutture al di sopra del Vangelo.
Abbiamo permesso alle strutture del potere di servire sé stesse piuttosto che servire il Vangelo o la gente.
Noi crediamo nella “chiesità”, più che nel la cristianità.

La Chiesa si è appropriata del ruolo dello Spirito Santo. Anche se ufficialmente diciamo che la Chiesa è un mezzo per raggiungere un fine, ciò che facciamo in pratica mostra che ne abbiamo fatto (almeno per quanto riguarda il modello attuale) una cosa fine a sé stessa. Abbiamo ceduto alla tentazione che Gesù respinse nel deserto: quella di giocare un gioco di potere e di controllo, anziché proclamare la verità. Il risultato è il decadimento morale e la perdita di fiducia e di credibilità. La gente non rispetta più la Chiesa o non l’ascolta più. Pochi desiderano diventare sacerdoti. Stiamo forse insegnando e facendo cose che non solo gli altri non credono, ma in cui non crediamo noi stessi? La gente ascolta chi dicla verità. I preti hanno il coraggio di dirla?

Tradotto da Serenella Bischi


Cercate contatti nei paesi del mondo intero! Rendete questo uno dei vostri siti preferiti Consiglio questo sito ad un amico/a Mandateci le vostre idee e suggerimenti Create un bottone e collegatevi al nostro sito dalla vostra Consulto continuo per le donne per via dell'internet Gli «amici»» ci danno un contributo regolare Abbiamo bisogno del vostro aiuto finanziaro!

Nè Eva, nemmeno Maria

L’ordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica

Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G. Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN: 88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.

Per favore, accredita questo documento come pubblicato da www.womenpriests.org!