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Dr Marcella M Althaus-Reid. Faculty of Divinity New
College,
The University of Edinburgh
ripubblicato con il permesso di Catholic Women's
Ordination luglio/agosto 2000, Numero 18, pp 2-7.
Iniziamo col dire che, secondo il Cardinale Ratzinger,
la chiesa è una teocrazia scarsamente interessata a progetti di
democrazia e ai diritti di chi non sia sorretto da ciò che possiamo
definire il volere di Dio rappresentato dalla chiesa. Questo sta a
significare che non cè alcuna intenzione di dialogo su molte
questioni come lordinazione delle donne, a cui ci si è sempre
opposti su pesanti basi antropologiche. Fondamentalmente, al centro di tutta la
faccenda sta il fatto che Gesù era un uomo che ha scelto uomini per il
proseguimento della sua missione in veste di sacerdoti, e il fatto che le donne
non possono simbolicamente rappresentare la maschilità del messia.
Questo, detto in parole povere. In unistituzione che ha il coraggio di
declinarsi al femminile (in tutti i documenti ufficiali e nella
teologia ci si riferisce alla chiesa come ad una lei) e che si
definisce simbolicamente madre quando i suoi maggiori
rappresentanti sono maschi, ciò è un puro nonsenso. Questo
pomeriggio, tuttavia, mi piacerebbe affrontare il problema da
unangolazione diversa. Mi piacerebbe chiedere qualcosa di generico, del
tipo: Che sembianza aveva Gesù? Che sembianza ha oggi?
Cosè questa maschilità teologicamente sostenuta
dalla chiesa in un contesto di teocrazia? E che sembianze abbiamo voi ed
io?. Apparenza/Conoscenza... Sono problemi di identità radicati
nellesperienza di vita e nella cultura. Sono questioni biografiche,
cioè questioni relative alla nostra vita. Può la teologia
aiutarci a pensare attraverso questi temi connessi alla nostra identità
e allidentità di Gesù? E stato detto che la teologia
è sempre autobiografica; il che significa che noi facciamo teologia
sempre da noi stessi, riflettendo sulla nostra esperienza di vita (e
sullesperienza delle nostre comunità) e cercando di capire noi
stessi nel riflettere su Dio e sulla storia della salvazione. Il merito di
questo modo di fare teologia dovrebbe essere reso al lavoro che in essa hanno
svolto le donne.
La
teologia della liberazione in America Latina, nella sua azione pionieristica
degli anni 70, prese a modello il lavoro delle donne nelle
comunità per sviluppare una propria modalità di riflessione
basata sul racconto o sulla condivisione di esperienza. Le donne facevano
questa sorta di teologia radicata soprattutto a causa della loro
esclusione politica: il loro lavoro con i poveri e con gli emarginati era,
talvolta, la sola area in cui avessero accesso alla riflessione teologica, dato
che la formazione teologica e i concili per molto tempo non sono stati aperti
alla presenza e alla riflessione femminili. Negli ultimi 30 anni, questa
teologia ha sviluppato una visione che radica ogni riflessione su Dio nella
vita e nellesperienza delle donne povere come individui e come
comunità. In questo modo, il lavoro delle Mujeristas, o
Womanists, è stato pioniere di uno stile di teologia che parte dalla
storia individuale delle persone, comprensivo di una nuova prospettiva di etica
cristiana, che proceda da una riflessione critica basata sulla realtà,
anziché, come nel vecchio metodo, dallo stabilire principi morali
generali per poi chiedere alle persone di adattarvisi.
Questultimo metodo è, tra
laltro, il metodousato dalle ideologie, ed è il metodo del
Cardinale Ratzinger: il metodo teocratico. Nel processo di formazione
ideologica vengono sempre prima le idee, poi le persone: prima si stabiliscono
i grandi principi universali e le affermazioni generali sui valori (solitamente
sotto linfluenza di criteri politici ed economici mascherati da principi
spirituali), quindi si chiede alle persone di adattare la propria vita a questi
principi, non più presentati come creazione politica ma come
verità primigenia o volere di Dio, e, in ogni
caso, come il normale stato delle cose. Ma la vita degli individui raramente si
adatta a questi discorsi, e così, chi non riesce ad adeguarsi a tali
costruzioni ideologiche (siano princìpi secolari, siano princìpi
divini) è considerato anormale. Che lo si chiami deviante o
peccatore, la cosa triste è che, quando uno non riesce a conformare la
propria vita o le circostanze alle idee delle elite dominanti, deve pagare il
prezzo dellemarginazione.
Nel cristianesimo il concetto di
salvazione è stato spesso erroneamente usato a significare semplice
adeguamento a queste ideologie politiche e sessuali.
Conversione ha significato accettazione delle idee generate dai
sistemi di autorità, vale a dire: conversione dai margini alla
cosiddetta normalità. E una sfida al modo in cui
vorremmo essere accettati o al modo in cui immaginiamo Dio. La teologia
femminile sulle questioni dellordinazione delle donne è teologia
deviante, perché i suoi metodi sono basati su principi partecipativi,
sul senso comune, e sono opposti alla norma teocratica.
Lanormalità di questo compito è inevitabile, e
questo è il motivo per cui i Vangeli sono spesso così sovversivi,
essendo Gesù e i suoi amici i primi a sfidare, ad esempio, la
normalità imposta della Pax Romana: nessun individuo normale
si convertirebbe a ciò che a quei tempi portava alla crocifissione.
Il messaggio di Gesù era un
messaggio di conversione alla anormalità e alla devianza sociale
rispetto al modello imperiale romano, il quale non ammetteva contestazione. Il
mio punto di vista è che, stando qui riunite a riflettere teologicamente
su questioni pertinenti lordinazione delle donne nella Chiesa Cattolica
Romana, siamo qui a fare una teologia biografica e deviante. Non siamo qui per
fare una teologia di adattamento (per essere ammesse a far parte della
normalità definita dalla chiesa) ma per continuare la tradizione di
teologia che abbiamo ereditato dal Vangelo: sovvertire la morte per portare la
vita; disgregare le strutture dellingiustizia per portare dignità
umana alla vita delle persone, essere profondamente critici e trasformatori.
Qui sono in ballo le nostre biografie, perché si tratta di radicare la
nostra teologia nelle nostre storie di esseri umani, di donne, e di donne nella
chiesa. Ecco ciò che viene negato e azzittito nel dibattito
ecclesiastico: lesperienza delle donne. Per il semplice fatto di essere
donne, e donne che iniziano a fare teologia dallesperienza e non dalle
idee, siamo chiamate a produrre una teologia deviante con un chiaro appello
allanormalità, se per normalità intendiamo lo stato
corrente del pensiero patriarcale nella chiesa. E questo è
precisamente il punto cruciale del nostro problema: la questione
dellordinazione delle donne pone la definizione di normalità di
chiesa in conflitto con lanormalità del racconto evangelico.
Cosè che appare
normale nel Vangelo? Che razza di uomo normale è
Gesù? Succede forse ogni giorno che uomini nati da vergini si dichiarino
figli di Dio? Che un dio si incarni in un plebeo e finisca ucciso su una
discarica alla periferia di una delle nostra città (moderno equivalente
del Golgota del Nuovo Testamento)?
Lintero Vangelo è
disgregazione della nostra comprensione e percezione del normale, inclusa la
sessualità. Forse la nascita originale di Gesù non è in
questo contesto la cosa più importante, ma può esserlo
lidea di un Dio incarnato tra i diseredati, che elabora un ministero nel
dialogo con essi e mostra il significato delle convinzioni sociali e
spirituali. E, se mai cè stato un Messia che non sembrasse un
Messia, questi è Gesù. E stato il teologo tedesco Friedrich
Schleirmacher ad affermare che la Chiesa cristiana è sempre in
divenire. Questo divenire comporta un processo di cambiamento, di
compimenti, di nuovi inizi e di sintesi. Differentemente dalle ideologie, dove
prima vengono le idee fisse, immutabili, e poi vengono le persone, Gesù
ci mostra un modello di Dio non fissato né finito. Gesù è
Dio in divenire nel dialogo, e si nutre e cresce nella
comunità ai margini, specialmente in quella delle donne. Il paradosso
è che, mentre Gesù è ancora in divenire man mano che ci
addentriamo nella comprensione del vero significato del progetto del Regno, la
chiesa ha smesso di crescere, sclerotizzata in modelli culturali e sessuali di
unera passata, che obbediscono ad una concezione molto particolaristica
di società.
Ma la chiesa sono le persone, la chiesa
sono le donne, la chiesa non è una procedura dogmatico-amministrativa.
Lordinazione delle donne nella chiesa cattolica romana è una
questione seria, e cruciale per le donne, indipendentemente dalla loro
affiliazione religiosa, perché, al contrario di quanto è successo
nelle chiese protestanti, dove le donne sono già state ordinate, la
chiesa cattolica romana non potrà restare la stessa dopo
lordinazione di sacerdoti donna. E questo è un bene. La chiesa non
possiede unidentità egemonica: la Chiesa sono gli abitanti del
terzo Mondo, come le donne Aymara e Maya, e le comunità della Gran
Bretagna o dellAfrica. Le identità degli individui sono diverse ma
anche storicamente in transizione, perché le tradizioni non sono
statiche. Ma, se le sfide di altre culture e contesti socio-politici esterni
allambiente europeo della chiesa sono state ardue, come nel caso delle
comunità di base dellAmerica Latina o dei culti di guarigione
dellArcivescovo Milingo, la prova del nove è, comunque, la
sessualità.
Il punto fondamentale, a mio avviso,
è che le teologie non sono mai sessualmente neutrali. La teologia della
Chiesa Cattolica Romana è una teologia pesantemente sessuale,
ossessionata dalla regolamentazione e dal controllo dellattività
sessuale, dei ruoli e dei modelli di comportamento sessuale. Qualcuno ha detto
che la teologia non dovrebbe occuparsi di ciò che la gente fa in camera
da letto, eppure la teologia della Chiesa Cattolica Romana è basata su
quello che la gente fa o non fa in camera da letto. Lordinazione delle
donne minaccia questo ordine sessuale, perché la Chiesa Cattolica Romana
non è più la sua gente ma la sua gerarchia, una gerarchia
sessuale e patriarcale, basata su una particolare concezione androcentrica
della vita secondo identità predeterminate. Il che equivale a dire che i
ruoli di genere non sono un elemento extra, bensì elemento costitutivo
di una concezione di chiesa. E questo a tal punto, che diversi pontefici, come
Paolo VI e il papa attuale, hanno chiaramente affermato che non è la
chiesa, ma Dio, a rifiutare di ordinare le donne.
Da qui vediamo come tutti gli argomenti
contro lordinazione delle donne si riducano a poche cose, principalmente
di ordine antropologico e amministrativo. La chiesa si oppone
allordinazione delle donne seguendo una cosmologia suddivisa tra spazi
pubblici e privati mascherata da volere divino. Lamministrazione dei
sacramenti, per esempio, è connessa alla gestione degli affari
ecclesiastici pubblici (come i rituali della messa) ma anche, e in maniera
più cruciale, allo status legale dellamministratore stesso: ad
esempio alla sua rappresentatività in termini legali, essendo il prete
la persona autorizzata ad organizzare spazi di normalità e
anormalità nella vita degli individui attraverso la confessione e
lamministrazione dei sacramenti. Non ci sono donne sacerdoti se non in
Brasile, ci sono pochissimi uomini di colore ordinati sacerdoti. Perché?
Perché lamministrazione, quasi per definizione, rappresenta un
vecchio ordine di cose, lamministratore riflette lordine del
padrone. Le donne e i neri rappresentano il dis-ordine delle cose, i margini
della società patriarcale bianca occidentale. E una situazione di
impasse, sebbene i maschi neri, per il fatto di essere maschi, possano
naturalmente essere ordinati (riportati entro lordine).
Devo restare o andarmene?
Non ci sono, qui, torti e ragioni
facilmente distinguibili. Se il messaggio del Vangelo è fondamentalmente
sulla dignità umana e sul diritto ad una vita vissuta in un rapporto
significativo con Dio e con la propria comunità, allora è
comprensibile e addirittura consigliabile andarsene: il suicidio non può
essere incoraggiato. Per le donne che vogliono e possono restare (considerando
che qualche volta non cè alternativa), il punto è decidere
su che territorio dare battaglia. Nel territorio della normalità
della chiesa troviamo le questioni delle tradizioni ecclesiastiche e del dogma.
Questioni pesantemente patriarcali e, per di più, rappresentative di un
sistema patriarcale talmente rigoroso che è difficile riscontrarne di
simili in qualsiasi altra istituzione; questioni, comunque, rappresentative di
un sistema incontestato. La normalità della chiesa è, di fatto,
profondamente anormale e non può resistere ad un approccio critico. Solo
i teologi hanno trattato il concetto di tradizioni ecclesiastiche come un
concetto esente da valore o neutrale, mentre ogni singola riflessione
proveniente dalle scienze sociali e naturali ci dice che le tradizioni sono il
processo di un esercizio di investimento altamente selettivo. Qualche volta,
queste tradizioni sono ulteriormente modificate mediante la creazione di falsi
legami cronologici, mirati ad adattarle ad una determinata ideologia corrente.
E come per la Genesi biblica: quanti lettori comuni ritengono che la
genesi (o In Principio, comè lesatto titolo del
libro) sia stata scritta per prima, e che le sue asserzioni di genere e
sessuali su uomini e donne provengano da unautorità primordiale
anziché da una società in cui modelli patriarcali ben consolidati
facevano immaginare una genesi che giustificasse quel modo di
vedere le cose!
Metterò adesso in luce alcuni
trucchi teologici usati in questo dibattito. Il primo trucco teologico dei
sistemi autoritari è il richiamo ad unautorità primordiale:
in principio fu detto, o in principio sono semplici
discorsi di potere, che non concepiscono Dio se non come autorità divina
allogata in termini particolari e temporalmente definiti. La lettera apostolica
di Papa Giovanni Paolo II sullordinazione sacerdotale riservata ai soli
uomini inizia precisamente con una genesi di autorità:
Lordinazione sacerdotale.[
] è stata sempre, sin dai
primordi, riservata ai soli uomini. Naturalmente le teologhe femministe,
come Elizabeth Schussler Fiorenza e Rosemary Radford Ruether, hanno contestato
questo presupposto sulla base delle loro ricerche storiche sulla vita e sulla
formazione della chiesa primitiva. In anni recenti, anche le femministe
ebraiche hanno contestato la nostra idea sul ruolo passivo delle donne nella
sinagoga ai tempi di Gesù come fondata su idee mitiche piuttosto che su
dati di fatto. La tesi di Fiorenza è, precisamente, che la chiesa
primitiva fosse una società di eguali che in seguito subì
distorsioni sotto linfluenza di altre agende politiche e ideologie.
Inoltre, allinizio non cerano ordinazioni, in quanto Gesù
inviava sia uomini che donne a diffondere il Vangelo e non
indulgeva ad ordinazioni ritualizzate come le conosciamo oggi. Quello dei
primordi è, quindi, un argomento insostenibile, su cui non
vale molto la pena discutere.
Laffermazione di
unautorità remota in un passato idealizzato è il primo
trucco dei discorsi egemonici, ma non è il solo. Gli altri combinano
egemonia ed agente (il discorso del potere e quello degli eletti a detenerlo)
e, naturalmente, gli assunti antropologici che ne stanno alla base. Tutto
questo si ritrova nella lettera Ordinatio Sacerdotalis di Papa Giovanni
Paolo II, nel seguente ordine:
1 )
La già citata asserzione dellautorità data in
principio.
2)
Lesempio di Cristo, il quale ha ordinato uomini:
anzitutto Cristo non ha ordinato nessuno, come ben sappiamo dalla lettura dei
Vangeli. Cristo era, di fatto, un predicatore apocalittico, più
interessato alla fine delle cose (istituzioni di ingiustizia, religioni
ritualistiche) che non alle procedure contabili o amministrative. In secondo
luogo - e qui lanalisi si fa maggiormente sfumata - tale uso del termine
uomini è biologicamente definito? Per parafrasare
Shakespeare: è un pene che vedo dinanzi a me?. Chi sta per
essere ordinato deve forse alzare labito talare per mostrare i genitali?
Luso del termine uomini rappresenta qui una categoria, un
ruolo di genere, non una sessualità definita. E da intendersi in
relazione alla concezione gerarchica della vita, e di una vita come esercizio
di controllo su chi debba essere padrone e chi schiavo; chi debba servire e chi
debba essere servito; chi venga prima e chi dopo, tutti concetti che
Gesù contesta nei Vangeli secondo il nuovo ordine contemplato per il
Regno. Da questa prospettiva, la maschilità di Gesù
è ambigua. Da questa prospettiva, Gesù non è un
uomo.
Sebbene, ad essere sincera, personalmente non consideri
Gesù un messia antipatriarcale, posso essere daccordo sul fatto
che egli fosse un Dio patriarcale in transizione. In Gesù anche Dio si
evolve, acquisendo consapevolezza allo stesso modo degli esseri umani:
attraverso questo processo di dialogo, di sfida e di sofferenza. Gesù
è ancora in divenire, in via di crescita e di rafforzamento, ma questo
è un processo dialogico di Dio, che dipende tanto da noi, donne, quanto
da Dio.
3)
Laltro punto citato nella lettera papale è
lautorità vivente (della chiesa), che ha
costantemente ritenuto lesclusione delle donne dal sacerdozio in accordo
con il progetto di Dio per la chiesa. Autorità vivente
è un modo curioso di mettere un po di carne su un piano dogmatico
e amministrativo di esercizio di potere. Autorità vivente
è come dire che il discorso del padrone non è mutato in
più di venti secoli ma è ancora vivo, virile, e abbastanza forte
da imporre il suo volere. E un discorso di virilità incentrato
sulla riproduzione dellautorità lungo i secoli.
4)
Infine, il punto dellantropologia teologica, che, in parole
semplici, si rifà allantica concezione del ruolo di uomini e donne
in società suddivise secondo funzioni specifiche in ambienti sociali
altamente stratificati. Ovviamente, culture differenti hanno organizzato ruoli
sociali e di genere in maniere differenti, ma questo discorso presuppone certi
concetti di umanità come superiori a certi altri. Inoltre, Papa Paolo Vl
liquidò le istanze femminili sullordinazione affermando che
Gesù in certo modo agì al di fuori dei regni culturali e dei
modelli sociologici del suo tempo, riducendolo così alla categoria di un
semi-dio, con un piede sullOlimpo e un cenno di attenzione en passant
agli esseri umani. I Vangeli non supportano questa versione, più
conforme alla negazione gnostica della piena umanità di Gesù. Gli
uomini non vivono al di fuori dei modelli culturali e sociali, e questo
è il fattore prezioso in Gesù: nato in un paese sotto occupazione
straniera, allevato nellesilio egiziano dei suoi genitori, crebbe per
vedere la sofferenza di un popolo che viveva sotto il potere imperiale di Roma
e del suo cesare-dio. Le argomentazioni che mirano ad estrapolare Gesù
dalle strutture socio-economiche mirano a dargli una sorta di neutralità
divina. Un Gesù al di fuori dellordine sociale comporta che, ad
esempio, se le donne non sono gli oggetti di proprietà che erano un
tempo (almeno in certe società), se rivendicano i propri diritti e una
vocazione divina nella chiesa, tutto questo non ha niente a che vedere con la
chiesa stessa, che è un ordine immutabile al di fuori dei regni secolari
del cambiamento e della trasformazione. Naturalmente la storia prova il
contrario, ma, come ha detto Hans Kung, il problema non è tanto di
ordini di realtà ma di infallibilità: linfallibilità
è la fine del dialogo.
Il
punto è che le donne non possono ottenere molto argomentando e
discutendo solo su basi bibliche o su re-interpretazioni dottrinali,
perché, per usare la famosa frase di Audré Lorde, ciò
equivale ad un tentativo di usare lattrezzatura patriarcale per
smantellare la casa del patriarca. Ad essere sorpassate e ad avere scarse
possibilità storiche di sopravvivenza sono lintera struttura
teocratica e la concezione oligarchica di una chiesa basata su una vecchia
cosmologia, che divide gli uomini secondo la razza, i ruoli di genere e la
sessualità. Il punto non è lasciare la chiesa, ma lottare per
un progetto di chiesa completamente differente, in cui donne e uomini
realizzino in ugual misura la propria vocazione sacerdotale.
Una chiesa impegnata ai margini della
società, una chiesa in dialogo e compresa di modelli democratici
sarà una chiesa in cui avremo le sembianze di Cristo. Perché
nellattuale modello di chiesa io non rassomiglio a Cristo, e non gli
somigli neanche tu, se per Cristo intendiamo un progetto di maschilizzazione
che, tra laltro, non rappresenta neanche la realtà degli uomini
concreti di questo mondo, al di là degli stereotipi medievali basati
sullordine feudale di signori e servi. Modelli che assegnano alle donne
ruoli riproduttivi e le suddividono (secondo le parole di Papa Paolo VI) in
martiri, vergini e madri. Ma assomigliamo a Cristo se la nostra e la sua vita
possono entrare in relazione e parlarsi, se Cristo è giustizia e
dignità umana, se è antigerarchia, antisessismo, antirazzismo e
anticlassismo. Genitali a parte, la sessualità e i ruoli di genere di
Gesù dimostrano che niente si eredita, che è la società a
fare gli uomini e le donne (e anche i messia).
Ma, se definiamo la chiesa una
comunità vivente in dialogo con Gesù, continuiamo a crescere
insieme verso una comprensione più profonda della teologia, della
sessualità e della missione della chiesa stessa, e allora sì che
rassomigliamo a Gesù. E allora, curiosamente, le donne, sulla cui
oppressione si regge ogni istituzione patriarcale inclusa la chiesa, possono
rassomigliare a Cristo più del papa stesso e dellintera classe
sacerdotale maschile messa assieme. Sono le nostre azioni e il nostro ministero
nella comunità, sono il nostro impegno per la giustizia e la pace a
dimostrare, in ultima istanza, chi rassomiglia a Cristo e chi no.
traduzione di Serenella Bischi
Molto links all'interno delle pagine sono in via di
traduzione. Possono essere lette nella versione originale in inglese o
in francese.
Ch'e molto di piu sul tema dell'ordinazione delle
donne.
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Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.