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di Reinhold Stecher, Vescovo di Innsbruck in Austria
Maggio 1998
Questa lettera aperta del Vescovo Stecher è
stata tradotta in inglese da Ingrid Shaker e pubblicata su The
Tablet e su vari siti Internet. I sottotitoli di questa edizione sono di
John Wijngaards.
Essendomi risolto a criticare la Chiesa - laddove la
critica è necessaria nellesercizio del mio ufficio e non da
transfuga coraggioso, mi sento costretto, prima di passare la
pastorale al mio successore, ad esprimere le mie idee in merito al recente
Decreto Romano sullApostolato dei Laici. Non sono molto interessato ai
dettagli, molti dei quali sottolineano cose necessarie e importanti.
Lautorizzazione a celebrare lEucaristia appartiene ai soli
sacerdoti; nessun ministro laico può assumersi o confermare tale
autorità. E ammetto che ci siano stati abusi al riguardo.
Tuttavia, parlando della differenza tra sacerdoti e
laici, non dovremmo fare di ogni erba un fascio. Difendere il potere
sacerdotale di celebrare lEucaristia non deve necessariamente significare
che solo i preti possono tenere sermoni. Quando non si trova nessun sacerdote
disponibile per celebrare lEucaristia in modo da offrire un servizio di
Comunione - come succede in molti posti - è difficile capire
perché un ministro laico teologicamente formato e dedicato non debba
predicare in queste celebrazioni. Certamente, chiunque predichi durante la
liturgia deve essere autorizzato dalla Chiesa. Ma questo non significa
necessariamente che non possa aver luogo unomelia nel caso in cui, in
assenza di un sacerdote, la celebrazione eucaristica sia guidata da una persona
non ordinata. Nessuno nelle nostre parrocchie riesce a capire tale proibizione,
quando essa comporta che in un servizio di Comunione la parola di Dio non venga
predicata affatto.
Questo mi conduce alla mia vera difficoltà
riguardo a tale decreto restrittivo, che tratta i ministri straordinari della
comunione e i ministri laici in generale come aiutanti tuttal più
tollerati con una certa riluttanza in qualche situazione eccezionale, in cui,
sfortunatamente, non si riesce a trovare altra soluzione. La mia vera
preoccupazione è il rifiuto di riconoscere leffettiva situazione
pastorale in tanti paesi del mondo, e il rifiuto di riconoscere
limportanza teologica dellEucaristia per la comunità
cristiana e per la Chiesa.
Le regole umane sono assolutizzate
Una recente crisi della sanità qui in Tirolo
può far luce sul dilemma relativo a questo decreto. Gli infermieri
ospedalieri professionalmente addestrati non sono più in numero
sufficiente per poter somministrare iniezioni di insulina ai diabetici, a
domicilio o in case di cura. Comera comprensibile, lassociazione
professionale degli infermieri ha difeso il diritto esclusivo dei suoi membri a
somministrare queste iniezioni. Tuttavia, messi di fronte allautentica
crisi della salute pubblica, gli infermieri hanno acconsentito a che anche
aiuto infermieri potessero somministrarle. I figli di questo mondo sono davvero
più saggi dei figli della luce.
Anche la Chiesa ha a che vedere con la salute, non solo
per questa vita ma per leternità. I nostri ministri della salute
professionalmente qualificati (i preti) sono sempre di meno, e sempre
più vecchi. Per di più, è chiaro che, finché
continueremo ad insistere sulla propensione ad una vita di celibato consacrato,
il numero dei preti continuerà a calare. Il celibato sacerdotale
richiede che chi lo intraprende lo faccia in maniera sana e positiva, non
semplicemente reprimendo il desiderio di intimità sessuale e umana, ma
dedicando tutte le proprie forze - spirituali, pastorali, sociali,
intellettuali - ad un ministero creativo. Questa rimane la
responsabilità di chi riesce ad accettarlo. E non
cè il benché minimo suggerimento nelle parole di
Gesù stesso che il numero dei gratificati da questo dono sarebbe stato
sufficiente ai bisogni pastorali e teologici di una Chiesa vitale.
Sorgono inevitabilmente problemi quando, per assolutizzare delle regole
umane, ignoriamo il desiderio divino di salvezza universale e la realtà
teologica e sacramentale più profonda.
Il Decreto sui Ministri Laici si preoccupa
esclusivamente di difendere i diritti degli ordinati. Non mostra alcun
interesse per la salute della comunità. Da qualche tempo a questa parte
stiamo offrendo alla gente, tacitamente ma di fatto, una via non sacramentale
di salvazione. Chi ha dimestichezza con la scolastica non può che
scuotere la testa in segno di incredulità, perché quella teologia
sottolinea fortemente la necessità dellEucaristia, della penitenza
e dellunzione degli infermi ai fini della salvazione.
La difficoltà nasce perché, invece di
provvedere allEucaristia partendo dalla salute spirituale della
comunità cristiana, ci concentriamo su leggi puramente umane in merito a
chi sia autorizzato a fare questo o quello, leggi che ignorano il volere di
Dio, secondo il quale tutti devono essere salvati, così come
devessere salvata la struttura essenzialmente eucaristica della
comunità. Si sacrifica tutto ad una definizione di ministero
ecclesiastico che non ha alcuna base nella rivelazione.
Roma non si cura dei bisogni spirituali della gente
Non molto tempo fa, un vescovo famoso per il suo
conservatorismo mi disse con un sorriso: Nella nostra diocesi ogni
sacerdote ha tre parrocchie, e le cose vanno a meraviglia. Questo
reverendissimo signore non ha mai avuto la responsabilità neanche di una
sola parrocchia, per non parlare di tre. Se lavesse avuta, dubito che
avrebbe potuto fare una tale affermazione a cuor leggero. In Francia ho
conosciuto sacerdoti logori, esausti, che devono correre avanti e indietro per
sette o addirittura dieci parrocchie. Anche se questi preti hanno la migliore
qualifica teologica, le loro voci non saranno mai ascoltate nei concili
superiori della Chiesa. Questi preti non diventano vescovi. Pochi vescovi sanno
ciò che questi parroci affrontano, con il risultato che le loro
esperienze e frustrazioni non trovano mai rappresentanza ai livelli più
alti della Chiesa. Il meglio che noi vescovi possiamo fare è sospirare
compassionevolmente sulle difficoltà che i nostri sacerdoti affrontano,
e pronunciare commoventi lamentele sulla mancanza di famiglie cristiane capaci
di produrre abbastanza vocazioni al celibato. Alle sfere più alte, tutte
le energie sono ancora dedicate a difendere i ruoli esistenti, come in
questultimo decreto. Non sono mai presi in considerazione i veri bisogni
della Chiesa.
Tutto questo non lo dico perché io sia contrario
al celibato, o perché immagini che tutte le nostre difficoltà
sarebbero risolte se avessimo come sacerdoti dei maturi uomini sposati.
Ciò comporterebbe inevitabilmente nuove difficoltà. Né
metto in questione il valore del celibato ai fini del regno, è cosa
fuori discussione. Ciò che mi turba di più - penoso
comè da confessare - sono le deficienze teologiche e pastorali
dellattuale leadership ecclesiastica.
Abuso di potere spirituale
Nella visione biblica, i detentori del ministero
ecclesiastico non sono funzionari sacri fini a se stessi: sono ministri della
salvazione. Non possono restare semplicemente indifferenti quando milioni e
milioni di persone non sono in grado di ricevere i sacramenti della salvazione,
e quando lEucaristia, che nella scrittura e nel dogma è al centro
della vita della comunità cristiana, non può più essere
vissuta in maniera pienamente umana. Come diciamo nel credo: per noi
uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo. Non è
sceso dal cielo per la nostra autorità e per la rigida
salvaguardia delle nostre strutture ecclesiastiche.
La tendenza a mettere le leggi e tradizioni umane al di
sopra del nostro mandato divino è laspetto più sconvolgente
di molte decisioni ecclesiastiche della fine di questo millennio. Ad esempio,
sembra non disturbare nessuno ai livelli più alti della Chiesa il fatto
che letteralmente centinaia di milioni di cattolici non siano in grado di
accedere ai sacramenti del perdono, che sono moralmente necessari per la
salvazione - e siccome adesso non possono accedervi, nel giro di una
generazione non vorranno accedervi. In un momento in cui la cura della salute
sta convogliando una maggiore attenzione alla persona nella sua interezza,
cè una splendida opportunità per lunzione degli
infermi. Milioni di individui, tuttavia, non sono in grado di incontrare Cristo
il buon dottore in questo sacramento, perché insistiamo che debba essere
amministrato solo da un sacerdote celibe. Lautorità centrale della
Chiesa rimane totalmente indisturbata quando il diffuso accorpamento delle
parrocchie rende impossibile il compassionevole ministero sacramentale agli
ammalati. E ciò che è in gioco non è solo la salute fisica
delle persone, ma la loro salvazione eterna.
La durezza di cuore de Papa nei confronti dei preti sposati
Lesempio per me più sconfortante di
noncuranza dei comandamenti divini è il trattamento che riserviamo ai
preti che si sono sposati. Secondo la mia personale esperienza, richieste di
laicizzazione inoltrate con lurgente approvazione del vescovo per ragioni
pastorali e umane, giacciono non lette per dieci anni e anche più. Il
decreto più recente apporta miglioramenti solo marginali. Considerate
che quanto si richiede è semplicemente la riconciliazione con Dio e con
la Chiesa, la possibilità di avere un matrimonio cristiano e, in alcuni
casi, di essere ammessi ai ministeri non sacerdotali. Anche qui, tutto
ciò che sentiamo è uno spietato No. Cosa ha detto
Gesù? In tutte le sue parole, le sue parabole, e nelle sue azioni, fino
alle preghiere estreme sulla croce, non ha fatto forse del perdono e della
riconciliazione il dovere più alto? Non ha forse imposto le sanzioni
più severe per questo dovere del perdono? Non ha forse detto: Chi
non perdona non sarà perdonato? Non disse forse a Pietro che
doveva perdonare non sette volte al giorno ma settanta volte sette? Questo
testo non figura mai nei decreti di Roma, ma solo: Tu sei Pietro di
Matteo 16:18.
Quanti
cattolici oggi danno importanza al loro amore per il Papa e vogliono essere
lodati per la loro fedeltà verso di lui! Non dovrebbero forse tremare di
fronte al giudice delluniverso, quando un Papa muore con migliaia di
petizioni e richieste inascoltate? Che cosa facciamo quando un moribondo
rifiuta la riconciliazione? Non facciamo forse tutto quanto è in nostro
potere per mitigare il suo atteggiamento, dal momento che è in gioco la
salvezza eterna di unanima? Che cosa diremmo di un prete che, al proprio
confessionale, dicesse ad un penitente: Con un peccato come il tuo,
ritorna tra dieci anni, e forse allora mi sentirò propenso a concederti
il perdono? La nostra teologia non ci dice forse chiaramente che il
rifiuto del perdono e della riconciliazione è un peccato molto
più grave della violazione del celibato? Questultimo viola una
legge umana ed è un peccato di debolezza, il primo viola la legge di Dio
ed è un segno di durezza di cuore. O crediamo forse che le decisioni
giuridiche della Chiesa siano esenti dal dovere di obbedire ai comandamenti di
Gesù? Crediamo forse che nel giorno del giudizio chi ha avuto funzioni
dirigenziali ne uscirà meglio del peccatore comune?
Anche qui vediamo la reiterata tendenza a subordinare
linsegnamento di Gesù alle pratiche amministrative e
allesercizio dellautorità umana.
Questa è la vera ragione del declino
dellautorità papale. Questa autorità, che è
necessità vitale per la Chiesa, deriva la propria forza
dallaccordo con Cristo, come vediamo nel caso
dellinfallibilità papale. La storia, tuttavia, mostra che nella
pratica persino il più alto funzionario della Chiesa può deviare
da Cristo. Lattuale trattamento dei singoli peccatori contraddice lo
spirito di Gesù tanto quanto le passate interdizioni e bandi imposti su
intere città e nazioni. E io so che molti preti e laici che prendono sul
serio la propria fede soffrono per queste contraddizioni e anelano ad un Papa
dei nostri tempi, che incarni la benevolenza innanzitutto. Per come stanno
adesso le cose, Roma ha perso limmagine della misericordia ed ha assunto
quella della rigida autorità. Tale immagine non farà guadagnare
nulla alla Chiesa nella celebrazione del terzo millennio. Abbiamo bisogno di
mutamenti di accento fondamentali in aspetti cruciali della nostra pratica
pastorale, sia riguardo al comandamento di Gesù di portare il vangelo a
tutti, sia nel nostro modo di trattare i peccatori.
Non possiamo avere una Chiesa in cui alle sfere
più alte ci si preoccupa di ogni fuscello nellocchio di chi sta
alla base e non ci si preoccupa affatto della trave nel proprio.
Ho parlato apertamente dei difetti di coloro che guidano
la Chiesa oggi, paragonandoli ai Farisei, che Gesù condannò.
Resta comunque indiminuita la mia speranza nel potere dello Spirito e nel
futuro del vangelo di Gesù. Ma dobbiamo essere più sensibili alle
istanze del vangelo. Laverle trascurate ha prodotto gravi conseguenze in
passato. Il millennio ci chiama a riflettere su queste cose e a raggiungere una
nuova comprensione.
+
Vescovo Reinhold Stecher
traduzione di Serenella Bischi
Molto links all'interno delle pagine sono in via di
traduzione. Possono essere lette nella versione originale in inglese o
in francese.
Ch'e molto di piu sul tema dell'ordinazione delle
donne.
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Nè Eva,
nemmeno Maria
Lordinazione
sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica
Autore: J. Wijngaards
Edizioni La Meridiana 2002,
via G.
Di Vittorio, 7 - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3346971
pagine: 232; ISBN:
88-87507-63-5; Prezzo: Euro 15,00.
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