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La Tradizione ed i ministeri femminili

La Tradizione e i ministeri femminili

Estratto da Inter Insigniores :

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15. Allorché costoro e Paolo uscirono dai confini del mondo giudaico predicazione del Vangelo e la vita cristiana nella civiltà greco-romana li indussero a rompere, talvolta dolorosamente, con le pratiche mosaiche. Essi avrebbero, dunque, potuto pensare, se su questo punto non fossero stati persuasi del loro dovere di fedeltà al Signore, di conferire l'ordinazione alle donne [Non è pittosto perchè gli apostoli, come il Cristo, non potevano rompere immediatamente con un costume sociale ? ] --- [Le Lettere di Paolo non mostrano da se stesse che i pregiudizi culturali e sociali esistevano inalterati nelle comunità cristiane ? ]. Nel mondo ellenistico parecchi culti di divinità pagane erano affidati a sacerdotesse. I Greci,infatti, non condividevano le concezioni dei Giudei: benché alcuni filosofi abbiano professato l'inferiorità della donna [Non esisteva anche là l'inferiorità 'per natura' ?], gli storici sottolineano, tuttavia, l'esistenza di un certo movimento per la promozione femminile durante il periodo imperiale [Le leggi romane che escludevano le donne da tutte le cariche di responsabilità non dimostrano nulla ? ]. Di fatto, constatiamo dal libro degli Atti degli Apostoli e dalle Lettere di San Paolo che alcune donne collaborano con l'Apostolo per il Vangelo (cf Rm 16,3-12; Fil 4,3); egli ne enumera i nomi con compiacimento nelle formule finali di saluto delle sue Lettere. Talune esercitano spesso un influsso di non lieve importanza sulle conversioni: Priscilla, Lidia ed altre; Priscilla soprattutto, la quale si è assunta l'impegno di completare la formazione di Apollo (cf At 18,26); Febe che è a servizio della Chiesa di Cenere (cf Rm 16,1). Tutti questi fatti manifestano nella Chiesa apostolica una notevole evoluzione nei confronti dei costumi del giudaismo. Ciononostante, non è stata, in nessun momento, posta la questione di conferire l'Ordinazione a queste donne .[Ma tale impegno delle donne in un ministero non ha condotto alla loro ordinazione sacramentale come diaconesse ?].

16. Nelle Lettere paoline autorevoli esegeti hanno notato una differenza tra due formule, usate dall'Apostolo: egli scrive indistintamente " miei collaboratori " (Rm 16,3; Ftl 4,2-3) a proposito degli uomini e delle donne, che in un modo o nell'altro l'aiutano nel suo apostolato; ma riserva il titolo di " cooperatori di Dio " (1 Cor 3,9; cf 1 Ts 3,2) ad Apollo, a Timoteo e a se stesso, Paolo, così designati perché sono direttamente consacrati al ministero apostolico, alla predicazione della Parola di Dio [Tale distinzione regge ? ]. Nonostante il loro ruolo così importante al momento della :p> Resurrezione, la collaborazione delle donne non giunge, per San Paolo, fino all'esercizio dell'annuncio ufficiale e pubblico del messaggio, che resta nella linea esclusiva della missione apostolica. :p> . [Che ne è della tradizione secondo la quale le donne proclamano il messaggio assieme agli apostoli ? ]

Per il testo completo, vedi INTER INSIGNIORES

Estratto dal Comment o della Congregzione della dottrina della Fede sulla Dichiarazione Inter Insigniores:

38. Tuttavia presso alcuni autori del Medio Evo vi fu una certa esitazione riferita da San Bonaventura, senza farla sua,(37) e che è ugualmente segnalata da Giovanni il Teutonico nella sua glossa de Caus. 27, q. 1, c. 23; (38) essa è provocata dal ricordo dell’esistenza delle :p> diaconesse: era questa una vera ordinazione sacramentale? [Questa esitazione non deriva dal fatto di aver compreso che il battesimo è il solo requisito necessario per ricevere validamente il sacramento dell'Ordine ? ] Questo problema è stato risvegliato assai recentemente...

Nota 37. BONAVENTURA, In IV Seni., Dist. 25, art. 2, q. 1, ed. Quaracchi, t. 4, p. 650. • Omnes consentiunt quod promoveri non debent, sed utrum possint, dubiutn est » (il dubbio viene dal caso delle diaconesse), poi egli condude: •secundum saniorem opinionem et prudentiorum doctorum non solum non debent vel non possunt de iure, verum etiam non possunt de facto ». :p>

Note 38. Questo canone tratta delle diaconesse. Al vocabolo ordinari, Giovanni il Teutonico afferma:. : Respondeo quod mulieres non recipient characterem, impediente sexu et constitutione Ecclesiae : unde nec officium ordinum exercere possunt... nec ordinatur haec : sed fundebatur super eam forte aliqua benedictio, ex qua consequebatur aliquod officium speciale, forte legendi homilias vel evangelium ad matutinas quod non licebat alii. Alii dicunt quod si monialis ordinetur, bene recipit characterem, quia ordinari facti est et post baptismum quilibet potest ordinare.

39. ..non era certamente ignorato dai teologi del XVII e XVIII secolo i quali conoscevano in modo ammirevole la storia della liturgia. [Non hanno essi rifiutato la sacramentalità del diaconato femminile in ossequio al principio della presunta incapacità delle donne ad essere ordinate ? ] . . Comunque, è una questione che deve essere ripresa in modo completo, senza idee preconcette [I fatti non provano che le diaconesse hanno ricevuto una ordinazione valida ? ], ma con uno studio diretto dei testi; così la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ritenuto che bisognava rimandarla ancora e non già affrontarla nel presente Documento.[Perchè la questione non è giudicata pertinente ? Il fatto che le donne abbiano ricevuto il diaconato sacramentale non prova che esse possono essere ordinate al presbiteriato ?]

57. Tuttavia gli Apostoli non affidarono il ministero propriamente apostolico a donne, sebbene la civiltà ellenistica non avesse, nei riguardi di esse, gli stessi pregiudizi del giudaismo. [Nella società ellenistica, i pregiudizi non erano così forti come nel giudaismo ? ed i pensiero greco, ed il diritto romano ? ] : quindi, si tratta di ministero di un altro ordine, come del resto lascia forse intravedere il vocabolario paolino, in cui sembra si affermi la differenza tra synergoi moti (miei collaboratori ) e Theou synergot ( collaboratori di Dio ) (41). [Une tale differenza può essere provata a partire dalla scrittura ? ]

Note 41. I. de la Potterie, Titres ,nissionnaires du chrétien dans le Nonvean Tcsiament / (Relazione della XXXI settimana di Missiologia), Louvain, 1936. :p>

71. Si è fatto notare parimenti che, nel corso dei tempi, la Chiesa ha accettato di affidare a donne funzioni veramente ministeriali che l’antichità negava loro in forza dell’esempio e della volontà di Cristo [Ma la Chiesa antica non aveva ammesso le donne come ministri ordinati ? ] ; si tratta soprattutto dell’amministrazione del battesimo, dell’insegnamento e di alcune forme di giurisdizione ecclesiastica. [Le diaconesse non battezzavano, non predicavano, non esercitavano responsabilità pastorali ? E la loro successiva esclusione non deriva da un triplice pregiudizio riguardo alle donne ? ]

72. Riguardo al battesimo, però, neppure le diaconesse dell’Oriente siriaco erano ammesse a conferirlo [La Didascalia non indica che le diaconesse non solo procedevano all'unzione ma procedevano al battesimo per immersione ? ]; e la sua amministrazione solenne è sempre un arto gerarchico riservato al vescovo, al sacerdote e, in via subordinata, al diacono. E' il battesimo d’urgenza, che può esser conferito non solo dai cristiani, ma anche dai non battezzati, uomini o donne.

73. la sua validità perciò non richiede il carattere battesimale, né tanto meno, quello dell’ordinazione. Questo punto è affermato dalla prassi e dai teologi: ecco un esempio di quel necessario discernimento, il quale è garantito dalla stessa Chiesa, nel suo insegnamento o nella sua prassi.

74. Riguardo all’insegnamento, s’impone una distinzione classica, e ciò a partire dalle Lettere paoline [L’interdizione alle donne di insegnare in chiesa non si fonda su una interpretazione erronea di 1 Timoteo 2, 11-15 e 1 Corinti 14, 34-35? e tale errata interpretazione non è stata perpetrata grazie ad un falso argomento nei canoni della chiesa ?]. Vi sono forme d’insegnamento o di edificazione accessibili ai laici, e in questo caso San Paolo indica espressamente le donne: sono i carismi di «profezia » (1 Cor 11, 15).

75. In questo senso, nulla si opponeva a dare il titolo di Dottore a Teresa d’Avila e a Caterina da Siena, come lo si dà ad illustri Maestri, per esempio a Sant’Alberto Magno o a San Lorenzo da Brindisi. Altra cosa è la funzione ufficiale e gerarchica di insegnamento del messaggio rivelato, la quale suppone la missione ricevuta da Cristo per mezzo degli Apostoli, trasmessa da essi ai loro successori. [L'esclusione di questa forma di insegnamento non era, e non è fondata sulla presunta inferiorità della donna, ancora contenuta nel diritto canonico ?]

76. Il Medio Evo ci ha lasciato esempi della partecipazione delle donne alla giurisdizione ecclesiastica: alcune abbadesse (e non le abbadesse in generale, come a volte si legge in articoli divulgativi) hanno compiuto atti normalmente riservati ai vescovi, come la nomi­na di parroci o di confessori. Queste usanze sono state più o meno, riprovate dalla Santa Sede in diverse epoche: la lettera di Innocenzo III, sopra citata, mirava a biasimare l’abbadessa di Las Huelgas

77. Non bisogna però dimenticare che alcuni signori si arrogavano sumili diritti: anche i canonisti ammettevano che la giurisdizione può esser separata dall’Ordine. Il Concilio Vaticano II ha cercato di precisare meglio il rapporto tra l’una e l’altro, in una visuale dottrinale che senza dubbio farà sentire i suoi effetti sulla disciplina. :p>

Per il testo completo vedi Commento ufficiale alla INTER INSIGNIORES

Cristo ha Escluso le Donne dal Sacerdozio?’ - titolo di un libro classico.
Trovate qui la traduzione italiana completa!

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Nè Eva, nemmeno Maria

L’ordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica

Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G. Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN: 88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.